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In Sintesi (2-2013)

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Jessica Pratt - Jessica PrattConsigliato Jessica Pratt - Jessica Pratt

album (2012 - Birth) - folk, singer-songwriter

Recensione di Vassilios Karagiannis per Ondarock


Timid, The BraveConsigliato Timid, The Brave - Timid, The Brave
album (2012 - Other Songs Music) - folk, singer-songwriter

Recensione di Raffaello Russo per music won't save you


Lily Mae - Early Days

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2012 (autoprodotto)

Lily Mae - Early Days Lily Mae, il cui EP "Early Days" ho visto segnalato nel New Bands Panel di For Folk's Sake ha solo sedici anni e, a guardare la sua foto, ne dimostra anche di meno: una ragazzina con una chitarra in mano che ti combinerà? Bene, ascoltatela! C'è chi parla di via di mezzo tra Joan Baez e Joni Mitchell, chi la paragona a Laura Marling o a Bess Rogers... Per me, invece, è un'interprete (e anche autrice!) limpida e genuina, che ha dalla sua l'immensa forza della semplicità: con pochi accordi ben eseguiti e la sua voce bellissima, ha confezionato cinque perle di canzoni. Attendiamo con ansia un album da parte sua, sperando che mantenga tutta la sua naturalezza. Fortemente consigliato


Jesca Hoop - The Complete Kismet Acoustic

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2013 (Last Laugh)

Jesca Hoop - The Complete Kismet Acoustic L'album del 2007 dell'originalissima cantautrice californiana, "Kismet" appunto, è noto come uno degli esordi più intriganti della musica americana. L'anno dopo, ne fu pubblicato, in EP, un breve estratto in versione acustica. Adesso l'operazione si completa con ulteriori brani allora non inclusi e l'aggiunta di due inediti ("Paradise" e "Worried Mind"). Personalmente non ho mai amato queste strane operazioni commerciali, ma, in questo caso, il valore intrinseco dell'album supera qualsivoglia perplessità. Le versioni qui proposte sono essenzialmente interpretate dalla sua particolare voce, accompagnata da sole chitarre (ad eccezione degli inediti e di "Money", che è dal vivo). La scarna strumentazione non fa altro che evidenziare la squisita capacità compositiva di Jesca e mette ulteriormente in risalto la voce e le doti interpretative. L'originale Kismet da studio rimane un piccolo capolavoro, ma, preso da solo, questo album sfiora davvero l'incantevole, col suo alternarsi di canzoni dall'incedere spiritoso ed altre, invece, struggenti fino alle lacrime. Fortemente consigliato

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Ólöf Arnalds - Sudden Elevation

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2013 (One Little Indian)

Ólöf Arnalds - Sudden Elevation Nel 2007, la bellissima islandese Ólöf Arnalds pubblicava uno degli album più ispirati nell'ambito del folk dell'isola nordica (e non solo): "Við Og Við" ("Ora e Allora"), una serie di irresistibili ballate folk, che avevano un ulteriore valore aggiunto, il particolare suono, quasi esoterico, della lingia islandese. Poi venne "Innundir Skinni" del 2010, in cui la cantautrice si cimentava con l'inglese e ammiccava al grande pubblico, soprattutto per la comparsa, in un brano, della conterranea Bjork; secondo me, quell'album aveva costituito un mezzo passo falso, anche, ma non solo, in virtù del cantato in inglese; ma era comunque degno di attenzione. Adesso, Ólöf sembra essere tornata alla genuinità del primo album, ma ha completamente abbandonato la lingua madre: è questo, forse, l'unico difetto di questa pubblicazione, che altrimenti è costituita da dodici bellissime canzoni, intime, delicate come suo solito e certamente impreziosite dalla sua voce stupenda, più unica che rara (non mi piace l'accostamento sommario, fatto in alcuni siti, con Joanna Newsom). Fortemente consigliato


Bunny Brown - In Flames

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2012 (autoprodotto?)

Bunny Brown - In Flames Non ci sono tantissime notizie in rete di questa cantautrice di Toronto ed è più facile trovare i file digitali pirata che non recensioni. Secondo me è un vero peccato, perché si tratta di un'artista veramente ispirata, che sa conquistare con canzoni molto belle, dense di un pathos forse un po' datato, ma comunque coinvolgente. L'album, come ella stessa dichiara, riguarda le varie sfide della vita: l'amore, le sconfitte ed i trionfi; temi forse un po' triti, ma per questo sempre attuali. E poi, importano poi tanto i temi di un disco? "A Quiet Demon" la vado subito ad aggiungere alle mie canzoni preferite del 2012.Consigliato


Jo Mango - Murmuration

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2012 (Olive Grove)

Jo Mango - Murmuration La voce limpida di Joe Mango, che spicca decisamente su di un delicato sfondo di strumenti a corda, colpisce subito per la sua dolcezza, dando una sensazione come... di sincerità. La cantautrice di Glasgow, che mancava all'appuntamento con l'album da bei sei anni, è molto nota nell'ambiente musicale britannico, non solo per aver fatto parte del gruppo di Vashti Bunyan, ma anche per aver collaborato con nomi del calibro di David Byrne, Coco Rosie e Devendra Banhart, tra gli altri... Murmuration è un album che non vi travolgerà di emozioni forti, ma che saprà deliziarvi lo stesso con la sue atmosfere pacate ed insinuanti...Consigliato.


Martin Rossiter - The Defenestration of St. Martin

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2012 (Drop Anchor Music)

Martin Rossiter - The Defenestration of St. Martin Debutto in grande stile per il gallese Martin Rossiter ex componente dei Gene; non vi aspettate il pop britannico del suo vecchio gruppo: le dieci suggestive canzoni che compongono questo album vanno piuttosto nella direzione di un cantautorato di stampo nostalgico, in cui il piano assume un'importanza primaria. A primo acchito l'impressione che si riceve è di una forte omogeneità (leggasi: le canzoni potrebbero sembrare tutte uguali), ma, dopo qualche ascolto, cogliere le sfumature che identificano ogni brano diventa parte integrante di un gradimento che non tarderà ad arrivare ed è destinato a crescere e resistere a lungo.

Recensione di George Bass per Drowned in Sound

Per me, 8.0/10


Jess Bryant - Silvern

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2012 (Red Deer Club)

Jess Bryant - Silvern Un altro debutto, ma stavolta è un debutto di quelli che lasciano il segno! La londinese Jess Bryant, che ha già un EP ("Dusk" del 2009) al suo attivo, cantautrice e poliedrica strumentista, non è quel che si dice un'esordiente timida e impacciata: ha realizzato un album che sfiora la perfezione, che denota una cura da cui trapela un'instancabile ricerca di sonorità nuove, singolari e, al tempo stesso, familiari e confortanti. Con una potenza innovativa alla Jenny Hval o alla Julia Holter, ma con una dote in cui forse le suddette sono un po' deboli, ovvero una spiccata passionalità, i nove brani, che sembrano incastonarsi l'uno dentro l'altro, creano un continuum di assoluto rapimento, con momenti di vera ipnosi suggestiva. Un dream-pop originalissimo, con elementi ambient e qualche inflessione folk, una ricca strumentazione, meticolosamente studiata, arrangiamenti eterei e coinvolgenti, la voce incantevole di Jess, che non nasconde doti da contralto, calata splendidamente nell'insieme..., tutto contribuisce a definire quello che, secondo me, è destinato a diventare un piccolo capolavoro. Da non perdere.

Streaming su Soundcloud

Per me, 8.5/10


Mo Kenney - Mo Kenney

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2012 (Pheromone)

Mo Kenney - Mo Kenney Torniamo in Canada per il debutto di questa giovanissima cantautrice di Halifax, Nuova Scozia. Ciò che colpisce subito, alle prime note, è l'entusiasmo unito ad una classe un po' acerba, ma non per questo meno affascinante, anzi.... Dimostra decisamente di avere le carte in regola a livello compositivo, muovendosi agevolmente tra folk, pop (e rock), alternando strumenti acustici ed elettrici e riuscendo a confezionare alcune canzoni, che potrebbero benissimo emergere dal panorama indipendente, per dare l'assalto al grande pubblico. Ascoltate, per esempio, le struggenti "Scene of the Crime" o "The Great Escape", che a me fanno venire in mente i brividi provati coi Dear Reader. Altra staffilata emotiva, poi, è la cover di "Five Years" di Bowie. Bello davvero.

Sito ufficiale con streaming parziale

Per me, 7.5/10


Andy Shauf - The Bearer of Bad News

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2012 (autoprodotto)

Andy Shauf - The Bearer of Bad News Un titolo così malaugurante per un album forse non sembrerebbe appropriato, ma la classe che trasuda immediatamente da quest'album lascia presagire, invece, una carriera ricca di soddisfazioni, almeno dal punto di vista artistico. In effetti, si tratta di un autore canadese poco prolifico, che, fin dal suo esordio nel 2008, ha pubblicato ben poco finora, ma "The Bearer of Bad News" si pone subito come quello che probabilmente è destinato a rimanere il suo capolavoro. La voce di Andy Shauf è vagamente androgina e questo, piuttosto che disturbare, la rende ancora più coinvolgente ed emozionante. I toni della sua musica sono oscuri e pessimistici (e in questo il titolo è coerente), ma il cantautore dimostra di avere una sorta di carisma, sapendoti prendere per mano per portarti lungo un viale alberato e ventoso, in cui il pessimismo diventa un rapimento irresistibile. La sua è una dote che certo non ci si aspetterebbe da un cantautore così giovane. I testi sono, come è logico aspettarsi, drammatici e claustrofobici, narrando di vite di provincia, frustrate e corrose da una violenza latente. Gli arrangiamenti sono opulenti e ben integrati nell'atmosfera sapientemente creata. I dodici brani sono tutti notevoli per carica emotiva e valenza compositiva, ma la lunga Wendel Walker sa veramente avvolgere in modo inesorabile nelle sue spire, con la voce di Andy, che, quando si alza, fa venire i brividi.

Bandcamp

Per me, più che 8.0/10


Jenny Berkel - Here on a Wire

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2012 (autoprodotto)

Jenny Berkel - Here on a Wire L'amore, il tempo e la città di notte, ecco i temi predominanti nel bell'esordio in full-lenght della canadese Jenny Berkel. Sono undici canzoni sognanti e nostalgiche, in cui i toni tristi e le ottimistiche aspettative si alternano; le liriche, profonde e suggestive, sono dei veri e propri componimenti poetici; la sua voce, dolce, languida e delicata, riserva qualche sorpresa nei momenti in cui si impenna sui toni più alti. La strumentazione è ricca, ma non invadente, mantenendosi sempre un passo indietro alla bella ed ispirata interprete. Un album, nell'insieme, intimista ed omogeneo, che conquista con il suo tempo, con emozioni timide, senza travolgere...

Bandcamp

Per me, più che 7.0/10


Almost Charlie - Tomorrow’s Yesterday

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2012 (Words on Music)

Almost Charlie - Tomorrow’s Yesterday Almost Charlie è quel che si può definire un duo per corrispondenza: in pratica, il cantante e polistrumentista berlinese Dirk Homuth ed il paroliere newyorkese Charlie Mason, a quanto si dice, non si sono mai incontrati di persona, ma, scambiandosi il materiale attraverso la rete, hanno instaurato un sodalizio artistico fin dal 2003 ed hanno pubblicato già un album nel 2009. Ma parliamo subito di questa pubblicazione e facciamolo, perché no, partendo dalla bellissima copertina, che già da sola evoca tutta la cura profusa per creare un vero scrigno di emozioni, tenui ma insinuanti al tempo stesso. Il loro è un pop, con venature folk, che attinge, per le sensazioni immediate, dal pop britannico delle origini (forti i richiami ai Beatles), ma poi se ne distacca, per spiccare un volo verso le vette più alte della suggestione nostalgica e si adorna di un lirismo raro ed ispiratissimo. Non vi fermate ai primi ascolti, perché è uno di quegli album che subito è sì gradevole, ma non sconvolge; dopo, però, rischia di indurre una vera e propria assuefazione, travolgendo nel suo caldo abbraccio, con alcuni brani (ma io direi anche tutti) destinati a diventare indimenticabili. Insomma, siamo al cospetto di un'altra opera di quelle che lasciano il segno.

Alcuni brani su Soundcloud

Recensione di Ignazio Gulotta per Distorsioni

Per me, per ora, più che 8.0/10 (anche questo può essere destinato a salire...)


The Bony King of Nowhere - The Bony King of Nowhere

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2012 (PIAS)

The Bony King of Nowhere - The Bony King of Nowhere Sto assistendo abbastanza frequentemente ad un fenomeno particolare: diversi artisti di estrazione folk, i cui precedenti lavori brillavano per spigliatezza e per certi ammiccamenti al pop, con le pubblicazioni di quest'anno stanno tornando in massa al genuino folk delle origini, attingendo soprattutto alla tradizione americana. Questo è l'esempio in tal senso di The Bony King of Nowhere, moniker sotto cui si cela il cantautore belga Bram Vanparys, qui giunto al terzo album (quarto se contiamo una soundtrack). Il fatto che l'abbia autitolato potrebbe significare l'aver trovato la propria vera essenza? Il precedente Eleonore spiccava per alcune canzoni dall'impatto immediato (che credo abbiano avuto qualche successo come singoli); qui, invece, abbiamo un ritorno, come dicevo, al folk più tradizionale, con un ricorso ad un pathos d'altri tempi (che, sinceramente, in un primo momento mi aveva un po' spiazzato); nei fatti, è un album breve e tormentato, con ballate struggenti ed emotivamente cariche, che non dispiacerà certamente agli amanti del genere.

Per me, 7.5/10


Alexander Wolfe - Skeletons

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2012 (Dharma)

Alexander Wolfe - Skeletons So dovessimo dare per forza un senso al titolo dell'album, potremmo dire che esso voglia mettere a nudo le sensazioni più recondite dell'animo. Forse diremmo una sontuosa banalità, ma probabilmente ci andremmo vicini. Il cantautore londinese Alexander Wolfe è qui al secondo album e, mentre con l'esordio ci aveva quasi travolti di emozioni immediate, adesso ci presenta il suo lato più lirico, fatto di estrema gentilezza, in cui sadcore e slowcore si intrecciano in un vortice di malinconia. I brani sono tutti suoi, tranne una cover di Neil Young (Don't Let it Bring You Down, che, non me ne vogliano i fan di Neil, è più bella dell'originale), così come quasi interamente suo è l'apporto strumentale, con l'eccezione degli archi e dei fiati. A tratti si raggiungono delle vere e proprie vette di struggimento, come nelle stupende Fangs o Milk Teeth; altre canzoni si mantengono in un recesso più intimista, in un tormento a tinte soffuse, ma nessuna dà l'impressione di essere di troppo. Ascoltatelo con calma, ad occhi chiusi e sarete rapiti dalla sua delicatezza...

Bandcamp - Intervista di Henry Fry per Drunkenwerewolf

Per me, 8.0/10


Annabelle Chvostek - Rise

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2012 (Borealis)

Annabelle Chvostek - Rise Ecco un'altra fantastica cantautrice e polistrumentista incredibilmente ignorata in Italia (ad eccezione di un'isolata recensione di Maurizio di Marino del 2008)! Annabelle Chvostek, canadese di Montreal, ma di chiare origini europee, è stata una bambina prodigio, partecipando alla Canadian Opera Company dalla tenera età di sette anni; poi si è sempre distinta in un grande impegno musicale e culturale, laureandosi in arti interdisciplinari, partecipando a molte iniziative e riscuotendo parecchi riconoscimenti. Prima di adesso, ha pubblicato quattro album, un live ed un EP, alternando la sua carriera solista con la collaborazione con le Wailin' Jennys; inoltre, è spessa entrata in contatto col mito canadese Bruce Cockburn (presente anche in quest'ultimo lavoro). Ma veniamo a Rise: questo album, per usare una citazione scontata, ...è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita; un disco corposo (anche come durata: circa un'ora), emozionante, variegatissimo, in cui il country-folk più tradizionale, esaltato da veri e propri anthem, fa ricorso anche al folk balcanico, a movenze gipsy, a notturni brividi blues e jazz, mentre una strumentazione particolarmente ricca contribuisce a rendere l'insieme ancora più lussureggiante. Sono dodici brani bellissimi, tutti destinati a lasciare il segno, senza alcun momento di incertezza. Anche i testi (che conto di approfondire) sono interessantissimi e non nascondono una forte coloritura politica, quasi a dargli i connotati di un album di protesta (...el pueblo unido jamás será vencido...). Questo, secondo la mia opinione, sarà un altro album memorabile del 2012...

Articolo di Alex per Folk Radio Uk e streaming parziale

Per me, 8.5/10


Tyler Butler - Violence

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2012 (Cabin Songs)

Tyler Butler - Violence Un lavoro che si chiami Violence, pubblicato da un cultore delle arti marziali (cintura nera in taekwondo) e giocatore di hockey, può evocare suoni quantomeno aggressivi... E, invece, di aggressivo in questo EP ci sono solo le emozioni. Dopo aver pubblicato un bellissimo album nel 2011 (Winter King, che è stato comunque riproposto quest'anno in versione estesa), il cantautore di Edmonton (Alberta, Canada) dimostra di essere un autore impeccabile, centellinando la sua produzione, ma dando alla luce quattro gioiellini, nei quali. la sua visione particolare dello slowcore rimanda ai grandi classici del folk, con un contegno sornione e tormentato allo stesso tempo ed uno stile da perfetto narratore. Tra i cantautori incontrati quest'anno, credo che sia quello, insieme a Barna Howard, che più di tutti incarna quell'ideale ritorno ai grandi fasti del passato, un ritorno che non ha niente a che vedere con l'emulazione e che assume dignità da pioniere. Autore da seguire con attenzione...

Bandcamp - Recensione di April Wolfe per Common Folk Music

Per me, almeno 7.5/10


Tom McRae - From the Lowlands

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2012 (DbRelease)

Tom McRae – From the Lowlands Tom McRae è un cantautore inglese (precisamente di Chelmsford, Essex) attivo già dal 2000 e giunto al suo settimo album da studio. È casuale che ne parli subito dopo Susanne Sundfør, ma i due hanno qualcosa in comune: la norvegese gli ha fatto da supporter nell'estate del 2005. Come dicevo è inglese, ma il suo stile sembrerebbe posizionarlo oltre-oceano, riferendosi certamente ai grandi cantautori statunitensi e nemmeno la sua pronuncia mi pare tradisca le sue origini (complice magari il suo lungo soggiorno californiano, durante il quale ha inciso il suo quarto LP). Sinceramente non conosco i suoi precedenti album, ma leggevo in rete che, dopo l'eccellente debutto, i suoi lavori si sarebbero succeduti con una certa dose di stanchezza creativa; non so se sia esattamente così, ma di sicuro posso dire che questo album di stanco ha forse solo l'incedere, ai limiti dello slowcore; a livello emotivo, invece, è tutt'altro che debole: direi, piuttosto, che è pregno di un'intensità struggente e viscerale. Mi piace molto, in particolare, la sua voce, chiara e ben calibrata; quando si alza, poi, assume una tonalità acuta, di una limpidezza quasi femminile.

Bandcamp (streaming parziale)

Per me, almeno 7.5/10


Michelle Blades - Mariana

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2012 (River Jones Music)

Michelle Blades - Mariana Dall'Arizona, secondo album da studio per una giovane e molto affascinante cantautrice ed eccellente chitarrista (soprattutto ukulele). Una cosa che salta subito agli occhi (anzi alle orecchie) di quest'album è che, nonostante una certa ricchezza strumentale (da qualche parte ho letto addirittura chamber-folk...), l'idea d'insieme è di un disco minimalista, in cui è fortissimo un senso di pacatezza, di una ricercata misura. Niente strepiti o false allegrie: tutto sembra sussurrato, come anche la particolare voce di Michelle, flebile, ma, nello stesso tempo, alchemica, sì da risultare quasi ipnotica. Non è forse un album da primo ascolto, ma sarebbe un errore metterlo da parte, perché l'interesse nei suoi confronti aumenta di volta in volta. Alcune canzoni sono deliziose (Mt. Rainer è la mia preferita), ma non è che le altre non siano parimenti delicate e belle... Ho notato che diversi brani, se non tutti, sono già in circolazione da un paio di anni.

Bandcamp

Per me, almeno 7.5/10


Alondra Bentley - The Garden Room

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2012 (Gran Derby)

Alondra Bentley - The Garden Room Dopo il bellissimo debutto del 2009, Ashfield Avenue (che per me è stato uno dei dieci album più belli dell'anno), la dolcissima cantautrice spagnola (di chiare origini britanniche) giunge alla seconda pubblicazione e lo fa in chiave tradizionalista. Infatti, mentre l'esordio conteneva brani killer, che guardavano con un certo interesse al pop, The Garden Room è un album più squisitamente folk e un folk che scruta attentamente oltreoceano: mi sembra un po' l'operazione compiuta in Svezia dalle sorelle Söderberg (First Aid Kit). Ma la peculiarità principale consiste nella sua voce, algida (tant'è che sembrerebbe idealmente posizionarsi molto più a nord della sua ambientazione latina, ma anche più su delle sue origini britanniche, richiamando abbastanza certe vocalità scandinave) e personalissima, sì da essere immediatamente identificabile. Come dicevo, i brani da singolo del primo album qui forse non ci sono (tranne forse Don't Worry Daddy), ma questo non è necessariamente un difetto, perché si tratta di un lavoro coerente e intenso, che manterrà il suo posto nei nostri cuori più a lungo di qualche brano troppo ammiccante...

Per me, più che 8.0/10


Rayland Baxter - Feathers & FishHooks

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2012 (ATO)

Rayland Baxter - Feathers & FishHooks Rayland Baxter, di quella Nashville, cui solo sentire pronunciare il nome fa venire brividi di piacere, è quel che si dice un figlio d'arte: suo padre Bucky ha, infatti, calcato le scene addirittura con Bob Dylan, Steve Earle e Ryan Adams. Qui è al suo album di debutto (dopo aver pubblicato un EP), guidato dallo stesso produttore di Tom Waits e Modest Mouse. Insomma, le premesse ci sono tutte perché ci si aspetti qualcosa di un certo valore. E, in effetti, l'album è molto convincente. Personalmente, avrei desiderato qualcosa di più personale e facilmente identificabile: le sue ballate sono equilibrate e ben composte ed hanno il piglio classico del country-folk tradizionale; ma, facciamo finta per qualche istante che al posto della sua voce, ci sia quella, immortale, di un Johnny Cash... Ecco, potrebbe benissimo essere un album di inediti dell'immenso folk-singer scomparso nel 2003. Naturalmente questo non è un difetto, ma certamente un po' di originalità in più non avrebbe guastato. Rimane il fatto che si tratta di un album più che decoroso, che non mancherà di piacere agli appassionati del genere.

Articolo di Ryan Bort per Paste e streaming

Per me, almeno 7.0/10


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