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Owen - L’Ami du Peuple

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2013 (Polyninyl Records)

Owen - L’Ami du Peuple Il cantautore di Chicago Mike Kinsella è qui giunto al suo settimo album in full-length, abbandonando lo stile scarno e casalingo a cui ci aveva forse abituati e affidandosi stavolta ad uno studio di registrazione e ad una dotazione strumentale ben più ricca rispetto al passato. Come risultato, ne è venuta fuori un opera più compiuta e tecnicamente molto curata. Una cosa curiosa che leggo in rete a proposito di questo artista è che al suo nome viene frequentemente associato il termine emo (lo fa anche Wikipedia). Ora io sinceramente non ho molto ben presente quali possano essere le caratteristiche salienti di questo "genere" (se di genere possiamo effettivamente parlare), ma "L'Ami du Peuple", temi "dolorosi" a parte, lo vedo come un fascinoso album cantautorale, con un mood molto garbato e suadente. In alcune movenze, poi, ci leggo qualche assonanza con certo pop sofisticato di terra britannica, ma la trama delle sue canzoni è prevalentemente folk, con qualche leggera esuberanza rock. I dieci brani che compongono quest'album sono molto omogenei e creano quella particolare atmosfera a cui è facile abbandonarsi, lasciandosi cullare per ascolti ripetuti... Consigliato


Alela Diane - About Farewell

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2013 (Rusted Blue Records)

Alela Diane - About Farewell Cos'è successo alla dolce ragazza di Portland (nativa di Nevada City)? Dopo "Pirate's Gospel" del 2007 (di cui vorrei approfondire la conoscenza), lo stupendo e ispiratissimo "To Be Still" del 2009 ed "Alela Diane & Wild Divine" del 2011, è arrivata al quarto album sotto casa discografica (precedentemente ne aveva pubblicati altri due, frutto di autoproduzione). Ad appena trent'anni, però, in quest'album, che fisicamente sarà pubblicato a luglio, ma che è disponibile da qualche giorno in digitale, si denota una repentina maturazione, traspare come un senso di scoramento. Sembrerebbe che la pur sempre sobria Alela, qui sia giunta ad una cocente disillusione. Rispetto all'entusiasmo misurato dei precedenti album, qui è infatti un'atmosfera drammatica a farla da padrona; la voce ha perso i suoi toni acuti e anche la strumentazione è più scura, avendo abbandonato le note mielate della steel, che tanto aveva caratterizzato "To Be Sill". Le melodie sono sincopate, i ritornelli appena accennati. Aleggiano per tutti i dieci brani lo spettro di una gioia perduta e il sentore di lacrime pronte ad esplodere. Con questo non voglio dire che "About Farewell" non sia bello, anzi! La mia preferenza va sì a quello del 2009, ma l'importante, in un'opera del genere, è che l'artista abbia qualcosa da dire. Alela Diane qui sembra volerci dire anche più cose rispetto al passato; sta a noi saperla ascoltare... Fortemente consigliato


Jack Day - The First Ten

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2013 (Bucketfull of Brains / The Greatest Records)

Jack Day - The First Ten Quando un cantautore attinge direttamente a certo folk statunitense storico, arrivando anche al cosiddetto periodo pre-war, sembra quasi un passo obbligato fare i nomi di gente come Woody Guthrie e Townes Van Zandt. L'anno scorso, uno dei casi più significativi di questo ritorno al passato è stato certamente l'esordio di Barna Howard; adesso, ci troviamo al cospetto di un altro debutto interessantissimo: Jack Day. Però qui ci sono alcune peculiarità di spicco: innanzitutto, egli non è americano bensì inglese, addirittura londinese (ci saremmo aspettati quantomeno un campagnolo...); inoltre, dove Barna si esprimeva esclusivamente con la sua voce e la chitarra acustica, Jack si avventura su altri terreni, alternando acustico ed elettrico e regalandoci anche delle belle emozioni al piano. Particolarissima, poi, la sua voce, che riesce quasi a trasformare da un brano all'altro, toccando toni bassi e rochi, quelli di un Tom Waits giovane e sobrio, insomma. La forza di quest'album, comunque, è la grande capacità espressiva, una forte carica passionale, che, insieme anche ad una certa ricchezza melodica, fa sì che ci troviamo al cospetto di un vero gioiello. Da non perdere. Assolutamente consigliato


Emma Nordenstam - Response To The Birddream

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2013 (Sakuntala Records)

Emma Nordenstam - Response To The Birddream Delicata e suadente terza prova per una cantautrice svedese (in questo album anglofona) abbastanza misconosciuta da noi. È curioso come nel paese scandinavo sia così diffuso il gusto verso certe sonorità statunitensi, gusto che a volte riesce ad interpretare lo spirito folk d'oltreoceano con una coerenza ed una convinzione quasi superiori all'originale: basti pensare all'esempio evidente delle sorelle Söderberg (First Aid Kit), ma non solo... Con Emma Nordenstam, però, siamo ben lontani dalla ballate country-folk dell'esempio citato e quello che ascoltiamo sa più di lirismo nostalgico e intimista, in cui non manca qualche inflessione pop. Sono tredici canzoni molto belle, alcune struggenti fino alle lacrime, nelle quali è la presenza quasi esclusiva dell'autrice a delineare il tutto, voce e strumenti (ma sono presenti, almeno in un brano, alcuni componenti del collettivo psichedelico My Brother the Wind). Se siete romantici, nostalgici, riflessivi (insomma, un po' come me), non perdetevi questo album. Peccato solo per una qualità tecnica non eccelsa... Consigliato


Dear Reader - Rivonia

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2013 (City Slang)

Dear Reader - Rivonia Io confesso un amore viscerale per la sudafricana Cherilyn MacNeil, amore culminato certamente con quel "Idealistic Animals" del 2011, mio album preferito di quell'anno. L'aspetto che più mi coinvolge della sua musica è quello strano contrasto tra un'euforia incerta e appena accennata ed un tormento interiore invece più profondo e marcato. I temi che sceglie non si possono certo ricondurre alla sfera della spensieratezza e anche questa volta non si smentisce, scegliendo l'aspetto più tristemente noto e drammatico della storia del suo paese, l'apartheid. Rispetto ad Idealistic Animals, noto una decisa preferenza per una ricca strumentazione acustica, che rimanda alle versioni bonus di quell'album: naturalmente non poteva mancare il suo stupendo piano, ma è anche ben evidente anche una sezione fiati. Nel complesso, ho trovato l'album un tantino sottotono rispetto al precedente ed ho la personalissima impressione che qui si affermi una certa maniera. Ciò nonostante, non mancano i brani dall'intensa suggestione, come "Good Hope", "27.04.1994", "Man of the Book", "Back from the Dead" e, soprattutto, la stupenda "Teller of Truths".Fortemente consigliato


Amy Speace - How to Sleep in a Stormy Boat

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2013 (1-2-3-4 Go)

Amy Speace - How to Sleep in a Stormy Boat Semplicità e tradizione sono i punti cardine del sesto album di Amy Speace, cantautrice che, come sede, oscilla tra due capisaldi della musica folk statunitense: Nashville e Baltimora. Canzoni delicate, a cui non si può dare una connotazione temporale: potrebbero benissimo far parte di qualche album classico degli anni '60 o '70 o anche dopo... La bella voce di Amy, piena e decisa e le chitarre si contendono il ruolo di protagonista, mentre la sezione ritmica è ridotta all'osso. Le undici ballate, che si rifanno ad altrettante citazioni shakesperiane, si succedono con garbo, senza voler prevalere una sull'altra; l'unica che forse si distacca un po' dal resto è Consigliato“The Sea & the Shore” coll'apporto vocale di John Fullbright. Bellissima la copertina, opera dell'illustratore Duy Huynh.


Toni Bruna - Formigole

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2013 (autoprodotto)

Toni Bruna - Formigole Poco tempo fa, su di un forum musicale, si discuteva sul fatto che l'italiano, come lingua, poco si addice a certi generi musicali e ciò soprattutto a causa dei suoi tempi (abbastanza lenti rispetto, per esempio, ai ritmi anglosassoni); si notava, invece, che spesso i nostri dialetti si rivelano più idonei, essendo di solito espressivamente più pronti rispetto alla lingua ufficiale. Questo album del triestino Toni Bruna sembra asseverare questa convinzione. Lui è praticamente un falegname con le passioni della musica e della poesia; ma se riporta in musica la sua perizia al cospetto del legno, ce lo si immagina come un fine ebanista, per quanto la sua musica è deliziosamente cesellata. Il dialetto triestino, come dicevo, sembra nato e cresciuto con questa musica, in cui un sapiente fingerpicking di sapore statunitense si fonde con tiepide suggestioni esotiche (Toni ha passato una parte della sua vita in Sud America); non è un dialetto particolarmente difficile da comprendere ed ecco che saltano fuori delle vere poesie, liriche e surreali al tempo stesso, in cui sembra affiorare qualche pizzico di follia. Si tratta di un esordio autoprodotto, ma si spera che voglia persistere in questa passione, perché dimostra di saper veramente elargire belle emozioni; un artista di cui il nostro paese non può che essere orgoglioso. Ma ascoltiamolo...Consigliato


Phildel - The Disappearance of the Girl

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2013 (Decca)

Phildel - The Disappearance of the Girl La londinese Phildel Hoi Yee Ng, di padre cinese e madre irlandese, ha avuto un'adolescenza difficile: costretta a nascondere il suo sconfinato amore per la musica per l'opposizione di un patrigno bigotto, dopo essere giunta ai limiti della depressione, è riuscita finalmente ad affrancarsi, facendo esplodere la sua vena artistica. Dopo una tale premessa, ci si potrebbe aspettare della musica di protesta, un furore scatenato a briglia sciolta... E invece no: come già la bellissima copertina fa presagire, "The Disappearance of the Girl" è un tripudio di raffinata dolcezza; il suo pop sofisticato sembra voler andare nella direzione del mainstream (in un primo momento ho fatto l'errore di paragonarla a Lana del Rey, mentre adesso l'accostamento che più mi convince è quello con Dear Reader...), ma, in effetti, non si sbilancia mai, mantenendo una sobrietà stilistica esemplare, pur risultando estremamente intrigante e suggestivo. In una sequenza micidiale di brani, che potrebbero essere tutti potenziali singoli, la sua bellissima voce alterna i suoi toni tra l'angelico e il sensuale, prendendo a tratti sfumature soul. Alcuni testi sembrano dei veri scioglilingua (ad esempio "Mistakes") e contribuiscono a rendere più accattivante l'insieme. È certamente un album sopraffino, che metterà d'accordo molti palati... Fortemente consigliato


Pollyanna - The Mainland

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2013 (Vicious Circle)

Pollyanna - The Mainland I ragazzi (ma soprattutto le ragazze) della mia età conosceranno sicuramente Pollyanna, protagonista dell'omonimo romanzo del 1913 di Eleanor Hodgman Porter, la cui storia si basava soprattutto nel contrasto tra la tragedia della sua situazione familiare (orfana e malvista dalla zia che l'adotta) e l'inguaribile e contagioso ottimismo ereditato dal padre. In questo caso, il suo nome è stato preso in prestito da una garbata cantautrice parigina (che canta però rigorosamente in inglese), di cui non trovo moltissime notizie in rete. C'è da dire che sembra aver preso piuttosto l'indole tragica della sua eroina e l'ottimismo, se c'è, è abbastanza latente. Le dodici canzoni, infatti, anche se ogni tanto accennano ad un tentativo di allegria, rimangono essenzialmente languide e malinconiche. Guardate, ad esempio, il video di "My Favourite Song" (brano bellissimo del resto), in cui riesce a rendere estremamente commovente anche una storia a contenuto surreale. Si tratta di un album bello, sentito, mediamente toccante. Stupenda anche la foto di copertina.Consigliato


Samantha Crain - Kid Face

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2013 (Ramseur Records)

Samantha Crain - Kid Face Samantha è nata nella stessa città di Woody Guthrie, Shawnee, Oklahoma. Il titolo è veramente esplicito: lei ha veramente una faccia da bambina, un viso i cui lineamenti marcati denotano molto bene le sue origini nativo-americane. Nel momento in cui imbraccia la sua chitarra e fa esplodere la sua voce, però, salta fuori una perizia da artista matura, raffinata ed anche un po' seriosa. Pur ascrivendosi alla categoria del più genuino folk americano, la sua musica risulta abbastanza personale e priva di quei classicismi che corrono spesso il rischio di diventare stucchevoli. "Kid Face" è un album autobiografico e le liriche, rigorosamente nate dalla sua penna, delineano un'analisi della propria vita e del proprio ambiente, tracciando come una linea di confine tra il passato da ragazza ed il futuro da adulta. L'album è sì emotivamente carico, ma senza scadere in eccessi: una giusta via di mezzo per apprezzare come si deve del folk veramente ispirato. Fortemente consigliato


Lotte Kestner - The Bluebird of Happiness

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2013 (Saint Marie)

Lotte Kestner - The Bluebird of Happiness Anna-Lynne Williams, stupenda cantante e chitarrista dei Trespassers William, nella sua recente carriera solista, sotto il nome di Lotte Kestner, dopo il bellissimo esordio del 2008, "China Mountain", ha dato piena dimostrazione di preferire le canzoni degli altri, pubblicando almeno tre album ("Stolen" e "Trespassers William Songs Anna - Lynne Solo Versions", del 2011 e "Extra Covers" del 2012) ed un EP (semplicemente "Covers" del 2011), tutti di cover, reinterpretazioni che, nella maggioranza dei casi, a me sono risultate migliori delle versioni originali. Adesso torna agli inediti e lo fa con la sua immancabile classe, col suo fascino irresistibile. La cover non manca neanche in questo caso: è una versione celestiale di "Halo" di Beyoncé (peraltro già contenuta nell'EP del 2011). Ma il resto delle canzoni sono altrettanto incantevoli, nella loro semplicità strutturale, con la voce e la sensualità di Anna-Lynne che renderebbe irresistibile anche la classica lista della spesa. L'album vanta, inoltre, alcune collaborazioni di spicco, tra cui Damien Jurado. Non perdetevelo. Fortemente consigliato


Keaton Henson - Birthdays

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2013 (Oak Ten Records)

Keaton Henson - Birthdays Dopo la bella prova di "Dear" del 2012, torna il tormento interiore del barbuto Keaton, torna la sua voce tremula, forse qui un po' più ferma e decisa, torna il pathos e l'atmosfera struggente e il suo modo particolare di intendere lo slowcore. C'è qualcosa di nuovo, però: a tratti i ritmi si accelerano e la strumentazione si anima, facendosi carica, quasi a denotare una reazione, uno spirito combattivo che voglia vincere lo scoramento. Ed ecco che a canzoni più tipiche, come le bellissime "10 AM, Gare du Nord", "Lying to You" o "Sweetheart, What have You Done to Us?", se ne affiancano altre per lui inconsuete, come "Don't Swim", che, dopo un'iniziale calma apparente, si impenna in un corposo rock elettrico o come la successiva "Kronos", che promette fin da subito emozioni forti. Come era successo per Dear, ci troviamo di fronte ad un album che forse non divertirà, nel senso pieno del termine, ma che, sicuramente, non potrà lasciare indifferenti.Fortemente consigliato


Keaton Henson - Dear Dello stesso artista:

Dear (2012 - Oak Ten Records)

11 aprile 2012


Myshkin's Ruby Warblers - That Diamond Lust

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2012 (CDBY)

myshkin's ruby warblers Myshkin è una cantautrice statunitense (si sposta tra l'Oregon e New Orleans) di origini olandesi. È già al settimo album e, dal 2002, pubblica associando il suo nome (evidentemente preso in prestito dal principe "idiota" di Dostoevskij) a quello della band, Ruby Warblers. "That Diamond Lust" ha visto una genesi travagliata, durata quasi sei anni, ma i risultati si vedono, in quanto da esso traspare una grande cura nei dettagli ed una particolare ricercatezza delle atmosfere. La musica è un mix abbastanza raro tra la cosiddetta folktronica, una tenue chamber-pop e chiari riferimenti jazz, cui porta decisamente la sua voce incantevole. La tematica è dichiaratamente malinconica e tratta dell'immancabile amore e di come l'animo reagisce in seguito ad una perdita affettiva. Le dieci canzoni sono tutte raffinatissime, ma la lunga e finale title-track è proprio meravigliosa e varrebbe da sola la spesa. Fortemente consigliato


Jenny O. - Automechanic

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2013 (Holy Trinity)

Jenny O. - Automechanic L'album di esordio di questa cantautrice di Los Angeles non è quel che si potrebbe definire un'opera spiccatamente originale: in effetti è un insieme di canzoncine che si destreggiano tra il pop, il folk e qualche spruzzata di rock. Quello che tipicizza fortemente questa pubblicazione è la voce di Jenny: infantile, dolce e suadente, ma anche piena e ben impostata, sì da impreziosire fortemente anche il brano più scontato. Muovendosi nell'ambiente giusto (è praticamente una presenza fissa nelle tournee di Father John Misty ed è in stretto contatto con Jonathan Wilson, che figura anche tra gli strumentisti dell'album) e avendo personalità da vendere, ha tutte le carte in regola per sfondare anche commercialmente. Brano killer: "Come Get Me".Da ascoltare preventivamente


LeE HARVeY OsMOND - The Folk Sinner

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2013 (Latent)

Lee Harvey Osmond - The Folk Sinner LeE HARVeY OsMOND (sic) è il nome del progetto solista del fronzuto e barbuto cantautore canadese Tom Wilson, già componente dei Junkhouse e attualmente compartecipe del supergruppo Blackie & the Rodeo Kings. Il suo nome è ben noto in Nord America, anche perché, come autore, ha collaborato con una serie cospicua di artisti. L'album non è l'ultimo grido della moda musicale, ma io lo trovo lo stesso convincentissimo, coi suoi richiami al country d'altri tempi ed al blues bianco di migliore fattura. Complice anche la sua voce matura e profonda, non può far venire in mente l'immenso JJ Cale, che, a mio parere, in alcuni brani intende proprio tributare (basta "Devil's Load" per crederci). Fatto sta che, ascoltando "The Folk Sinner", è veramente difficile restare impassibili ed immobili ed un certo déjà vu, da questo punto di vista, non può che accentuare lo stato di grazia.Fortemente consigliato


Michele Stodart - Wide-Eyed Crossing

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2012 (Keepsake)

Michele Stodart - Wide-Eyed Crossing Michele Stodart, bassista dell'interessantissimo progetto Magic Numbers, si affaccia ad un'eventuale carriera solista, distaccandosi abbastanza dal raffinato pop a cui il gruppo ci ha abituati. Se si tende a non aspettarsi grandi doti vocali da una persona che finora si sia limitata a suonare il basso, si è decisamente fuori strada! La sua voce, infatti, pur non essendo bella in senso canonico, di sicuro non passa inosservata; anche la sua forza interpretativa testimonia che siamo al cospetto di un'artista sensibilmente motivata. Le dieci canzoni che compongono l'album, notevoli anche dal punto di vista compositivo, sembrano provenire dal patrimonio folk/pop britannico (anzi, forse di più americano, viste le sonorità e le strumentazioni di stampo remoto-occidentale); alcune sono veramente incantevoli: l'iniziale "Here to Somehow", "Invitation to the Blues", "Foolish Love"... Quest'ultima, in particolare, col suo ritornello assassino, la vado ad aggiungere subito alla lista delle mie canzoni preferite del 2012.Fortemente consigliato

Sampler Amazon


Nataly Dawn - How I Knew Her

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2013 (Nonesuch)

Nataly Dawn - How I Knew Her Per chi non lo sapesse, esiste un gruppo californiano chiamato Pomplamoose, composto da Jack Conte e, appunto, Nataly Dawn, che qui si cimenta da solista. Con la collaborazione del suddetto Conte e di altri musicisti di rilievo, ha messo insieme dodici canzoni, in cui ha voluto dar voce ad altrettanti racconti autobiografici. Se dovessi da questo indovinare il suo carattere, direi che è una donna briosa e simpatica, ma che, all'occorrenza, diventa seria e romantica. In effetti, l'album esprime gioia e spensieratezza, per merito certamente degli arrangiamenti brillanti, ma anche grazie alla sua voce limpidissima; ogni tanto, però, fa trasparire qualche velo di sofferenza; in questo, potrebbe ricordare il grandissimo esempio di Dear Reader. Comunque sia, è un'opera tutt'altro che noiosa, con alcuni dei brani che, sì, spiccano sul resto (come l'iniziale "Araceli" o "Long Running Joke", ad esempio), ma che non per questo lamenta punti deboli.Consigliato


Torres - Torres

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2013 (autoprodotto)

Torres - Torres Il suo vero nome è Mackenzie Scott ed è una giovane cantautrice di Nashville; l'album eponimo è il suo debutto discografico, messo su praticamente con le sue sole forze. Con una Gibson elettrica, comprata mediante una colletta dei familiari e pochi altri strumenti, intesse delle toccanti ballate, aventi come filo conduttore un tormento interiore, una disperazione sopita, dignitosa e mai patetica. La sua voce, che a tratti si fa roca e in altri si eleva quasi a spiccare il volo, dialoga con i suoni elettrici della sua fida chitarra (che suona splendidamente), saltuariamente disturbata da qualche secca percussione, che sembra aver perduto la strada. Ed ecco che nascono delle vere perle, come "Honey", "Jealousy and I"..., in cui la passione giunge ai suoi apici. Poi, però, arriva la primavera, il clima si riscalda e spunta anche il rock di brani come "When Winter's Over". Un esordio veramente ispirato: è lecito accampare delle aspettative sul futuro di questa artista; secondo me, non saranno deluse. Consigliato


Tom Morgan - Orange Syringe

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2013 (Fire)

Tom Morgan - Orange Syringe Il cantautore australiano Tom Morgan non è certo un ragazzino: come frontman del gruppo pop/rock alternativo Smudge, calca le scene dai primi anni '90; inoltre, il suo nome è legato a filo doppio al ben più noto gruppo The Lemonheads, essendo coautore di diversi loro brani. Gli Smudge, ufficialmente, sono ancora attivi (in effetti si riuniscono ad intervalli), ma qui vediamo l'interessante opera solista del loro leader. L'album forse non brilla per originalità, ma una caratteristica, che spesso mi par di notare nei gruppi ed artisti australiani, è identificabile in una forte coerenza passionale, che fa sì che le realizzazioni risultino molto credibili e avvincenti, anche se apparentemente banali. Anche la sua voce, dalla tonalità incerta (a tratti sembra quasi stonato, diciamocelo), accresce curiosamente il senso di genuinità compositiva. Si alternano toni brillanti ad altri decisamente dark, mentre le chitarre (e le tastiere) tessono delle trame emozionanti, spostando spesso l'indice dal pop al rock.Consigliato


Boletes - Flaws

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2012 (Forest)

Boletes - Flaws Ecco un'altra bella sorpresa beccata grazie al New Bands Panel. Boletes è il progetto solista dell'edimburghese Roy Gornall e "Flaws" ne è il debutto (se non contiamo un EP di quattro brani del 2010). L'album (che di fatto è un mini-LP: otto brani per 25 minuti circa) costituisce un'ottima promessa; è strutturato come una collina scozzese, sale fino al picco della bellissima "Sweetheart" (che corro ad aggiungere tra le mie canzoni preferite del 2012), per poi ridiscendere dolcemente fino alla pacata "Fruitless". E tutto si basa sul cantare sommesso di Roy, accompagnato solo da un paio di chitarre, un accenno di armonica nel breve brano introduttivo, qualche colpo d'archi e rari effetti elettronici. È un lavoro originale, sognante, intimo ed esuberante al tempo stesso; come ha detto qualcuno con un'immagine ben azzeccata: è un album di folk notturno. Il download sul Bandcamp è ad offerta libera. Consigliato


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