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Keaton Henson - Birthdays

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2013 (Oak Ten Records)

Keaton Henson - Birthdays Dopo la bella prova di "Dear" del 2012, torna il tormento interiore del barbuto Keaton, torna la sua voce tremula, forse qui un po' più ferma e decisa, torna il pathos e l'atmosfera struggente e il suo modo particolare di intendere lo slowcore. C'è qualcosa di nuovo, però: a tratti i ritmi si accelerano e la strumentazione si anima, facendosi carica, quasi a denotare una reazione, uno spirito combattivo che voglia vincere lo scoramento. Ed ecco che a canzoni più tipiche, come le bellissime "10 AM, Gare du Nord", "Lying to You" o "Sweetheart, What have You Done to Us?", se ne affiancano altre per lui inconsuete, come "Don't Swim", che, dopo un'iniziale calma apparente, si impenna in un corposo rock elettrico o come la successiva "Kronos", che promette fin da subito emozioni forti. Come era successo per Dear, ci troviamo di fronte ad un album che forse non divertirà, nel senso pieno del termine, ma che, sicuramente, non potrà lasciare indifferenti.Fortemente consigliato


Keaton Henson - Dear Dello stesso artista:

Dear (2012 - Oak Ten Records)

11 aprile 2012


Bo Ningen - Line The Wall

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2012 (Stolen Recordings)

Bo Ningen - Line The Wall Da Londra, quattro indiavolati giapponesi che cantano nella loro madre lingua: un rock al fulmicotone, tremendamente trascinante e psichedelico, curato e ricco di effetti, ma attento anche al lato melodico. Come ho letto da qualche parte, "This isn't noise for noise's sake": è difficile riuscire a star fermi al cospetto del loro muro di suono, che si amplifica in un crescendo continuo, attraverso episodi quali "Henkan", "Daikasiei Part 1", "Shin Ichi"..., fino a diventare proprio tempesta nel lungo brano "Daikasiei Part 2" e per poi finalmente acquietarsi nel successivo "Natsu No Nioi". Per quanto mi riguarda, anche la lingua giapponese (il cui suono adoro, pur capendoci praticamente nulla) contribuisce al fascino di questo album, forse insolito per gli indirizzi di questo blog, ma anche per questo per me particolarmente intrigante. Fortemente consigliato


Jenny O. - Automechanic

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2013 (Holy Trinity)

Jenny O. - Automechanic L'album di esordio di questa cantautrice di Los Angeles non è quel che si potrebbe definire un'opera spiccatamente originale: in effetti è un insieme di canzoncine che si destreggiano tra il pop, il folk e qualche spruzzata di rock. Quello che tipicizza fortemente questa pubblicazione è la voce di Jenny: infantile, dolce e suadente, ma anche piena e ben impostata, sì da impreziosire fortemente anche il brano più scontato. Muovendosi nell'ambiente giusto (è praticamente una presenza fissa nelle tournee di Father John Misty ed è in stretto contatto con Jonathan Wilson, che figura anche tra gli strumentisti dell'album) e avendo personalità da vendere, ha tutte le carte in regola per sfondare anche commercialmente. Brano killer: "Come Get Me".Da ascoltare preventivamente


The Revival Hour - Scorpio Little Devil

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2013 (Antiphon)

The Revival Hour - Scorpio Little Devil Magari questo nome non vi dirà nulla, ma andiamo a vedere chi sono i componenti: uno è John-Mark Lapham del gruppo intercontinentale The Earlies, l'altro è quel DM Stith, che, nel 2009, fece un po' fermare l'ambiente musicale alternativo con il suo "Heavy Ghost". Lo stile di Stith, così peculiare, nascondeva , secondo me, un rischio: era troppo particolare, tanto da imporsi esso stesso come un limite; infatti, dal 2009, l'artista è riuscito solo a pubblicare qualche EP, che non faceva altro che ricalcare i temi ed i toni dell'esordio. Quella di adesso, quindi, potrebbe costituire la mossa intelligente: l'apporto di Lapham, infatti, introduce nuova linfa alla già complessa architettura delle sue composizioni e, se la voce di DM non può non richiamare fortemente le atmosfere di Heavy Ghost, gli arrangiamenti ed i contributi strumentali e vocali di JM se ne distaccano, per seguire strade alternative. L'album è naturalmente sofisticato ed estremamente affascinante e, a livello tematico, narra una situazione comune ad entrambi i componenti: il disagio di vivere la propria omosessualità in ambienti intrisi di pregiudizi fino al midollo. Un'opera importante, che evoca dramma e genialità, che vuole stupire senza abbandonare un risentito contegno. I brani sono tutti pregevoli, ma un cenno particolare merita "Clean", con il suo solenne crescendo orchestrale, emozionante come pochi. Fortemente consigliato


Buke and Gase - General Dome

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2013 (Brassland)

Buke and Gase - General Dome Nel 2010, il loro esordio "Riposte" personalmente lo annoverai tra gli album più originali dell'anno (allora si chiamavano Buke and Gass). A tre anni di distanza torna il duo di Brooklyn, Arone Dyer e Aron Sanchez, con il loro moniker che, di fatto, è la citazione di due strumenti a corda di loro invenzione e realizzazione: Il buke ed il gase, appunto. Come dicevo in occasione del precedente lavoro, essi non aderiscono ad alcun genere in particolare e passano con estrema naturalezza dal rock al noise-pop (non disdegnando qualche sfumatura folk); a tratti richiamano certe strutture matematiche, mentre, soprattutto nel cantato di Arone (che rimanda a diverse interpreti prog di un passato più o meno recente), evoca anche forti brividi progressivi. Mescolando suoni dolci ed altri corrosivi, il duo ha saputo mettere insieme tredici brani di grande impatto suggestivo, alcuni dei quali risultano per me addirittura irresistibili (ascoltate, per esempio, "Hiccup" o "Hard Times"). Ottima prova veramente.Fortemente consigliato


Torres - Torres

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2013 (autoprodotto)

Torres - Torres Il suo vero nome è Mackenzie Scott ed è una giovane cantautrice di Nashville; l'album eponimo è il suo debutto discografico, messo su praticamente con le sue sole forze. Con una Gibson elettrica, comprata mediante una colletta dei familiari e pochi altri strumenti, intesse delle toccanti ballate, aventi come filo conduttore un tormento interiore, una disperazione sopita, dignitosa e mai patetica. La sua voce, che a tratti si fa roca e in altri si eleva quasi a spiccare il volo, dialoga con i suoni elettrici della sua fida chitarra (che suona splendidamente), saltuariamente disturbata da qualche secca percussione, che sembra aver perduto la strada. Ed ecco che nascono delle vere perle, come "Honey", "Jealousy and I"..., in cui la passione giunge ai suoi apici. Poi, però, arriva la primavera, il clima si riscalda e spunta anche il rock di brani come "When Winter's Over". Un esordio veramente ispirato: è lecito accampare delle aspettative sul futuro di questa artista; secondo me, non saranno deluse. Consigliato


Tom Morgan - Orange Syringe

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2013 (Fire)

Tom Morgan - Orange Syringe Il cantautore australiano Tom Morgan non è certo un ragazzino: come frontman del gruppo pop/rock alternativo Smudge, calca le scene dai primi anni '90; inoltre, il suo nome è legato a filo doppio al ben più noto gruppo The Lemonheads, essendo coautore di diversi loro brani. Gli Smudge, ufficialmente, sono ancora attivi (in effetti si riuniscono ad intervalli), ma qui vediamo l'interessante opera solista del loro leader. L'album forse non brilla per originalità, ma una caratteristica, che spesso mi par di notare nei gruppi ed artisti australiani, è identificabile in una forte coerenza passionale, che fa sì che le realizzazioni risultino molto credibili e avvincenti, anche se apparentemente banali. Anche la sua voce, dalla tonalità incerta (a tratti sembra quasi stonato, diciamocelo), accresce curiosamente il senso di genuinità compositiva. Si alternano toni brillanti ad altri decisamente dark, mentre le chitarre (e le tastiere) tessono delle trame emozionanti, spostando spesso l'indice dal pop al rock.Consigliato


Minimalhuge - II

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2013 (autoprodotto?)

Minimalhuge - II Ci sono pochissime notizie in rete di questo misterioso gruppo di Milano: in pratica c'è la pagina di Bandcamp loro dedicata, quasi scevra di contenuti descrittivi, un sito ufficiale, ancora più sibillino (al momento in cui scrivo, c'è solo lo streaming di due brani), un profilo Facebook con una manciata tra video e foto e altre frattaglie. Eppure hanno da poco pubblicato un full-lenght mica male! Questo "II" (ci sarà stato un "I"?), di cui ho visto una spaurita segnalazione sul forum di Ondarock, merita qualcosa di più di pochi ascolti incidentali: si tratta di originali variazioni sul tema dark-wave elettronica, con reminiscenze psichedeliche, qualche spunto industriale, ritmi oscuri e tribali, atmosfere ossessive e stranianti, sì da incutere uno stato di quasi trance ipnotica. È decisamente un album molto interessante e bisogna purtroppo dire che, nel nostro paese, tale eventualità rappresenta una vera rarità ormai! Se questa avventura non avesse un seguito, sarebbe veramente un peccato. Forza, ragazzi!Consigliato


The Eastern Sea - Plague

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2012 (WhiteLab BlackLab)

The Eastern Sea - Plague Avevo colpevolmente un po' messo da parte questo album, contando di ritornarci e adesso mi è sembrato poprio il caso. The Eastern Sea è un gruppo di Austin, Texas, nato nel 2005 come progetto solista di Matthew Hines, frontman della band. Abbastanza singolarmente, si autodefinisce gruppo progressive-pop: non credo di sbagliare se affermo che il loro è invece un mix abbastanza complesso di generi, in cui il pop sicuramente non manca, ma dove fanno capolino anche guizzi folk e frequenti vibrazioni rock. La cosa che colpisce immediatamente è la forte somiglianza vocale tra il cantante e John Darnielle (The Mountain Goats), soprattutto nella cadenza, ma si tratterà di un caso; oltretutto, la voce di Hines spesso assume modulazioni più pacate e sognanti, molto lontane da quelle di Darnielle. Dal punto di vista musicale, il richiamo al prog penso si riferisca soprattutto alla particolare struttura orchestrale ed agli intrecci strumentali, che a tratti sembrano duellare tra di loro. Nel complesso, si tratta di album in cui le canzoni si susseguono in modo da sembrare ognuna più bella della precedente, in un seducente crescendo. La breve e bellissima "There You Are" l'ho messa in top 20 tra le mie canzoni preferite del 2012. Consigliato


Bunny Brown - In Flames

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2012 (autoprodotto?)

Bunny Brown - In Flames Non ci sono tantissime notizie in rete di questa cantautrice di Toronto ed è più facile trovare i file digitali pirata che non recensioni. Secondo me è un vero peccato, perché si tratta di un'artista veramente ispirata, che sa conquistare con canzoni molto belle, dense di un pathos forse un po' datato, ma comunque coinvolgente. L'album, come ella stessa dichiara, riguarda le varie sfide della vita: l'amore, le sconfitte ed i trionfi; temi forse un po' triti, ma per questo sempre attuali. E poi, importano poi tanto i temi di un disco? "A Quiet Demon" la vado subito ad aggiungere alle mie canzoni preferite del 2012.Consigliato


Pere Ubu - Lady from Shanghai

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2013 (Fire)

Pere Ubu - Lady from Shanghai Ancora non avevo ascoltato un album del 2013 e quale migliore occasione di questa? Sì, un nome ormai appartenente al mito è tornato: dopo ben trentacinque anni dall'esordio, la geniale follia di David Thomas e della sua compagine torna con un'opera destinata, come al solito, a stupire. Per sua stessa dichiarazione, si tratta di un album dance; ma se la musica dance non vi piace, aspettate a storcere il muso, perché non si tratta di dance come ci si potrebbe aspettare. Il titolo è evidentemente ripreso dal visionario noir giudiziario di Orson Welles (film stupendo, tra l'altro), a cui il cantante, con il suo look più recente, somiglia parecchio. La grinta del gruppo non è affatto sopita e la voce di Thomas, se permettete, è perfino migliorata, perché è maturata ed ha perduto quei toni striduli che potevano anche dare fastidio. I ritmi ci sono e stimolano al movimento, ma si tratta di ritmi malati, di atmosfere oscure e vorticose. Alcuni brani sono veri e propri trip: ascoltate "414 Seconds" per gradire. Grande ritorno e grande inizio per questo 2013!Assolutamente consigliato


Thinking Machines - Extension Chords

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2012 (Catapult)

Thinking Machines - Extension Chords I Thinking Machines sono un quartetto di Philadelphia attivo fin dal 2001. Un altro gruppo nel (forse troppo) nutrito panorama del rock alternativo? Sì, ma un po', a mio vedere, se ne staccano, soprattutto per la loro capacità di ben dosare ingredienti diversi. Nella loro musica, infatti, si fondono elementi post-rock, post-punk, noise, grunge e shoegaze, ma l'operazione risulta molto naturale ed equilibrata, riuscendo così a creare come una sorta di genere proprio. L'album, nel complesso è coinvolgente, mediamente divertente e, a tratti, piuttosto trascinante. Non sarà del tutto innovativo, ma riserva certamente degli spunti di interesse, soprattutto per chi (come me del resto) pensa che gli echi del rock siano ancora vivi e presenti. Da ascoltare preventivamente


October Gold - Into the Silence

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2012 (Alderbruke)

October Gold - Into the Silence È un'avvolgente sensazione di calore quella che si prova all'ascolto di questo bellissimo album dei canadesi October Gold. Un art-folk/rock veramente affascinante, reso ancora più ricco da una strumentazione lussureggiante: si notano, infatti, oltre 20 strumenti diversi, tra cui non si fanno mancare l'arpa, gli ottoni e addirittura un organo a canne. Molto ben integrata è la particolare voce di Kit Soden, affiancata a momenti da quella femminile e altrettanto tipica di Aliza Thibodeau. per un connubio corale originale ed intrigante. Si tratta di un album veramente corposo, sia come durata (13 brani mediamente lunghi, per più di un'ora complessiva), ma soprattutto dal punto di vista emotivo: le canzoni, infatti, si succedono tutte in crescendo di malia suggestiva, senza alcun momento di incertezza. Bellissima, in modo particolare, la title-track.Fortemente consigliato


Anni B. Sweet - Oh, Monsters!

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2012 (Subterfuge)

Anni B. Sweet - Oh, Monsters! La giovanissima cantautrice spagnola Ana Lopez, già al secondo full-lenght, dimostra di avere una spiccatissima personalità, che si manifesta nel sapersi destreggiare in un arco di quarant'anni di buona musica, nonostante sia nata giusto l'altroieri. Muovendosi soprattutto in ambito folk e drem-pop a tinte contemporanee, non disdegna, infatti, di attingere anche al rock degli anni '60 (com'è evidentissimo nella bella e trascinante "Ridiculous Games 2060"). Non manca, poi, una serie di canzoni belle e convincenti (ad esempio le iniziali "Home" e "Getting Older"...) Consigliato, destinate a mantenere a lungo il loro vigore, in una passionalità tutta mediterranea.

Recensione di Jorge Mir per Listen Before You Buy (e streaming)


Sam Forrest - The Edge of Nowhere

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2012 (Desert Mine Music)

Sam Forrest - The Edge of Nowhere Sam Forrest è il frontman dei Nine Black Alps, un gruppo di rock alternativo di Manchester forse non molto conosciuto nel nostro paese. Che uno dei suoi punti di riferimento sia il compianto Elliott Smith credo sia evidente nonché intenzionale, come anche tradisce la forte somiglianza vocale. Ma la passione nei confronti del grande cantautore è resa coerente dal fatto di aver realizzato un album che, sinceramente, non sfigura al cospetto del ricordo. I dieci brani, che sembrano tornare alle atmosfere malinconiche e vagamente psichedeliche tanto in voga una decina di anni fa, hanno però la forza di veri e propri classici: lo è in particolare la title-track, una delle canzoni per me più belle di questo 2012.

Per me, almeno 7.5/10


Asia i Koty - Miserable Miaow

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2012 (Nasiono)

Asia i Koty - Miserable Miaow Il suo nome è Joanna Kuzma ed è considerata forse la voce femminile più interessante sulla scena musicale polacca. Lo pseudonimo Asia I Koty significa "Asia e i gatti" e chissà che non ci sia un diretto riferimento ad uno dei nomi che sempre più spesso si associa al suo: Cat Power. Ma che questo non vi porti a conclusioni affrettate: lei è un'artista paragonabile alla dolce Charlyn Marshall, ma certo non è sua emula. Infatti, dimostra una personalità molto spiccata che si manifesta nel suo pop/rock originalissimo, a base prevalentemente acustica, ma in cui una tenue elettronica offre degli sporadici spunti di sperimentalismo; la sua voce, poi, è un perfetto connubio di dolcezza e tormento. Un album corposo, vibrante e raffinato, svolto in una sorta di concept in chiave malinconia. Da sentire.

Per me, 8.0/10


Martin Rossiter - The Defenestration of St. Martin

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2012 (Drop Anchor Music)

Martin Rossiter - The Defenestration of St. Martin Debutto in grande stile per il gallese Martin Rossiter ex componente dei Gene; non vi aspettate il pop britannico del suo vecchio gruppo: le dieci suggestive canzoni che compongono questo album vanno piuttosto nella direzione di un cantautorato di stampo nostalgico, in cui il piano assume un'importanza primaria. A primo acchito l'impressione che si riceve è di una forte omogeneità (leggasi: le canzoni potrebbero sembrare tutte uguali), ma, dopo qualche ascolto, cogliere le sfumature che identificano ogni brano diventa parte integrante di un gradimento che non tarderà ad arrivare ed è destinato a crescere e resistere a lungo.

Recensione di George Bass per Drowned in Sound

Per me, 8.0/10


Alec K. Redfearn & The Eyesores - Sister Death

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2012 (Cuneiform)

Alec K Redfearn & The Eyesores - Sister Death La definizione che viene data alla loro musica (e che probabilmente viene dallo stesso Redfearn) non può che farmi sentire un brivido di piacere: "...They are one of the great uncategorizable, creative ensembles of our time, crafting a music that is distinctly theirs alone...". Alec K Redfearn è un originalissimo compositore di Providence, Rhode Island, che, in quindici anni di carriera, è sempre riuscito a stupire ad ogni sua pubblicazione come se fosse la prima. L'ultimo album che avevo ascoltato presentava una compagine diversa del solito (mi riferisco allo stupendo "The Exterminating Angel", pubblicato nel 2009 a nome Alec K. Redfearn and the Seizures), ma, in ogni caso, la caratteristica saliente della sua musica è un'energia esplosiva, distillata attingendo in piena libertà dal patrimonio ethno/world e interpretando mediante l'uso di strumenti insoliti ed intriganti: Alec è soprattutto un fisarmonicista, ma l'uso che fa di questo strumento tradizionale è sorprendente. Anche l'indiavolata armonica, suonata con toni sincopati, dell'iniziale "Fire Shuffle" è qualcosa da sentire assolutamente... Se poi ci si mette la voce stupenda (in alcuni brani) di Orion Rigel Dommisse, con liriche che si limitano ad un la la la in varie modulazioni, l'incanto è completo. Non perdetevelo.

Bandcamp - Sampler - Recensione di Riccardo Martillos per Distorsioni

Per me, più che 8.0/10


Eraas - Eraas

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2012 (Felte)

Eraas - Eraas Eraas è un duo di Brooklyn, nato dallo scioglimento del gruppo post-rock/avant-rock Apse, che dimostra di percorrere la propria strada infischiandosene delle mode e voltando le spalle, stilisticamente parlando, anche al gruppo genitore. Pescando un po' dal periodo post-punk, ma arricchendo quelle atmosfere scarne con sonorità elettroniche tutte contemporanee, essi riescono a catapultare l'ascoltatore in un oscuro mondo onirico, in cui i ritmi pulsanti, che si alternano a momenti di sentore dark-ambient, le voci eteree, poco più che sussurrate, le variazioni di ritmo e di intensità dimostrano la loro generosità nel produrre emozioni forti. In questo trova posto anche una certa componente melodica, abbastanza rara in opere di questo tipo. Album sicuramente da non trascurare!

Streaming su Stereogum - Bandcamp - Recensione di Gareth O'Malley per Music OMH

Per me, almeno 7.5/10


Borko - Born To Be Free

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2012 (Kimi / Sound of a Handshake)

Borko - Born To Be Free Un'altra terra decisamente fertile, per quanto riguarda gli artisti che ha sfornato (ormai ho perso il conto), è l'Islanda, col suo fantastico mix di fuoco e di ghiaccio. Considerando che conta più o meno gli abitanti di una nostra media città (poco più di 300.000), credo si possa dire che abbia una densità invidiabile di musicisti ed interpreti valenti...! Ed il barbuto Borko (vero nome Björn Kristiansson), qui al secondo album, non fa certo eccezione! La sua musica si distingue subito per uno stile molto personale, in cui una "pienezza" ed una ricchezza di arrangiamenti, quasi orchestrali, portano spesso a veri e propri trionfi di stampo classico. Una prog-psichedelia simil-floydiana si affaccia a tratti, mentre, in altri momenti, è l'Eno del periodo pop a manifestarsi. Nell'insieme, si tratta di un album molto originale, interessante e corposo, a tratti proprio emozionante: un altro grande episodio da iscrivere negli zeppi annali della musica islandese...!

Per me, 8.0/10


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