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Chrome - Half Machine from the Sun: The Lost Chrome Tapes ’79-’80

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2013 (Pledge Music)

chrome-2013.jpg I Chrome, per i pochi che non lo sapessero, sono uno dei gruppi capisaldi della scena della wave di avanguardia california anni '70 e '80, lo stesso scenario che vide l'esplosione dell'immenso fenomeno Residents, insieme ai Tuxedomoon e agli MX-80 (quattro gruppi che costituivano il cosiddetto quadrato di San Francisco e facevano capo alla residentsiana Ralph Records). Non si trattava certo di fenomeni mainstream e la loro ritrosia verso il mondo delle major era più che palese; la loro musica era particolarissima e relativamente ostica ai non addetti ai lavori ed influenzò e continua ad influenzare decine e decine di gruppi internazionali. Durante la lavorazione di "Half Machine Lip Moves" e "Red Exposure" (album che, insieme al mio preferito "Alien Soundtracks" costituiscono un trittico di veri capolavori) fu incisa una cospicua serie di ulteriori brani, in origine solo messi da parte, ma in seguito letteralmente dimenticati. Adesso, per iniziativa di Helios Creed, il chitarrista che si unì alla band dopo l'abbandono di Mike Low, i nastri perduti sono stati raccolti in questa compilation di ben diciotto brani, che, almeno per il momento, pare sia stata pubblicata solo in versione digitale. Diversamente dalle tante operazioni di questo genere, che spesso nascondono delle vere e proprie speculazioni commerciali, "Half Machine from the Sun" è invece un album che si pone come una delle pubblicazioni più interessanti del 2013: esso infatti non accusa l'età del materiale e, anzi, presentando il lato più accessibile dei Chrome (leggo in giro dei paragoni con Bowie...), può benissimo servire da apripista per coloro che ancora non hanno fatto la conoscenza con questo gruppo veramente mitico.

Da non perdere

Brother JT - The Svelteness of Boogietude

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2013 (Thrill Jockey)

Brother JT - The Svelteness of Boogietude È una carriera che risale ai primi anni '90 quello di John Terlesky, quando fondò il gruppo The Original Sins. A cinquantuno anni suonati, forte di una discografia non trascurabile, ben dimostra di aver vissuto almeno tre decenni di buona musica, ma non per questo fossilizzandosi. L'energia garage-punk della sua ex band ora si è affievolita ed è anche logico, ma affiora ancora da sotto la pelle e si traduce anche in una forte carica umorale, ribelle e ironica. Una delle sua passioni è evidentemente la glam-music degli anni '70 (quella "T.Rex Blues" è abbastanza dichiarativa), passando anche per l'immancabile Bowie; alcune melodie sembrano ricalcare alla lontana i brani degli Ultravox; un altro artista a cui ho subito pensato ascoltando il ritornello di "Celebrate Your Face" è Kevin Rowland. Tanta varietà, dunque, che può riferirsi anche ad una sorta di internazionalità: egli è nativo di Easton, Pennsylvania, ma certe sonorità lo potrebbero localizzare in Inghilterra; la sua timbrica vocale, invece, mi ricorda diversi cantanti australiani... L'album, anche grazie all'eterogeneità dei tredici brani, risulta accattivante e sempre nuovo, con alcune canzoni che potrebbero anche sfondare subito alla radio (quant'è irresistibile "Be A"?!). Bello davvero. Fortemente consigliato

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Owen - L’Ami du Peuple

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2013 (Polyninyl Records)

Owen - L’Ami du Peuple Il cantautore di Chicago Mike Kinsella è qui giunto al suo settimo album in full-length, abbandonando lo stile scarno e casalingo a cui ci aveva forse abituati e affidandosi stavolta ad uno studio di registrazione e ad una dotazione strumentale ben più ricca rispetto al passato. Come risultato, ne è venuta fuori un opera più compiuta e tecnicamente molto curata. Una cosa curiosa che leggo in rete a proposito di questo artista è che al suo nome viene frequentemente associato il termine emo (lo fa anche Wikipedia). Ora io sinceramente non ho molto ben presente quali possano essere le caratteristiche salienti di questo "genere" (se di genere possiamo effettivamente parlare), ma "L'Ami du Peuple", temi "dolorosi" a parte, lo vedo come un fascinoso album cantautorale, con un mood molto garbato e suadente. In alcune movenze, poi, ci leggo qualche assonanza con certo pop sofisticato di terra britannica, ma la trama delle sue canzoni è prevalentemente folk, con qualche leggera esuberanza rock. I dieci brani che compongono quest'album sono molto omogenei e creano quella particolare atmosfera a cui è facile abbandonarsi, lasciandosi cullare per ascolti ripetuti... Consigliato


Rose Windows - The Sun Dogs

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2013 (Sub Pop)

Rose Windows - The Sun Dogs L'album d'esordio di questo gruppo di Seattle, nato dalla spinta creativa del cantautore Chris Cheveyo, è un vero crogiolo di influenze, generi e provenienze etniche: esso fonde l'oriente e l'occidente, sensibilità britannica e senso statunitense, psichedelia e progressive, folk e rock (anche blues, perché no?). La strumentazione è ricca e, anche in questo caso, non mancano gli effetti evocativi: tastiere alla Doors, un flauto di anderseniana memoria... È un album che non sembra posto nel 2013, ma, nello stesso tempo, ci sta meravigliosamente bene, con i suoi decisi richiami a sonorità che sarebbe un peccato dimenticare e che hanno fatto la storia dei decenni trascorsi. Sono nove brani corposi, suggestivi ed evocativi, che alternano una moderata irruenza e una dolcezza tutta folk (bella anche la voce femminile di Rabia Qazi); affascinanti anche i momenti sinfonici, che costituiscono forse il richiamo più presente al prog. Fortemente consigliato


Charlie Boyer & The Voyeurs - Clarietta

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2013 (Heavenly Recordings)

Charlie Boyer & The Voyeurs - Clarietta Cominciamo subito col dire le cose spiacevoli, così ci togliamo subito il pensiero: questo non è un gruppo originalissimo. Già alle prime note, ma soprattutto al primo contatto con la voce di Charlie Boyer, non possono non venire subito in mente i Television: la somiglianza tra la sua voce e quella di Tom Verlaine è più che casuale. Dal punto di vista musicale, certo, non sono esattamente la stessa cosa, anche se le atmosfere li ricordano abbastanza (o sarà sempre la voce che influenza...); un'altra attinenza molto marcata la riscontro coi gruppi glam e proto-punk degli anni '70: la bella "Be Glamorous" lo dichiara quasi palesemente. Poi però attingono anche da certo rock alternativo contemporaneo e alcune sonorità ci riportano decisamente al presente. Con tutto ciò, non è che quest'album di debutto del gruppo britannico sia da trascurare! I vari richiami e i brividi che fa venire la voce di Charlie, unitamente alla forte carica emotiva, contribuiscono nell'insieme a rendere appetitoso l'ascolto. Se non si sta ad arzigogolare sull'una o l'altra somiglianza e ci si concentra sulle sensazioni che evoca, l'esperienza di quest'opera risulta comunque davvero gradevole ed intrigante. Consigliato


Steve Kilbey & Martin Kennedy - You Are Everything

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2013 (MGM)

Steve Kilbey & Martin Kennedy - You Are Everything Terzo album, frutto della collaborazione tra l'ex Church, cantante, autore e bassista Steve Kilbey e Martin Kennedy, compositore e pianista del gruppo strumentale, anch'esso australiano, All India Radio. Quello che si può dire di questo album è che affiora immediatamente la classe di due artisti di razza, una padronanza assoluta dei propri mezzi, che pone subito l'ascoltatore in uno stato di convinto abbandono. In effetti, non c'è nulla di straordinario in questi brani: strutturalmente sono semplici, direi quasi déjà vu, ma l'atmosfera che si respira è quasi unica, densa e coinvolgente come pochi sanno rendere. I richiami agli anni '80 sono tanti, così come gli ammiccamenti a certe cadenze bowiane (che fanno sempre il loro effetto). Alcune delle canzoni, poi, sono davvero affascinanti; ed un ruolo determinante assume la tipica voce australiana di Kilbey. A tale proposito, mi sono sempre chiesto come mai molti cantanti australiani abbiano un tono della voce che richiama, appunto, quello di Kilbey. sarà lui il capostipite di questa particolare inflessione oppure si tratterà proprio di una sorta di accento caratteristico...? Consigliato


Lamp of the Universe - Transcendence

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2013 (Astral Projection)

Lamp of the Universe - Transcendence Ed ecco un'altra one-man band, ma stavolta ben lontana dalla scena europea: Il prolifico polistrumentista e cantante Craig Williamson è infatti di Hamilton, Nuova Zelanda, l'altra faccia del mondo. E se ci chiedessimo che musica faccia, qualora non ci bastasse l'attuale titolo o la copertina, basterebbe andare a leggere qualche suo titolo precedente: "Acid Mantra", "From the Mystic Rays of Astrological Light", "Cosmic Union"... Ebbene sì: preparatevi ad imbarcarvi in irresistibili trip psichedelici in senso stretto, con le immancabili speziature orientali e qualche indispensabile accenno space. Ma non pensiate comunque di sapere già cosa vi aspetta: i sei brani, che durano complessivamente tre quarti d'ora circa, sono quanto più ben confezionato e coerente io abbia sentito nell'ambito di questo genere specialistico. Sono certo che non mancheranno di affascinarvi seriamente. Consigliato


Blue Willa - Blue Willa

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2013 (Trovarobato)

Blue Willa - Blue Willa Quando si incontrano gruppi italiani così interessanti, sarebbe veramente un peccato farseli sfuggire. Il quartetto di Prato (Serena Altavilla, Mirko Maddaleno, Lorenzo Maffucci e Graziano Ridolfo), arrivato finalmente, dopo le prime esperienze a nome Baby Blue, ad una solida configurazione e affidatosi ad una produzione che si chiama soltanto Carla Bozulich (che non lesina una sua partecipazione attiva), ha pubblicato questo album eponimo, che sembra volersi rivolgere alla scena internazionale senza alcuna timidezza provinciale. La loro forza sta soprattutto nella carica passionale, che li porta a fondere generi e momenti musicali alquanto diversi per ottenere un amalgama invece concreto e assai convincente. Nonostante che da tante parti si parli, nei loro confronti, di avant-rock e compagnia bella, io credo di identificare un sostrato narrativo che pesca addirittura dai temi di Kurt Weill, passando per certa psichedelia acida dei tardi anni '60 e trasmettendosi nei decenni, intingendosi in un blues malato e per varie sfaccettature del rock alternativo; soprattutto nel momento in cui ricorre la voce maschile, poi, è forte in me il richiamo a quel glam-rock che precorreva il punk. Un album vibrante, denso di sensazioni forti, un'atmosfera che mi ha riportato alla mente un altro prodotto mediterraneo di qualche anno fa: quel "Timemachine" degli ellenici Mary & the Boy/Felizol, che per me ha costituito opera prima del 2009, ma che è passato quasi completamente inosservato nel nostro paese.Fortemente consigliato


Laura Stevenson & the Cans - Wheel

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2013 (Don Giovanni Records)

Laura Stevenson & the Cans - Wheel Da una cantautrice svedese dalle risorse limitate ed ai limiti del lo-fi, passiamo invece ad una statunitense ben prodotta e forte di collaborazioni di tutto rispetto. Il terzo album di Laura Stevenson & the Cans nasce infatti sotto ottimi auspici e sfoggia artisti di grosso calibro, come il violinista Rob Moose (Bon Iver, Antony And The Johnsons), i fiati di Kelly Pratt (Beirut, Arcade Fire, David Byrne and St. Vincent), la produzione di Kevin McMahon (Swans, Titus Andronicus, Frightened Rabbit, Real Estate). Una cosa abbastanza curiosa, approcciandosi a questa artista solo adesso, è leggere su diverse fonti il tag punk riferito a lei: beh, a quanto pare, Laura non era così lontana, agli esordi, dall'irruenza emotiva di quel genere, anche se la sua voce, dolcissima e acuta, quasi mielata (a momenti può ricordare addirittura Kate Bush), non lo lascerebbe presagire. Venendo a "Wheel", vediamo un'alternanza tra brani soffici e cullanti ed altri più pompati, decisamente inclini al rock, con anche qualche ritmo esotico qua e là. Si tratta comunque di una bella prova, forse non eccelsa, ma sicuramente gradevole. Davvero bella, invece, la copertina.Consigliato


Nosound - Afterthoughts

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2013 (Kscope Records)

Nosound – Afterthoughts Conoscevo i Nosound dal 2008, anno in cui avevo fugacemente ascoltato il loro "Lightdark", ma, a dire il vero, non sospettavo che fossero italiani! È facile immaginare, quindi, la mia sorpresa quando ho sentito il testo in perfetto italiano nella seconda parte di "Paralysed"! Urgeva informarsi: i Nosound sono nati nel 2002 come progetto solista di Giancarlo Erra, ma molto presto sono diventati un vero gruppo, nel quale vi è stato un vario avvicendamento di persone, contando adesso cinque membri, ivi compreso Chris Maitland dei Porcupine Tree. La loro musica non è di semplice classificazione, avendo toccato, nel corso della loro breve storia, diversi generi: ambient, psichedelia, progressive, post-rock... Il gruppo vanta una notorietà internazionale, soprattutto britannica, pari o addirittura superiore a quella italiana. "Afterthoughts", quarto album da studio, viene generalmente considerato dai recensori un prodotto progressive, ma io sinceramente fatico un po' ad identificare i tratti distintivi di questo genere (che, per la verità, è davvero vasto). Quello che so è che si tratta di un album dalla forte carica onirica: struggente, cullante, quasi taumaturgico. La voce di Giancarlo Erra può sembrare un po' monocorde, ma invece si integra perfettamente nella costruzione emotiva dell'insieme, risultandone indispensabile. La sorpresa di quella porzione di brano cantata in italiano è stata una bella sorpresa: spero sia uno stimolo ad ampliare l'uso della nostra bella lingua, anche perché, abbastanza insolitamente, in questo caso è perfino preferibile all'inglese. Fortemente consigliato


These New Puritans - Field of Reeds

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2013 (Infectious)

These New Puritans - Field of Reeds Advance per l'attesissimo nuovo album, in uscita il 10 giugno! Il gruppo londinese (originario dell'area di Southend-on-Sea) costituisce un altro esempio lampante di ispirazione di prima mano. È cronologicamente passato poco tempo da quando venivano paragonati ai Sonic Youth ad ai Yo La Tengo, eppure sembrano secoli: "Field of Reeds", infatti, non può essere paragonato ad un bel niente! Sì, i nomi si fanno (Bark Psychosis, il David Sylvian più recente, i Radiohead di Kid A), ma, secondo me, sono accostamenti di semplice sensazione, nulla di veramente marcato. Si tratta di un'opera incredibile, un incanto ancestrale, subliminale, quasi esoterico. Originalissima, ma, nello stesso tempo, perfetta nella costruzione delle attese: ogni strumento, ogni nota, ogni suono sembrano essere messi al posto giusto, in una confezione troppo perfetta per essere umana. Secondo me, album come questo ne nascono raramente ed è per questo che gli prenoto subito un posto tra i più interessanti dell'anno. Anche la qualità tecnica si preannuncia eccellente. Da non perdere! Assolutamente consigliato


Olivier Libaux - Uncovered Queens of The Stone Age

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2013 ()

Olivier Libaux - Uncovered Queens of The Stone Age “Uncovered QOTSA” is Olivier Libaux (Nouvelle vague) new album, entirely made of Queens Of The Stone Age covers, beautifully performed by a brilliant cast of female singers.” Questo è quello che si legge aprendo il sito ufficiale: dichiarazione perfettamente indicativa del contenuto della compilation. Olivier Libaux è uno dei produttori del progetto francese Nouvelle Vague; la scelta delle interpreti è stata fatta con evidente cura, comprendendo nomi di grande spessore artistico: Rosemary Standley (Moriarty), Katharine Whalen, Clare Manchon (Clare and The Reasons), Inara George, Susan Dillane, Skye (Morcheeba), Gaby Moreno, Ambrosia Parsley (Shivaree), Youn Sun Nah, Emiliana Torrini e Alela Diane. Il risultato è, a dir poco, eccellente: personalmente ascolterò molto più volentieri queste cover piuttosto che i brani originali dei QOTSA. È un album prezioso, un insieme di gioielli che mi assicureranno una compagnia assidua nei mesi a venire. Assolutamente consigliato


Todd Clouser's A Love Electric - The Naked Beat

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2013 (The Royal Potato Family)

Todd Clouser's A Love Electric - The Naked Beat Questo album di Todd Clouser, registrato dal vivo, è abbastanza insolito: potrebbe anche essere stato studiato attentamente a tavolino, ma io preferisco pensarlo come espressione di pura ispirazione artistica, in cui i vari generi che si susseguono e si intrecciano costituiscano una libera associazione dovuta alle esigenze momentanee. È difficile infatti catalogare un genere: c'è del rock, ma non è un album rock, c'è del funk, ma è lontano anni luce dall'essere un disco funk, c'è del jazz, ma tutto si può dire tranne che sia un disco jazz! C'è anche del pop qua e là, del R&B... Di sicuro, è un ascolto che attrarrà la vostra attenzione e non si tratterà di un interesse momentaneo. Come paragoni, si fanno molti nomi in rete: quello che mi sento di condividere è l'accostamento con certo Frank Zappa; ma, beninteso, non si tratta di somiglianza bensì di analogia. I brani sono tutti peculiari ed interessanti: ce n'è pure qualcuno che potrebbe sfondare come singolo, come l'iniziale " Wake & Shake Your Heart". Non mancano un paio di cover irriconoscibili: "Mad World" dei Tears for Fears, ma soprattutto l'incredibile versione di "War Pigs" dei Black Sabbath. Ma... meglio ascoltarlo.Fortemente consigliato


Secret Mountains - Rainer

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2013 (Friends Records)

Secret Mountains - Rainer I Secret Mountains sono un sestetto di Baltimora, che, attivo da ben quattro anni, dopo aver pubblicato una certa serie di EP, è finalmente giunto all'esordio ufficiale in full-length. La loro musica, per propria ammissione, nasce dalle esperienze più tempestose dei singoli componenti e, pertanto, non può che essere oscura e straniante: le chitarre hanno un incedere quasi shoegaze, il basso è minaccioso, le percussioni sono trascinanti, la voce di Kelly Laughlin è eterea ed onirica. È abbastanza difficile definire un genere, in quanto, nei sette brani di cui si compone "Rainer", si può sì identificare un certo dream-pop, ma certamente anche un rock di forte inflessione psichedelica; a momenti, poi, traspaiono delle cullanti alternanze post-rock... È facile, comunque, letteralmente abbandonarsi alle spire di questo album, inebriarsi dei suoi vapori intensi ed aromatici, del suo sentore di amaro fortemente alcolico. Consigliato


Foot Village - Make Memories

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2013 (Northern Spy)

Foot Village - Make Memories Il quartetto di Los Angeles ha inteso creare un concept, ma non nell'usuale significato del termine, che di solito si attribuisce al singolo album: in questo caso, si definiscono essi stessi un concept, nel senso che drammatizzano la loro esistenza, proiettandosi in un futuro catastrofico nel quale solo essi sarebbero sopravvissuti e descrivendo questa simpatica situazione in musica. E la loro musica è tutt'altro che convenzionale: essi danno sfogo alle loro tematiche fanta-politiche quasi esclusivamente per mezzo delle percussioni e della voce. E le percussioni sono ben complesse, con ritmi elaborati ed intrecciati sì da non far avvertire la mancanza di altre strumentazioni! E la voce è ben espressiva, in un'alternanza tra nenie psichedeliche e strilli di piglio punk. È certamente un ascolto poco consueto, ma la carica emotiva c'è tutta ed è convincente.Consigliato


Thalia Zedek Band - Via

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2013 (Thrill Jockey)

Thalia Zedek Band - Via Ho la forte sensazione di essermi perso qualcosa, avendo scoperto quest'artista dopo trent'anni di carriera e a cinquantadue anni suonati! È, infatti, almeno dal 1982 che Thalia Zedek calca le scene, prima come componente di band quali Dangerous Birds, Uzi, Live Skull, Come, poi come solista, adesso come Thalia Zedek Band. Per una bella monografia vi rimando a quella di Marco Florio per Ondarock, ma adesso parliamo un po' di questo suo ultimo album. "Via" mi ha sorpreso moltissimo: la voce tormentata di Thalia, che a me ricorda un po' Patti Smith, un po' Marianne Faithfull, tanto Tom Verlaine (sic), sembra essere fatta apposta per risvegliare i brividi, mai veramente sopiti, degli anni '80; il suo rock, graffiante ma sornione, che sembra evocare una rabbia rassegnata, è di quelli che piano piano si insinuano sottopelle e ti entrano nel sangue; si tratta di uno di quegli album, insomma, di cui non è facile stancarsi e, che, ad ogni nuovo ascolto, ti aggiunge motivi per ascoltarlo ancora e ancora... Grande stoffa per un'interprete di cui vorrei senza dubbio approfondire la conoscenza; speriamo che il tempo tiranno me lo permetta.Fortemente consigliato

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Pollyanna - The Mainland

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2013 (Vicious Circle)

Pollyanna - The Mainland I ragazzi (ma soprattutto le ragazze) della mia età conosceranno sicuramente Pollyanna, protagonista dell'omonimo romanzo del 1913 di Eleanor Hodgman Porter, la cui storia si basava soprattutto nel contrasto tra la tragedia della sua situazione familiare (orfana e malvista dalla zia che l'adotta) e l'inguaribile e contagioso ottimismo ereditato dal padre. In questo caso, il suo nome è stato preso in prestito da una garbata cantautrice parigina (che canta però rigorosamente in inglese), di cui non trovo moltissime notizie in rete. C'è da dire che sembra aver preso piuttosto l'indole tragica della sua eroina e l'ottimismo, se c'è, è abbastanza latente. Le dodici canzoni, infatti, anche se ogni tanto accennano ad un tentativo di allegria, rimangono essenzialmente languide e malinconiche. Guardate, ad esempio, il video di "My Favourite Song" (brano bellissimo del resto), in cui riesce a rendere estremamente commovente anche una storia a contenuto surreale. Si tratta di un album bello, sentito, mediamente toccante. Stupenda anche la foto di copertina.Consigliato


UUVVWWZ - The Trusted Language

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2013 (Saddle Creek Records)

UUVVWWZ - The Trusted Language Suoni aggressivi, riff potenti di chitarre distorte e bassi in evidenza; poi la voce femminile di Teal Gardner, tagliente ma algida; melodie che partono da radici blues, ma che sembrano anch'esse raffreddate, come per non voler risultare troppo annuenti. Il quartetto del Nebraska, per propria ammissione, ha un intento abbastanza cervellotico: "... we aspire to braid music theory with experimental poetry, which functions as a conduit toward a schizo-cultural critique and embodied project (see our video for Open Sign)..."; intendono portare avanti un discorso iniziato con l'eponimo album d'esordio, di cui questo è naturale evoluzione. Nei fatti, pur non avendo compreso molto del loro intento, credo che si tratti di un esperimento, in un certo senso, riuscito: la loro è una musica che travolge e frena allo stesso tempo, un alternarsi di emozioni che sembrano scatenarsi e che poi, nel momento in cui potrebbero raggiungere l'apice del coinvolgimento, ti abbandonano in uno stato di perplessità. "Open Sign" è un singolo potente; e davvero molto avvincente è anche il video, disturbante quanto basta. Consigliato


Keiji Haino, Jim O’Rourke, Oren Ambarchi - Now While It’s Still Warm Let Us Pour in All the Mystery

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2013 (Black Truffle)

Haino, O’Rourke, Ambarchi - Now While It’s Still... Si può non riuscire a star fermi ascoltando della musica sperimentale? Risposta: sì! Sui tre geniali artisti dell'avanguardia internazionale ci sarebbe da scrivere per settimane e forse non basterebbe neppure; basti dire che, tanto da soli quanto grazie alle loro molteplici collaborazioni, hanno elargito alle platee una serie sconfinata di creazioni, alcune molto affascinanti ed anche appetibili ed altre che non si possono decisamente definire alla portata di tutti i palati. Come trio, questo, che sarà ufficialmente pubblicato il 30 aprile, è il terzo album. Almeno dai video disponibili in rete, sembrerebbe che Haino la faccia un po' da padrone, con la sua chitarra indiavolata e la sua voce spettrale, mentre Ambarchi è impegnato alla batteria e O'Rourke si dà da fare al basso, ma voglio pensare che i ruoli si modifichino un po' nell'arco dei sei lunghi brani, interamente incisi dal vivo in un concerto tenuto a Tokyo. Per loro stessa definizione, la loro musica si muove "...from holy minimalism to cave-man rock..."; e, in effetti, tale definizione è tangibile: il minimalismo devo dire che è solo accennato, mentre un rock corposo e trascinante, che sembra fuoruscito da un'energia primordiale, pervade un po' tutta l'opera. Siamo al cospetto di un album che può dare grandi emozioni: assolutamente imperdibile.Assolutamente consigliato


Oren Ambarchi - Audience of One Degli stessi artisti:

Oren Ambarchi - Audience of One

1 febbraio 2012


The Drones - I See Seaweed

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2013 (MGM)

The Drones - I See Seaweed Sesto album per la band di Melbourne capitanata da Gareth Liddiard (il cui solo album "Strange Tourist" del 2010 bisogna assolutamente recuperare...). Cosa dire, a proposito dei Drones, se non che riportano il rock alla sua energia primordiale, coi loro live viscerali, con le loro liriche che sanno di disperazione e rabbia. I richiami ai tardi anni '70 sono forti, ma la loro musica non sa di stantio, anzi: sembra rinascere a nuovo vigore, con brani di una forza ormai dimenticata, con suggestioni irresistibili. Il recente ingresso del piano, poi, serve a creare un creativo contrasto con i suoni elettrici e graffianti a cui ci hanno abituati. Ognuno degli otto brani è un piccolo capolavoro: la lunga title-track iniziale, i cui parossismi danno l'idea di un'anima agonizzante, il singolo "How To See Through Fog", dalle sonorità stuzzicanti, e poi via via, senza alcuna caduta di tensione, con brani tutti corposi e densi fino allo struggente finale "Why Write A Letter That You'll Never Send" di nove e passa minuti, che già dal titolo riporta a quella disperazione che sembrerebbe far da tema conduttore di tutta l'opera. Album intenso e importante, che fa efficacemente da contraltare alle troppe banalità a cui ci stiamo purtroppo abituando. Io lo annoto decisamente tra i miei preferiti dell'anno. Assolutamente consigliato


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