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Olivier Libaux - Uncovered Queens of The Stone Age

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2013 ()

Olivier Libaux - Uncovered Queens of The Stone Age “Uncovered QOTSA” is Olivier Libaux (Nouvelle vague) new album, entirely made of Queens Of The Stone Age covers, beautifully performed by a brilliant cast of female singers.” Questo è quello che si legge aprendo il sito ufficiale: dichiarazione perfettamente indicativa del contenuto della compilation. Olivier Libaux è uno dei produttori del progetto francese Nouvelle Vague; la scelta delle interpreti è stata fatta con evidente cura, comprendendo nomi di grande spessore artistico: Rosemary Standley (Moriarty), Katharine Whalen, Clare Manchon (Clare and The Reasons), Inara George, Susan Dillane, Skye (Morcheeba), Gaby Moreno, Ambrosia Parsley (Shivaree), Youn Sun Nah, Emiliana Torrini e Alela Diane. Il risultato è, a dir poco, eccellente: personalmente ascolterò molto più volentieri queste cover piuttosto che i brani originali dei QOTSA. È un album prezioso, un insieme di gioielli che mi assicureranno una compagnia assidua nei mesi a venire. Assolutamente consigliato


Todd Clouser's A Love Electric - The Naked Beat

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2013 (The Royal Potato Family)

Todd Clouser's A Love Electric - The Naked Beat Questo album di Todd Clouser, registrato dal vivo, è abbastanza insolito: potrebbe anche essere stato studiato attentamente a tavolino, ma io preferisco pensarlo come espressione di pura ispirazione artistica, in cui i vari generi che si susseguono e si intrecciano costituiscano una libera associazione dovuta alle esigenze momentanee. È difficile infatti catalogare un genere: c'è del rock, ma non è un album rock, c'è del funk, ma è lontano anni luce dall'essere un disco funk, c'è del jazz, ma tutto si può dire tranne che sia un disco jazz! C'è anche del pop qua e là, del R&B... Di sicuro, è un ascolto che attrarrà la vostra attenzione e non si tratterà di un interesse momentaneo. Come paragoni, si fanno molti nomi in rete: quello che mi sento di condividere è l'accostamento con certo Frank Zappa; ma, beninteso, non si tratta di somiglianza bensì di analogia. I brani sono tutti peculiari ed interessanti: ce n'è pure qualcuno che potrebbe sfondare come singolo, come l'iniziale " Wake & Shake Your Heart". Non mancano un paio di cover irriconoscibili: "Mad World" dei Tears for Fears, ma soprattutto l'incredibile versione di "War Pigs" dei Black Sabbath. Ma... meglio ascoltarlo.Fortemente consigliato


Secret Mountains - Rainer

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2013 (Friends Records)

Secret Mountains - Rainer I Secret Mountains sono un sestetto di Baltimora, che, attivo da ben quattro anni, dopo aver pubblicato una certa serie di EP, è finalmente giunto all'esordio ufficiale in full-length. La loro musica, per propria ammissione, nasce dalle esperienze più tempestose dei singoli componenti e, pertanto, non può che essere oscura e straniante: le chitarre hanno un incedere quasi shoegaze, il basso è minaccioso, le percussioni sono trascinanti, la voce di Kelly Laughlin è eterea ed onirica. È abbastanza difficile definire un genere, in quanto, nei sette brani di cui si compone "Rainer", si può sì identificare un certo dream-pop, ma certamente anche un rock di forte inflessione psichedelica; a momenti, poi, traspaiono delle cullanti alternanze post-rock... È facile, comunque, letteralmente abbandonarsi alle spire di questo album, inebriarsi dei suoi vapori intensi ed aromatici, del suo sentore di amaro fortemente alcolico. Consigliato


Foot Village - Make Memories

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2013 (Northern Spy)

Foot Village - Make Memories Il quartetto di Los Angeles ha inteso creare un concept, ma non nell'usuale significato del termine, che di solito si attribuisce al singolo album: in questo caso, si definiscono essi stessi un concept, nel senso che drammatizzano la loro esistenza, proiettandosi in un futuro catastrofico nel quale solo essi sarebbero sopravvissuti e descrivendo questa simpatica situazione in musica. E la loro musica è tutt'altro che convenzionale: essi danno sfogo alle loro tematiche fanta-politiche quasi esclusivamente per mezzo delle percussioni e della voce. E le percussioni sono ben complesse, con ritmi elaborati ed intrecciati sì da non far avvertire la mancanza di altre strumentazioni! E la voce è ben espressiva, in un'alternanza tra nenie psichedeliche e strilli di piglio punk. È certamente un ascolto poco consueto, ma la carica emotiva c'è tutta ed è convincente.Consigliato


Thalia Zedek Band - Via

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2013 (Thrill Jockey)

Thalia Zedek Band - Via Ho la forte sensazione di essermi perso qualcosa, avendo scoperto quest'artista dopo trent'anni di carriera e a cinquantadue anni suonati! È, infatti, almeno dal 1982 che Thalia Zedek calca le scene, prima come componente di band quali Dangerous Birds, Uzi, Live Skull, Come, poi come solista, adesso come Thalia Zedek Band. Per una bella monografia vi rimando a quella di Marco Florio per Ondarock, ma adesso parliamo un po' di questo suo ultimo album. "Via" mi ha sorpreso moltissimo: la voce tormentata di Thalia, che a me ricorda un po' Patti Smith, un po' Marianne Faithfull, tanto Tom Verlaine (sic), sembra essere fatta apposta per risvegliare i brividi, mai veramente sopiti, degli anni '80; il suo rock, graffiante ma sornione, che sembra evocare una rabbia rassegnata, è di quelli che piano piano si insinuano sottopelle e ti entrano nel sangue; si tratta di uno di quegli album, insomma, di cui non è facile stancarsi e, che, ad ogni nuovo ascolto, ti aggiunge motivi per ascoltarlo ancora e ancora... Grande stoffa per un'interprete di cui vorrei senza dubbio approfondire la conoscenza; speriamo che il tempo tiranno me lo permetta.Fortemente consigliato

Pagina Thrill Jockey con streaming


Pollyanna - The Mainland

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2013 (Vicious Circle)

Pollyanna - The Mainland I ragazzi (ma soprattutto le ragazze) della mia età conosceranno sicuramente Pollyanna, protagonista dell'omonimo romanzo del 1913 di Eleanor Hodgman Porter, la cui storia si basava soprattutto nel contrasto tra la tragedia della sua situazione familiare (orfana e malvista dalla zia che l'adotta) e l'inguaribile e contagioso ottimismo ereditato dal padre. In questo caso, il suo nome è stato preso in prestito da una garbata cantautrice parigina (che canta però rigorosamente in inglese), di cui non trovo moltissime notizie in rete. C'è da dire che sembra aver preso piuttosto l'indole tragica della sua eroina e l'ottimismo, se c'è, è abbastanza latente. Le dodici canzoni, infatti, anche se ogni tanto accennano ad un tentativo di allegria, rimangono essenzialmente languide e malinconiche. Guardate, ad esempio, il video di "My Favourite Song" (brano bellissimo del resto), in cui riesce a rendere estremamente commovente anche una storia a contenuto surreale. Si tratta di un album bello, sentito, mediamente toccante. Stupenda anche la foto di copertina.Consigliato


UUVVWWZ - The Trusted Language

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2013 (Saddle Creek Records)

UUVVWWZ - The Trusted Language Suoni aggressivi, riff potenti di chitarre distorte e bassi in evidenza; poi la voce femminile di Teal Gardner, tagliente ma algida; melodie che partono da radici blues, ma che sembrano anch'esse raffreddate, come per non voler risultare troppo annuenti. Il quartetto del Nebraska, per propria ammissione, ha un intento abbastanza cervellotico: "... we aspire to braid music theory with experimental poetry, which functions as a conduit toward a schizo-cultural critique and embodied project (see our video for Open Sign)..."; intendono portare avanti un discorso iniziato con l'eponimo album d'esordio, di cui questo è naturale evoluzione. Nei fatti, pur non avendo compreso molto del loro intento, credo che si tratti di un esperimento, in un certo senso, riuscito: la loro è una musica che travolge e frena allo stesso tempo, un alternarsi di emozioni che sembrano scatenarsi e che poi, nel momento in cui potrebbero raggiungere l'apice del coinvolgimento, ti abbandonano in uno stato di perplessità. "Open Sign" è un singolo potente; e davvero molto avvincente è anche il video, disturbante quanto basta. Consigliato


Keiji Haino, Jim O’Rourke, Oren Ambarchi - Now While It’s Still Warm Let Us Pour in All the Mystery

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2013 (Black Truffle)

Haino, O’Rourke, Ambarchi - Now While It’s Still... Si può non riuscire a star fermi ascoltando della musica sperimentale? Risposta: sì! Sui tre geniali artisti dell'avanguardia internazionale ci sarebbe da scrivere per settimane e forse non basterebbe neppure; basti dire che, tanto da soli quanto grazie alle loro molteplici collaborazioni, hanno elargito alle platee una serie sconfinata di creazioni, alcune molto affascinanti ed anche appetibili ed altre che non si possono decisamente definire alla portata di tutti i palati. Come trio, questo, che sarà ufficialmente pubblicato il 30 aprile, è il terzo album. Almeno dai video disponibili in rete, sembrerebbe che Haino la faccia un po' da padrone, con la sua chitarra indiavolata e la sua voce spettrale, mentre Ambarchi è impegnato alla batteria e O'Rourke si dà da fare al basso, ma voglio pensare che i ruoli si modifichino un po' nell'arco dei sei lunghi brani, interamente incisi dal vivo in un concerto tenuto a Tokyo. Per loro stessa definizione, la loro musica si muove "...from holy minimalism to cave-man rock..."; e, in effetti, tale definizione è tangibile: il minimalismo devo dire che è solo accennato, mentre un rock corposo e trascinante, che sembra fuoruscito da un'energia primordiale, pervade un po' tutta l'opera. Siamo al cospetto di un album che può dare grandi emozioni: assolutamente imperdibile.Assolutamente consigliato


Oren Ambarchi - Audience of One Degli stessi artisti:

Oren Ambarchi - Audience of One

1 febbraio 2012


The Drones - I See Seaweed

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2013 (MGM)

The Drones - I See Seaweed Sesto album per la band di Melbourne capitanata da Gareth Liddiard (il cui solo album "Strange Tourist" del 2010 bisogna assolutamente recuperare...). Cosa dire, a proposito dei Drones, se non che riportano il rock alla sua energia primordiale, coi loro live viscerali, con le loro liriche che sanno di disperazione e rabbia. I richiami ai tardi anni '70 sono forti, ma la loro musica non sa di stantio, anzi: sembra rinascere a nuovo vigore, con brani di una forza ormai dimenticata, con suggestioni irresistibili. Il recente ingresso del piano, poi, serve a creare un creativo contrasto con i suoni elettrici e graffianti a cui ci hanno abituati. Ognuno degli otto brani è un piccolo capolavoro: la lunga title-track iniziale, i cui parossismi danno l'idea di un'anima agonizzante, il singolo "How To See Through Fog", dalle sonorità stuzzicanti, e poi via via, senza alcuna caduta di tensione, con brani tutti corposi e densi fino allo struggente finale "Why Write A Letter That You'll Never Send" di nove e passa minuti, che già dal titolo riporta a quella disperazione che sembrerebbe far da tema conduttore di tutta l'opera. Album intenso e importante, che fa efficacemente da contraltare alle troppe banalità a cui ci stiamo purtroppo abituando. Io lo annoto decisamente tra i miei preferiti dell'anno. Assolutamente consigliato


Keaton Henson - Birthdays

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2013 (Oak Ten Records)

Keaton Henson - Birthdays Dopo la bella prova di "Dear" del 2012, torna il tormento interiore del barbuto Keaton, torna la sua voce tremula, forse qui un po' più ferma e decisa, torna il pathos e l'atmosfera struggente e il suo modo particolare di intendere lo slowcore. C'è qualcosa di nuovo, però: a tratti i ritmi si accelerano e la strumentazione si anima, facendosi carica, quasi a denotare una reazione, uno spirito combattivo che voglia vincere lo scoramento. Ed ecco che a canzoni più tipiche, come le bellissime "10 AM, Gare du Nord", "Lying to You" o "Sweetheart, What have You Done to Us?", se ne affiancano altre per lui inconsuete, come "Don't Swim", che, dopo un'iniziale calma apparente, si impenna in un corposo rock elettrico o come la successiva "Kronos", che promette fin da subito emozioni forti. Come era successo per Dear, ci troviamo di fronte ad un album che forse non divertirà, nel senso pieno del termine, ma che, sicuramente, non potrà lasciare indifferenti.Fortemente consigliato


Keaton Henson - Dear Dello stesso artista:

Dear (2012 - Oak Ten Records)

11 aprile 2012


Bo Ningen - Line The Wall

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2012 (Stolen Recordings)

Bo Ningen - Line The Wall Da Londra, quattro indiavolati giapponesi che cantano nella loro madre lingua: un rock al fulmicotone, tremendamente trascinante e psichedelico, curato e ricco di effetti, ma attento anche al lato melodico. Come ho letto da qualche parte, "This isn't noise for noise's sake": è difficile riuscire a star fermi al cospetto del loro muro di suono, che si amplifica in un crescendo continuo, attraverso episodi quali "Henkan", "Daikasiei Part 1", "Shin Ichi"..., fino a diventare proprio tempesta nel lungo brano "Daikasiei Part 2" e per poi finalmente acquietarsi nel successivo "Natsu No Nioi". Per quanto mi riguarda, anche la lingua giapponese (il cui suono adoro, pur capendoci praticamente nulla) contribuisce al fascino di questo album, forse insolito per gli indirizzi di questo blog, ma anche per questo per me particolarmente intrigante. Fortemente consigliato


Jenny O. - Automechanic

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2013 (Holy Trinity)

Jenny O. - Automechanic L'album di esordio di questa cantautrice di Los Angeles non è quel che si potrebbe definire un'opera spiccatamente originale: in effetti è un insieme di canzoncine che si destreggiano tra il pop, il folk e qualche spruzzata di rock. Quello che tipicizza fortemente questa pubblicazione è la voce di Jenny: infantile, dolce e suadente, ma anche piena e ben impostata, sì da impreziosire fortemente anche il brano più scontato. Muovendosi nell'ambiente giusto (è praticamente una presenza fissa nelle tournee di Father John Misty ed è in stretto contatto con Jonathan Wilson, che figura anche tra gli strumentisti dell'album) e avendo personalità da vendere, ha tutte le carte in regola per sfondare anche commercialmente. Brano killer: "Come Get Me".Da ascoltare preventivamente


The Revival Hour - Scorpio Little Devil

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2013 (Antiphon)

The Revival Hour - Scorpio Little Devil Magari questo nome non vi dirà nulla, ma andiamo a vedere chi sono i componenti: uno è John-Mark Lapham del gruppo intercontinentale The Earlies, l'altro è quel DM Stith, che, nel 2009, fece un po' fermare l'ambiente musicale alternativo con il suo "Heavy Ghost". Lo stile di Stith, così peculiare, nascondeva , secondo me, un rischio: era troppo particolare, tanto da imporsi esso stesso come un limite; infatti, dal 2009, l'artista è riuscito solo a pubblicare qualche EP, che non faceva altro che ricalcare i temi ed i toni dell'esordio. Quella di adesso, quindi, potrebbe costituire la mossa intelligente: l'apporto di Lapham, infatti, introduce nuova linfa alla già complessa architettura delle sue composizioni e, se la voce di DM non può non richiamare fortemente le atmosfere di Heavy Ghost, gli arrangiamenti ed i contributi strumentali e vocali di JM se ne distaccano, per seguire strade alternative. L'album è naturalmente sofisticato ed estremamente affascinante e, a livello tematico, narra una situazione comune ad entrambi i componenti: il disagio di vivere la propria omosessualità in ambienti intrisi di pregiudizi fino al midollo. Un'opera importante, che evoca dramma e genialità, che vuole stupire senza abbandonare un risentito contegno. I brani sono tutti pregevoli, ma un cenno particolare merita "Clean", con il suo solenne crescendo orchestrale, emozionante come pochi. Fortemente consigliato


Buke and Gase - General Dome

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2013 (Brassland)

Buke and Gase - General Dome Nel 2010, il loro esordio "Riposte" personalmente lo annoverai tra gli album più originali dell'anno (allora si chiamavano Buke and Gass). A tre anni di distanza torna il duo di Brooklyn, Arone Dyer e Aron Sanchez, con il loro moniker che, di fatto, è la citazione di due strumenti a corda di loro invenzione e realizzazione: Il buke ed il gase, appunto. Come dicevo in occasione del precedente lavoro, essi non aderiscono ad alcun genere in particolare e passano con estrema naturalezza dal rock al noise-pop (non disdegnando qualche sfumatura folk); a tratti richiamano certe strutture matematiche, mentre, soprattutto nel cantato di Arone (che rimanda a diverse interpreti prog di un passato più o meno recente), evoca anche forti brividi progressivi. Mescolando suoni dolci ed altri corrosivi, il duo ha saputo mettere insieme tredici brani di grande impatto suggestivo, alcuni dei quali risultano per me addirittura irresistibili (ascoltate, per esempio, "Hiccup" o "Hard Times"). Ottima prova veramente.Fortemente consigliato


Torres - Torres

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2013 (autoprodotto)

Torres - Torres Il suo vero nome è Mackenzie Scott ed è una giovane cantautrice di Nashville; l'album eponimo è il suo debutto discografico, messo su praticamente con le sue sole forze. Con una Gibson elettrica, comprata mediante una colletta dei familiari e pochi altri strumenti, intesse delle toccanti ballate, aventi come filo conduttore un tormento interiore, una disperazione sopita, dignitosa e mai patetica. La sua voce, che a tratti si fa roca e in altri si eleva quasi a spiccare il volo, dialoga con i suoni elettrici della sua fida chitarra (che suona splendidamente), saltuariamente disturbata da qualche secca percussione, che sembra aver perduto la strada. Ed ecco che nascono delle vere perle, come "Honey", "Jealousy and I"..., in cui la passione giunge ai suoi apici. Poi, però, arriva la primavera, il clima si riscalda e spunta anche il rock di brani come "When Winter's Over". Un esordio veramente ispirato: è lecito accampare delle aspettative sul futuro di questa artista; secondo me, non saranno deluse. Consigliato


Tom Morgan - Orange Syringe

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2013 (Fire)

Tom Morgan - Orange Syringe Il cantautore australiano Tom Morgan non è certo un ragazzino: come frontman del gruppo pop/rock alternativo Smudge, calca le scene dai primi anni '90; inoltre, il suo nome è legato a filo doppio al ben più noto gruppo The Lemonheads, essendo coautore di diversi loro brani. Gli Smudge, ufficialmente, sono ancora attivi (in effetti si riuniscono ad intervalli), ma qui vediamo l'interessante opera solista del loro leader. L'album forse non brilla per originalità, ma una caratteristica, che spesso mi par di notare nei gruppi ed artisti australiani, è identificabile in una forte coerenza passionale, che fa sì che le realizzazioni risultino molto credibili e avvincenti, anche se apparentemente banali. Anche la sua voce, dalla tonalità incerta (a tratti sembra quasi stonato, diciamocelo), accresce curiosamente il senso di genuinità compositiva. Si alternano toni brillanti ad altri decisamente dark, mentre le chitarre (e le tastiere) tessono delle trame emozionanti, spostando spesso l'indice dal pop al rock.Consigliato


Minimalhuge - II

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2013 (autoprodotto?)

Minimalhuge - II Ci sono pochissime notizie in rete di questo misterioso gruppo di Milano: in pratica c'è la pagina di Bandcamp loro dedicata, quasi scevra di contenuti descrittivi, un sito ufficiale, ancora più sibillino (al momento in cui scrivo, c'è solo lo streaming di due brani), un profilo Facebook con una manciata tra video e foto e altre frattaglie. Eppure hanno da poco pubblicato un full-lenght mica male! Questo "II" (ci sarà stato un "I"?), di cui ho visto una spaurita segnalazione sul forum di Ondarock, merita qualcosa di più di pochi ascolti incidentali: si tratta di originali variazioni sul tema dark-wave elettronica, con reminiscenze psichedeliche, qualche spunto industriale, ritmi oscuri e tribali, atmosfere ossessive e stranianti, sì da incutere uno stato di quasi trance ipnotica. È decisamente un album molto interessante e bisogna purtroppo dire che, nel nostro paese, tale eventualità rappresenta una vera rarità ormai! Se questa avventura non avesse un seguito, sarebbe veramente un peccato. Forza, ragazzi!Consigliato


The Eastern Sea - Plague

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2012 (WhiteLab BlackLab)

The Eastern Sea - Plague Avevo colpevolmente un po' messo da parte questo album, contando di ritornarci e adesso mi è sembrato poprio il caso. The Eastern Sea è un gruppo di Austin, Texas, nato nel 2005 come progetto solista di Matthew Hines, frontman della band. Abbastanza singolarmente, si autodefinisce gruppo progressive-pop: non credo di sbagliare se affermo che il loro è invece un mix abbastanza complesso di generi, in cui il pop sicuramente non manca, ma dove fanno capolino anche guizzi folk e frequenti vibrazioni rock. La cosa che colpisce immediatamente è la forte somiglianza vocale tra il cantante e John Darnielle (The Mountain Goats), soprattutto nella cadenza, ma si tratterà di un caso; oltretutto, la voce di Hines spesso assume modulazioni più pacate e sognanti, molto lontane da quelle di Darnielle. Dal punto di vista musicale, il richiamo al prog penso si riferisca soprattutto alla particolare struttura orchestrale ed agli intrecci strumentali, che a tratti sembrano duellare tra di loro. Nel complesso, si tratta di album in cui le canzoni si susseguono in modo da sembrare ognuna più bella della precedente, in un seducente crescendo. La breve e bellissima "There You Are" l'ho messa in top 20 tra le mie canzoni preferite del 2012. Consigliato


Bunny Brown - In Flames

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2012 (autoprodotto?)

Bunny Brown - In Flames Non ci sono tantissime notizie in rete di questa cantautrice di Toronto ed è più facile trovare i file digitali pirata che non recensioni. Secondo me è un vero peccato, perché si tratta di un'artista veramente ispirata, che sa conquistare con canzoni molto belle, dense di un pathos forse un po' datato, ma comunque coinvolgente. L'album, come ella stessa dichiara, riguarda le varie sfide della vita: l'amore, le sconfitte ed i trionfi; temi forse un po' triti, ma per questo sempre attuali. E poi, importano poi tanto i temi di un disco? "A Quiet Demon" la vado subito ad aggiungere alle mie canzoni preferite del 2012.Consigliato


Pere Ubu - Lady from Shanghai

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2013 (Fire)

Pere Ubu - Lady from Shanghai Ancora non avevo ascoltato un album del 2013 e quale migliore occasione di questa? Sì, un nome ormai appartenente al mito è tornato: dopo ben trentacinque anni dall'esordio, la geniale follia di David Thomas e della sua compagine torna con un'opera destinata, come al solito, a stupire. Per sua stessa dichiarazione, si tratta di un album dance; ma se la musica dance non vi piace, aspettate a storcere il muso, perché non si tratta di dance come ci si potrebbe aspettare. Il titolo è evidentemente ripreso dal visionario noir giudiziario di Orson Welles (film stupendo, tra l'altro), a cui il cantante, con il suo look più recente, somiglia parecchio. La grinta del gruppo non è affatto sopita e la voce di Thomas, se permettete, è perfino migliorata, perché è maturata ed ha perduto quei toni striduli che potevano anche dare fastidio. I ritmi ci sono e stimolano al movimento, ma si tratta di ritmi malati, di atmosfere oscure e vorticose. Alcuni brani sono veri e propri trip: ascoltate "414 Seconds" per gradire. Grande ritorno e grande inizio per questo 2013!Assolutamente consigliato


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