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post-punk

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Chrome - Half Machine from the Sun: The Lost Chrome Tapes ’79-’80

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2013 (Pledge Music)

chrome-2013.jpg I Chrome, per i pochi che non lo sapessero, sono uno dei gruppi capisaldi della scena della wave di avanguardia california anni '70 e '80, lo stesso scenario che vide l'esplosione dell'immenso fenomeno Residents, insieme ai Tuxedomoon e agli MX-80 (quattro gruppi che costituivano il cosiddetto quadrato di San Francisco e facevano capo alla residentsiana Ralph Records). Non si trattava certo di fenomeni mainstream e la loro ritrosia verso il mondo delle major era più che palese; la loro musica era particolarissima e relativamente ostica ai non addetti ai lavori ed influenzò e continua ad influenzare decine e decine di gruppi internazionali. Durante la lavorazione di "Half Machine Lip Moves" e "Red Exposure" (album che, insieme al mio preferito "Alien Soundtracks" costituiscono un trittico di veri capolavori) fu incisa una cospicua serie di ulteriori brani, in origine solo messi da parte, ma in seguito letteralmente dimenticati. Adesso, per iniziativa di Helios Creed, il chitarrista che si unì alla band dopo l'abbandono di Mike Low, i nastri perduti sono stati raccolti in questa compilation di ben diciotto brani, che, almeno per il momento, pare sia stata pubblicata solo in versione digitale. Diversamente dalle tante operazioni di questo genere, che spesso nascondono delle vere e proprie speculazioni commerciali, "Half Machine from the Sun" è invece un album che si pone come una delle pubblicazioni più interessanti del 2013: esso infatti non accusa l'età del materiale e, anzi, presentando il lato più accessibile dei Chrome (leggo in giro dei paragoni con Bowie...), può benissimo servire da apripista per coloro che ancora non hanno fatto la conoscenza con questo gruppo veramente mitico.

Da non perdere

Pere Ubu - Lady from Shanghai

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2013 (Fire)

Pere Ubu - Lady from Shanghai Ancora non avevo ascoltato un album del 2013 e quale migliore occasione di questa? Sì, un nome ormai appartenente al mito è tornato: dopo ben trentacinque anni dall'esordio, la geniale follia di David Thomas e della sua compagine torna con un'opera destinata, come al solito, a stupire. Per sua stessa dichiarazione, si tratta di un album dance; ma se la musica dance non vi piace, aspettate a storcere il muso, perché non si tratta di dance come ci si potrebbe aspettare. Il titolo è evidentemente ripreso dal visionario noir giudiziario di Orson Welles (film stupendo, tra l'altro), a cui il cantante, con il suo look più recente, somiglia parecchio. La grinta del gruppo non è affatto sopita e la voce di Thomas, se permettete, è perfino migliorata, perché è maturata ed ha perduto quei toni striduli che potevano anche dare fastidio. I ritmi ci sono e stimolano al movimento, ma si tratta di ritmi malati, di atmosfere oscure e vorticose. Alcuni brani sono veri e propri trip: ascoltate "414 Seconds" per gradire. Grande ritorno e grande inizio per questo 2013!Assolutamente consigliato


Eraas - Eraas

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2012 (Felte)

Eraas - Eraas Eraas è un duo di Brooklyn, nato dallo scioglimento del gruppo post-rock/avant-rock Apse, che dimostra di percorrere la propria strada infischiandosene delle mode e voltando le spalle, stilisticamente parlando, anche al gruppo genitore. Pescando un po' dal periodo post-punk, ma arricchendo quelle atmosfere scarne con sonorità elettroniche tutte contemporanee, essi riescono a catapultare l'ascoltatore in un oscuro mondo onirico, in cui i ritmi pulsanti, che si alternano a momenti di sentore dark-ambient, le voci eteree, poco più che sussurrate, le variazioni di ritmo e di intensità dimostrano la loro generosità nel produrre emozioni forti. In questo trova posto anche una certa componente melodica, abbastanza rara in opere di questo tipo. Album sicuramente da non trascurare!

Streaming su Stereogum - Bandcamp - Recensione di Gareth O'Malley per Music OMH

Per me, almeno 7.5/10


The Durutti Column - Short Stories for Pauline

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2012 (Factory)

The Durutti Column - Short Stories for Pauline Ed ecco un altro tuffo nei mitici anni '80! Chi conosce, pur sommariamente, la storia di Vini Reilly, avrà certamente sentito parlare di un misterioso quarto album "perduto", Short Stories for Pauline. In effetti, l'abum, composto da materiale inciso nel 1983, non è stato mai pubblicato (finora), ma i brani non si sono perduti e, in maggioranza, sono stati spalmati su alcune compilation. Adesso, finalmente, la pubblicazione vede la luce in un'edizione limitata in vinile di mille copie (con incluso download delle versioni digitali). I 14 brani[1], molti dei quali strumentali, riportano a quella atmosfera delicata e sognante a cui Reilly ci aveva abituati, nella sua peculiare forma di rock, che, secondo me, si potrebbe consideare come antesignana del post-rock. Sono suoni che non sentono affatto il peso dell'età e che potrebbero benissimo essere scambiati per produzioni contemporanee, tanto sono fini, sobri e privi di rigide connotazioni temporali. L'album in sé esprime un corpo unico e sarebbe stato un peccato conoscerlo smembrato. Si tratta certamente di una graditissima iniziativa.

L'articolata recensione di angstinmypants

Per me, almeno 8.0/10

Note

[1] Ma pare sia in giro anche una versione doppia con ulteriori 11 brani...


Spear of Destiny - The Singles 1983-1988

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2012 (Cherry Red)

Spear of Destiny - The Singles 1983-1988 Quando, nel lontano 1984, mi prestarono il loro One Eyed Jacks e cominciai ad ascoltarlo, mi dissi: "ma è un gruppo heavy metal?" e stavo per toglierlo dal giradischi (non ho mai amato l'heavy metal...). La cosa che mi portava fuori strada era la timbrica particolarissima e la potenza della voce di Kirk Brandon; poi, invece continuai ad ascoltarlo e non smisi per settimane. Questa, come dice esplicitamente il titolo, è una collection di singoli dal 1983 al 1988: trattandosi, appunto, di singoli, è ovvio che siano i brani più radiofonici e da larga platea; ma anche la canzone più convenzionale, interpretata da loro, diventa un evento. E poi contiene pezzi da novanta, come, ad esempio, Prisoner of Love e Liberator, che, secondo me, è uno dei brani più esaltanti della storia del rock tutto; tra l'altro, ne è presente anche una versione dub. Io, naturalmente, consiglierei i primi album, soprattutto Grapes of Wrath e lo stesso One Eyed Jacks, ma anche questa compilation, per godere di una full immersion degli Spear of Destiny, non è affatto da scartare.

E questa è la versione estesa

Recensione di Ged Babey per Louder than War

Per me, 8.0/10


Grass Widow - Internal Logic

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2012 (HLR)

Grass Widow - Internal Logic Se un gruppo di ragazze del futuro riscoprissero il surf-rock, molto probabilmente farebbero un album come questo. Le Grass Widow sono un trio di San Francisco, Hannah Lew (basso, voce), Raven Mahon (chitarra, voce), and Lillian Maring, (batteria, voce), autrici dei loro brani, già al terzo LP, che fanno del particolare affiatamento vocale loro principale punto di originalità: toccando generi tutto sommato più o meno datati (il suddetto surf, ma anche garage, post-punk...), riescono a dare un'atmosfera tutta particolare con una sorta di polifonia, straniante e affascinante, irresistibile e garbata al tempo stesso. I recensori le accostano alle Raincoats, ma a me le voci ricordano anche altri gruppi: ad esempio le Strawberry Switchblade (chi le ricorda?), ma lì eravamo dalla parti della synthwave... Il ritmo è sempre sostenuto e trascinante, ma ogni tanto rallenta in code o intro strumentali. È un album fresco, divertente, da ascoltare a volontà; resta da vedere se continueranno per questa strada oppure, chissà, che non intraprendano altri tipi di revival: sarebbe interessante!

Recensione di Ryan Staskel per Consequence of Sound

Per me, 8.0/10


Freshkills – Raise Up the Sheets

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2012 (The Middle Ground)

Freshkills – Raise Up the Sheets Un look da impiegati, quasi dei timidi Clark Kent, che, al momento opportuno, sfoderano borchie e costumi da Stranglers. E il riferimento al mitico gruppo di Guildford credo non sia del tutto azzardato: personalmente me lo ricordano i particolari riff di chitarra, un poco la voce del cantante e, alla lontana, anche la sezione ritmica. E il genere mi riporta nostalgicamente a quegli anni, con un dark rock vigoroso direttamente riferibile all'epoca post-punk... Di sicuro giocherà un ruolo in tal senso la presenza del gigante (in tutti i sensi) Jim Sclavunos (Sonic Youth, Lydia Lunch, Nick Cave and the Bad Seeds, The Cramps..., solo per citare qualcuno). In sostanza, forse la loro musica non sarà originalissima, ma questi simpatici ragazzi newyorkesi hanno sfornato un album tutt'altro che brutto, potente nella sua apparente semplicità ed evocativo dei brividi, mai sopiti, di quegli anni '80.

Recensione di Talk Rock To Me

Per me 7.5/10