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The Revival Hour - Scorpio Little Devil

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2013 (Antiphon)

The Revival Hour - Scorpio Little Devil Magari questo nome non vi dirà nulla, ma andiamo a vedere chi sono i componenti: uno è John-Mark Lapham del gruppo intercontinentale The Earlies, l'altro è quel DM Stith, che, nel 2009, fece un po' fermare l'ambiente musicale alternativo con il suo "Heavy Ghost". Lo stile di Stith, così peculiare, nascondeva , secondo me, un rischio: era troppo particolare, tanto da imporsi esso stesso come un limite; infatti, dal 2009, l'artista è riuscito solo a pubblicare qualche EP, che non faceva altro che ricalcare i temi ed i toni dell'esordio. Quella di adesso, quindi, potrebbe costituire la mossa intelligente: l'apporto di Lapham, infatti, introduce nuova linfa alla già complessa architettura delle sue composizioni e, se la voce di DM non può non richiamare fortemente le atmosfere di Heavy Ghost, gli arrangiamenti ed i contributi strumentali e vocali di JM se ne distaccano, per seguire strade alternative. L'album è naturalmente sofisticato ed estremamente affascinante e, a livello tematico, narra una situazione comune ad entrambi i componenti: il disagio di vivere la propria omosessualità in ambienti intrisi di pregiudizi fino al midollo. Un'opera importante, che evoca dramma e genialità, che vuole stupire senza abbandonare un risentito contegno. I brani sono tutti pregevoli, ma un cenno particolare merita "Clean", con il suo solenne crescendo orchestrale, emozionante come pochi. Fortemente consigliato


Michele Stodart - Wide-Eyed Crossing

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2012 (Keepsake)

Michele Stodart - Wide-Eyed Crossing Michele Stodart, bassista dell'interessantissimo progetto Magic Numbers, si affaccia ad un'eventuale carriera solista, distaccandosi abbastanza dal raffinato pop a cui il gruppo ci ha abituati. Se si tende a non aspettarsi grandi doti vocali da una persona che finora si sia limitata a suonare il basso, si è decisamente fuori strada! La sua voce, infatti, pur non essendo bella in senso canonico, di sicuro non passa inosservata; anche la sua forza interpretativa testimonia che siamo al cospetto di un'artista sensibilmente motivata. Le dieci canzoni che compongono l'album, notevoli anche dal punto di vista compositivo, sembrano provenire dal patrimonio folk/pop britannico (anzi, forse di più americano, viste le sonorità e le strumentazioni di stampo remoto-occidentale); alcune sono veramente incantevoli: l'iniziale "Here to Somehow", "Invitation to the Blues", "Foolish Love"... Quest'ultima, in particolare, col suo ritornello assassino, la vado ad aggiungere subito alla lista delle mie canzoni preferite del 2012.Fortemente consigliato

Sampler Amazon


Buke and Gase - General Dome

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2013 (Brassland)

Buke and Gase - General Dome Nel 2010, il loro esordio "Riposte" personalmente lo annoverai tra gli album più originali dell'anno (allora si chiamavano Buke and Gass). A tre anni di distanza torna il duo di Brooklyn, Arone Dyer e Aron Sanchez, con il loro moniker che, di fatto, è la citazione di due strumenti a corda di loro invenzione e realizzazione: Il buke ed il gase, appunto. Come dicevo in occasione del precedente lavoro, essi non aderiscono ad alcun genere in particolare e passano con estrema naturalezza dal rock al noise-pop (non disdegnando qualche sfumatura folk); a tratti richiamano certe strutture matematiche, mentre, soprattutto nel cantato di Arone (che rimanda a diverse interpreti prog di un passato più o meno recente), evoca anche forti brividi progressivi. Mescolando suoni dolci ed altri corrosivi, il duo ha saputo mettere insieme tredici brani di grande impatto suggestivo, alcuni dei quali risultano per me addirittura irresistibili (ascoltate, per esempio, "Hiccup" o "Hard Times"). Ottima prova veramente.Fortemente consigliato


Nataly Dawn - How I Knew Her

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2013 (Nonesuch)

Nataly Dawn - How I Knew Her Per chi non lo sapesse, esiste un gruppo californiano chiamato Pomplamoose, composto da Jack Conte e, appunto, Nataly Dawn, che qui si cimenta da solista. Con la collaborazione del suddetto Conte e di altri musicisti di rilievo, ha messo insieme dodici canzoni, in cui ha voluto dar voce ad altrettanti racconti autobiografici. Se dovessi da questo indovinare il suo carattere, direi che è una donna briosa e simpatica, ma che, all'occorrenza, diventa seria e romantica. In effetti, l'album esprime gioia e spensieratezza, per merito certamente degli arrangiamenti brillanti, ma anche grazie alla sua voce limpidissima; ogni tanto, però, fa trasparire qualche velo di sofferenza; in questo, potrebbe ricordare il grandissimo esempio di Dear Reader. Comunque sia, è un'opera tutt'altro che noiosa, con alcuni dei brani che, sì, spiccano sul resto (come l'iniziale "Araceli" o "Long Running Joke", ad esempio), ma che non per questo lamenta punti deboli.Consigliato


Tom Morgan - Orange Syringe

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2013 (Fire)

Tom Morgan - Orange Syringe Il cantautore australiano Tom Morgan non è certo un ragazzino: come frontman del gruppo pop/rock alternativo Smudge, calca le scene dai primi anni '90; inoltre, il suo nome è legato a filo doppio al ben più noto gruppo The Lemonheads, essendo coautore di diversi loro brani. Gli Smudge, ufficialmente, sono ancora attivi (in effetti si riuniscono ad intervalli), ma qui vediamo l'interessante opera solista del loro leader. L'album forse non brilla per originalità, ma una caratteristica, che spesso mi par di notare nei gruppi ed artisti australiani, è identificabile in una forte coerenza passionale, che fa sì che le realizzazioni risultino molto credibili e avvincenti, anche se apparentemente banali. Anche la sua voce, dalla tonalità incerta (a tratti sembra quasi stonato, diciamocelo), accresce curiosamente il senso di genuinità compositiva. Si alternano toni brillanti ad altri decisamente dark, mentre le chitarre (e le tastiere) tessono delle trame emozionanti, spostando spesso l'indice dal pop al rock.Consigliato


In Sintesi (3-2013)

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Villagers - {awayland}Da ascoltare preventivamente Villagers - {awayland}

album (2013 - Domino) - alternative pop

Recensione di Lorenzo Righetto per Ondarock


Widowspeak -AlmanacConsigliato Widowspeak . Almanac

album (2013 - Captured Tracks) - alternative pop, psychedelia

Recensione di Vassilios Karagiannis per Ondarock


Serafina Steer - The Moths are Real

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2013 (Stolen)

Serafina Steer - The Moths are Real Nell'approccio con questo album, non fate lo stesso errore in cui sono incorso io: ad un primo ascolto, si corre, in effetti, il rischio di bollarlo come troppo evanescente. Niente di tutto questo: spinto da un amico ho voluto riascoltarlo, constatando che "The Moths are Real" è un piccolo tesoro nascosto, da svelare senza alcuna fretta, abbandonandosi, anzi arrendendosi alle sue spire. La giovane londinese Serafina Steer è eccellente arpista (ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti a questo proposito), pianista e poli-strumentista, oltreché cantante ed autrice sopraffina. Ha collaborato con artisti del calibro di Patrick Wolf, Tunng, Jarvis Cocker, Bat for Lashes, tra gli altri. La sua è una genialità timida, che non ha voglia di esporsi e che si esprime nel saper portare il suo particolare modo di interpretare il folk verso vette suggestive, fatte di suoni eterei e solennità di stampo neo-classico. Ed ecco che l'opera, da evanescente che sembrava, assume una potenza espressiva così affascinante da imporre ascolti all'infinito.Consigliato

Dopo aver pubblicato questo articoletto, ho notato la bella recensione di Raffaello Russo su music won't save you


Jesca Hoop - The Complete Kismet Acoustic

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2013 (Last Laugh)

Jesca Hoop - The Complete Kismet Acoustic L'album del 2007 dell'originalissima cantautrice californiana, "Kismet" appunto, è noto come uno degli esordi più intriganti della musica americana. L'anno dopo, ne fu pubblicato, in EP, un breve estratto in versione acustica. Adesso l'operazione si completa con ulteriori brani allora non inclusi e l'aggiunta di due inediti ("Paradise" e "Worried Mind"). Personalmente non ho mai amato queste strane operazioni commerciali, ma, in questo caso, il valore intrinseco dell'album supera qualsivoglia perplessità. Le versioni qui proposte sono essenzialmente interpretate dalla sua particolare voce, accompagnata da sole chitarre (ad eccezione degli inediti e di "Money", che è dal vivo). La scarna strumentazione non fa altro che evidenziare la squisita capacità compositiva di Jesca e mette ulteriormente in risalto la voce e le doti interpretative. L'originale Kismet da studio rimane un piccolo capolavoro, ma, preso da solo, questo album sfiora davvero l'incantevole, col suo alternarsi di canzoni dall'incedere spiritoso ed altre, invece, struggenti fino alle lacrime. Fortemente consigliato

Streaming su Soundcloud


The Eastern Sea - Plague

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2012 (WhiteLab BlackLab)

The Eastern Sea - Plague Avevo colpevolmente un po' messo da parte questo album, contando di ritornarci e adesso mi è sembrato poprio il caso. The Eastern Sea è un gruppo di Austin, Texas, nato nel 2005 come progetto solista di Matthew Hines, frontman della band. Abbastanza singolarmente, si autodefinisce gruppo progressive-pop: non credo di sbagliare se affermo che il loro è invece un mix abbastanza complesso di generi, in cui il pop sicuramente non manca, ma dove fanno capolino anche guizzi folk e frequenti vibrazioni rock. La cosa che colpisce immediatamente è la forte somiglianza vocale tra il cantante e John Darnielle (The Mountain Goats), soprattutto nella cadenza, ma si tratterà di un caso; oltretutto, la voce di Hines spesso assume modulazioni più pacate e sognanti, molto lontane da quelle di Darnielle. Dal punto di vista musicale, il richiamo al prog penso si riferisca soprattutto alla particolare struttura orchestrale ed agli intrecci strumentali, che a tratti sembrano duellare tra di loro. Nel complesso, si tratta di album in cui le canzoni si susseguono in modo da sembrare ognuna più bella della precedente, in un seducente crescendo. La breve e bellissima "There You Are" l'ho messa in top 20 tra le mie canzoni preferite del 2012. Consigliato


Dutch Uncles - Out of Touch in the Wild

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2013 (Memphis Industries)

Dutch Uncles - Out of Touch in the Wild Io non posso definirmi un amante del pop, ma quando il pop viene stravolto e assume dimensioni diverse, acquistando quasi una forza alchemica, allora questo genere sfreccia tra i miei preferiti. Su quella scena di Manchester, che anche recentemente si sta facendo notare per uscite interessanti, i Dutch Uncles spiccano sicuramente come gruppo più originale e intrigante. Già al primo ascolto, la loro musica lascia a bocca aperta, soprattutto per la sua peculiare struttura, che definirei quasi di stampo matematico; l'alternarsi di strumenti elettrici, elettronici ed acustici, che spesso si scatenano in scintillii di reminiscenza frippiana, crea una sorta di continuum, per uno stato di incanto dall'inizio alla fine; la limpida voce di Duncan Willis, poi, si integra perfettamente con il resto. Un pop raffinatissimo, sofisticato e cristallino, insomma, per un album da mettere subito nel novero dei preferiti; non per nulla, li ho visti paragonare agli XTC, ai Talking Heads... Se il buon giorno si vede dal mattino, questo 2013 promette veramente bene!Assolutamente consigliato


The Goblin Market - Beneath Far Gondal’s Foreign Sky

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2012 (Green Monkey)

The Goblin Market - Beneath Far Gondal’s Foreign Sky Il duo di Seattle Jeff Kelly and Laura Weller sono presenti sulla scena attiva fin dal 1984, ovvero fin dalla fondazione del loro gruppo principale, i Green Pajamas, band con la fama di underrated (io sinceramente non li conoscevo). Quindi, come sarà un progetto minore e laterale di un gruppo sottovalutato? Certamente interessante. L'album ruota attorno ad una sorta di concept: le dodici canzoni sono tutte riferite alle opere delle sorelle Bronte, soprattutto Emily, della quale hanno preso in prestito anche dei versi per i testi. Coerentemente, il genere non poteva che orientarsi verso certo folk gotico e ad un pop da camera dall'aria dimessa; i suoni, infatti, sono ovattati e un po lo-fi; ciò contribuisce a rendere le atmosfere ancora più sognanti e romantiche. Album abbastanza gradevole, da apprezzare alla distanza...Consigliato


Asia i Koty - Miserable Miaow

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2012 (Nasiono)

Asia i Koty - Miserable Miaow Il suo nome è Joanna Kuzma ed è considerata forse la voce femminile più interessante sulla scena musicale polacca. Lo pseudonimo Asia I Koty significa "Asia e i gatti" e chissà che non ci sia un diretto riferimento ad uno dei nomi che sempre più spesso si associa al suo: Cat Power. Ma che questo non vi porti a conclusioni affrettate: lei è un'artista paragonabile alla dolce Charlyn Marshall, ma certo non è sua emula. Infatti, dimostra una personalità molto spiccata che si manifesta nel suo pop/rock originalissimo, a base prevalentemente acustica, ma in cui una tenue elettronica offre degli sporadici spunti di sperimentalismo; la sua voce, poi, è un perfetto connubio di dolcezza e tormento. Un album corposo, vibrante e raffinato, svolto in una sorta di concept in chiave malinconia. Da sentire.

Per me, 8.0/10


Jessica Sligter - Fear and the Framing

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2012 (Hubro)

Jessica Sligter - Fear and the Framing Sto pensando a tutte quelle webzine, ai forum etc., che già da qualche settimana si affannano a pubblicare le classifiche del 2012, quasi nelle foga di arrivar primi e intanto si perdono delle meraviglie come questa! L'olandese Jessica Sligter, qui al suo secondo lavoro (anche se per il primo si era presentata al pubblico con lo pseudonimo di ), ha realizzato un album sorprendente: originalissimo, coraggioso, fondendo suoni eterei a sperimentazioni di impatto non certo immediato, insinuando droni e umori industriali, ma sempre incantando con la sua bellissima voce. La cantautrice dimostra, inoltre, una grande e matura personalità, arrangiando tutti i brani. ma lasciando, nello stesso tempo, al nutrito gruppo di collaboratori una grande autonomia. Questo album finirà certamente tra le primissime posizioni della lista dei miei album preferiti dell'anno.

Soundcloud - recensione di Daniel Paton per Music OMH

Per me, 8.5/10


Martin Rossiter - The Defenestration of St. Martin

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2012 (Drop Anchor Music)

Martin Rossiter - The Defenestration of St. Martin Debutto in grande stile per il gallese Martin Rossiter ex componente dei Gene; non vi aspettate il pop britannico del suo vecchio gruppo: le dieci suggestive canzoni che compongono questo album vanno piuttosto nella direzione di un cantautorato di stampo nostalgico, in cui il piano assume un'importanza primaria. A primo acchito l'impressione che si riceve è di una forte omogeneità (leggasi: le canzoni potrebbero sembrare tutte uguali), ma, dopo qualche ascolto, cogliere le sfumature che identificano ogni brano diventa parte integrante di un gradimento che non tarderà ad arrivare ed è destinato a crescere e resistere a lungo.

Recensione di George Bass per Drowned in Sound

Per me, 8.0/10


Mo Kenney - Mo Kenney

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2012 (Pheromone)

Mo Kenney - Mo Kenney Torniamo in Canada per il debutto di questa giovanissima cantautrice di Halifax, Nuova Scozia. Ciò che colpisce subito, alle prime note, è l'entusiasmo unito ad una classe un po' acerba, ma non per questo meno affascinante, anzi.... Dimostra decisamente di avere le carte in regola a livello compositivo, muovendosi agevolmente tra folk, pop (e rock), alternando strumenti acustici ed elettrici e riuscendo a confezionare alcune canzoni, che potrebbero benissimo emergere dal panorama indipendente, per dare l'assalto al grande pubblico. Ascoltate, per esempio, le struggenti "Scene of the Crime" o "The Great Escape", che a me fanno venire in mente i brividi provati coi Dear Reader. Altra staffilata emotiva, poi, è la cover di "Five Years" di Bowie. Bello davvero.

Sito ufficiale con streaming parziale

Per me, 7.5/10


Andy Shauf - The Bearer of Bad News

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2012 (autoprodotto)

Andy Shauf - The Bearer of Bad News Un titolo così malaugurante per un album forse non sembrerebbe appropriato, ma la classe che trasuda immediatamente da quest'album lascia presagire, invece, una carriera ricca di soddisfazioni, almeno dal punto di vista artistico. In effetti, si tratta di un autore canadese poco prolifico, che, fin dal suo esordio nel 2008, ha pubblicato ben poco finora, ma "The Bearer of Bad News" si pone subito come quello che probabilmente è destinato a rimanere il suo capolavoro. La voce di Andy Shauf è vagamente androgina e questo, piuttosto che disturbare, la rende ancora più coinvolgente ed emozionante. I toni della sua musica sono oscuri e pessimistici (e in questo il titolo è coerente), ma il cantautore dimostra di avere una sorta di carisma, sapendoti prendere per mano per portarti lungo un viale alberato e ventoso, in cui il pessimismo diventa un rapimento irresistibile. La sua è una dote che certo non ci si aspetterebbe da un cantautore così giovane. I testi sono, come è logico aspettarsi, drammatici e claustrofobici, narrando di vite di provincia, frustrate e corrose da una violenza latente. Gli arrangiamenti sono opulenti e ben integrati nell'atmosfera sapientemente creata. I dodici brani sono tutti notevoli per carica emotiva e valenza compositiva, ma la lunga Wendel Walker sa veramente avvolgere in modo inesorabile nelle sue spire, con la voce di Andy, che, quando si alza, fa venire i brividi.

Bandcamp

Per me, più che 8.0/10


Almost Charlie - Tomorrow’s Yesterday

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2012 (Words on Music)

Almost Charlie - Tomorrow’s Yesterday Almost Charlie è quel che si può definire un duo per corrispondenza: in pratica, il cantante e polistrumentista berlinese Dirk Homuth ed il paroliere newyorkese Charlie Mason, a quanto si dice, non si sono mai incontrati di persona, ma, scambiandosi il materiale attraverso la rete, hanno instaurato un sodalizio artistico fin dal 2003 ed hanno pubblicato già un album nel 2009. Ma parliamo subito di questa pubblicazione e facciamolo, perché no, partendo dalla bellissima copertina, che già da sola evoca tutta la cura profusa per creare un vero scrigno di emozioni, tenui ma insinuanti al tempo stesso. Il loro è un pop, con venature folk, che attinge, per le sensazioni immediate, dal pop britannico delle origini (forti i richiami ai Beatles), ma poi se ne distacca, per spiccare un volo verso le vette più alte della suggestione nostalgica e si adorna di un lirismo raro ed ispiratissimo. Non vi fermate ai primi ascolti, perché è uno di quegli album che subito è sì gradevole, ma non sconvolge; dopo, però, rischia di indurre una vera e propria assuefazione, travolgendo nel suo caldo abbraccio, con alcuni brani (ma io direi anche tutti) destinati a diventare indimenticabili. Insomma, siamo al cospetto di un'altra opera di quelle che lasciano il segno.

Alcuni brani su Soundcloud

Recensione di Ignazio Gulotta per Distorsioni

Per me, per ora, più che 8.0/10 (anche questo può essere destinato a salire...)


Jodymoon - The Life You Never Planned On

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2012 (Rich Lady)

Jodymoon - The Life You Never Planned On Questo album, edito in aprile e quasi completamente passato inosservato (stranamente, non se ne trova traccia neanche nei soliti blog), meriterebbe invece un'attenzione particolare. Avevo già notato il gruppo olandese (di Maastricht, per la precisione) nel 2010, per il loro Who Are You Now (la title-track è stata una delle mie canzoni preferite dell'anno), che adesso ripropone, con questa nuova pubblicazione, il suo personale stile, forte di una grande perizia vocale e strumentale, intriso di grande classe e libero di esprimersi, senza limitazioni di genere. Spaziano, infatti, tra il pop, il folk, il jazz, il blues, il soul e dimostrano di avere una grande capacità compositiva, creando canzoni solide e tremendamente avvincenti. Vi anticipo che non troverete l'album in rete, ma, per fortuna, è disponibile per lo streaming integrale: godetevelo così, per ora, in attesa di un acquisto che val bene il denaro speso.

Streaming

Per me, più che 8.0/10


Borko - Born To Be Free

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2012 (Kimi / Sound of a Handshake)

Borko - Born To Be Free Un'altra terra decisamente fertile, per quanto riguarda gli artisti che ha sfornato (ormai ho perso il conto), è l'Islanda, col suo fantastico mix di fuoco e di ghiaccio. Considerando che conta più o meno gli abitanti di una nostra media città (poco più di 300.000), credo si possa dire che abbia una densità invidiabile di musicisti ed interpreti valenti...! Ed il barbuto Borko (vero nome Björn Kristiansson), qui al secondo album, non fa certo eccezione! La sua musica si distingue subito per uno stile molto personale, in cui una "pienezza" ed una ricchezza di arrangiamenti, quasi orchestrali, portano spesso a veri e propri trionfi di stampo classico. Una prog-psichedelia simil-floydiana si affaccia a tratti, mentre, in altri momenti, è l'Eno del periodo pop a manifestarsi. Nell'insieme, si tratta di un album molto originale, interessante e corposo, a tratti proprio emozionante: un altro grande episodio da iscrivere negli zeppi annali della musica islandese...!

Per me, 8.0/10


Boy Omega - Night Vision

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2012 (Tapete)

Boy Omega - Night Vision Boy Omega, moniker sotto cui si cela lo svedese Martin Henrik Hasselgren, già al sesto album (a quanto pare, però, questo dovrebbe essere il primo ad essere stato inciso in un vero e proprio studio di registrazione), è un ulteriore esempio di come la musica scandinava riesca sempre a sorprendere, in qualsiasi genere si cimenti. In questo caso parliamo di pop, ma non vi aspettate le canzonette: sul sito della Tapete, si fa riferimento soltanto a Elliott Smith, Sparklehorse, Sufjan Stevens, Iron & Wine e Bright Eyes. Di mio ci aggiungo che, a tratti, mi sembra una versione maschile di Bjork (ascoltate. ad esempio. Halos) e, in altri momenti, fa riaffiorare reminiscenze Arcade Fire. Bisogna dire che la sensazione del già sentito è forte, ma contribuisce un dare un brivido di piacere piuttosto che stridere. In tutto l'arco dell'album, pur alternando brani movimentati, ma sempre drammatici e intrisi d'angoscia, ad altri più lenti e struggenti, si mantiene un forte senso di coerenza, in cui ogni singola nota sembra stare al posto giusto. La strumentazione è cospicua: una decina almeno di strumenti, ma tutti affidati alle mani dell'autore... Ascoltatelo: non ve ne pentirete.

Articolo della Tapete e sampler

Per me, 8.0/10 (e che ve lo dico a fare?)


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