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Julia Holter - Loud City Song

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2013 (Domino)

julia-holter-loud-city.jpg L'album pubblicato nell'appena trascorso 2013 dalla semidea Julia è tanto una conferma quanto un segno di progresso. Pur mantenendo la potenza onirica di "Tragedy" ed "Ekstasis", qui sembra lasciare un po' da parte la prepotente passionalità dei precedenti album, elargendo sonorità più mature e calibrate, con un'attenzione al jazz che prima era solo accennata ed ottenendo un risultato più omogeneo e compatto. In un modo diverso, ha comunque realizzato un altro piccolo capolavoro, condividendo lo spaccato della sua irresistibile, quasi esoterica, appunto, interiore spiritualità.

http://youtu.be/H5M8qRN_Rl0


April March & Aquaserge - April March & Aquaserge

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2013 (Freaksville)

april-march-aquaserge.jpg Ancora un album inusuale: innanzitutto contiene anche brani in francese ed io non ho mai nascosto di essere un tantino misogallo per quel che riguarda la lingua; inoltre contiene a tratti una certa dose di umorismo, che è sempre difficile trovare nelle opere che mi piacciono veramente (limite mio). April March è una cantante, animatrice ed autrice pop americana, evidentemente appassionata del mondo e della cultura francese. Dietro il nome Aquaserge, invece, troviamo Julien Barbagallo dei Tame Impala, Julien Gasc degli Stereolab e Benjamin Gilbert dei Melody's Echo Chamber. Ma veniamo alla musica: è un vero tuffo nella Francia degli anni '60, con il suo pop yeye sbarazzino e cantilenante, che si alterna, però a momenti intimi e riflessivi, quasi da night. C'è una certa forza subliminale, però, in questo album, una specie di contagio che, dopo qualche ascolto, fa in modo che riprenderlo diventa quasi una necessità. Beh, un po' di allegria, ogni tanto non guasta, anche per un musone come me.

Consigliato

Xenia Rubinos - Magic Trix

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2013 (jaba Jaba Music)

Xenia Rubinos - Magic Trix Xenia Rubinos, un mix di sangre caliente portoricano e cubano non poteva che mettere insieme un crogiolo di suoni esplosivi e intriganti, da far saltare su dalla sedia. E, secondo me, è andata oltre alle sue stesse previsioni! Mentre la sua voce limpida e dolce, che canta un po' in inglese e un po' in spagnolo, rivela (o almeno sembra rivelare) una certa estrazione jazz, il mondo attorno a lei si scatena in stramberie: ritmi martellanti, tiritere acapella, elettroniche impazzite, irresistibili ritornelli parlati ("Ultima" è uno spasso)... Ma tutto ciò non deve fuorviare: non si tratta di semplice divertimento scacciapensieri. La sostanza c'è ed è solida; i brani che, in un primo momento si fanno notare per qualche vezzo spiritoso, poi si fanno ascoltare seriamente, perché sono intensamente belli. È come se questo album si estendesse su diversi livelli: una crosticina gustosa e sbarazzina e sotto un piatto succulento ed energetico. In rete ho visto che si fanno tanti nomi (tUnE-yArDs, Battles, St. Vincent...), ma secondo me sono accostamenti ammissibili per la sua originalità; per il resto, invece, Xenia ha una personalità tutta sua, seconda a nessuno. Per me è un gioiellino. Assolutamente consigliato


Steve Kilbey & Martin Kennedy - You Are Everything

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2013 (MGM)

Steve Kilbey & Martin Kennedy - You Are Everything Terzo album, frutto della collaborazione tra l'ex Church, cantante, autore e bassista Steve Kilbey e Martin Kennedy, compositore e pianista del gruppo strumentale, anch'esso australiano, All India Radio. Quello che si può dire di questo album è che affiora immediatamente la classe di due artisti di razza, una padronanza assoluta dei propri mezzi, che pone subito l'ascoltatore in uno stato di convinto abbandono. In effetti, non c'è nulla di straordinario in questi brani: strutturalmente sono semplici, direi quasi déjà vu, ma l'atmosfera che si respira è quasi unica, densa e coinvolgente come pochi sanno rendere. I richiami agli anni '80 sono tanti, così come gli ammiccamenti a certe cadenze bowiane (che fanno sempre il loro effetto). Alcune delle canzoni, poi, sono davvero affascinanti; ed un ruolo determinante assume la tipica voce australiana di Kilbey. A tale proposito, mi sono sempre chiesto come mai molti cantanti australiani abbiano un tono della voce che richiama, appunto, quello di Kilbey. sarà lui il capostipite di questa particolare inflessione oppure si tratterà proprio di una sorta di accento caratteristico...? Consigliato


Magic Arm - Images Rolling

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2013 (Switchflicker)

Magic Arm - Images Rolling Secondo album per quella che, di fatto, è una one-man band di Manchester, spesso accostata ai Grizzly Bear (a cui ha fatto alcune volte da spalla): è infatti il polistrumentista e cantante Marc Rigelsford che fa praticamente tutto, aiutandosi con registrazioni, campionamenti e compagnia bella... Dopo il mediamente acclamato "Make Lists, Do Something" del 2009, "Images Rolling" sembra fare qualche passo avanti, sia come ricchezza strutturale che come intuizioni melodiche. Ed ecco che pop e folk si combinano e si ornano di connotazioni chamber o addirittura sinfoniche (con un bellissimo piano in evidenza, coi fiati, gli archi...), tra cui trova posto anche qualche spruzzata di elettronica. I brani sono ben assortiti (troppo?), con frequenti variazioni di temi e di ritmi. C'è da sperare che la sua musica sia ancora in progressione, sì da conseguire in un prossimo futuro risultati che già da ora promettono l'eccellenza.Consigliato


Yasmine Hamdan - Ya Nass

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2013 (Crammed Discs)

Yasmine Hamdan - Ya Nass Quanto ho scritto tempo fa, in occasione dell'album dei Monoswezi, sulla musica africana, vale anche per la musica arabofona e world in genere: ne parlo poco solo perché la mia conoscenza in questi campi è tremendamente frammentaria e scrivere di un artista significherebbe far torto a chissà quanti altri. Anche in questo caso, però, faccio un'eccezione perché la componente world è solo una parte del contenuto artistico dell'album. La bellissima libanese Yasmine, già dall'aspetto, ci fa presagire quello che troveremo nella sua musica: lei è, infatti, terribilmente sexy, ma sfoggia due occhioni grandi e tristi, che, banalmente, possiamo ricondurre alla drammatica situazione mediorientale (e credo ne parli particolarmente la struggente "Beirut"). All'ascolto, troviamo sì tante sonorità orientali e, naturalmente, la lingua araba, che io trovo musicalmente straordinaria (pur non capendoci un'acca), soprattutto per le voci femminili; non bisogna però trascurare il fatto che lei vive a Parigi da diversi anni, dove ha collaborato con diversi nomi noti della scena europea, tra cui Cocorosie; forse anche per questo motivo, sono tante le influenze occidentali che saltano fuori dai suoi brani: una su tutte, io credo di avvertire un deciso sapore Cocteau Twins, che ricorre in diversi punti dell'album. Si tratta di dodici brani dolcissimi, malinconici, sensuali e suadenti, con qualche breve episodio leggermente più andante. Un album delizioso, da ascoltare e riascoltare, facendosi cullare dal suo irresistibile fascino esotico. Fortemente consigliato


Julia Holter - Maria

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2013 (Human Ear)

Julia Holter - Maria Dopo quel gioiello dell'anno scorso, Ekstasis e in attesa del nuovo album, "Loud City Song", previsto in uscita per il 20 agosto e il cui singolo in avanscoperta, "World", promette davvero bene, ascoltiamoci questo mini-lp interlocutorio. Esso riprende un singolo con lo stesso nome di un paio di anni fa e aggiunge altri brani, incisi prevalentemente dal vivo, che pare facciano parte di un progetto di traduzione di brani poetici surreali stranieri, soprattutto russi. Qui abbiamo a che fare con una Holter più romantica e immediata, alquanto diversa da ciò che aveva mostrato in Ekstasis, con le sue atmosfere complesse e delicate allo stesso tempo, coi suoi sogni rarefatti a tinte pastello. Intrinsecamente sarebbe anche un bel disco; ciò che un po' disturba è la qualità tecnica dell'incisione, decisamente bassa: una cosa che non può andare d'accordo con le sublimi sensazioni che Julia Holter sa elargire... Da ascoltare preventivamente


Julia Holter - Ekstasis Della stessa artista:

Ekstasis (2012)

7 marzo 2012


Mark Kozelek & Jimmy Lavalle - Perils from the Sea

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2013 (Caldo Verde)

Mark Kozelek & Jimmy Lavalle - Perils from the Sea Di questo album circola un'altra copertina, uguale nella grafica, ma nella quale, invece del nome dei due artisti, compare Sun Kil Moon & The Album Leaf. Per i pochi che non lo sapessero, Mark Kozelek, non solo è il frontman del progetto Sun Kil Moon, ma lo era anche nientepopodimeno che dei Red House Painters! Da parte sua, Jimmy Lavalle è invece la mente del progetto The Album Leaf. Con queste premesse, non ci poteva aspettare un risultato che fosse meno che interessante; ed in effetti, "Perils from the Sea" è un album che non può passare inosservato: è corposo, sia come durata (più di un'ora) che come intensità ed omogeneità; con un particolare uso dell'elettronica, in cui Lavalle è maestro e l'apporto acustico e lirico di Kozelek, i due hanno confezionato una personalissima variante di pop-folk, che risulta struggente, a tratti e martellante, quasi ipnotica, per il resto. Parlando di omogeneità, l'album è molto uniforme, soprattutto dal punto di vista ritmico, ma questo non significa che sia monocorde: anzi, il ritmo crea una sorta di filo conduttore, che contribuisce a rendere più tangibile il corpo dell'opera. Dei dieci lunghi brani, nessuno può essere considerato minore o riempitivo; il mio preferito, comunque, rimane quell'incredibile "Gustavo"... Fortemente consigliato


Jenny Hval - Innocence Is Kinky

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2013 (Rune Grammofon)

Jenny Hval - Innocence Is Kinky Ed ecco un'altra donna per cui stravedo! Siamo molto distanti da Dear Reader, tanto geograficamente (sudafricana, ma con frequentazioni berlinesi, quella e norvegese questa) quanto musicalmente e per i contenuti. Jenny Hval è certamente un personaggio unico nel suo genere (io mi sento di paragonarla alle cose più estreme di Bjork...): nata come Rockettothesky (in effetti questo non era altro che il suo stage name), ha poi intrapreso la sua carriera autografa. pubblicando quello spaventoso "Viscera" del 2011 (anche questo, per me, in top list). Il punto saliente della sua arte è certamente la sua splendida voce, fredda, tipicamente nordica, tagliente, ma capace come poche di penetrare fino all'anima. La sua musica è la dimostrazione lampante di come lei sia veramente un'artista, che rifugge le mode e il facile impatto sul pubblico. Rispetto a Viscera, che alternava momenti di sublime coinvolgimento ad altri più devoti al minimalismo, in questo nuovo album noto una maggiore omogeneità: forse non ci sarà il brano che ti fa svenire, ma, nello stesso tempo, non ci sono episodi che allentano la tensione emotiva. Anche per questo non voglio citare l'uno o l'altro brano: "Innocence is Kinky" è una stupenda opera da godere dall'inizio alla fine. Assolutamente consigliato


Jenny Hval / Havard Volda – Nude On Sand Della stessa artista:

Jenny Hval / Havard Volda – Nude On Sand

19 febbraio 2012


Dear Reader - Rivonia

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2013 (City Slang)

Dear Reader - Rivonia Io confesso un amore viscerale per la sudafricana Cherilyn MacNeil, amore culminato certamente con quel "Idealistic Animals" del 2011, mio album preferito di quell'anno. L'aspetto che più mi coinvolge della sua musica è quello strano contrasto tra un'euforia incerta e appena accennata ed un tormento interiore invece più profondo e marcato. I temi che sceglie non si possono certo ricondurre alla sfera della spensieratezza e anche questa volta non si smentisce, scegliendo l'aspetto più tristemente noto e drammatico della storia del suo paese, l'apartheid. Rispetto ad Idealistic Animals, noto una decisa preferenza per una ricca strumentazione acustica, che rimanda alle versioni bonus di quell'album: naturalmente non poteva mancare il suo stupendo piano, ma è anche ben evidente anche una sezione fiati. Nel complesso, ho trovato l'album un tantino sottotono rispetto al precedente ed ho la personalissima impressione che qui si affermi una certa maniera. Ciò nonostante, non mancano i brani dall'intensa suggestione, come "Good Hope", "27.04.1994", "Man of the Book", "Back from the Dead" e, soprattutto, la stupenda "Teller of Truths".Fortemente consigliato


Olivier Libaux - Uncovered Queens of The Stone Age

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2013 ()

Olivier Libaux - Uncovered Queens of The Stone Age “Uncovered QOTSA” is Olivier Libaux (Nouvelle vague) new album, entirely made of Queens Of The Stone Age covers, beautifully performed by a brilliant cast of female singers.” Questo è quello che si legge aprendo il sito ufficiale: dichiarazione perfettamente indicativa del contenuto della compilation. Olivier Libaux è uno dei produttori del progetto francese Nouvelle Vague; la scelta delle interpreti è stata fatta con evidente cura, comprendendo nomi di grande spessore artistico: Rosemary Standley (Moriarty), Katharine Whalen, Clare Manchon (Clare and The Reasons), Inara George, Susan Dillane, Skye (Morcheeba), Gaby Moreno, Ambrosia Parsley (Shivaree), Youn Sun Nah, Emiliana Torrini e Alela Diane. Il risultato è, a dir poco, eccellente: personalmente ascolterò molto più volentieri queste cover piuttosto che i brani originali dei QOTSA. È un album prezioso, un insieme di gioielli che mi assicureranno una compagnia assidua nei mesi a venire. Assolutamente consigliato


Fiction - The Big Other

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2013 (Moshi Moshi)

Fiction - The Big Other Debutto in full-lenght per questo interessante gruppo londinese, il cui singolo "Big Things" ha già riscosso da tempo un discreto successo commerciale. Il loro pop alternativo, brillantissimo e curato nei particolari, ma con melodie asciutte (e poco pop in effetti) induce subito una bella serie di reminiscenze, soprattutto del periodo post-punk: io, tra le altre, riconosco tracce evidenti degli Echo & the Bunnymen e, soprattutto, dei Talking Heads. Ma non manca certo una loro spiccatissima personalità e basta a connotare questi undici brani, che potrebbero benissimo essere tutti dei singoli, per quanto sono gustosi e irresistibili nel loro smalto tutto britannico. Oltre al suddetto "Big Things", un altro brano a cui proprio non riesco a resistere è "Step Ahead". Fortemente consigliato


Phildel - The Disappearance of the Girl

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2013 (Decca)

Phildel - The Disappearance of the Girl La londinese Phildel Hoi Yee Ng, di padre cinese e madre irlandese, ha avuto un'adolescenza difficile: costretta a nascondere il suo sconfinato amore per la musica per l'opposizione di un patrigno bigotto, dopo essere giunta ai limiti della depressione, è riuscita finalmente ad affrancarsi, facendo esplodere la sua vena artistica. Dopo una tale premessa, ci si potrebbe aspettare della musica di protesta, un furore scatenato a briglia sciolta... E invece no: come già la bellissima copertina fa presagire, "The Disappearance of the Girl" è un tripudio di raffinata dolcezza; il suo pop sofisticato sembra voler andare nella direzione del mainstream (in un primo momento ho fatto l'errore di paragonarla a Lana del Rey, mentre adesso l'accostamento che più mi convince è quello con Dear Reader...), ma, in effetti, non si sbilancia mai, mantenendo una sobrietà stilistica esemplare, pur risultando estremamente intrigante e suggestivo. In una sequenza micidiale di brani, che potrebbero essere tutti potenziali singoli, la sua bellissima voce alterna i suoi toni tra l'angelico e il sensuale, prendendo a tratti sfumature soul. Alcuni testi sembrano dei veri scioglilingua (ad esempio "Mistakes") e contribuiscono a rendere più accattivante l'insieme. È certamente un album sopraffino, che metterà d'accordo molti palati... Fortemente consigliato


Dodson and Fogg - Derring-Do

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2013 (Wisdom Twins Records)

Dodson and Fogg - Derring-Do Il progetto Dodson and Fogg nasce dall'iniziativa di Chris Wade, cantante e polistrumentista britannico, che si avvale della collaborazione di alcuni mostri sacri del folk storico della terra d'Albione, come la cantante dei Trees Celia Humphris, il flautista Nik Turner degli Hawkind, la cantante Alison O'Donnell dei Mellow Candle (in un recentissimo passato ha fatto la sua comparsa anche Judy Dyble dei Fairport Convention). "Derring-Do", secondo album, che segue di pochi mesi l'esordio eponimo, con queste premesse, non può che riferirsi al passato; ma lo fa con un garbo e un candore tale da risultare freschissimo. I quindici brani (alcuni molto brevi) seguono un filo conduttore di grande suggestione, che richiama certo art-folk degli anni 60/70, con alcuni toni progressivi e qualche ammiccamento alle atmosfere barrettiane. Ogni nota, in questo album, sembra messa al posto giusto: le canzoni scorrono senza un barlume di incertezza e non si smetterebbe mai di ascoltarle; è anzi facile cadere nella tentazione di far sempre ripartire l'album daccapo. Bella prova! A questo punto, non sarebbe male recuperare anche l'esordio.Fortemente consigliato


CocoRosie - Tales of a Grass Widow

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2013 (City Slang)

CocoRosie - Tales of a Grass Widow Advance per il quinto album delle sorelle statunitensi Bianca Leilani (Coco) e Sierra Rosie (Rosie) Casady, dato in uscita a maggio di quest'anno. Sulla storia rocambolesca delle due singolari sorelle, nelle cui vene scorre anche sangue cherokee e siriano, si potrebbe produrre un'intera filmografia, ma adesso parliamo un po' di questo album, del quale, per ora è stato diffuso ufficialmente un solo brano, "Gravediggress". Sinceramente, non conosco bene la loro passata discografia e, ascoltando questo lavoro, avrei scommesso si trattasse di un gruppo islandese, tanto le sonorità si avvicinano a quelle della prolifica (in senso musicale) isola artica; ma, in effetti, scorrendo alcuni articoli, ho scoperto che la produzione è stata affidata a Valgeir Sigurðsson. Altra collaborazione di rilievo è quella con Antony (and the Johnsons) Hegarty. Il loro folk/pop è fatto di melodie, tutto sommato, semplici, ma che acquistano grande peculiarità per le soluzioni strumentali (tanta elettronica) e, soprattutto per le voci delle due sorelle, una sensuale e sofferta e l'altra assai nordica e praticamente infantile, che insieme costituiscono un connubio davvero intrigante (ne è un esempio efficacissimo proprio Gravediggress). Ogni tanto sembrano sconfinare nell'hip-hop, ma, se come me, non amate questo tipo di musica, non ve ne preoccupate, perché rimane in tema con il loro genere. Album gradevole e interessante, che piacerà sicuramente agli estimatori.Consigliato


Lotte Kestner - The Bluebird of Happiness

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2013 (Saint Marie)

Lotte Kestner - The Bluebird of Happiness Anna-Lynne Williams, stupenda cantante e chitarrista dei Trespassers William, nella sua recente carriera solista, sotto il nome di Lotte Kestner, dopo il bellissimo esordio del 2008, "China Mountain", ha dato piena dimostrazione di preferire le canzoni degli altri, pubblicando almeno tre album ("Stolen" e "Trespassers William Songs Anna - Lynne Solo Versions", del 2011 e "Extra Covers" del 2012) ed un EP (semplicemente "Covers" del 2011), tutti di cover, reinterpretazioni che, nella maggioranza dei casi, a me sono risultate migliori delle versioni originali. Adesso torna agli inediti e lo fa con la sua immancabile classe, col suo fascino irresistibile. La cover non manca neanche in questo caso: è una versione celestiale di "Halo" di Beyoncé (peraltro già contenuta nell'EP del 2011). Ma il resto delle canzoni sono altrettanto incantevoli, nella loro semplicità strutturale, con la voce e la sensualità di Anna-Lynne che renderebbe irresistibile anche la classica lista della spesa. L'album vanta, inoltre, alcune collaborazioni di spicco, tra cui Damien Jurado. Non perdetevelo. Fortemente consigliato


Ivan & Alyosha - All the Times We Had

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2013 (Dualtone Music Group)

Ivan & Alyosha - All the Times We Had Dopo Myshkin, ecco un altro chiaro riferimento a Dostoevskij, con due dei fratelli Karamazov. È il primo full-lenght del gruppo folk/pop di Seattle, che nel 2011 aveva pubblicato un più che gradevole EP. Cominciamo subito a dire che non si tratta di un lavoro particolarmente originale e che, strutturalmente, attinge a piene mani dal folk più classico (addirittura pre-war in alcuni frangenti), per ripulirlo e levigarlo, dandogli connotazioni pop e posizionandolo nel presente. L'effetto è che, ascoltandolo e riascoltandolo, suscita una sensazione di gradito benessere, facendosi apprezzare anche più di quanto ci si aspetterebbe ad un primo impatto (non nego che la tentazione di metterlo da parte era forte in primis). Alcuni brani, poi, sono particolarmente gustosi, anche se, forse, manca quel tocco di speziato che non farebbe male.Consigliato


Myshkin's Ruby Warblers - That Diamond Lust

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2012 (CDBY)

myshkin's ruby warblers Myshkin è una cantautrice statunitense (si sposta tra l'Oregon e New Orleans) di origini olandesi. È già al settimo album e, dal 2002, pubblica associando il suo nome (evidentemente preso in prestito dal principe "idiota" di Dostoevskij) a quello della band, Ruby Warblers. "That Diamond Lust" ha visto una genesi travagliata, durata quasi sei anni, ma i risultati si vedono, in quanto da esso traspare una grande cura nei dettagli ed una particolare ricercatezza delle atmosfere. La musica è un mix abbastanza raro tra la cosiddetta folktronica, una tenue chamber-pop e chiari riferimenti jazz, cui porta decisamente la sua voce incantevole. La tematica è dichiaratamente malinconica e tratta dell'immancabile amore e di come l'animo reagisce in seguito ad una perdita affettiva. Le dieci canzoni sono tutte raffinatissime, ma la lunga e finale title-track è proprio meravigliosa e varrebbe da sola la spesa. Fortemente consigliato


Jenny O. - Automechanic

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2013 (Holy Trinity)

Jenny O. - Automechanic L'album di esordio di questa cantautrice di Los Angeles non è quel che si potrebbe definire un'opera spiccatamente originale: in effetti è un insieme di canzoncine che si destreggiano tra il pop, il folk e qualche spruzzata di rock. Quello che tipicizza fortemente questa pubblicazione è la voce di Jenny: infantile, dolce e suadente, ma anche piena e ben impostata, sì da impreziosire fortemente anche il brano più scontato. Muovendosi nell'ambiente giusto (è praticamente una presenza fissa nelle tournee di Father John Misty ed è in stretto contatto con Jonathan Wilson, che figura anche tra gli strumentisti dell'album) e avendo personalità da vendere, ha tutte le carte in regola per sfondare anche commercialmente. Brano killer: "Come Get Me".Da ascoltare preventivamente


Lost Animal - Ex Tropical

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2011-2013 (Hardly Art)

Lost Animal - Ex Tropical C'è qualcosa che ancora non ho colto nel rilascio di questo album: lo conoscevo già dall'anno scorso e lo sapevo uscito addirittura nel 2011. Solo che adesso viene dato come pubblicato nel 2013... Dietro questo moniker si cela il progetto solista dell'australiano Jarrod Quarrell, ex frontman ed autore dei St. Helens, il cui "Heavy profession" del 2009 mi aveva favorevolmente impressionato. Recentemente, poi, è stato segnalato da Joe McKee, nel corso di un'intervista per Ondarock, come uno dei più interessanti artisti del suo continente. La cosa che subito si fa notare in "Ex Tropical" è la voce di Jarrod, che sembra provenire direttamente da qualche gruppo post-punk degli '80. La musica, invece, è molto attuale ed originale, con i suoi elaborati intrecci tra strumenti tradizionali ed elettronici, con i suoi effetti che risultano tanto ancestrali (col richiamo tropicale, appunto, di trascorsi dell'autore in Papua Nuova Guinea) quanto futuribili. I brani sono abbastanza eterogenei ed ognuno ha qualcosa da raccontare; non manca anche una certa dose di sperimentalismo. In attesa di capire quale sia la vera data di pubblicazione, mi porto avanti dicendo che l'album si pone già come uno dei più interessanti dell'anno. Assolutamente consigliato


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