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1939 Ensemble - Howl & Bite

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2013 (Jealous Butcher Records / Woodphone Records)

1939ensemble.jpg Ricominciamo subito con un album alquanto inusuale per il blog. Il 1939 Ensamble è gruppo di Portland, che nasce dalla spinta creativa di due batteristi/percussionisti: Jose Medeles (che a molti non sarà sconosciuto, visto che è tuttora il batterista dei Breeders) e tale David Coniglio. In questo album, però, vediamo che il duo acquista almeno una Lauren Vidal (violoncello) ed un Josh Tomas (fiati). L'album è totalmente strumentale e sembra essere molto vicino a certe tendenze impro/jam di ambito jazz. Pur rimanendo, strutturalmente, a mio vedere, un'opera che si colloca soprattutto nella cerchia post-rock, i richiami al jazz sono costanti ed evidenti; lo evocano, in modo particolare, le scelte strumentali: i fiati di Tomas, ma soprattutto i vibrafoni, che costituiscono uno dei tratti distintivi di tutto l'album e che rimandano a grandi gruppi jazz del passato (il Modern Jazz Quartet, per esempio).

Consigliato

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June Tabor, Huw Warren, Iain Ballamy - Quercus

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2013 (ECM)

June Tabor, Huw Warren, Iain Ballamy - Quercus L'ormai sessantacinquenne June Tabor, per molto tempo considerata regina della musica folk britannica, che ti combina con due eminenti jazzisti, del calibro del sassofonista Iain Ballamy e del pianista Huw Warren? Ti confeziona un piccolo capolavoro, che, giustamente, attira le attenzioni tanto dei circuiti folk quanto di quelli jazz, essendo i due generi presenti in egual misura ed in grande smalto. In effetti, June non è nuova alle esperienze jazz e non è neanche nuova alle collaborazioni coi due musicisti (Ballamy è presente nelle sue produzioni dal 2005 e Warren addirittura dal 1988). Inoltre, il materiale di questo corposo album risale a ben sette anni fa, ma è stato pubblicato soltanto quest'anno. Sono grandi suggestioni, con la voce matura di June e gli interventi magistrali dei due musicisti, che, pur mantenendo, le loro peculiarità tutte jazzistiche (a momenti anche free...), non stravolgono la liricità sempre immensa della cantante. Non c'è altro da dire se non che è un bellissimo album. Fortemente consigliato

Player ECM Records


June Tabor - Ashore Degli stessi artisti:

June Tabor - Ashore (2011)

1 marzo 2012


Todd Clouser's A Love Electric - The Naked Beat

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2013 (The Royal Potato Family)

Todd Clouser's A Love Electric - The Naked Beat Questo album di Todd Clouser, registrato dal vivo, è abbastanza insolito: potrebbe anche essere stato studiato attentamente a tavolino, ma io preferisco pensarlo come espressione di pura ispirazione artistica, in cui i vari generi che si susseguono e si intrecciano costituiscano una libera associazione dovuta alle esigenze momentanee. È difficile infatti catalogare un genere: c'è del rock, ma non è un album rock, c'è del funk, ma è lontano anni luce dall'essere un disco funk, c'è del jazz, ma tutto si può dire tranne che sia un disco jazz! C'è anche del pop qua e là, del R&B... Di sicuro, è un ascolto che attrarrà la vostra attenzione e non si tratterà di un interesse momentaneo. Come paragoni, si fanno molti nomi in rete: quello che mi sento di condividere è l'accostamento con certo Frank Zappa; ma, beninteso, non si tratta di somiglianza bensì di analogia. I brani sono tutti peculiari ed interessanti: ce n'è pure qualcuno che potrebbe sfondare come singolo, come l'iniziale " Wake & Shake Your Heart". Non mancano un paio di cover irriconoscibili: "Mad World" dei Tears for Fears, ma soprattutto l'incredibile versione di "War Pigs" dei Black Sabbath. Ma... meglio ascoltarlo.Fortemente consigliato


Jerry Garcia & David Grisman - Garcia Grisman Alternate

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2012 (Acoustic Disc)

Jerry Garcia & David Grisman - Garcia Grisman Alternate Due artisti che non hanno certo bisogno di presentazione: Jerry Garcia e David Grisman avevano pubblicato nel 1991 questa collection di nove stupende session acustiche, degnamente rappresentative di quella Dawg Music, ovvero del genere specificatamente creato dai due, mixando elementi di bluegrass, blues, folk e quel particolare jazz dichiaratamente ispirato a Django Reinhardt e Stéphane Grappelli. Jerry purtroppo è scomparso nel 1995; l'anno scorso avrebbe compiuto 70 anni e Grisman l'ha voluto in qualche modo celebrare, pubblicando questa nuova versione rimasterizzata in alta definizione, con alcuni dei brani proposti in versione lievemente diversa dagli originali del '91. La chitarra liquida e la voce inconfondibile di Garcia e lo scintillante mandolino di Grisman incantano con la loro freschezza: una musica senza tempo, irresistibile ed emozionante, resa oltretutto in un'eccellente qualità tecnica che farà gioire gli audiofili. Quasi inutile specificarlo: un album da acquistare a scatola chiusa!Assolutamente consigliato


Monoswezi - The Village

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2013 (Riverboat)

Monoswezi – The Village Io non ascolto molta musica africana, ma non perché non mi piaccia, anzi! Solo che costituisce un universo a sé, variegato e per me quasi completamente misterioso. Per tale motivo, nella mia cronica mancanza di tempo, non riesco ad approfondire un approccio che meriterebbe ben altra attenzione, per cui ascoltare l'uno o l'altro artista mi sembrerebbe come fare del torto agli altri... In questo caso, però, faccio un'eccezione, perché questo progetto mi sta veramente entusiasmando. Innanzitutto, si tratta di un gruppo intercontinentale: la frontwoman, cantante e suonatrice di mbira Hope Masike è infatti mozambichese, così come il percussionista e voce maschile Calu Tsemane, mentre gli altri musicisti, Hallvard Godal (sassofono, clarinetto), effettivo fondatore del gruppo, Putte Johander (basso) e Erik Nylander (batteria, percussioni) sono scandinavi. La contaminazione tra i due mondi così geograficamente distanti ha dato risultati di una coesione incredibile. La suadente ritmica africana, delicata e complessa allo stesso tempo e il jazz nordeuropeo sembrano veramente che siano nati dallo stesso parto, che si siano separati alla nascita e che poi si siano reincontrati nella maturità, completandosi a vicenda. Ma la cosa che a me più sorprende è la voce incredibile di Hope, la cui intonazione tipicamente africana si arricchisce di tonalità del tutto insolite, di armoniche che definirei mediterranee (mi perdonino gli esperti: io probabilmente uso termini impropri, dettati solo dalle mie impressioni). Inoltre, come traspare anche dai video, la cantante trasmette una sconfinata gioia di vivere, un piacere che veramente nutre l'anima. Album da non perdere. Assolutamente consigliato


Kacey Johansing - Grand Ghosts

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2013 (autoprodotto)

Kacey Johansing – Grand Ghosts Secondo album per la sublime cantante e musicista di San Francisco Kacey Johansing, ex componente dei Geographer e collaboratrice di diversi artisti, tra cui l'intrigante Merrill tUnE-yArDs Garbus. Le sue sono canzoni altamente melodiche, in cui un dream-pop di connotazione chamber si fonde con flessuose movenze jazz e qualche momento di abbandono folk. La sua voce vellutata evoca ambienti lounge notturni e fumosi, con avventori brilli ed estasiati dalla sua presenza incantevole. Consistente anche il suo apporto strumentale (chitarra elettrica, piano, organo...), coadiuvato da quelli di Jeremy Harris (chitarra, piano, voce e arrangiamenti), di Robert Shelton (tastiere), di James Riotto (basso), di Ezra Lipp (batteria) e di Andrew Maguire (vibrafono, percussioni). Dieci canzoni sognanti, dolci ed evocative: una soave compagnia per le tiepide serate di primavera. Fortemente consigliato


Myshkin's Ruby Warblers - That Diamond Lust

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2012 (CDBY)

myshkin's ruby warblers Myshkin è una cantautrice statunitense (si sposta tra l'Oregon e New Orleans) di origini olandesi. È già al settimo album e, dal 2002, pubblica associando il suo nome (evidentemente preso in prestito dal principe "idiota" di Dostoevskij) a quello della band, Ruby Warblers. "That Diamond Lust" ha visto una genesi travagliata, durata quasi sei anni, ma i risultati si vedono, in quanto da esso traspare una grande cura nei dettagli ed una particolare ricercatezza delle atmosfere. La musica è un mix abbastanza raro tra la cosiddetta folktronica, una tenue chamber-pop e chiari riferimenti jazz, cui porta decisamente la sua voce incantevole. La tematica è dichiaratamente malinconica e tratta dell'immancabile amore e di come l'animo reagisce in seguito ad una perdita affettiva. Le dieci canzoni sono tutte raffinatissime, ma la lunga e finale title-track è proprio meravigliosa e varrebbe da sola la spesa. Fortemente consigliato


Matt Flinner Trio - Winter Harvest

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2012 (Compass)

-Matt Flinner Trio – Winter Harvest Un mandolino (Matt Flinner), una chitarra (Ross Martin) e uno stupendo contrabbasso (Eric Thorin), a tratti suonato con l'arco, sono i protagonisti di questo album, totalmente strumentale, in cui si combinano magnificamente due generi che sembrerebbero lontani, ma che, di fatto, non lo sono: il bluegrass ed il jazz (con qualche breve puntatina alla musica classica). Il progetto nasce nel 2002, ma è nel 2006, con modalità abbastanza insolite, che i tre si lanciano una specie di sfida: organizzano dei tour, denominati Music du jour tours e, in ogni serata in cui si esibiscono, ognuno di loro deve proporre un pezzo nuovo composto per l'occasione. L'esperimento è già stato messo su disco nel 2009, con l'album che appunto si intitolava Music Du Jour e questo è la seconda pubblicazione, per la quale sono stati selezionati dodici brani, per la versione digitale e quindici per quella estesa su cd. Innanzitutto, c'è da dire che i brani sono incisi molto molto bene, con gli strumenti straordinariamente "presenti" (insomma, è un album che farà piacere agli audiofili); i brani, evidentemente, sono stati scelti con molta cura e formano una sorta di corpo unico, in cui l'intensità emotiva si mantiene sempre costante. Potrebbe sembrare un'accusa di scarsa varietà, ma non è così: è proprio la sua omogeneità che fa sì che l'album sembri destinato ad un ascolto ininterrotto e continuo, quasi come una colonna sonora per dare un po' di senso alle nostre grigie giornate. Tutto molto bello.

Articolo e sampler Compass Records

Per me, 8.0/10


Tin Hat - The Rain Is a Handsome Animal

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2012 (New Amsterdam)

Tin Hat - The Rain Is a Handsome Animal Tin Hat (aka Tin Hat Trio) è soprattutto Carla Kihlstedt, la geniale violinista, polistrumentista e cantante di Lancaster, Pennsylvania. La sua poliedrica creatività ha fatto sì che il suo nome sia legato a una quindicina di progetti, che spaziano su generi diversissimi e lo fanno mantenendosi sempre ad altissimi livelli artistici (solo per nominarne qualcuno, Sleepytime Gorilla Museum, 2 Foot Yard, The Book of Knots, Cheer Accident, Cosa Brava, lo stesso Tin Hat Trio...) e ad una serie quasi infinita di collaborazioni di assoluto prestigio (su tutti, Fred Frith, Tom Waits, Carla Bozulich...). Nella compagine attuale del progetto trovano inoltre posto Mark Orton (chitarra), Ben Goldberg (clarinetto), Rob Reich (tastiere, fisarmonica). I testi sono tratti da versi del poeta E. E. Cummings. La loro principale caratteristica è saper integrare il folk ed il jazz senza forzatura alcuna e, anche nei momenti in cui la sperimentazione assume i toni dell'avanguardia, tutto si svolge con la perita naturalezza dei grandi artisti. Rispetto ai loro album precedenti, in particolare Memory is An Elephant del 1999 e The Sad Machinery of Spring del 2007, la carica innovativa e l'antusiasmo sembrano un tantino affievoliti, ma il livello rimane comunque ben alto...

Recensione di Andrew Gilbert per The California Report

Per me, 7.5/10


Portfolio - The Standing Babas

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2012 (Tremoloa)

Portfolio - The Standing Babas È un fatto che in questo blog parli poco di artisti italiani: non significa che sono prevenuto ma che, semplicemente, a riguardo dei generi che ascolto prevalentemente, di recente mi sta capitando raramente di incontrare pubblicazioni che incontrino il mio gusto. Diverso è il caso dei reggiani Portfolio, che ho conosciuto grazie a questo album. Loro sono Tiziano Bianchi (tromba, tastiere), Bojan Fazlagic (chitarra, tastiere), Emilio Marconi (chitarra), Laura Loriga (voce), Marco Rossi (basso ed elettroniche), Marco Bigazzi (basso ed elettroniche) e Stefano Bizzarri (batteria, metallofono e tastiere). Ci sarebbe da dire che cantano in inglese (tranne il parlato in un brano) e che il loro genere non è tra quelli che io ascolto di più; in effetti, il loro non è un genere ben definito: con un po' di fantasia, potremmo definirlo un rock alternativo, con incedere post-rock, condimento shoegaze e sapori jazz (indotti anche dalla fantastica tromba di Tiziano Bianchi). Bella e, secondo me, perfetta nel contesto la voce di Laura Loriga. Comunque sia, il loro è un album intenso, convincente e ben equilibrato tra le parti: un ascolto che non deluderà le aspettative.

Bandcamp (con alcuni brani in free-download)

Per me, 8.0/10


Rebecca Zapen - Nest

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2011 (Bashert)

Rebecca Zapen – Nest Violinista, autrice, ma soprattutto cantante, dalla voce dolce e sensuale, nativa della Florida, con ascendenti ebrei, ma residente da molto tempo a San Pietroburgo, Rebecca Zapen è una cantautrice pluri-premiata, che, nello scorso 2011, ha pubblicato questo gioiellino, purtroppo da noi passato inosservato. La sua vena si rivela in un ampio raggio di generi, passando in tutta naturalezza dal folk, al jazz, al pop, alla bossanova, non disdegnando alcun tempo (c'è anche un valzer) e attingendo anche dalla cultura musicale yiddish (Grandfather's Song, in particolare). Sono tredici brani generosi, sensuali e avvincenti, seppur conditi da una sobria finezza e da un contegno che richiama lo stile delle grandi interpreti del jazz. Grazie alla sua "omogenea varietà", è un album secondo me destinato ad incontrare la sensibilità di parecchie persone. Consigliato.

Sito ufficiale con streaming

Recensione di Jeremy Woods per Innocent Words

Per me, 8.0/10


Yair Yona - World Behind Curtains

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2012 (Strange Attractors Audio House)

Yair Yona - World Behind Curtains Quando si è al cospetto di un album solista di un virtuoso della chitarra, può spesso venire in mente un pensiero del genere: "Sì, sarà pieno di virtuosismi; che bravo, ma anche che O O...!". Bene, se questo è quello che pensate di questo secondo album del chitarrista israeliano Yair Yona, siete proprio fuori strada! Innanzitutto, qui non parliamo di sola chitarra, in quanto i brani sono ben zeppi di arrangiamenti orchestrali, ma poi, ciò che colpisce in particolar modo è l'estrema varietà delle idee, tale da poter affermare, senza ombra di dubbio, che siamo alla presenza di un compositore a tutto tondo. Già il breve Expatriates sembra volerci avvisare della varietà compositiva e del fatto che l'album non sarà quello che ci si aspetta: il fingerpicking meditativo improvvisamente acquista un "sostrato"' elettronico, che, ad un volume sostenuto, si rende letteralmente impressionante; poi, negli altri brani, il fingerpicking alterna toni tra il narrativo, il sognante e il travolgente (ascoltate, ad esempio, Mad About You: non avrei mai pensato di non riuscire a star fermo per un assolo di chitarra!), mentre il protagonismo del suo strumento si trova frequentemente a duellare con altri: ora il piano, ora la tromba, il sax, gli archi, se non un'intera orchestra... E il genere? Non c'è un genere che predomina; vedrete molte recensioni in ambito jazz in giro per la rete: ma la sua presenza è davvero marginale, come quella del folk, del resto o della classica! Yona è come un grande cuoco che cucina manicaretti, ma senza far trasparire gli ingredienti...

Bandcamp

Per me, 8.5/10


Erland Dahlen - Rolling Bomber

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2012 (Hubro)

Erland Dahlen - Rolling Bomber Uno sperimentalismo trans-genere per questo album di debutto del percussionista norvegese Erland Dahlen, collaboratore, tra gli altri, di Nils Petter Molvaer. Non è facile identificare l'ambito in cui si muove: guarda sì al jazz ed anche alla musica etnica, ma, in effetti, si tratta piuttosto di sperimentalismo "all'impronta", fatto soprattutto di sensazioni. Non fate però l'errore di considerarlo mattone a priori: certo, come tutti i prodotti sperimentali, necessita di un certo tempo di assimilazione (non nascondo di averlo sentito almeno una decina di volte, prima di riuscire a scrivere queste poche righe...), ma ogni volta è una sorpresa. E' un album polivalente: si riesce ad ascoltarlo in relax, quasi fosse ambient, ma, applicando un po' di attenzione, si può benissimo essere coinvolti ed emozionati in modo raro dalle sue atmosfere oscure ed esotiche. Ascoltatelo.

Recensione di Marco Scolesi per Mellophonium

Per me, 8.0/10


Ilya - Fathoms Deep

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2012 (ilyasounds.com)

Ilya - Fathoms Deep L'album inizia con un valzer (sic), poi alterna tra delicati brani jazzati in stile lounge, altri più blues, alcuni movimentati da salse ed altri ritmi latini, pur non discostandosi troppo da una chiave pop romantica e leggermente barocca. Il gruppo inglese, attivo dal 2004, sembra fare dell'intrattenimento raffinato suo obiettivo primario e lo fa con classe e sobrietà. La cantante Joanna Swan potrebbe figurare nel novero delle grandi interpreti del passato. Un album destinato a non stancare...

Streaming

Per me, 8.0/10


Ulf Wakenius - Vagabond

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2012 (Act Music)

Ulf Wakenius - Vagabond Il Jazz non è un genere che conosca abbastanza, quindi ne parlerò raramente, per evitare di dire più castronerie del mio solito. In ogni caso, di jazz tout court io ne ascolto ben poco, orientandomi, in genere, su contaminazioni e convivenze. È questo il caso di Ulf Wakenius, chitarrista svedese, che in quest'album (che vede la collaborazione di Lars Danielsson, Vincent Peirani e Youn Sun Nah) fonde un jazz abbastanza leggero a della indistinta musica etnica, adoperando un alternarsi tra strumenti acustici ed elettrici, tipici del jazz e tradizionali del folk. Il disco è quasi totalmente strumentale, fatta eccezione per la lenta e suggestiva cover di Message in a Bottle, stupendamente interpretata da Youn Sun Nah (e sì, anche il cantato in stile nativo-americano di Witchi-tai-to).

Il brano del video è molto bello, ma può portare fuori strada, in quanto il resto dell'album è totalmente diverso. Ecco, comunque, un Sampler.

Per me, 7.0/10