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CocoRosie - Tales of a Grass Widow

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2013 (City Slang)

CocoRosie - Tales of a Grass Widow Advance per il quinto album delle sorelle statunitensi Bianca Leilani (Coco) e Sierra Rosie (Rosie) Casady, dato in uscita a maggio di quest'anno. Sulla storia rocambolesca delle due singolari sorelle, nelle cui vene scorre anche sangue cherokee e siriano, si potrebbe produrre un'intera filmografia, ma adesso parliamo un po' di questo album, del quale, per ora è stato diffuso ufficialmente un solo brano, "Gravediggress". Sinceramente, non conosco bene la loro passata discografia e, ascoltando questo lavoro, avrei scommesso si trattasse di un gruppo islandese, tanto le sonorità si avvicinano a quelle della prolifica (in senso musicale) isola artica; ma, in effetti, scorrendo alcuni articoli, ho scoperto che la produzione è stata affidata a Valgeir Sigurðsson. Altra collaborazione di rilievo è quella con Antony (and the Johnsons) Hegarty. Il loro folk/pop è fatto di melodie, tutto sommato, semplici, ma che acquistano grande peculiarità per le soluzioni strumentali (tanta elettronica) e, soprattutto per le voci delle due sorelle, una sensuale e sofferta e l'altra assai nordica e praticamente infantile, che insieme costituiscono un connubio davvero intrigante (ne è un esempio efficacissimo proprio Gravediggress). Ogni tanto sembrano sconfinare nell'hip-hop, ma, se come me, non amate questo tipo di musica, non ve ne preoccupate, perché rimane in tema con il loro genere. Album gradevole e interessante, che piacerà sicuramente agli estimatori.Consigliato


Samantha Crain - Kid Face

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2013 (Ramseur Records)

Samantha Crain - Kid Face Samantha è nata nella stessa città di Woody Guthrie, Shawnee, Oklahoma. Il titolo è veramente esplicito: lei ha veramente una faccia da bambina, un viso i cui lineamenti marcati denotano molto bene le sue origini nativo-americane. Nel momento in cui imbraccia la sua chitarra e fa esplodere la sua voce, però, salta fuori una perizia da artista matura, raffinata ed anche un po' seriosa. Pur ascrivendosi alla categoria del più genuino folk americano, la sua musica risulta abbastanza personale e priva di quei classicismi che corrono spesso il rischio di diventare stucchevoli. "Kid Face" è un album autobiografico e le liriche, rigorosamente nate dalla sua penna, delineano un'analisi della propria vita e del proprio ambiente, tracciando come una linea di confine tra il passato da ragazza ed il futuro da adulta. L'album è sì emotivamente carico, ma senza scadere in eccessi: una giusta via di mezzo per apprezzare come si deve del folk veramente ispirato. Fortemente consigliato


Southern Tenant Folk Union - Hello Cold Goodbye Sun

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2013 (Johnny Rock Records)

Southern Tenant Folk Union - Hello Cold Goodbye Sun Ci sono copertine che sono rappresentative dell'album ed altre che non lo sono decisamente. La copertina di questo quinto album del gruppo folk di Edimburgo costituisce un caso atipico: si potrebbe pensare di essere al cospetto di un album ambient o , comunque, di ambito tecnologico e invece notiamo subito la parola bluegrass tra i connotati del gruppo. C'è da dire, però, che il bluegrass dei Southern Tenant Folk Union (in versione rimaneggiata in questo caso) è quanto di più elaborato ci si possa aspettare, tanto che lo si potrebbe definire sperimentale. Inizialmente nato come progetto per una sorta di soundtrack horror (si fanno i nomi di Goblin e Fabio Frizzi tra le influenze...), se ne distacca e, pur mantenendo un'atmosfera oscura, si porta decisamente su terreni più aulici, quasi eterei con suoni che diventano anzi godibilissimi. Non è un album in cui dei brani sovrastano gli altri, ma tutti i brani si mantengono ad un alto valore qualitativo, con una strumentazione ricca ed affascinante, con un riuscitissimo intreccio vocale. Un altro di quegli album che torni sempre con piacere a mettere sul piatto. E devo dire che, ad ogni nuovo ascolto, si fa apprezzare di più (per quanto mi riguarda, da un accostamento iniziale un po' tiepido, sono passato in pochissimo tempo ad una vera affezione). Assolutamente consigliato


Lotte Kestner - The Bluebird of Happiness

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2013 (Saint Marie)

Lotte Kestner - The Bluebird of Happiness Anna-Lynne Williams, stupenda cantante e chitarrista dei Trespassers William, nella sua recente carriera solista, sotto il nome di Lotte Kestner, dopo il bellissimo esordio del 2008, "China Mountain", ha dato piena dimostrazione di preferire le canzoni degli altri, pubblicando almeno tre album ("Stolen" e "Trespassers William Songs Anna - Lynne Solo Versions", del 2011 e "Extra Covers" del 2012) ed un EP (semplicemente "Covers" del 2011), tutti di cover, reinterpretazioni che, nella maggioranza dei casi, a me sono risultate migliori delle versioni originali. Adesso torna agli inediti e lo fa con la sua immancabile classe, col suo fascino irresistibile. La cover non manca neanche in questo caso: è una versione celestiale di "Halo" di Beyoncé (peraltro già contenuta nell'EP del 2011). Ma il resto delle canzoni sono altrettanto incantevoli, nella loro semplicità strutturale, con la voce e la sensualità di Anna-Lynne che renderebbe irresistibile anche la classica lista della spesa. L'album vanta, inoltre, alcune collaborazioni di spicco, tra cui Damien Jurado. Non perdetevelo. Fortemente consigliato


Keaton Henson - Birthdays

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2013 (Oak Ten Records)

Keaton Henson - Birthdays Dopo la bella prova di "Dear" del 2012, torna il tormento interiore del barbuto Keaton, torna la sua voce tremula, forse qui un po' più ferma e decisa, torna il pathos e l'atmosfera struggente e il suo modo particolare di intendere lo slowcore. C'è qualcosa di nuovo, però: a tratti i ritmi si accelerano e la strumentazione si anima, facendosi carica, quasi a denotare una reazione, uno spirito combattivo che voglia vincere lo scoramento. Ed ecco che a canzoni più tipiche, come le bellissime "10 AM, Gare du Nord", "Lying to You" o "Sweetheart, What have You Done to Us?", se ne affiancano altre per lui inconsuete, come "Don't Swim", che, dopo un'iniziale calma apparente, si impenna in un corposo rock elettrico o come la successiva "Kronos", che promette fin da subito emozioni forti. Come era successo per Dear, ci troviamo di fronte ad un album che forse non divertirà, nel senso pieno del termine, ma che, sicuramente, non potrà lasciare indifferenti.Fortemente consigliato


Keaton Henson - Dear Dello stesso artista:

Dear (2012 - Oak Ten Records)

11 aprile 2012


Ivan & Alyosha - All the Times We Had

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2013 (Dualtone Music Group)

Ivan & Alyosha - All the Times We Had Dopo Myshkin, ecco un altro chiaro riferimento a Dostoevskij, con due dei fratelli Karamazov. È il primo full-lenght del gruppo folk/pop di Seattle, che nel 2011 aveva pubblicato un più che gradevole EP. Cominciamo subito a dire che non si tratta di un lavoro particolarmente originale e che, strutturalmente, attinge a piene mani dal folk più classico (addirittura pre-war in alcuni frangenti), per ripulirlo e levigarlo, dandogli connotazioni pop e posizionandolo nel presente. L'effetto è che, ascoltandolo e riascoltandolo, suscita una sensazione di gradito benessere, facendosi apprezzare anche più di quanto ci si aspetterebbe ad un primo impatto (non nego che la tentazione di metterlo da parte era forte in primis). Alcuni brani, poi, sono particolarmente gustosi, anche se, forse, manca quel tocco di speziato che non farebbe male.Consigliato


Myshkin's Ruby Warblers - That Diamond Lust

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2012 (CDBY)

myshkin's ruby warblers Myshkin è una cantautrice statunitense (si sposta tra l'Oregon e New Orleans) di origini olandesi. È già al settimo album e, dal 2002, pubblica associando il suo nome (evidentemente preso in prestito dal principe "idiota" di Dostoevskij) a quello della band, Ruby Warblers. "That Diamond Lust" ha visto una genesi travagliata, durata quasi sei anni, ma i risultati si vedono, in quanto da esso traspare una grande cura nei dettagli ed una particolare ricercatezza delle atmosfere. La musica è un mix abbastanza raro tra la cosiddetta folktronica, una tenue chamber-pop e chiari riferimenti jazz, cui porta decisamente la sua voce incantevole. La tematica è dichiaratamente malinconica e tratta dell'immancabile amore e di come l'animo reagisce in seguito ad una perdita affettiva. Le dieci canzoni sono tutte raffinatissime, ma la lunga e finale title-track è proprio meravigliosa e varrebbe da sola la spesa. Fortemente consigliato


Carthy Hardy Farrell Young - Laylam

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2013 (Hem Hem)

Carthy Hardy Farrell Young - Laylam Sono quattro tra le più celebrate (e premiate) violiniste e cantanti folk della scena musicale britannica: Eliza Carthy, Bella Hardy, Lucy Farrell e Kate Young. Quasi esclusivamente con i loro violini e le loro bellissime voci, reinterpretano tanti brani della tradizione folk anglosassone, contaminandoli con il country ed il blues americani. Diversamente dalla stupenda prova di Anaïs Mitchell & Jefferson Hamer, che si sono limitati a sette stupende ballate di una certa omogeneità di tono, le quattro ragazze hanno preferito raccogliere un numero più cospicuo di brani, variando molto nei modi e nell'impatto emotivo: ed ecco che a brani vivaci e ballabili (ad esempio "Grasy Coat", "Chickens in the Garden"...) si alternano canzoni più pacate e sognanti ("Little Birds", "White River" e tutta la serie finale), poi il suggestivo country/gospel di Patsy Cline "Walking After Midnight" e, a sorpresa, lo stupendo jazz/blues di "Why don't You do Right?" (il brano del 1936 di Kansas Joe McCoy, che i più conoscono per l'interpretazione di Jessica Rabbit). Personalmente, non ho gradito moltissimo il calo di ritmo verso la fine, preferendo di gran lunga la prima parte. Si tratta comunque di album molto bello, che non può mancare agli estimatori del folk.Consigliato


Jenny O. - Automechanic

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2013 (Holy Trinity)

Jenny O. - Automechanic L'album di esordio di questa cantautrice di Los Angeles non è quel che si potrebbe definire un'opera spiccatamente originale: in effetti è un insieme di canzoncine che si destreggiano tra il pop, il folk e qualche spruzzata di rock. Quello che tipicizza fortemente questa pubblicazione è la voce di Jenny: infantile, dolce e suadente, ma anche piena e ben impostata, sì da impreziosire fortemente anche il brano più scontato. Muovendosi nell'ambiente giusto (è praticamente una presenza fissa nelle tournee di Father John Misty ed è in stretto contatto con Jonathan Wilson, che figura anche tra gli strumentisti dell'album) e avendo personalità da vendere, ha tutte le carte in regola per sfondare anche commercialmente. Brano killer: "Come Get Me".Da ascoltare preventivamente


Anaïs Mitchell & Jefferson Hamer - Child Ballads

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2013 (Wilderland)

Anaïs Mitchell & Jefferson Hamer - Child Ballads Quando due interpreti folk statunitensi si cimentano con le loro origini, ovvero con la musica popolare britannica, il risultato non può che essere interessante. In questo caso lo è di più: Anaïs Mitchell, che ci abituato alle sue roboanti opere folk (anche se in "Young Man in America" io ho sentito un ritorno alla tradizione) ed il cantautore nonché chitarrista Jefferson Hamer ci fanno emozionare con le loro personali reinterpretazioni di alcune delle "Child Ballads". Ma non cadete nel mio stesso errore: non c'entrano i bambini, bensì qui si parla di Francis James Child, grandissimo studioso del tardo '800, che raccolse e catalogò 305 ballate tradizionali britanniche. Bastano due chitarre, due voci incredibilmente affiatate ed un infinito amore per il folk per dare alla luce un vero gioiello. Sono solo sette, ma corposi, brani, che sanno cullare e avvolgere, senza cadere in facili sdolcinature. È uno di quegli album che sono classici già appena nati, che sai che potrai ascoltare per anni senza mai stancarti. Quasi inutile, infine, riferire il brivido che ho provato a sentire la loro "Geordie", forse un po' più fredda rispetto alla stupenda versione di Fabrizio De Andrè, ma non per questo meno intensa. Assolutamente consigliato


Anaïs Mitchell - Young Man in AmericaDegli stessi artisti:

Anaïs Mitchell - Young Man in America

17 febbraio 2012


LeE HARVeY OsMOND - The Folk Sinner

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2013 (Latent)

Lee Harvey Osmond - The Folk Sinner LeE HARVeY OsMOND (sic) è il nome del progetto solista del fronzuto e barbuto cantautore canadese Tom Wilson, già componente dei Junkhouse e attualmente compartecipe del supergruppo Blackie & the Rodeo Kings. Il suo nome è ben noto in Nord America, anche perché, come autore, ha collaborato con una serie cospicua di artisti. L'album non è l'ultimo grido della moda musicale, ma io lo trovo lo stesso convincentissimo, coi suoi richiami al country d'altri tempi ed al blues bianco di migliore fattura. Complice anche la sua voce matura e profonda, non può far venire in mente l'immenso JJ Cale, che, a mio parere, in alcuni brani intende proprio tributare (basta "Devil's Load" per crederci). Fatto sta che, ascoltando "The Folk Sinner", è veramente difficile restare impassibili ed immobili ed un certo déjà vu, da questo punto di vista, non può che accentuare lo stato di grazia.Fortemente consigliato


Michele Stodart - Wide-Eyed Crossing

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2012 (Keepsake)

Michele Stodart - Wide-Eyed Crossing Michele Stodart, bassista dell'interessantissimo progetto Magic Numbers, si affaccia ad un'eventuale carriera solista, distaccandosi abbastanza dal raffinato pop a cui il gruppo ci ha abituati. Se si tende a non aspettarsi grandi doti vocali da una persona che finora si sia limitata a suonare il basso, si è decisamente fuori strada! La sua voce, infatti, pur non essendo bella in senso canonico, di sicuro non passa inosservata; anche la sua forza interpretativa testimonia che siamo al cospetto di un'artista sensibilmente motivata. Le dieci canzoni che compongono l'album, notevoli anche dal punto di vista compositivo, sembrano provenire dal patrimonio folk/pop britannico (anzi, forse di più americano, viste le sonorità e le strumentazioni di stampo remoto-occidentale); alcune sono veramente incantevoli: l'iniziale "Here to Somehow", "Invitation to the Blues", "Foolish Love"... Quest'ultima, in particolare, col suo ritornello assassino, la vado ad aggiungere subito alla lista delle mie canzoni preferite del 2012.Fortemente consigliato

Sampler Amazon


Nataly Dawn - How I Knew Her

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2013 (Nonesuch)

Nataly Dawn - How I Knew Her Per chi non lo sapesse, esiste un gruppo californiano chiamato Pomplamoose, composto da Jack Conte e, appunto, Nataly Dawn, che qui si cimenta da solista. Con la collaborazione del suddetto Conte e di altri musicisti di rilievo, ha messo insieme dodici canzoni, in cui ha voluto dar voce ad altrettanti racconti autobiografici. Se dovessi da questo indovinare il suo carattere, direi che è una donna briosa e simpatica, ma che, all'occorrenza, diventa seria e romantica. In effetti, l'album esprime gioia e spensieratezza, per merito certamente degli arrangiamenti brillanti, ma anche grazie alla sua voce limpidissima; ogni tanto, però, fa trasparire qualche velo di sofferenza; in questo, potrebbe ricordare il grandissimo esempio di Dear Reader. Comunque sia, è un'opera tutt'altro che noiosa, con alcuni dei brani che, sì, spiccano sul resto (come l'iniziale "Araceli" o "Long Running Joke", ad esempio), ma che non per questo lamenta punti deboli.Consigliato


Torres - Torres

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2013 (autoprodotto)

Torres - Torres Il suo vero nome è Mackenzie Scott ed è una giovane cantautrice di Nashville; l'album eponimo è il suo debutto discografico, messo su praticamente con le sue sole forze. Con una Gibson elettrica, comprata mediante una colletta dei familiari e pochi altri strumenti, intesse delle toccanti ballate, aventi come filo conduttore un tormento interiore, una disperazione sopita, dignitosa e mai patetica. La sua voce, che a tratti si fa roca e in altri si eleva quasi a spiccare il volo, dialoga con i suoni elettrici della sua fida chitarra (che suona splendidamente), saltuariamente disturbata da qualche secca percussione, che sembra aver perduto la strada. Ed ecco che nascono delle vere perle, come "Honey", "Jealousy and I"..., in cui la passione giunge ai suoi apici. Poi, però, arriva la primavera, il clima si riscalda e spunta anche il rock di brani come "When Winter's Over". Un esordio veramente ispirato: è lecito accampare delle aspettative sul futuro di questa artista; secondo me, non saranno deluse. Consigliato


Boletes - Flaws

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2012 (Forest)

Boletes - Flaws Ecco un'altra bella sorpresa beccata grazie al New Bands Panel. Boletes è il progetto solista dell'edimburghese Roy Gornall e "Flaws" ne è il debutto (se non contiamo un EP di quattro brani del 2010). L'album (che di fatto è un mini-LP: otto brani per 25 minuti circa) costituisce un'ottima promessa; è strutturato come una collina scozzese, sale fino al picco della bellissima "Sweetheart" (che corro ad aggiungere tra le mie canzoni preferite del 2012), per poi ridiscendere dolcemente fino alla pacata "Fruitless". E tutto si basa sul cantare sommesso di Roy, accompagnato solo da un paio di chitarre, un accenno di armonica nel breve brano introduttivo, qualche colpo d'archi e rari effetti elettronici. È un lavoro originale, sognante, intimo ed esuberante al tempo stesso; come ha detto qualcuno con un'immagine ben azzeccata: è un album di folk notturno. Il download sul Bandcamp è ad offerta libera. Consigliato


In Sintesi (2-2013)

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Jessica Pratt - Jessica PrattConsigliato Jessica Pratt - Jessica Pratt

album (2012 - Birth) - folk, singer-songwriter

Recensione di Vassilios Karagiannis per Ondarock


Timid, The BraveConsigliato Timid, The Brave - Timid, The Brave
album (2012 - Other Songs Music) - folk, singer-songwriter

Recensione di Raffaello Russo per music won't save you


Lily Mae - Early Days

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2012 (autoprodotto)

Lily Mae - Early Days Lily Mae, il cui EP "Early Days" ho visto segnalato nel New Bands Panel di For Folk's Sake ha solo sedici anni e, a guardare la sua foto, ne dimostra anche di meno: una ragazzina con una chitarra in mano che ti combinerà? Bene, ascoltatela! C'è chi parla di via di mezzo tra Joan Baez e Joni Mitchell, chi la paragona a Laura Marling o a Bess Rogers... Per me, invece, è un'interprete (e anche autrice!) limpida e genuina, che ha dalla sua l'immensa forza della semplicità: con pochi accordi ben eseguiti e la sua voce bellissima, ha confezionato cinque perle di canzoni. Attendiamo con ansia un album da parte sua, sperando che mantenga tutta la sua naturalezza. Fortemente consigliato


Serafina Steer - The Moths are Real

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2013 (Stolen)

Serafina Steer - The Moths are Real Nell'approccio con questo album, non fate lo stesso errore in cui sono incorso io: ad un primo ascolto, si corre, in effetti, il rischio di bollarlo come troppo evanescente. Niente di tutto questo: spinto da un amico ho voluto riascoltarlo, constatando che "The Moths are Real" è un piccolo tesoro nascosto, da svelare senza alcuna fretta, abbandonandosi, anzi arrendendosi alle sue spire. La giovane londinese Serafina Steer è eccellente arpista (ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti a questo proposito), pianista e poli-strumentista, oltreché cantante ed autrice sopraffina. Ha collaborato con artisti del calibro di Patrick Wolf, Tunng, Jarvis Cocker, Bat for Lashes, tra gli altri. La sua è una genialità timida, che non ha voglia di esporsi e che si esprime nel saper portare il suo particolare modo di interpretare il folk verso vette suggestive, fatte di suoni eterei e solennità di stampo neo-classico. Ed ecco che l'opera, da evanescente che sembrava, assume una potenza espressiva così affascinante da imporre ascolti all'infinito.Consigliato

Dopo aver pubblicato questo articoletto, ho notato la bella recensione di Raffaello Russo su music won't save you


Jesca Hoop - The Complete Kismet Acoustic

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2013 (Last Laugh)

Jesca Hoop - The Complete Kismet Acoustic L'album del 2007 dell'originalissima cantautrice californiana, "Kismet" appunto, è noto come uno degli esordi più intriganti della musica americana. L'anno dopo, ne fu pubblicato, in EP, un breve estratto in versione acustica. Adesso l'operazione si completa con ulteriori brani allora non inclusi e l'aggiunta di due inediti ("Paradise" e "Worried Mind"). Personalmente non ho mai amato queste strane operazioni commerciali, ma, in questo caso, il valore intrinseco dell'album supera qualsivoglia perplessità. Le versioni qui proposte sono essenzialmente interpretate dalla sua particolare voce, accompagnata da sole chitarre (ad eccezione degli inediti e di "Money", che è dal vivo). La scarna strumentazione non fa altro che evidenziare la squisita capacità compositiva di Jesca e mette ulteriormente in risalto la voce e le doti interpretative. L'originale Kismet da studio rimane un piccolo capolavoro, ma, preso da solo, questo album sfiora davvero l'incantevole, col suo alternarsi di canzoni dall'incedere spiritoso ed altre, invece, struggenti fino alle lacrime. Fortemente consigliato

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Ólöf Arnalds - Sudden Elevation

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2013 (One Little Indian)

Ólöf Arnalds - Sudden Elevation Nel 2007, la bellissima islandese Ólöf Arnalds pubblicava uno degli album più ispirati nell'ambito del folk dell'isola nordica (e non solo): "Við Og Við" ("Ora e Allora"), una serie di irresistibili ballate folk, che avevano un ulteriore valore aggiunto, il particolare suono, quasi esoterico, della lingia islandese. Poi venne "Innundir Skinni" del 2010, in cui la cantautrice si cimentava con l'inglese e ammiccava al grande pubblico, soprattutto per la comparsa, in un brano, della conterranea Bjork; secondo me, quell'album aveva costituito un mezzo passo falso, anche, ma non solo, in virtù del cantato in inglese; ma era comunque degno di attenzione. Adesso, Ólöf sembra essere tornata alla genuinità del primo album, ma ha completamente abbandonato la lingua madre: è questo, forse, l'unico difetto di questa pubblicazione, che altrimenti è costituita da dodici bellissime canzoni, intime, delicate come suo solito e certamente impreziosite dalla sua voce stupenda, più unica che rara (non mi piace l'accostamento sommario, fatto in alcuni siti, con Joanna Newsom). Fortemente consigliato


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