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Owen - L’Ami du Peuple

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2013 (Polyninyl Records)

Owen - L’Ami du Peuple Il cantautore di Chicago Mike Kinsella è qui giunto al suo settimo album in full-length, abbandonando lo stile scarno e casalingo a cui ci aveva forse abituati e affidandosi stavolta ad uno studio di registrazione e ad una dotazione strumentale ben più ricca rispetto al passato. Come risultato, ne è venuta fuori un opera più compiuta e tecnicamente molto curata. Una cosa curiosa che leggo in rete a proposito di questo artista è che al suo nome viene frequentemente associato il termine emo (lo fa anche Wikipedia). Ora io sinceramente non ho molto ben presente quali possano essere le caratteristiche salienti di questo "genere" (se di genere possiamo effettivamente parlare), ma "L'Ami du Peuple", temi "dolorosi" a parte, lo vedo come un fascinoso album cantautorale, con un mood molto garbato e suadente. In alcune movenze, poi, ci leggo qualche assonanza con certo pop sofisticato di terra britannica, ma la trama delle sue canzoni è prevalentemente folk, con qualche leggera esuberanza rock. I dieci brani che compongono quest'album sono molto omogenei e creano quella particolare atmosfera a cui è facile abbandonarsi, lasciandosi cullare per ascolti ripetuti... Consigliato


Rose Windows - The Sun Dogs

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2013 (Sub Pop)

Rose Windows - The Sun Dogs L'album d'esordio di questo gruppo di Seattle, nato dalla spinta creativa del cantautore Chris Cheveyo, è un vero crogiolo di influenze, generi e provenienze etniche: esso fonde l'oriente e l'occidente, sensibilità britannica e senso statunitense, psichedelia e progressive, folk e rock (anche blues, perché no?). La strumentazione è ricca e, anche in questo caso, non mancano gli effetti evocativi: tastiere alla Doors, un flauto di anderseniana memoria... È un album che non sembra posto nel 2013, ma, nello stesso tempo, ci sta meravigliosamente bene, con i suoi decisi richiami a sonorità che sarebbe un peccato dimenticare e che hanno fatto la storia dei decenni trascorsi. Sono nove brani corposi, suggestivi ed evocativi, che alternano una moderata irruenza e una dolcezza tutta folk (bella anche la voce femminile di Rabia Qazi); affascinanti anche i momenti sinfonici, che costituiscono forse il richiamo più presente al prog. Fortemente consigliato


The Unseen Strangers - Follow The Sound

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2013 (Mondo Tunes)

The Unseen Strangers - Follow The Sound E adesso godiamoci dell'ottimo e abbondante bluegrass, di quello che riempie il cuore appena partono le prime note. Per farlo, però, dobbiamo spostarci dagli scenari abituali dove questo genere impera e dobbiamo recarci a Nord, addirittura in Canada, ad Halifax, Nova Scotia, dove incontriamo un quintetto tutto pepe: The Unseen Strangers. Il gruppo è nato nel 2007 ed ha pubblicato un altro album nel 2009 (che è stato premiato) ed un EP l'anno scorso (che, tra l'altro, aveva lo stesso nome e la stessa copertina di questo ultimo album). Il loro non è un bluegrass di quelli scatenati e, anzi, a volte, rallenta per assumere i connotati di un folk cantautorale tradizionale; è però corposo e trascinante, coinvolgendo anche più di quanto le varianti sfrenate del genere sanno fare. Un loro tratto distintivo è la forte carica umoristica, che mettono nei loro testi e nei loro atteggiamenti; anche per questo motivo sono particolarmente apprezzati e ricercati nei locali folk più blasonati del Nord America. Bravi The Unseen Strangers: un po' di sano divertimento ogni tanto non guasta. E non trascuriamo la grande perizia strumentale che dimostrano senza particolari ostentazioni. Fortemente consigliato


Alela Diane - About Farewell

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2013 (Rusted Blue Records)

Alela Diane - About Farewell Cos'è successo alla dolce ragazza di Portland (nativa di Nevada City)? Dopo "Pirate's Gospel" del 2007 (di cui vorrei approfondire la conoscenza), lo stupendo e ispiratissimo "To Be Still" del 2009 ed "Alela Diane & Wild Divine" del 2011, è arrivata al quarto album sotto casa discografica (precedentemente ne aveva pubblicati altri due, frutto di autoproduzione). Ad appena trent'anni, però, in quest'album, che fisicamente sarà pubblicato a luglio, ma che è disponibile da qualche giorno in digitale, si denota una repentina maturazione, traspare come un senso di scoramento. Sembrerebbe che la pur sempre sobria Alela, qui sia giunta ad una cocente disillusione. Rispetto all'entusiasmo misurato dei precedenti album, qui è infatti un'atmosfera drammatica a farla da padrona; la voce ha perso i suoi toni acuti e anche la strumentazione è più scura, avendo abbandonato le note mielate della steel, che tanto aveva caratterizzato "To Be Sill". Le melodie sono sincopate, i ritornelli appena accennati. Aleggiano per tutti i dieci brani lo spettro di una gioia perduta e il sentore di lacrime pronte ad esplodere. Con questo non voglio dire che "About Farewell" non sia bello, anzi! La mia preferenza va sì a quello del 2009, ma l'importante, in un'opera del genere, è che l'artista abbia qualcosa da dire. Alela Diane qui sembra volerci dire anche più cose rispetto al passato; sta a noi saperla ascoltare... Fortemente consigliato


Magic Arm - Images Rolling

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2013 (Switchflicker)

Magic Arm - Images Rolling Secondo album per quella che, di fatto, è una one-man band di Manchester, spesso accostata ai Grizzly Bear (a cui ha fatto alcune volte da spalla): è infatti il polistrumentista e cantante Marc Rigelsford che fa praticamente tutto, aiutandosi con registrazioni, campionamenti e compagnia bella... Dopo il mediamente acclamato "Make Lists, Do Something" del 2009, "Images Rolling" sembra fare qualche passo avanti, sia come ricchezza strutturale che come intuizioni melodiche. Ed ecco che pop e folk si combinano e si ornano di connotazioni chamber o addirittura sinfoniche (con un bellissimo piano in evidenza, coi fiati, gli archi...), tra cui trova posto anche qualche spruzzata di elettronica. I brani sono ben assortiti (troppo?), con frequenti variazioni di temi e di ritmi. C'è da sperare che la sua musica sia ancora in progressione, sì da conseguire in un prossimo futuro risultati che già da ora promettono l'eccellenza.Consigliato


Bad Braids - Supreme Parallel

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2013 (Haute Magie)

Bad Braids - Supreme Parallel I Bad Braids sono un gruppo di Philadelphia, il cui nucleo centrale è costituito dalla cantante e chitarrista Megan Biscieglia e dal polistrumentista Paul Christian, ma con la presenza più o meno fissa di altri artisti. Quello che subito affiora ascoltando questo loro secondo album, è la particolare atmosfera onirico-elegiaca, in cui un folk delicato si muove in terreni dream-pop, assumendo un tono, se possibile, ancora più avvolgente ed etereo. L'album comincia con brani dalla forte carica suggestiva ("Ode to Fig", "Through the Door") per poi quietarsi gradualmente in toni sempre più riflessivi, che non mancano però di un loro malinconico fascino. Questa parabola discendente, che, alle orecchie di molti potrebbe forse costituire un punto debole, sembrerebbe invece un tratto distintivo, un invito ad un ascolto più attento e sensibile. Man mano che i brani procedono, sembra sempre più di essere dentro una rappresentazione della solitudine, la cui colonna sonora, a sapersi abbandonare alle sue spire, riesce nel suo intento di regalare emozioni soavi, visioni di una bellezza misteriosa seminascoste dalla nebbia. L'album è disponibile per il download a offerta libera sul loro Bandcamp.Fortemente consigliato


Blue Willa - Blue Willa

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2013 (Trovarobato)

Blue Willa - Blue Willa Quando si incontrano gruppi italiani così interessanti, sarebbe veramente un peccato farseli sfuggire. Il quartetto di Prato (Serena Altavilla, Mirko Maddaleno, Lorenzo Maffucci e Graziano Ridolfo), arrivato finalmente, dopo le prime esperienze a nome Baby Blue, ad una solida configurazione e affidatosi ad una produzione che si chiama soltanto Carla Bozulich (che non lesina una sua partecipazione attiva), ha pubblicato questo album eponimo, che sembra volersi rivolgere alla scena internazionale senza alcuna timidezza provinciale. La loro forza sta soprattutto nella carica passionale, che li porta a fondere generi e momenti musicali alquanto diversi per ottenere un amalgama invece concreto e assai convincente. Nonostante che da tante parti si parli, nei loro confronti, di avant-rock e compagnia bella, io credo di identificare un sostrato narrativo che pesca addirittura dai temi di Kurt Weill, passando per certa psichedelia acida dei tardi anni '60 e trasmettendosi nei decenni, intingendosi in un blues malato e per varie sfaccettature del rock alternativo; soprattutto nel momento in cui ricorre la voce maschile, poi, è forte in me il richiamo a quel glam-rock che precorreva il punk. Un album vibrante, denso di sensazioni forti, un'atmosfera che mi ha riportato alla mente un altro prodotto mediterraneo di qualche anno fa: quel "Timemachine" degli ellenici Mary & the Boy/Felizol, che per me ha costituito opera prima del 2009, ma che è passato quasi completamente inosservato nel nostro paese.Fortemente consigliato


Jack Day - The First Ten

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2013 (Bucketfull of Brains / The Greatest Records)

Jack Day - The First Ten Quando un cantautore attinge direttamente a certo folk statunitense storico, arrivando anche al cosiddetto periodo pre-war, sembra quasi un passo obbligato fare i nomi di gente come Woody Guthrie e Townes Van Zandt. L'anno scorso, uno dei casi più significativi di questo ritorno al passato è stato certamente l'esordio di Barna Howard; adesso, ci troviamo al cospetto di un altro debutto interessantissimo: Jack Day. Però qui ci sono alcune peculiarità di spicco: innanzitutto, egli non è americano bensì inglese, addirittura londinese (ci saremmo aspettati quantomeno un campagnolo...); inoltre, dove Barna si esprimeva esclusivamente con la sua voce e la chitarra acustica, Jack si avventura su altri terreni, alternando acustico ed elettrico e regalandoci anche delle belle emozioni al piano. Particolarissima, poi, la sua voce, che riesce quasi a trasformare da un brano all'altro, toccando toni bassi e rochi, quelli di un Tom Waits giovane e sobrio, insomma. La forza di quest'album, comunque, è la grande capacità espressiva, una forte carica passionale, che, insieme anche ad una certa ricchezza melodica, fa sì che ci troviamo al cospetto di un vero gioiello. Da non perdere. Assolutamente consigliato


Laura Stevenson & the Cans - Wheel

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2013 (Don Giovanni Records)

Laura Stevenson & the Cans - Wheel Da una cantautrice svedese dalle risorse limitate ed ai limiti del lo-fi, passiamo invece ad una statunitense ben prodotta e forte di collaborazioni di tutto rispetto. Il terzo album di Laura Stevenson & the Cans nasce infatti sotto ottimi auspici e sfoggia artisti di grosso calibro, come il violinista Rob Moose (Bon Iver, Antony And The Johnsons), i fiati di Kelly Pratt (Beirut, Arcade Fire, David Byrne and St. Vincent), la produzione di Kevin McMahon (Swans, Titus Andronicus, Frightened Rabbit, Real Estate). Una cosa abbastanza curiosa, approcciandosi a questa artista solo adesso, è leggere su diverse fonti il tag punk riferito a lei: beh, a quanto pare, Laura non era così lontana, agli esordi, dall'irruenza emotiva di quel genere, anche se la sua voce, dolcissima e acuta, quasi mielata (a momenti può ricordare addirittura Kate Bush), non lo lascerebbe presagire. Venendo a "Wheel", vediamo un'alternanza tra brani soffici e cullanti ed altri più pompati, decisamente inclini al rock, con anche qualche ritmo esotico qua e là. Si tratta comunque di una bella prova, forse non eccelsa, ma sicuramente gradevole. Davvero bella, invece, la copertina.Consigliato


Emma Nordenstam - Response To The Birddream

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2013 (Sakuntala Records)

Emma Nordenstam - Response To The Birddream Delicata e suadente terza prova per una cantautrice svedese (in questo album anglofona) abbastanza misconosciuta da noi. È curioso come nel paese scandinavo sia così diffuso il gusto verso certe sonorità statunitensi, gusto che a volte riesce ad interpretare lo spirito folk d'oltreoceano con una coerenza ed una convinzione quasi superiori all'originale: basti pensare all'esempio evidente delle sorelle Söderberg (First Aid Kit), ma non solo... Con Emma Nordenstam, però, siamo ben lontani dalla ballate country-folk dell'esempio citato e quello che ascoltiamo sa più di lirismo nostalgico e intimista, in cui non manca qualche inflessione pop. Sono tredici canzoni molto belle, alcune struggenti fino alle lacrime, nelle quali è la presenza quasi esclusiva dell'autrice a delineare il tutto, voce e strumenti (ma sono presenti, almeno in un brano, alcuni componenti del collettivo psichedelico My Brother the Wind). Se siete romantici, nostalgici, riflessivi (insomma, un po' come me), non perdetevi questo album. Peccato solo per una qualità tecnica non eccelsa... Consigliato


June Tabor, Huw Warren, Iain Ballamy - Quercus

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2013 (ECM)

June Tabor, Huw Warren, Iain Ballamy - Quercus L'ormai sessantacinquenne June Tabor, per molto tempo considerata regina della musica folk britannica, che ti combina con due eminenti jazzisti, del calibro del sassofonista Iain Ballamy e del pianista Huw Warren? Ti confeziona un piccolo capolavoro, che, giustamente, attira le attenzioni tanto dei circuiti folk quanto di quelli jazz, essendo i due generi presenti in egual misura ed in grande smalto. In effetti, June non è nuova alle esperienze jazz e non è neanche nuova alle collaborazioni coi due musicisti (Ballamy è presente nelle sue produzioni dal 2005 e Warren addirittura dal 1988). Inoltre, il materiale di questo corposo album risale a ben sette anni fa, ma è stato pubblicato soltanto quest'anno. Sono grandi suggestioni, con la voce matura di June e gli interventi magistrali dei due musicisti, che, pur mantenendo, le loro peculiarità tutte jazzistiche (a momenti anche free...), non stravolgono la liricità sempre immensa della cantante. Non c'è altro da dire se non che è un bellissimo album. Fortemente consigliato

Player ECM Records


June Tabor - Ashore Degli stessi artisti:

June Tabor - Ashore (2011)

1 marzo 2012


Mark Kozelek & Jimmy Lavalle - Perils from the Sea

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2013 (Caldo Verde)

Mark Kozelek & Jimmy Lavalle - Perils from the Sea Di questo album circola un'altra copertina, uguale nella grafica, ma nella quale, invece del nome dei due artisti, compare Sun Kil Moon & The Album Leaf. Per i pochi che non lo sapessero, Mark Kozelek, non solo è il frontman del progetto Sun Kil Moon, ma lo era anche nientepopodimeno che dei Red House Painters! Da parte sua, Jimmy Lavalle è invece la mente del progetto The Album Leaf. Con queste premesse, non ci poteva aspettare un risultato che fosse meno che interessante; ed in effetti, "Perils from the Sea" è un album che non può passare inosservato: è corposo, sia come durata (più di un'ora) che come intensità ed omogeneità; con un particolare uso dell'elettronica, in cui Lavalle è maestro e l'apporto acustico e lirico di Kozelek, i due hanno confezionato una personalissima variante di pop-folk, che risulta struggente, a tratti e martellante, quasi ipnotica, per il resto. Parlando di omogeneità, l'album è molto uniforme, soprattutto dal punto di vista ritmico, ma questo non significa che sia monocorde: anzi, il ritmo crea una sorta di filo conduttore, che contribuisce a rendere più tangibile il corpo dell'opera. Dei dieci lunghi brani, nessuno può essere considerato minore o riempitivo; il mio preferito, comunque, rimane quell'incredibile "Gustavo"... Fortemente consigliato


Jenny Hval - Innocence Is Kinky

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2013 (Rune Grammofon)

Jenny Hval - Innocence Is Kinky Ed ecco un'altra donna per cui stravedo! Siamo molto distanti da Dear Reader, tanto geograficamente (sudafricana, ma con frequentazioni berlinesi, quella e norvegese questa) quanto musicalmente e per i contenuti. Jenny Hval è certamente un personaggio unico nel suo genere (io mi sento di paragonarla alle cose più estreme di Bjork...): nata come Rockettothesky (in effetti questo non era altro che il suo stage name), ha poi intrapreso la sua carriera autografa. pubblicando quello spaventoso "Viscera" del 2011 (anche questo, per me, in top list). Il punto saliente della sua arte è certamente la sua splendida voce, fredda, tipicamente nordica, tagliente, ma capace come poche di penetrare fino all'anima. La sua musica è la dimostrazione lampante di come lei sia veramente un'artista, che rifugge le mode e il facile impatto sul pubblico. Rispetto a Viscera, che alternava momenti di sublime coinvolgimento ad altri più devoti al minimalismo, in questo nuovo album noto una maggiore omogeneità: forse non ci sarà il brano che ti fa svenire, ma, nello stesso tempo, non ci sono episodi che allentano la tensione emotiva. Anche per questo non voglio citare l'uno o l'altro brano: "Innocence is Kinky" è una stupenda opera da godere dall'inizio alla fine. Assolutamente consigliato


Jenny Hval / Havard Volda – Nude On Sand Della stessa artista:

Jenny Hval / Havard Volda – Nude On Sand

19 febbraio 2012


Olivier Libaux - Uncovered Queens of The Stone Age

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2013 ()

Olivier Libaux - Uncovered Queens of The Stone Age “Uncovered QOTSA” is Olivier Libaux (Nouvelle vague) new album, entirely made of Queens Of The Stone Age covers, beautifully performed by a brilliant cast of female singers.” Questo è quello che si legge aprendo il sito ufficiale: dichiarazione perfettamente indicativa del contenuto della compilation. Olivier Libaux è uno dei produttori del progetto francese Nouvelle Vague; la scelta delle interpreti è stata fatta con evidente cura, comprendendo nomi di grande spessore artistico: Rosemary Standley (Moriarty), Katharine Whalen, Clare Manchon (Clare and The Reasons), Inara George, Susan Dillane, Skye (Morcheeba), Gaby Moreno, Ambrosia Parsley (Shivaree), Youn Sun Nah, Emiliana Torrini e Alela Diane. Il risultato è, a dir poco, eccellente: personalmente ascolterò molto più volentieri queste cover piuttosto che i brani originali dei QOTSA. È un album prezioso, un insieme di gioielli che mi assicureranno una compagnia assidua nei mesi a venire. Assolutamente consigliato


Amy Speace - How to Sleep in a Stormy Boat

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2013 (1-2-3-4 Go)

Amy Speace - How to Sleep in a Stormy Boat Semplicità e tradizione sono i punti cardine del sesto album di Amy Speace, cantautrice che, come sede, oscilla tra due capisaldi della musica folk statunitense: Nashville e Baltimora. Canzoni delicate, a cui non si può dare una connotazione temporale: potrebbero benissimo far parte di qualche album classico degli anni '60 o '70 o anche dopo... La bella voce di Amy, piena e decisa e le chitarre si contendono il ruolo di protagonista, mentre la sezione ritmica è ridotta all'osso. Le undici ballate, che si rifanno ad altrettante citazioni shakesperiane, si succedono con garbo, senza voler prevalere una sull'altra; l'unica che forse si distacca un po' dal resto è Consigliato“The Sea & the Shore” coll'apporto vocale di John Fullbright. Bellissima la copertina, opera dell'illustratore Duy Huynh.


Toni Bruna - Formigole

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2013 (autoprodotto)

Toni Bruna - Formigole Poco tempo fa, su di un forum musicale, si discuteva sul fatto che l'italiano, come lingua, poco si addice a certi generi musicali e ciò soprattutto a causa dei suoi tempi (abbastanza lenti rispetto, per esempio, ai ritmi anglosassoni); si notava, invece, che spesso i nostri dialetti si rivelano più idonei, essendo di solito espressivamente più pronti rispetto alla lingua ufficiale. Questo album del triestino Toni Bruna sembra asseverare questa convinzione. Lui è praticamente un falegname con le passioni della musica e della poesia; ma se riporta in musica la sua perizia al cospetto del legno, ce lo si immagina come un fine ebanista, per quanto la sua musica è deliziosamente cesellata. Il dialetto triestino, come dicevo, sembra nato e cresciuto con questa musica, in cui un sapiente fingerpicking di sapore statunitense si fonde con tiepide suggestioni esotiche (Toni ha passato una parte della sua vita in Sud America); non è un dialetto particolarmente difficile da comprendere ed ecco che saltano fuori delle vere poesie, liriche e surreali al tempo stesso, in cui sembra affiorare qualche pizzico di follia. Si tratta di un esordio autoprodotto, ma si spera che voglia persistere in questa passione, perché dimostra di saper veramente elargire belle emozioni; un artista di cui il nostro paese non può che essere orgoglioso. Ma ascoltiamolo...Consigliato


Jerry Garcia & David Grisman - Garcia Grisman Alternate

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2012 (Acoustic Disc)

Jerry Garcia & David Grisman - Garcia Grisman Alternate Due artisti che non hanno certo bisogno di presentazione: Jerry Garcia e David Grisman avevano pubblicato nel 1991 questa collection di nove stupende session acustiche, degnamente rappresentative di quella Dawg Music, ovvero del genere specificatamente creato dai due, mixando elementi di bluegrass, blues, folk e quel particolare jazz dichiaratamente ispirato a Django Reinhardt e Stéphane Grappelli. Jerry purtroppo è scomparso nel 1995; l'anno scorso avrebbe compiuto 70 anni e Grisman l'ha voluto in qualche modo celebrare, pubblicando questa nuova versione rimasterizzata in alta definizione, con alcuni dei brani proposti in versione lievemente diversa dagli originali del '91. La chitarra liquida e la voce inconfondibile di Garcia e lo scintillante mandolino di Grisman incantano con la loro freschezza: una musica senza tempo, irresistibile ed emozionante, resa oltretutto in un'eccellente qualità tecnica che farà gioire gli audiofili. Quasi inutile specificarlo: un album da acquistare a scatola chiusa!Assolutamente consigliato


Pollyanna - The Mainland

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2013 (Vicious Circle)

Pollyanna - The Mainland I ragazzi (ma soprattutto le ragazze) della mia età conosceranno sicuramente Pollyanna, protagonista dell'omonimo romanzo del 1913 di Eleanor Hodgman Porter, la cui storia si basava soprattutto nel contrasto tra la tragedia della sua situazione familiare (orfana e malvista dalla zia che l'adotta) e l'inguaribile e contagioso ottimismo ereditato dal padre. In questo caso, il suo nome è stato preso in prestito da una garbata cantautrice parigina (che canta però rigorosamente in inglese), di cui non trovo moltissime notizie in rete. C'è da dire che sembra aver preso piuttosto l'indole tragica della sua eroina e l'ottimismo, se c'è, è abbastanza latente. Le dodici canzoni, infatti, anche se ogni tanto accennano ad un tentativo di allegria, rimangono essenzialmente languide e malinconiche. Guardate, ad esempio, il video di "My Favourite Song" (brano bellissimo del resto), in cui riesce a rendere estremamente commovente anche una storia a contenuto surreale. Si tratta di un album bello, sentito, mediamente toccante. Stupenda anche la foto di copertina.Consigliato


Kacey Johansing - Grand Ghosts

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2013 (autoprodotto)

Kacey Johansing – Grand Ghosts Secondo album per la sublime cantante e musicista di San Francisco Kacey Johansing, ex componente dei Geographer e collaboratrice di diversi artisti, tra cui l'intrigante Merrill tUnE-yArDs Garbus. Le sue sono canzoni altamente melodiche, in cui un dream-pop di connotazione chamber si fonde con flessuose movenze jazz e qualche momento di abbandono folk. La sua voce vellutata evoca ambienti lounge notturni e fumosi, con avventori brilli ed estasiati dalla sua presenza incantevole. Consistente anche il suo apporto strumentale (chitarra elettrica, piano, organo...), coadiuvato da quelli di Jeremy Harris (chitarra, piano, voce e arrangiamenti), di Robert Shelton (tastiere), di James Riotto (basso), di Ezra Lipp (batteria) e di Andrew Maguire (vibrafono, percussioni). Dieci canzoni sognanti, dolci ed evocative: una soave compagnia per le tiepide serate di primavera. Fortemente consigliato


Dodson and Fogg - Derring-Do

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2013 (Wisdom Twins Records)

Dodson and Fogg - Derring-Do Il progetto Dodson and Fogg nasce dall'iniziativa di Chris Wade, cantante e polistrumentista britannico, che si avvale della collaborazione di alcuni mostri sacri del folk storico della terra d'Albione, come la cantante dei Trees Celia Humphris, il flautista Nik Turner degli Hawkind, la cantante Alison O'Donnell dei Mellow Candle (in un recentissimo passato ha fatto la sua comparsa anche Judy Dyble dei Fairport Convention). "Derring-Do", secondo album, che segue di pochi mesi l'esordio eponimo, con queste premesse, non può che riferirsi al passato; ma lo fa con un garbo e un candore tale da risultare freschissimo. I quindici brani (alcuni molto brevi) seguono un filo conduttore di grande suggestione, che richiama certo art-folk degli anni 60/70, con alcuni toni progressivi e qualche ammiccamento alle atmosfere barrettiane. Ogni nota, in questo album, sembra messa al posto giusto: le canzoni scorrono senza un barlume di incertezza e non si smetterebbe mai di ascoltarle; è anzi facile cadere nella tentazione di far sempre ripartire l'album daccapo. Bella prova! A questo punto, non sarebbe male recuperare anche l'esordio.Fortemente consigliato


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