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Erland Dahlen - Rolling Bomber

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2012 (Hubro)

Erland Dahlen - Rolling Bomber Uno sperimentalismo trans-genere per questo album di debutto del percussionista norvegese Erland Dahlen, collaboratore, tra gli altri, di Nils Petter Molvaer. Non è facile identificare l'ambito in cui si muove: guarda sì al jazz ed anche alla musica etnica, ma, in effetti, si tratta piuttosto di sperimentalismo "all'impronta", fatto soprattutto di sensazioni. Non fate però l'errore di considerarlo mattone a priori: certo, come tutti i prodotti sperimentali, necessita di un certo tempo di assimilazione (non nascondo di averlo sentito almeno una decina di volte, prima di riuscire a scrivere queste poche righe...), ma ogni volta è una sorpresa. E' un album polivalente: si riesce ad ascoltarlo in relax, quasi fosse ambient, ma, applicando un po' di attenzione, si può benissimo essere coinvolti ed emozionati in modo raro dalle sue atmosfere oscure ed esotiche. Ascoltatelo.

Recensione di Marco Scolesi per Mellophonium

Per me, 8.0/10


Julia Holter - Ekstasis

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2012 (RVNG International)

Julia Holter - Ekstasis Ci sono album che si fa prima ad ascoltare che a descrivere, perché sfuggono dai soliti criteri e non possono essere limitati all'uno o all'altro genere. Di solito, sono questi gli album che preferisco. E questo Ekstatis di Julia Holter (nome completo Julia Shammas Holter) può essere fatto rientrare in questa indistinta categoria. C'è chi parla di avanguardia, chi di folk alternativo, chi di avant-pop. Mi ci aggiungo io, a dire una sciocchezza che forse però rende l'idea: ascoltando questo disco, mi viene in mente una Laurie Anderson che guardi a certo dream/chamber-pop. Ma di calcoli, citazioni o derivazioni non ce n'è in questa autrice; anzi, nonostante la sua musica sia ricercatissima, è fortissima l'impressione di una genuinità compositiva esemplare: tutto sembra creato all'impronta e, paradossalmente, almeno per quanto mi riguarda, trovo la sua musica di un'immediatezza rara. Avevo sentito sue cose sporadiche, ma che non mia avevano particolarmente colpito; credo che questo album segni una perfetta maturazione, in cui i tanti generi toccati si amalgamano con estrema naturalezza, dando alla luce un piccolo capolavoro. Questo, già da ora, si prefigura come uno dei miei album dell'anno. Assolutamente consigliato!

Recensione di Mark Richardson per Pitchfork

Per me, almeno 8.5/10


Jenny Hval / Havard Volda – Nude On Sand

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2012 (Sofa)

Jenny Hval / Havard Volda – Nude On Sand L'anno scorso, parlando su di un forum di Viscera (per me uno degli album top del 2011...), in risposta a qualcuno che criticava l'eccessivo minimalismo di alcuni brani, dissi che, per quanto mi riguarda, Jenny Hval basta che apra bocca per emozionarmi. Bene, sembra avermi sentito e preso alla lettera! LOL Questo nuovo progetto con Havard Volda (che in effetti era già presenza importante in Viscera), infatti, è improntato su di un folk sperimentale e ridotto all'osso, che sembra guardare alla struttura di certo free-jazz. Sono solo sette brani, per una mezzora di durata complessiva, ma sinceramente sembra non finire mai, tanto è peso e monocorde. La voce di Jenny è unica (per me sublime), ma questo non basta perché un disco debba piacere a forza. Un disagio simile l'ho riscontrato all'uscita di Manafon di David Sylvian (altro artista che adoro). Insomma, io questo album lo consiglierei agli appassionati di certe sperimentazioni, ma non certo agli amanti del folk e, probabilmente, neanche ai fan di Jenny Hval. Comunque sia, è meglio che sentiate con le vostre orecchie...

Sampler su Soundcloud

Per me, 6.5/10


Petra Jean Phillipson - Notes On: Death

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2012 (Montpatry Press)

Petra Jean Phillipson - Notes On: Death Ascoltando per la prima volta questo doppio album di Petra Jean Phillipson, conoscendo magari i suoi trascorsi folk-blues (anche se abbastanza oscuri), soprattutto all'impatto con l'iniziale, lunga e sperimentale Underworld Tubeophany (interpretata soprattutto da ottoni in zona bassa...), si può correre il rischio di essere indecisi tra il mattone e il disco pretenzioso. È un errore da non commettere: questa è un'opera importante, che si apprezza in pieno dopo una serie più o meno lunga di ascolti, durante il quale si sperimenta un progressivo incremento di sensazioni e suggestioni. Il concept, che segue a sette anni di distanza Notes On: Love, è composto quindi da due cd, denominati Noir e Blanc, che dovrebbero segnare, rispettivamente, una sorta di discesa agli inferi (è dichiarata l'influenza dantesca) ed una successiva rinascita; l'autrice stessa dichiara che è nato in seguito alla morte di una persona cara ed alle domande che usualmente ci si pone in questi frangenti. Musicalmente parlando, si tratta di un'opera impegnata e impegnativa, che non può lasciare indifferenti e che, superata l'iniziale perplessità, sa premiare l'ascoltatore attento con momenti di intensa emozione.

Ice in June su Soundcloud

Per me, 8.0/10


Oren Ambarchi - Audience of One

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2012 (Touch)

Oren Ambarchi - Audience of One Il chitarrista e polistrumentista australiano Oren Ambarchi è noto per il suo muoversi sul limite dello sperimentalismo più agguerrito, come possono suggerire le sue frequentazioni con entità del calibro di Sunn o))), Christian Fennesz, John Zorn, Keiji Haino... Però questo album, in effetti, è tutt'altro che estremista; rende bene l'idea un'affermazione letta su Boomkat: "...Oren Ambarchi is about as close as we get to a rock star in experimental music...". Solo quattro brani, ma l'album ruota soprattutto attorno al lungo (ben 33') e vagamente droneggiante Knots, preceduto dalla suggestiva canzone (sic) Salt, seguito dall'evanescente Passage e, per finire, dall'intenso Fractured Mirror, quasi in sentore di post-rock. Ad essere sincero, io conosco ben poco della sua passata produzione (conto di approfondire), ma questo album mi ha reso l'idea di un artista a tutto tondo, che sa plasmare suoni ed emozioni con sapiente perizia, osando quanto basta... Per info più dettagliate: touchmusic.org

Sampler

Per me, 7.5/10


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