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These New Puritans - Field of Reeds

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2013 (Infectious)

These New Puritans - Field of Reeds Advance per l'attesissimo nuovo album, in uscita il 10 giugno! Il gruppo londinese (originario dell'area di Southend-on-Sea) costituisce un altro esempio lampante di ispirazione di prima mano. È cronologicamente passato poco tempo da quando venivano paragonati ai Sonic Youth ad ai Yo La Tengo, eppure sembrano secoli: "Field of Reeds", infatti, non può essere paragonato ad un bel niente! Sì, i nomi si fanno (Bark Psychosis, il David Sylvian più recente, i Radiohead di Kid A), ma, secondo me, sono accostamenti di semplice sensazione, nulla di veramente marcato. Si tratta di un'opera incredibile, un incanto ancestrale, subliminale, quasi esoterico. Originalissima, ma, nello stesso tempo, perfetta nella costruzione delle attese: ogni strumento, ogni nota, ogni suono sembrano essere messi al posto giusto, in una confezione troppo perfetta per essere umana. Secondo me, album come questo ne nascono raramente ed è per questo che gli prenoto subito un posto tra i più interessanti dell'anno. Anche la qualità tecnica si preannuncia eccellente. Da non perdere! Assolutamente consigliato


Jenny Hval - Innocence Is Kinky

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2013 (Rune Grammofon)

Jenny Hval - Innocence Is Kinky Ed ecco un'altra donna per cui stravedo! Siamo molto distanti da Dear Reader, tanto geograficamente (sudafricana, ma con frequentazioni berlinesi, quella e norvegese questa) quanto musicalmente e per i contenuti. Jenny Hval è certamente un personaggio unico nel suo genere (io mi sento di paragonarla alle cose più estreme di Bjork...): nata come Rockettothesky (in effetti questo non era altro che il suo stage name), ha poi intrapreso la sua carriera autografa. pubblicando quello spaventoso "Viscera" del 2011 (anche questo, per me, in top list). Il punto saliente della sua arte è certamente la sua splendida voce, fredda, tipicamente nordica, tagliente, ma capace come poche di penetrare fino all'anima. La sua musica è la dimostrazione lampante di come lei sia veramente un'artista, che rifugge le mode e il facile impatto sul pubblico. Rispetto a Viscera, che alternava momenti di sublime coinvolgimento ad altri più devoti al minimalismo, in questo nuovo album noto una maggiore omogeneità: forse non ci sarà il brano che ti fa svenire, ma, nello stesso tempo, non ci sono episodi che allentano la tensione emotiva. Anche per questo non voglio citare l'uno o l'altro brano: "Innocence is Kinky" è una stupenda opera da godere dall'inizio alla fine. Assolutamente consigliato


Jenny Hval / Havard Volda – Nude On Sand Della stessa artista:

Jenny Hval / Havard Volda – Nude On Sand

19 febbraio 2012


Jace Clayton - The Julius Eastman Memory Depot

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2013 (New Amsterdam)

Jace Clayton - The Julius Eastman Memory Depot Julius Eastman, compositore, pianista, cantante e ballerino, scomparso nel 1990, dopo una vita breve e travagliata, sapeva bene cosa significhi essere discriminato: era, infatti, un omosessuale di colore e, nelle sue opere, rendeva evidenti le sue prese di posizione contro i pregiudizi ed i luoghi comuni (bastino i titoli presenti su questo album: "Evil Nigger", "Gay Guerrilla"...). Era un innovatore: fu forse uno dei primi a combinare il minimalismo con elementi pop (da Wikipedia). Jayce Clayton, in effetti, è produttore ed arrangiatore: le interpretazioni pianistiche sono infatti affidate a David Friend e Emily Manzo e Clayton, grazie al computer, le fonde e le rielabora, creando un flusso di sensazioni stranianti. Le composizioni sembrano volte ad una continua ascesa, in un crescendo drammatico che incute dubbiose aspettative. Consigliato


Keiji Haino, Jim O’Rourke, Oren Ambarchi - Now While It’s Still Warm Let Us Pour in All the Mystery

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2013 (Black Truffle)

Haino, O’Rourke, Ambarchi - Now While It’s Still... Si può non riuscire a star fermi ascoltando della musica sperimentale? Risposta: sì! Sui tre geniali artisti dell'avanguardia internazionale ci sarebbe da scrivere per settimane e forse non basterebbe neppure; basti dire che, tanto da soli quanto grazie alle loro molteplici collaborazioni, hanno elargito alle platee una serie sconfinata di creazioni, alcune molto affascinanti ed anche appetibili ed altre che non si possono decisamente definire alla portata di tutti i palati. Come trio, questo, che sarà ufficialmente pubblicato il 30 aprile, è il terzo album. Almeno dai video disponibili in rete, sembrerebbe che Haino la faccia un po' da padrone, con la sua chitarra indiavolata e la sua voce spettrale, mentre Ambarchi è impegnato alla batteria e O'Rourke si dà da fare al basso, ma voglio pensare che i ruoli si modifichino un po' nell'arco dei sei lunghi brani, interamente incisi dal vivo in un concerto tenuto a Tokyo. Per loro stessa definizione, la loro musica si muove "...from holy minimalism to cave-man rock..."; e, in effetti, tale definizione è tangibile: il minimalismo devo dire che è solo accennato, mentre un rock corposo e trascinante, che sembra fuoruscito da un'energia primordiale, pervade un po' tutta l'opera. Siamo al cospetto di un album che può dare grandi emozioni: assolutamente imperdibile.Assolutamente consigliato


Oren Ambarchi - Audience of One Degli stessi artisti:

Oren Ambarchi - Audience of One

1 febbraio 2012


The Residents - Mush-Room

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2013 (Ralph Records)

The Residents - Mush-Room I Residents sono uno dei miei gruppi preferiti (lo sa bene chi conosce le mie frequentazioni sui diversi forum). Parlarne adesso qui sarebbe quanto meno superfluo: mi limito a dire che li considero l'espressione più geniale della musica contemporanea. Una caratteristica secondaria di questa band è la prolificità: la loro discografia è letteralmente sconfinata e ogni anno viene arricchita con nuove pubblicazioni (anche nell'ordine della decina l'anno); spesso però le uscite consistono in collection, rifacimenti, live... In questo caso, parliamo di una soundtrack, commissionata dalla coreografa belga Grace Ellen Barkey, il cui mondo visionario e burlesco pare ben amalgamarsi all'immaginario residentsiano. Delle ultime cose dello storico gruppo (che ho ascoltato), devo dire che non tutto mi è piaciuto e, finora, il mio gradimento si fermava a "The Ughs" del 2009; quest'opera, invece, mi ha favorevolmente coinvolto, soprattutto per il cocente spirito malinconico che si respira. Le ispirazioni sono soprattutto riferite alla musica classica, con spunti ambient, industrial e qualche suggestione world. Alcuni momenti risultano veramente potenti dal punto di vista espressivo; ascoltate, ad esempio, "Musical Chairs in 3/4" e fatelo a volume sostenuto: impressionante, vero? Nel complesso, si tratta di un album piacevole, per niente ostico o affaticante; nello stesso tempo, è originale ed intrigante come è loro costume. Consigliato


Buke and Gase - General Dome

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2013 (Brassland)

Buke and Gase - General Dome Nel 2010, il loro esordio "Riposte" personalmente lo annoverai tra gli album più originali dell'anno (allora si chiamavano Buke and Gass). A tre anni di distanza torna il duo di Brooklyn, Arone Dyer e Aron Sanchez, con il loro moniker che, di fatto, è la citazione di due strumenti a corda di loro invenzione e realizzazione: Il buke ed il gase, appunto. Come dicevo in occasione del precedente lavoro, essi non aderiscono ad alcun genere in particolare e passano con estrema naturalezza dal rock al noise-pop (non disdegnando qualche sfumatura folk); a tratti richiamano certe strutture matematiche, mentre, soprattutto nel cantato di Arone (che rimanda a diverse interpreti prog di un passato più o meno recente), evoca anche forti brividi progressivi. Mescolando suoni dolci ed altri corrosivi, il duo ha saputo mettere insieme tredici brani di grande impatto suggestivo, alcuni dei quali risultano per me addirittura irresistibili (ascoltate, per esempio, "Hiccup" o "Hard Times"). Ottima prova veramente.Fortemente consigliato


Pere Ubu - Lady from Shanghai

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2013 (Fire)

Pere Ubu - Lady from Shanghai Ancora non avevo ascoltato un album del 2013 e quale migliore occasione di questa? Sì, un nome ormai appartenente al mito è tornato: dopo ben trentacinque anni dall'esordio, la geniale follia di David Thomas e della sua compagine torna con un'opera destinata, come al solito, a stupire. Per sua stessa dichiarazione, si tratta di un album dance; ma se la musica dance non vi piace, aspettate a storcere il muso, perché non si tratta di dance come ci si potrebbe aspettare. Il titolo è evidentemente ripreso dal visionario noir giudiziario di Orson Welles (film stupendo, tra l'altro), a cui il cantante, con il suo look più recente, somiglia parecchio. La grinta del gruppo non è affatto sopita e la voce di Thomas, se permettete, è perfino migliorata, perché è maturata ed ha perduto quei toni striduli che potevano anche dare fastidio. I ritmi ci sono e stimolano al movimento, ma si tratta di ritmi malati, di atmosfere oscure e vorticose. Alcuni brani sono veri e propri trip: ascoltate "414 Seconds" per gradire. Grande ritorno e grande inizio per questo 2013!Assolutamente consigliato


Lonnie Holley - Just Before Music

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2012 (Dust to Digital)

Lonnie Holley - Just Before Music Tra tante banalità musicali da cui siamo sopraffatti, finalmente una voce che si possa definire puramente fuori dal coro. Se cercate notizie su Lonnie Holley, a prima vista troverete di tutto, tranne che musica. E troverete cose sorprendenti: innanzitutto che è il settimo di ben ventisette figli! Poi, che è un artista visuale, soprattutto scultore, che fa dell'improvvisazione suo principio cardine... E altrettanto sorprendente è questo suo primo album, in cui già il titolo potrebbe spiegare tutto: egli cerca le radici stesse dell'emozione in musica e si esprime secondo le sue sensazioni immediate. Non è un album facile: è decisamente scomodo e a molti non piacerà; secondo me, però, è destinato ad essere iscritto negli annali della musica, come uno di quegli album che, soprattutto, divideranno la platea, ma che godranno di fama imperitura. In uno scaffale ideale, potremmo collocarlo vicino agli album di Captain Beefheart, di Scott Walker (ma non di "Bish Bosch", per carità!) e anche nei pressi di Van Morrison... Da non perdere.

Articolo di Rachel Jackson per World Music Network

Per me, 8.5/10


Jessica Sligter - Fear and the Framing

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2012 (Hubro)

Jessica Sligter - Fear and the Framing Sto pensando a tutte quelle webzine, ai forum etc., che già da qualche settimana si affannano a pubblicare le classifiche del 2012, quasi nelle foga di arrivar primi e intanto si perdono delle meraviglie come questa! L'olandese Jessica Sligter, qui al suo secondo lavoro (anche se per il primo si era presentata al pubblico con lo pseudonimo di ), ha realizzato un album sorprendente: originalissimo, coraggioso, fondendo suoni eterei a sperimentazioni di impatto non certo immediato, insinuando droni e umori industriali, ma sempre incantando con la sua bellissima voce. La cantautrice dimostra, inoltre, una grande e matura personalità, arrangiando tutti i brani. ma lasciando, nello stesso tempo, al nutrito gruppo di collaboratori una grande autonomia. Questo album finirà certamente tra le primissime posizioni della lista dei miei album preferiti dell'anno.

Soundcloud - recensione di Daniel Paton per Music OMH

Per me, 8.5/10


The Luyas - Animator

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2012 (Paper Bag)

The Luyas - Animator Dopo quel sorprendente secondo album del 2011, Too Beautiful To Work (che personalmente avevo inserito tra i miei preferiti dell'anno), torna il gruppo di Montreal con un nuovo e convincentissimo lavoro, che di fatto sarà pubblicato il 16 ottobre. Sul sito dell'etichetta Paper Bag, la loro musica viene definita con un termine secondo me azzeccato: retro-futurist.... Il loro, in effetti, è un pop/rock originalissimo, delicatamente sperimentale, caratterizzato da una strumentazione molto ricercata, con un abbondante uso di elettroniche e dalla voce dreamy e sensuale di Jessie Stein (inoltre chitarrista e polistrumentista). Gli altri componenti sono il produttore Pietro Amato (The Bell Orchestre, Arcade Fire...; nato in Francia, ma l'origine non credo lasci adito a dubbi) agli ottoni, tastiere e percussioni, Mark Weaton alla batteria e Mathieu Charbonneau alla tastiera Wurlitzer. C'è da dire una cosa su questo gruppo: io sto ancora aspettando un vero capolavoro da parte loro, perché sono sicuro che le potenzialità ci siano tutte. Tanto questo album quanto il precedente mancano, secondo me, di quel coraggio di osare fino in fondo: le intuizioni geniali non mancano (soprattutto nei due stupendi brani iniziali), ma poi ho l'impressione che la tensione si smorzi e i brani si susseguano con un po' di diluizione, pur rimanendo ad un alto livello, beninteso... Alla prossima, ma intanto godiamoci questo.

Articolo della Paper Bag

Per me, più che 8.0/10


Hundred Waters - Hundred Waters

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2012 (Elestial Sound)

Hundred Waters - Hundred Waters Ben vengano album di questo genere! Quando la musica riesce a superare i rigidi limiti degli schemi e delle generalizzazioni, facendo convergere gusti che potrebbero sembrare opposti, spesso nascono gioielli come questo. Il gruppo di Gainesville, Florida, composto da Nicole Miglis, Trayer Tryon, Paul Giese, Zach Tetreault e Sam Moss, sa combinare, infatti, un folk di stampo inglese con l'elettronica, ma andando molto oltre la cosiddetta folktronica e raggiungendo territori inesplorati e sperimentali, con l'evidente passaggio dalle parti del trip-hop... Ho idea che punto cardine del guppo sia Nicole Miglis, cantante, autrice e pianista di chiara estrazione classica, ma gli altri componenti dimostrano di dare contributi che vanno ben aldilà del compitino. Gli undici brani, tutt'altro che immediati (necessitano di una bella serie di riascolti per essere veramente apprezzati), sono una serie ininterrotta di suggestioni eteree, in cui la dolce voce di Nicole fa da collante e di continue sorprese sonore, in cui l'elettronica gioca un ruolo chiave. Album originalissimo, generoso d inventiva, che si colloca tra i più interessanti di questo 2012.

Streaming - Recensione di Ian Cohen per Pitchfork

Per me, 8.5/10


Seamus Cater & Viljam Nybacka - The Anecdotes

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2012 (Anecdotal)

Seamus Cater & Viljam Nybacka - The Anecdotes Sarà un'impresa memorizzare il nome di questo duo olandese! La loro musica, invece, rimane ben impressa, ma non perché sia di immediata assimilazione: tutt'altro. Seamus Cater (voce, tastiere, concertina, armonica) e Viljam Nybacka (batteria, voce, ukulele, chitarra, percussioni) non hanno alcuna intenzione di creare musica dal facile ascolto o dall'impatto commerciale: il loro è un folk acustico in chiave slow e sperimentale, la cui forza sta nei tempi e nelle atmosfere, che sono sì rarefatte, ma che, nello stesso tempo, danno l'idea di essere pregne di un vigore sopito, pronto a balzare addosso all'ascoltatore da un momento all'altro. Poi, alcuni interventi apparentemente avulsi contribuiscono a rendere più intrigante l'insieme: sarei curioso, ad esempio, di scoprire cosa dicono i messaggi morse dell'iniziale Bas Jan Ader. Album raffinatissimo e ricercato, che, nell'immediato, forse non vi conquisterà; ma dategli il tempo che merita e non ve ne pentirete.

Bandcamp

Per me, almeno 7.5/10


Joe McKee - Burning Boy

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2012 (Dot Dash)

Joe McKee - Burning Boy Dopo aver ascoltato per la prima volta questo album, chiedendomi chi fosse questo genio, ho scoperto che io Joe McKee lo conosco già: non è altri che il frontman degli australiani Snowman, il cui Absence ho tanto gradito l'anno scorso, inserendolo nella mia top-20 per il 2011. Il gruppo, purtroppo, si è sciolto (Absence era infatti l'album d'addio), ma qui abbiamo il debutto da solista di McKee. Mentre la musica, originalissima, degli Snowman ti travolgeva in un nugolo di sensazioni anche forti, qui abbiamo un modo diverso di travolgere, più pacato e sublime: immaginate un artista cresciuto a David Sylvian e a This Mortal Coil e avrete già una prima impressione di ciò che rappresenta questo album. In aggiunta, egli fa ricorso ad una particolare forma di sperimentalismo, appena accennato e mai invadente, che non arriva mai a spezzare l'atmosfera magica, sognante e nostalgica alla No-Man e la tenue psichedelia romantica alla Paul Roland (tanto per fare un altro paio di nomi a me cari). A mio vedere, siamo al cospetto di un altro album che lascerà il segno in questa annata interessantissima...

Soundcloud

Per me, 8.5/10


We Are Ghosts - Old Town Hall

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2012 (we.areghosts.com)

We Are Ghosts Old Town Hall Orsi e fantasmi: una cosa che mi chiedo è perché questi due temi siano così ricorrenti nella musica contemporanea, soprattutto in quella del cosiddetto panorama indie. Proprio in questi giorni sto ascoltando alcuni gruppi che li riprendono proprio nei loro nomi: uno è questo. Ma non voglio distogliere ulteriormente l'attenzione da questo album, perché ho idea di essere al cospetto di un'opera dalla potenza espressiva esemplare. We Are Ghosts (alias WAG) è un progetto israeliano, che propone una formula che rimanda ai grandi artisti del passato, ma diventata ormai sempre più rara: la live session. Artisti talentuosi e poliedrici che si ritrovano insieme su di un palco e improvvisano, senza darsi limitazioni di genere. Dappertutto, questo nome si associa al post-rock, ma sarebbe una definizione stitica e limitativa (personalmente, quando vedo "post-rock" ormai tendo a passare oltre, perché è un genere, che, quando limitato al comune senso canonico, mi dà un'impressione quasi insopportabile di indeterminatezza...): certo, se volessimo riferirci al genere di questo disco con una sola parola, potremmo usare forse quella definizione. Ma una componente che non vedo citare ad alcuno e che invece, a mio vedere, è evidente in quest'opera, è la psichedelia (decisa nel lungo brano di apertura, ma che pervade un po' tutto l'album). È principalmente strumentale, ma nei pochi tratti cantati assume anche dei toni dark. Non mancano anche riferimenti a lontani orizzonti jazz e, di conseguenza, accenni di prog. Il gruppo, poi, usa una forma peculiare di citazione, fatta di sonorità, nel senso che, piuttosto che strutture e melodie, sono solo alcuni suoni particolari a richiamare alcuni mostri sacri (io ho identificato Eno/Byrne e i Residents, ma ce ne sono sicuramente altri: ad esempio, i cori del primo brano mi ricordano fortemente qualcosa, ma non riesco a definire). Insomma, l'album si pone di sicuro tra i miei preferiti di questo scorcio d'anno e ve lo consiglio caldamente (la versione digitale è disponibile a offerta libera sul loro sito).

Streaming con download a offerta libera

Per me, almeno 8.5/10


Jumbo Pimp - The Adventures of Jumbo Pimp in Outer Space

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2012 (jumbopimp.bandcamp.com)

Jumbo Pimp - The Adventures of Jumbo Pimp in Outer Space Passiamo ad un genere completamente diverso per questo interessante progetto autoprodotto. Le influenze su questo album (di durata rilevante: 9 brani per 1 ora e 1/4 circa) sono varie e agevolmente riferibili: il primo brano potrebbe sembrare un pezzo perduto dei Dali's Car (Peter Murphy e il mai troppo compianto Mick Karn) fatto magari in session con i Residents; a seguire ritroviamo indubbiamente i Residents, i Coil e vari gruppi dello space-rock e del kraut. Questo non significa assolutamente che l'album non sia, in un certo modo, originale: lo è almeno per l'aver saputo integrare efficacemente le varie influenze e sicuramente si tratta di un ascolto tutt'altro che noioso. Certo, con le potenzialità che dimostrano, potrebbero esprimersi in maniera più autonoma, ma chi è che non cita gli altri oggigiorno (visto oltretutto che non stiamo poi parlando di citazioni di poco conto)?

Bandcamp

Per me, 7.5/10


Erland Dahlen - Rolling Bomber

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2012 (Hubro)

Erland Dahlen - Rolling Bomber Uno sperimentalismo trans-genere per questo album di debutto del percussionista norvegese Erland Dahlen, collaboratore, tra gli altri, di Nils Petter Molvaer. Non è facile identificare l'ambito in cui si muove: guarda sì al jazz ed anche alla musica etnica, ma, in effetti, si tratta piuttosto di sperimentalismo "all'impronta", fatto soprattutto di sensazioni. Non fate però l'errore di considerarlo mattone a priori: certo, come tutti i prodotti sperimentali, necessita di un certo tempo di assimilazione (non nascondo di averlo sentito almeno una decina di volte, prima di riuscire a scrivere queste poche righe...), ma ogni volta è una sorpresa. E' un album polivalente: si riesce ad ascoltarlo in relax, quasi fosse ambient, ma, applicando un po' di attenzione, si può benissimo essere coinvolti ed emozionati in modo raro dalle sue atmosfere oscure ed esotiche. Ascoltatelo.

Recensione di Marco Scolesi per Mellophonium

Per me, 8.0/10


Julia Holter - Ekstasis

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2012 (RVNG International)

Julia Holter - Ekstasis Ci sono album che si fa prima ad ascoltare che a descrivere, perché sfuggono dai soliti criteri e non possono essere limitati all'uno o all'altro genere. Di solito, sono questi gli album che preferisco. E questo Ekstatis di Julia Holter (nome completo Julia Shammas Holter) può essere fatto rientrare in questa indistinta categoria. C'è chi parla di avanguardia, chi di folk alternativo, chi di avant-pop. Mi ci aggiungo io, a dire una sciocchezza che forse però rende l'idea: ascoltando questo disco, mi viene in mente una Laurie Anderson che guardi a certo dream/chamber-pop. Ma di calcoli, citazioni o derivazioni non ce n'è in questa autrice; anzi, nonostante la sua musica sia ricercatissima, è fortissima l'impressione di una genuinità compositiva esemplare: tutto sembra creato all'impronta e, paradossalmente, almeno per quanto mi riguarda, trovo la sua musica di un'immediatezza rara. Avevo sentito sue cose sporadiche, ma che non mia avevano particolarmente colpito; credo che questo album segni una perfetta maturazione, in cui i tanti generi toccati si amalgamano con estrema naturalezza, dando alla luce un piccolo capolavoro. Questo, già da ora, si prefigura come uno dei miei album dell'anno. Assolutamente consigliato!

Recensione di Mark Richardson per Pitchfork

Per me, almeno 8.5/10


Jenny Hval / Havard Volda – Nude On Sand

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2012 (Sofa)

Jenny Hval / Havard Volda – Nude On Sand L'anno scorso, parlando su di un forum di Viscera (per me uno degli album top del 2011...), in risposta a qualcuno che criticava l'eccessivo minimalismo di alcuni brani, dissi che, per quanto mi riguarda, Jenny Hval basta che apra bocca per emozionarmi. Bene, sembra avermi sentito e preso alla lettera! LOL Questo nuovo progetto con Havard Volda (che in effetti era già presenza importante in Viscera), infatti, è improntato su di un folk sperimentale e ridotto all'osso, che sembra guardare alla struttura di certo free-jazz. Sono solo sette brani, per una mezzora di durata complessiva, ma sinceramente sembra non finire mai, tanto è peso e monocorde. La voce di Jenny è unica (per me sublime), ma questo non basta perché un disco debba piacere a forza. Un disagio simile l'ho riscontrato all'uscita di Manafon di David Sylvian (altro artista che adoro). Insomma, io questo album lo consiglierei agli appassionati di certe sperimentazioni, ma non certo agli amanti del folk e, probabilmente, neanche ai fan di Jenny Hval. Comunque sia, è meglio che sentiate con le vostre orecchie...

Sampler su Soundcloud

Per me, 6.5/10


Petra Jean Phillipson - Notes On: Death

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2012 (Montpatry Press)

Petra Jean Phillipson - Notes On: Death Ascoltando per la prima volta questo doppio album di Petra Jean Phillipson, conoscendo magari i suoi trascorsi folk-blues (anche se abbastanza oscuri), soprattutto all'impatto con l'iniziale, lunga e sperimentale Underworld Tubeophany (interpretata soprattutto da ottoni in zona bassa...), si può correre il rischio di essere indecisi tra il mattone e il disco pretenzioso. È un errore da non commettere: questa è un'opera importante, che si apprezza in pieno dopo una serie più o meno lunga di ascolti, durante il quale si sperimenta un progressivo incremento di sensazioni e suggestioni. Il concept, che segue a sette anni di distanza Notes On: Love, è composto quindi da due cd, denominati Noir e Blanc, che dovrebbero segnare, rispettivamente, una sorta di discesa agli inferi (è dichiarata l'influenza dantesca) ed una successiva rinascita; l'autrice stessa dichiara che è nato in seguito alla morte di una persona cara ed alle domande che usualmente ci si pone in questi frangenti. Musicalmente parlando, si tratta di un'opera impegnata e impegnativa, che non può lasciare indifferenti e che, superata l'iniziale perplessità, sa premiare l'ascoltatore attento con momenti di intensa emozione.

Ice in June su Soundcloud

Per me, 8.0/10


Oren Ambarchi - Audience of One

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2012 (Touch)

Oren Ambarchi - Audience of One Il chitarrista e polistrumentista australiano Oren Ambarchi è noto per il suo muoversi sul limite dello sperimentalismo più agguerrito, come possono suggerire le sue frequentazioni con entità del calibro di Sunn o))), Christian Fennesz, John Zorn, Keiji Haino... Però questo album, in effetti, è tutt'altro che estremista; rende bene l'idea un'affermazione letta su Boomkat: "...Oren Ambarchi is about as close as we get to a rock star in experimental music...". Solo quattro brani, ma l'album ruota soprattutto attorno al lungo (ben 33') e vagamente droneggiante Knots, preceduto dalla suggestiva canzone (sic) Salt, seguito dall'evanescente Passage e, per finire, dall'intenso Fractured Mirror, quasi in sentore di post-rock. Ad essere sincero, io conosco ben poco della sua passata produzione (conto di approfondire), ma questo album mi ha reso l'idea di un artista a tutto tondo, che sa plasmare suoni ed emozioni con sapiente perizia, osando quanto basta... Per info più dettagliate: touchmusic.org

Sampler

Per me, 7.5/10