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Monoswezi - The Village

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2013 (Riverboat)

Monoswezi – The Village Io non ascolto molta musica africana, ma non perché non mi piaccia, anzi! Solo che costituisce un universo a sé, variegato e per me quasi completamente misterioso. Per tale motivo, nella mia cronica mancanza di tempo, non riesco ad approfondire un approccio che meriterebbe ben altra attenzione, per cui ascoltare l'uno o l'altro artista mi sembrerebbe come fare del torto agli altri... In questo caso, però, faccio un'eccezione, perché questo progetto mi sta veramente entusiasmando. Innanzitutto, si tratta di un gruppo intercontinentale: la frontwoman, cantante e suonatrice di mbira Hope Masike è infatti mozambichese, così come il percussionista e voce maschile Calu Tsemane, mentre gli altri musicisti, Hallvard Godal (sassofono, clarinetto), effettivo fondatore del gruppo, Putte Johander (basso) e Erik Nylander (batteria, percussioni) sono scandinavi. La contaminazione tra i due mondi così geograficamente distanti ha dato risultati di una coesione incredibile. La suadente ritmica africana, delicata e complessa allo stesso tempo e il jazz nordeuropeo sembrano veramente che siano nati dallo stesso parto, che si siano separati alla nascita e che poi si siano reincontrati nella maturità, completandosi a vicenda. Ma la cosa che a me più sorprende è la voce incredibile di Hope, la cui intonazione tipicamente africana si arricchisce di tonalità del tutto insolite, di armoniche che definirei mediterranee (mi perdonino gli esperti: io probabilmente uso termini impropri, dettati solo dalle mie impressioni). Inoltre, come traspare anche dai video, la cantante trasmette una sconfinata gioia di vivere, un piacere che veramente nutre l'anima. Album da non perdere. Assolutamente consigliato


Lonnie Holley - Just Before Music

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2012 (Dust to Digital)

Lonnie Holley - Just Before Music Tra tante banalità musicali da cui siamo sopraffatti, finalmente una voce che si possa definire puramente fuori dal coro. Se cercate notizie su Lonnie Holley, a prima vista troverete di tutto, tranne che musica. E troverete cose sorprendenti: innanzitutto che è il settimo di ben ventisette figli! Poi, che è un artista visuale, soprattutto scultore, che fa dell'improvvisazione suo principio cardine... E altrettanto sorprendente è questo suo primo album, in cui già il titolo potrebbe spiegare tutto: egli cerca le radici stesse dell'emozione in musica e si esprime secondo le sue sensazioni immediate. Non è un album facile: è decisamente scomodo e a molti non piacerà; secondo me, però, è destinato ad essere iscritto negli annali della musica, come uno di quegli album che, soprattutto, divideranno la platea, ma che godranno di fama imperitura. In uno scaffale ideale, potremmo collocarlo vicino agli album di Captain Beefheart, di Scott Walker (ma non di "Bish Bosch", per carità!) e anche nei pressi di Van Morrison... Da non perdere.

Articolo di Rachel Jackson per World Music Network

Per me, 8.5/10


Alec K. Redfearn & The Eyesores - Sister Death

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2012 (Cuneiform)

Alec K Redfearn & The Eyesores - Sister Death La definizione che viene data alla loro musica (e che probabilmente viene dallo stesso Redfearn) non può che farmi sentire un brivido di piacere: "...They are one of the great uncategorizable, creative ensembles of our time, crafting a music that is distinctly theirs alone...". Alec K Redfearn è un originalissimo compositore di Providence, Rhode Island, che, in quindici anni di carriera, è sempre riuscito a stupire ad ogni sua pubblicazione come se fosse la prima. L'ultimo album che avevo ascoltato presentava una compagine diversa del solito (mi riferisco allo stupendo "The Exterminating Angel", pubblicato nel 2009 a nome Alec K. Redfearn and the Seizures), ma, in ogni caso, la caratteristica saliente della sua musica è un'energia esplosiva, distillata attingendo in piena libertà dal patrimonio ethno/world e interpretando mediante l'uso di strumenti insoliti ed intriganti: Alec è soprattutto un fisarmonicista, ma l'uso che fa di questo strumento tradizionale è sorprendente. Anche l'indiavolata armonica, suonata con toni sincopati, dell'iniziale "Fire Shuffle" è qualcosa da sentire assolutamente... Se poi ci si mette la voce stupenda (in alcuni brani) di Orion Rigel Dommisse, con liriche che si limitano ad un la la la in varie modulazioni, l'incanto è completo. Non perdetevelo.

Bandcamp - Sampler - Recensione di Riccardo Martillos per Distorsioni

Per me, più che 8.0/10


Dead Can Dance - Anastasis

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2012 (in uscita ad agosto)

Dead Can Dance reunion

EVENTO: dopo il tour mondiale per annunciare la reunion, torna, dopo ben sedici anni, all'album da studio uno dei connubi artistici più riusciti di tutti i tempi! E lo fa in grande stile ed in modo trionfale, con un'opera degna dei loro momenti più ispirati, direttamente paragonabile ai loro capolavori assoluti, Spleen and Ideal e Within the Realm of a Dying Sun (che, secondo me, sono comunque inarrivabili). Lisa Gerrard e Brendan Perry (ma solo io provo un brivido solo a pronunciare i loro nomi?), dopo alcune prove soliste sicuramente notevoli e diverse collaborazioni con altri artisti, con questo Anastasis hanno dato prova che la loro vena artistica è tutt'altro che esurita. Sono presenti tutti i loro canoni, ma non manca un fresco alito di novità e di contemporaneità. L'album sarà ufficialmente pubblicato, in diversi formati (tra cui un goloso e prezioso box-set), intorno al 13 agosto, ma è già disponibile per il pre-order e, cosa pregevole da parte loro, completamente godibile in streaming (purtroppo è durato poco: adesso c'è solo Amnesia), con una qualità mica male, dal loro sito. Grandi, anche in queste scelte!

Sito ufficiale

Per ora non metto voti, ma, per me, ipoteca già un posto in top-list...


Erland Dahlen - Rolling Bomber

dans la catégorie album

2012 (Hubro)

Erland Dahlen - Rolling Bomber Uno sperimentalismo trans-genere per questo album di debutto del percussionista norvegese Erland Dahlen, collaboratore, tra gli altri, di Nils Petter Molvaer. Non è facile identificare l'ambito in cui si muove: guarda sì al jazz ed anche alla musica etnica, ma, in effetti, si tratta piuttosto di sperimentalismo "all'impronta", fatto soprattutto di sensazioni. Non fate però l'errore di considerarlo mattone a priori: certo, come tutti i prodotti sperimentali, necessita di un certo tempo di assimilazione (non nascondo di averlo sentito almeno una decina di volte, prima di riuscire a scrivere queste poche righe...), ma ogni volta è una sorpresa. E' un album polivalente: si riesce ad ascoltarlo in relax, quasi fosse ambient, ma, applicando un po' di attenzione, si può benissimo essere coinvolti ed emozionati in modo raro dalle sue atmosfere oscure ed esotiche. Ascoltatelo.

Recensione di Marco Scolesi per Mellophonium

Per me, 8.0/10


Dead Can Dance - Live Happenings Part III

dans la catégorie ep

2012 (deadcandance.com)

Dead Can Dance - Live Happenings Part III Tra le tante reunion degli utlimi tempi spicca certamente quella di uno dei gruppi più rappresentativi degli anni '80 (e, secondo me, uno dei più importanti degli ultimi 40 anni...): i Dead Can Dance! Una reunion che segna anche un tour mondiale, che vedrà anche un'unica data italiana, il 19 ottobre prossimo, al Teatro degli Arcimboldi di Milano. L'EP (che segue gli episodi I e II), liberamente scaricabile dal loro sito, è composto da soli quattro brani, interpretati, appunto, dal vivo; forse non saranno i più belli della loro carriera, ma anche il brano più brutto dei DCD (che non saprei identificare) sarebbe comunque notevole. Si tratta di Saltarello, The Wind That Shakes The Barley, How Fortunate The Man With None e Dreams Made Flesh. Io nutro una grande aspettativa sull'album che dovrebbe vedere la luce a breve. E voi?

Free download

Per me, 8.0/10


Ulf Wakenius - Vagabond

dans la catégorie album

2012 (Act Music)

Ulf Wakenius - Vagabond Il Jazz non è un genere che conosca abbastanza, quindi ne parlerò raramente, per evitare di dire più castronerie del mio solito. In ogni caso, di jazz tout court io ne ascolto ben poco, orientandomi, in genere, su contaminazioni e convivenze. È questo il caso di Ulf Wakenius, chitarrista svedese, che in quest'album (che vede la collaborazione di Lars Danielsson, Vincent Peirani e Youn Sun Nah) fonde un jazz abbastanza leggero a della indistinta musica etnica, adoperando un alternarsi tra strumenti acustici ed elettrici, tipici del jazz e tradizionali del folk. Il disco è quasi totalmente strumentale, fatta eccezione per la lenta e suggestiva cover di Message in a Bottle, stupendamente interpretata da Youn Sun Nah (e sì, anche il cantato in stile nativo-americano di Witchi-tai-to).

Il brano del video è molto bello, ma può portare fuori strada, in quanto il resto dell'album è totalmente diverso. Ecco, comunque, un Sampler.

Per me, 7.0/10