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LeE HARVeY OsMOND - The Folk Sinner

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2013 (Latent)

Lee Harvey Osmond - The Folk Sinner LeE HARVeY OsMOND (sic) è il nome del progetto solista del fronzuto e barbuto cantautore canadese Tom Wilson, già componente dei Junkhouse e attualmente compartecipe del supergruppo Blackie & the Rodeo Kings. Il suo nome è ben noto in Nord America, anche perché, come autore, ha collaborato con una serie cospicua di artisti. L'album non è l'ultimo grido della moda musicale, ma io lo trovo lo stesso convincentissimo, coi suoi richiami al country d'altri tempi ed al blues bianco di migliore fattura. Complice anche la sua voce matura e profonda, non può far venire in mente l'immenso JJ Cale, che, a mio parere, in alcuni brani intende proprio tributare (basta "Devil's Load" per crederci). Fatto sta che, ascoltando "The Folk Sinner", è veramente difficile restare impassibili ed immobili ed un certo déjà vu, da questo punto di vista, non può che accentuare lo stato di grazia.Fortemente consigliato


The Corduroy Road - Two Step Silhouette

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2012 (autoprodotto)

The Corduroy Road - Two Step Silhouette Il secondo album di questo gruppo di Athens, Georgia, ha tutte le carte in regola per essere noverato tra le migliori pubblicazioni di folk tradizionale di questo 2012. Una solida base bluegrass ed un cantante, Drew Carman, che, con la sua voce un po' roca e slegata dal contesto, invece sembra incarnare una genuina vena cantautorale, costituiscono un connubio perfetto, in cui la gioiosa esuberanza di banjo e violini vengono mitigate da melodie più liriche. I dodici brani, pur spingendo vigorosamente a saltar su dalla sedia, non sono scatenati, ma, anzi, assumono a tratti la cadenza delle ballate tradizionali; nell'insieme, formano una formidabile sequenza di canzoni, destinate a far subito breccia ed a tornare sempre più spesso nel lettore, in un instancabile vortice di piacere.

Bandcamp - L'entusiastica recensione di Tim Merricks per Americana-UK

Per me, più che 8.0/10 (ma non è detto che non salga)


Annabelle Chvostek - Rise

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2012 (Borealis)

Annabelle Chvostek - Rise Ecco un'altra fantastica cantautrice e polistrumentista incredibilmente ignorata in Italia (ad eccezione di un'isolata recensione di Maurizio di Marino del 2008)! Annabelle Chvostek, canadese di Montreal, ma di chiare origini europee, è stata una bambina prodigio, partecipando alla Canadian Opera Company dalla tenera età di sette anni; poi si è sempre distinta in un grande impegno musicale e culturale, laureandosi in arti interdisciplinari, partecipando a molte iniziative e riscuotendo parecchi riconoscimenti. Prima di adesso, ha pubblicato quattro album, un live ed un EP, alternando la sua carriera solista con la collaborazione con le Wailin' Jennys; inoltre, è spessa entrata in contatto col mito canadese Bruce Cockburn (presente anche in quest'ultimo lavoro). Ma veniamo a Rise: questo album, per usare una citazione scontata, ...è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita; un disco corposo (anche come durata: circa un'ora), emozionante, variegatissimo, in cui il country-folk più tradizionale, esaltato da veri e propri anthem, fa ricorso anche al folk balcanico, a movenze gipsy, a notturni brividi blues e jazz, mentre una strumentazione particolarmente ricca contribuisce a rendere l'insieme ancora più lussureggiante. Sono dodici brani bellissimi, tutti destinati a lasciare il segno, senza alcun momento di incertezza. Anche i testi (che conto di approfondire) sono interessantissimi e non nascondono una forte coloritura politica, quasi a dargli i connotati di un album di protesta (...el pueblo unido jamás será vencido...). Questo, secondo la mia opinione, sarà un altro album memorabile del 2012...

Articolo di Alex per Folk Radio Uk e streaming parziale

Per me, 8.5/10


Rayland Baxter - Feathers & FishHooks

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2012 (ATO)

Rayland Baxter - Feathers & FishHooks Rayland Baxter, di quella Nashville, cui solo sentire pronunciare il nome fa venire brividi di piacere, è quel che si dice un figlio d'arte: suo padre Bucky ha, infatti, calcato le scene addirittura con Bob Dylan, Steve Earle e Ryan Adams. Qui è al suo album di debutto (dopo aver pubblicato un EP), guidato dallo stesso produttore di Tom Waits e Modest Mouse. Insomma, le premesse ci sono tutte perché ci si aspetti qualcosa di un certo valore. E, in effetti, l'album è molto convincente. Personalmente, avrei desiderato qualcosa di più personale e facilmente identificabile: le sue ballate sono equilibrate e ben composte ed hanno il piglio classico del country-folk tradizionale; ma, facciamo finta per qualche istante che al posto della sua voce, ci sia quella, immortale, di un Johnny Cash... Ecco, potrebbe benissimo essere un album di inediti dell'immenso folk-singer scomparso nel 2003. Naturalmente questo non è un difetto, ma certamente un po' di originalità in più non avrebbe guastato. Rimane il fatto che si tratta di un album più che decoroso, che non mancherà di piacere agli appassionati del genere.

Articolo di Ryan Bort per Paste e streaming

Per me, almeno 7.0/10


Sera Cahoone - Deer Creek Canyon

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2012 (Sub Pop)

Sera Cahoone - Deer Creek Canyon Dal Colorado, una cantautrice dolce e malinconica, dalla grande vena lirica, calata in un contesto musicale vario e confortante. Le origini di questa artista nascono dallo stesso gruppo da cui, poi, si sarebbe formata la Band of Horses, ma le due realtà hanno evidentemente seguito strade diverse... Ho notato con piacere che lei ha lasciato il segno in diverse webzine italiane, per cui mi limiterò allo stretto essenziale, rimandando alle loro articolate recensioni. Dico solo che si tratta di un album da non sottovalutare (io, un primo momento, l'avevo messo da parte), perché può regalare emozioni misurate ma durature: la sua bella voce vellutata, l'incedere nostalgico e cullante, la musica che passa da aliti delicati a scintillii bluegrass..., sono tutti elementi che convergono là dove la musica diventa vis medicatrix, forza terapeutica...

Recensioni: Emacore per RoarMagazine - Lady Morgana per Amo La Musica

Per me, 8.0/10


Lonesome Sisters & Riley Baugus - Lonesome Scenes

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2012 (Tin Halo)

Lonesome Sisters & Riley Baugus Un mese fa, circa, vi parlai del riuscitissimo album delle Lonesome Sisters, Deep Water. Adesso le "sorelle" son tornate con un altro full-length, che vede la collaborazione con il virtuoso veterano del banjo Riley Baugus, il cui nome è legato ad artisti del calibro di Willie Nelson, Dirk Powell, Tim O'Brien e anche Robert Plant (sic). Questo connubio non è inedito; infatti, c'era un precedente lavoro già nel 2004: Going Home Shoes. L'album è esattamente quello che ci si potrebbe aspettare: dodici brani decisamente tradizionali, di un old time folk senza grilli per la testa, ottimamente interpretati dalla pluri-premiata grazia delle Lonesome e dalla indubbia perizia al banjo di Baugus, che interviene anche con la sua tipica voce. Per estimatori.

Per me, 7.5/10


The Reverend Peyton’s Big Damn Band - Between the Ditches

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2012 (SideOneDummy)

Reverend Peyton’s Big Damn B. – Between the Ditches Le 250 serate almeno all'anno di questo gruppo sanguigno di Brown County, Indiana, significheranno qualcosa, no? Siamo nel campo del cosiddetto hillibilly country- rock, un genere che fa delle esibizioni dal vivo maggiore punto di forza, con platee che diventano indiavolate peggio che ad concerto punk o metal. E, in effetti, una certa dose di punk, almeno nella carica, io in questo gruppo ce la vedo. Il Reverendo Peyton (i cui testi mi sembrano, però, non troppo pii...) sfoggia una voce potente (un po' una versione baritonale di Les Claypool), che sembra essere cucita addosso al genere e dimostra una perizia alla chitarra più unica che rara: oltre ad essere un attento collezionista di chitarre d'epoca, è un maestro del fingerstyle (come si legge su Wikipedia, riesce con naturalezza incredibile a suonare le note basse col pollice, mentre con le altre dita si occupa della melodia). Questo è il quinto album da studio e, a quanto dicono gli esperti, è forse più curato (anche se meno irruente) dei precedenti. Ma per una descrizione più dettagliata rimando alla bella recensione di cui pongo il link.

Recensione di Enzo Curelli

Per me, 7.5/10


Freeman Dre And The Kitchen Party - Old Town

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2012 (autoprodotto)

Freeman Dre And The Kitchen Party - Old Town Freeman Dre, di Toronto, può essere definito come uno degli ultimi cantastorie americani. La sua indole narrativa, infatti, traspare dal corpo stesso delle canzoni, che sembrano essere fatte per catalizzare l'attenzione dell'ascoltatore. Con un uso quasi smodato del déjà vu, coi riferimenti ai grandi cantautori e interpreti country folk del passato (soprattutto Dylan, ma anche Cash e, in alcuni tratti, Tom Waits...), con un easy listening furbetto dai motivi orecchiabili e accattivanti (ma non per questo banali), coi testi azzeccatissimi, riesce veramente a imprigionarti in un vortice di spensierato piacere. Questo è il suo secondo album (in cui, come nel primo, è accompagnato dal gruppo de The Kitchen Party, il cui nome fa riferimento al fatto che si riunivano per suonare proprio in una cucina...): con il debutto, era stato nominato "miglior autore del 2010" dalla Now Magazine. Ascoltatelo: io lo trovo fresco e divertente!

Bandcamp (download ad offerta libera) - Sito del gruppo

Per me, 8.0/10


Lonesome Sisters – Deep Water

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2012 (Tin Halo)

The Lonesome Sisters – Deep Water Le Lonesome Sisters sono essenzialmente Sarah Hawker (voce solista, chitarra. harmonium e banjo) e Debra Clifford (voce, chitarra, banjo, mandolino) e la loro musica (sei delle canzoni sono loro originali e quattro tradizionali...) è quanto di più tradizionale si possa pretendere da un duo folk americano (Massachusets, per la precisione). Ma ciò che le rende uniche, è la grande personalità che infondono nei brani, trattando la materia antica con una disinvoltura tutta contemporanea. Grande protagonista è la voce, sensuale e un po' nasale, di Sarah, mentre la strumentazione è decisamente ridotta all'osso, come in una ricerca intenzionale di un minimalismo perfetto. Ascoltate, per esempio, Peachtree (una delle mie preferite), in cui fa compagnia alla voce soltanto un banjo abbastanza sordo (probabilmente barrato, non so...), mentre il tempo è battuto solo dalle bacchette di una batteria; oppure Hungry, Faint and Poor, di stampo europeo, praticamente a cappella. Ma dei dieci brani, non ce n'è uno che si possa definire "minore". Deep Water è proprio un gioiellino, uno di quegli album che dovevano essere fatti così e basta, Consigliato.

Sampler / Recensione di American Roots

Per me, 8.0/10


The Toy Hearts - Whiskey

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2012 (Wood Ville)

The Toy Hearts - Whiskey Le due deliziose ragazze e l'attempato signore in copertina, il titolo (Whiskey con la "e"), insieme al tag "bluegrass", associato spesso in rete al loro nome, non ci aiutano molto sulla provenienza di questo gruppo: contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, infatti, The Toy Hearts non sono americani, ma inglesi, di Birmingham. Le ragazze sono sorelle e l'uomo è il padre (Hannah, Sophie e Stewart Johnson): il trio costituisce il nucleo originario del gruppo, ma, in questo loro quarto album, sono coadiuvati da una serie di altri valenti musicisti. Ma veniamo alla musica: il bluegrass, qui, è più che altro un veicolo per tornare indietro nel tempo e immergersi negli anni dello swing più ispirato; in effetti, è questo il genere più evidente del disco, che, nel complesso, si rivela fresco e divertente, seppur un tantino patinato e ammiccante, a mio vedere, al palcoscenico commerciale.

Sampler

Per me, 7.0/10


Old Crow Medicine Show – Carry Me Back

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2012 (Ato)

Old Crow Medicine Show – Carry Me Back E qui vale un po' il discorso fatto per i Leftover Salmon: parlare solo di bluegrass sarebbe fortemente riduttivo. Ho l'impressione che questo gruppo, oltre ad ispirarsi dichiaratamente agli ottocenteschi medicine shows (spettacoli itineranti fatti di teatro e musica, durante il quale venivano propinati al pubblico intrugli terribili, spacciati per farmaci miracolosi...), sia innamorato di un periodo musicale, che fa letteralmente impazzire anche me: quello dei cosiddetti anni ruggenti! Il bluegrass, infatti, si combina con estrema naturalezza con il charleston, il dixieland... Ma poi non mancano le struggenti ballate country-folk, in cui trovano spazio anche altri ritmi insoliti (evidente il valzer nella conclusiva Ways of Men). E, in questo Carry Me Back, ottavo album ufficiale, della band, i brani che ti fanno saltare dalla sedia ci sono e come: l'iniziale title-track, Sewanee Mountain Catfight, ma soprattutto Mississippi Saturday Night, dal ritmo scandito da un'armonica indiavolata! E niente good old men stavolta: il gruppo di Nashville è composto in maggioranza da giovani talenti, che apportano un incontenibile entusiasmo ai brani della tradizione...

L'interessantissima recensione di Enzo Curelli

Per me, 8.0/10


Leftover Salmon – Aquatic Hitchhiker

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2012 (Los)

E adesso un'infilata di album che ruotano attorno un genere a cui non so resistere: il bluegrass! Continua la mia costante ricerca della musica più scatenata... :)

Leftover Salmon – Aquatic Hitchhiker Qui, piuttosto, dovremmo parlare, secondo la loro stessa definizione, di '"Polyethnic Cajun Slamgrass": infatti, si tratta di un mix, più unico che raro, di bluegrass, cajun, zydeco e country-rock (Wikipedia docet), con delle sonorità molto peculiari. Siamo dalle parti di Boulder, Colorado e la band è attiva fin dal 1989, riscuotendo costanti successi sulla scena folk statunitense. Questo Aquatic Hitchhiker, arrivato dopo otto anni di silenzio (in effetti la band si era sciolta...) e composto interamente di loro musica originale, non sarà forse l'album che fa saltare dalla sedia, ma è ricco di sfaccettature davvero singolari, che meritano di essere acquisite con attenzione.

Articolo di David Morris per Bluegrass Today

Per me, 7.5/10


John Fullbright - From the Ground up

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2012 (Blue Dirt)

John Fullbright - From the Ground up Dopo Barna Howard (di cui ho parlato un po' di tempo fa), ecco un altro giovane cantautore che sembra incarnare qualche grande hobo singer-songwriter del passato. E troppo facile sembra essere il riferimento alla comune origine di Woody Guthrie (Okemah, Oklahoma)! Ma più che un'emulazione a l'uno o l'altro mostro sacro, è lo spirito del passato che rivive in John Fullbright. Inoltre, in lui troviamo ben altro che quattro note strimpellate alla chitarra: con grande disinvoltura, egli non solo dimostra di essere un valente chitarrista, ma sfoggia anche una certa padronanza al piano (che ha studiato fin da quando aveva cinque anni), all'armonica, alle tastiere in genere... Sono 12 brani, in cui si alternano momenti vivaci e rockeggianti a ballate struggenti e strappalcrime, come Nowhere to be Found, Me Wanting You, Song for a Child... Quasi inutile dire che sono queste le mie preferite...

Recensione di Fabio Cerbone per Outsiders

Per me 7.5/10


Rose Cousins - We Have Made A Spark

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2012 (Old Farm Pony)

Rose Cousins - We Have Made A Spark Country folk sobrio, elegante e malinconico per questa cantautrice canadese, che ha trovato sulla scena amica di Boston nuova linfa artistica e tanta collaborazione. Non è un album da primissimo impatto: infatti ho voluto ascoltarlo un po' prima di esprimere un'opinione che non fosse avventata. La mancanza di melodie immediatamente assimilabili o particolarmente intriganti può indurre nel comune errore di sorvolare su di un'opera che, invece, sa ben ripagare un minimo di pazienza spesa. Anche i testi sono degni di nota (anche se io devo confessare che i testi in genere li ascolto ben poco, preferendo focalizzare l'attenzione sul suono della voce, quasi fosse un ulteriore strumento...), fatti di significati profondi, che trattano soprattutto dei grandi ostacoli che la vita riserva e della forza d'animo e della disposizione necessarie per affrontarli e superarli...

Streaming parziale

La bella recensione di Kim Ruehl per Folk Alley

Per me, almeno 7.5/10


Emily O'Halloran - Morphine and Cupcakes

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2011 (Tear Stained)

Emily O'Halloran - Morphine and Cupcakes Questo, che in effetti è un album di debutto, potrebbe invece sembrare l'album della maturità di qualche attempata interprete del passato. Un country-folk cantautorale serioso e imbronciato, in cui la quasi afona voce da donna vissuta (che ricorda un po' Marianne Faithfull un po' la nostra Gianna Nannini...) contribuisce ad accrescere il senso di drammaticità. L'australiana giramondo (come ama definirsi) Emily O'Halloran, passata un po' in sordina come la sua voce, ha realizzato invece un piccolo gioiello, dove l'intensa poesia delle sue liriche corona note assolate ed assonnate, producendo uno stato quasi ipnotico di profonda e sensuale malinconia.

Recensione di John Castino per Inoocent Words

Per me, almeno 8.0/10


Steep Canyon Rangers - Nobody Knows You

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2012 (Rounder)

Steep Canyon Rangers - Nobody Knows You Forse non tutti sanno che Steve Martin, il simpatico e bravo attore texano, protagonista di una miriade di film divertenti, è anche un eccellente suonatore di banjo; fra le sue più recenti collaborazioni, figura quella con gli Steep Canyon Rangers. Come avevo accennato in occasione dell'album delle Carolina Chocolate Drops, io, quando entro in contatto con del buon bluegrass, non me lo lascio sfuggire. E questo è dell'ottimo bluegrass, stupendamente interpretato, che tra l'altro acquisisce elementi dal pop e dal jazz, insoliti per il genere, oltre alle ovvie assimilazioni dal country e dal blues. Insomma, c'è poco da dire, ma tanto da ascoltare.

Altri video che non si riferiscono all'album, ma più rappresentativi:

Per me, 8.0/10


Dead Fingers - Dead Fingers

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2012 (Fat Possum)

Dead Fingers - Dead Fingers Ancora un interessante album di debutto, stavolta all'insegna della semplicità, che prende corpo in un folk cantautorale di taglio classico (con qualche spunto di rock-blues). Si tratta di una coppia dell'Alabama, Taylor Hollingsworth e Kate Taylor, entrambi con precedenti esperienze sul campo country-folk, tanto da solisti quanto da collaboratori di vari gruppi. A tipicizzare un po' ci pensa la voce sgraziata del cantante (un po' Jagger, un po' una versione acerba del vocalist dei Violent Femmes...), ben compensata dai frequenti interventi da quella certamente più bella (ma anche più comune) di Kate. Nel complesso, lo trovo un album forse non strepitoso, ma indubbiamente piacevole.

Streaming parziale

Per me, 7.0/10


Carolina Chocolate Drops - Leaving Eden

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2012 (Nonesuch)

Carolina Chocolate Drops - Leaving Eden Se c'è un genere su cui io mi fiondo senza pensarci minimamente, quello è il bluegrass! Quelle esplosioni di chitarre, violini, mandolini, banjo sono per me irresistibili; quando poi sono addirittura scatenate, letteralmente non riesco a stare fermo e mi metto a saltare come uno scemo! LOL Nel caso di questo delizioso gruppo della (appunto) North Carolina, forse parlare semplicemente di bluegrass è improprio: nonostante che siano attivi da pochi anni, la loro musica sembra attingere in un passato remoto, rivolgendosi soprattutto alla musica nera degli schiavi, in cui anche il blues delle origini ha un suo ruolo importante. In effetti, alcuni brani mi ricordano da vicino un vecchio vinile che contiene registrazioni sul campo di anziani bluesmen (e women) neri. Fatto sta che questo Leaving Eden, alternando brani allegrissimi ad altri tipicamente blue, è gustosissimo, uno di quegli album che già da subito può essere considerato un classico, dimostrando che, pur essendo nel 2012 ed essendo sopraffatti da miriadi di generi musicali più o meno nuovi, ce ne sono alcuni che rimarranno radicati nel gusto degli ascoltatori più sensibili e non passeranno mai di moda...

L'interessante recensione di Giampiero Di Carlo per Rockol

Per me, 8.0/10