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LeE HARVeY OsMOND - The Folk Sinner

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2013 (Latent)

Lee Harvey Osmond - The Folk Sinner LeE HARVeY OsMOND (sic) è il nome del progetto solista del fronzuto e barbuto cantautore canadese Tom Wilson, già componente dei Junkhouse e attualmente compartecipe del supergruppo Blackie & the Rodeo Kings. Il suo nome è ben noto in Nord America, anche perché, come autore, ha collaborato con una serie cospicua di artisti. L'album non è l'ultimo grido della moda musicale, ma io lo trovo lo stesso convincentissimo, coi suoi richiami al country d'altri tempi ed al blues bianco di migliore fattura. Complice anche la sua voce matura e profonda, non può far venire in mente l'immenso JJ Cale, che, a mio parere, in alcuni brani intende proprio tributare (basta "Devil's Load" per crederci). Fatto sta che, ascoltando "The Folk Sinner", è veramente difficile restare impassibili ed immobili ed un certo déjà vu, da questo punto di vista, non può che accentuare lo stato di grazia.Fortemente consigliato


Lonnie Holley - Just Before Music

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2012 (Dust to Digital)

Lonnie Holley - Just Before Music Tra tante banalità musicali da cui siamo sopraffatti, finalmente una voce che si possa definire puramente fuori dal coro. Se cercate notizie su Lonnie Holley, a prima vista troverete di tutto, tranne che musica. E troverete cose sorprendenti: innanzitutto che è il settimo di ben ventisette figli! Poi, che è un artista visuale, soprattutto scultore, che fa dell'improvvisazione suo principio cardine... E altrettanto sorprendente è questo suo primo album, in cui già il titolo potrebbe spiegare tutto: egli cerca le radici stesse dell'emozione in musica e si esprime secondo le sue sensazioni immediate. Non è un album facile: è decisamente scomodo e a molti non piacerà; secondo me, però, è destinato ad essere iscritto negli annali della musica, come uno di quegli album che, soprattutto, divideranno la platea, ma che godranno di fama imperitura. In uno scaffale ideale, potremmo collocarlo vicino agli album di Captain Beefheart, di Scott Walker (ma non di "Bish Bosch", per carità!) e anche nei pressi di Van Morrison... Da non perdere.

Articolo di Rachel Jackson per World Music Network

Per me, 8.5/10


The Reverend Peyton’s Big Damn Band - Between the Ditches

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2012 (SideOneDummy)

Reverend Peyton’s Big Damn B. – Between the Ditches Le 250 serate almeno all'anno di questo gruppo sanguigno di Brown County, Indiana, significheranno qualcosa, no? Siamo nel campo del cosiddetto hillibilly country- rock, un genere che fa delle esibizioni dal vivo maggiore punto di forza, con platee che diventano indiavolate peggio che ad concerto punk o metal. E, in effetti, una certa dose di punk, almeno nella carica, io in questo gruppo ce la vedo. Il Reverendo Peyton (i cui testi mi sembrano, però, non troppo pii...) sfoggia una voce potente (un po' una versione baritonale di Les Claypool), che sembra essere cucita addosso al genere e dimostra una perizia alla chitarra più unica che rara: oltre ad essere un attento collezionista di chitarre d'epoca, è un maestro del fingerstyle (come si legge su Wikipedia, riesce con naturalezza incredibile a suonare le note basse col pollice, mentre con le altre dita si occupa della melodia). Questo è il quinto album da studio e, a quanto dicono gli esperti, è forse più curato (anche se meno irruente) dei precedenti. Ma per una descrizione più dettagliata rimando alla bella recensione di cui pongo il link.

Recensione di Enzo Curelli

Per me, 7.5/10


Mary Flower – Misery Loves Company

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2011 (Yellow Dog)

Mary Flower – Misery Loves Company Io amo il buon blues. E qui c'è dell'ottimo blues. Un altro genere per cui stravedo è il ragtime (un ulteriore motivo per cui adoro i film muti...) e qui c'è del ragtime da urlo. Mary Flower è una chitarrista, a dir poco, eccezionale ed un'interprete vocale sobria, forte della sua voce matura (indispensabile, secondo me, per il blues), che non trascende mai in quegli eccessi spesso riscontrabili nel genere. Sia dal punto di vista strumentale che vocale, mi pare dimostri una perizia sapiente, fatta di misura, in cui le sue peculiarità rimangono sempre nell'ambito della discrezione. È già il suo nono album da studio (forse dovrei dire appena, vista l'età: in effetti, è sulla scena dagli anni '70, ma ha cominciato a pubblicare album da studio solo nel '94) e lei vanta, come è quasi ovvio, una bella serie di premi e riconoscimenti, oltre a collaborazioni di tutto rispetto (per citare solo un paio di nomi, Jorma Kaukonen e Pat Donohue). Album perfetto, senza un punto debole, che non può mancare in una discografia di chi ama questi generi, che, nonostante gli anni sul groppone, sono sempre attuali.

Bandcamp streaming

Per me, 8.5/10


Steve Smyth - Release

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2012 (Permanent/Shock)

Steve Smyth - Release Esistono due Steve Smyth (con la y) nell'ambito della musica rock, entrambi barbuti: il più famoso è forse il teutonico chitarrista della band trash-metal californiana dei Forbidden, ma in questo caso parliamo di un cantautore australiano al suo debutto discografico e, naturalmente, di un genere musicale decisamente lontano (nulla da dire sul trash-metal, ma di sicuro io non ne parlerò su questo blog...). L'album Release si basa soprattutto sull'estremo eclettismo vocale del cantante: capace di modulazioni diversissime, passa dal classico tono cantautorale limpido e meditato a estensioni che ricordano Ian Astbury dei Cult (qualcuno cita addirittura i Buckley) o, in qualche brano, a rochi ruggiti che potrebbero far pensare ad un figlio (buono) di Tom Waits... Per il resto, folk, blues, rock con un intreccio di strumenti elettrici ed acustici, per dieci brani coinvolgenti ed eterogenei, da godere senza incertezze.

Recensione di nat_salvo su Faster Louder

Per me, 8.0/10


Eric Bibb - Deeper in the Well

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2012 (Dixie Frog)

Eric Bibb - Deeper in the Well Eric Bibb, classe 1951, è figlio e nipote d'arte (rispettivamente, del musicista folk Leon Bibb e del pianista John Lewis dei Modern Jazz Quartet), nativo della Louisiana (ma ha trascorso buona parte della sua vita nei paesi scandinavi), ha pubblicato una serie sconfinata di album, tutti, a quanto pare, di alto livello. Le sue origini fanno già molte promesse, soprattutto per quanto riguarda i generi e le mantengono tutte: Deeper in the Well è un piccolo capolavoro di altri tempi, un compendio esemplare di blues, folk, bluegrass e cajun. Manifesta, senza ostentare, una maestria in questi generi immortali, che di questi tempi è ormai rara. Consigliatissimo. Molto bella anche la copertina.

Sampler

Per me, 8.0/10


Ilya - Fathoms Deep

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2012 (ilyasounds.com)

Ilya - Fathoms Deep L'album inizia con un valzer (sic), poi alterna tra delicati brani jazzati in stile lounge, altri più blues, alcuni movimentati da salse ed altri ritmi latini, pur non discostandosi troppo da una chiave pop romantica e leggermente barocca. Il gruppo inglese, attivo dal 2004, sembra fare dell'intrattenimento raffinato suo obiettivo primario e lo fa con classe e sobrietà. La cantante Joanna Swan potrebbe figurare nel novero delle grandi interpreti del passato. Un album destinato a non stancare...

Streaming

Per me, 8.0/10


Carolina Chocolate Drops - Leaving Eden

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2012 (Nonesuch)

Carolina Chocolate Drops - Leaving Eden Se c'è un genere su cui io mi fiondo senza pensarci minimamente, quello è il bluegrass! Quelle esplosioni di chitarre, violini, mandolini, banjo sono per me irresistibili; quando poi sono addirittura scatenate, letteralmente non riesco a stare fermo e mi metto a saltare come uno scemo! LOL Nel caso di questo delizioso gruppo della (appunto) North Carolina, forse parlare semplicemente di bluegrass è improprio: nonostante che siano attivi da pochi anni, la loro musica sembra attingere in un passato remoto, rivolgendosi soprattutto alla musica nera degli schiavi, in cui anche il blues delle origini ha un suo ruolo importante. In effetti, alcuni brani mi ricordano da vicino un vecchio vinile che contiene registrazioni sul campo di anziani bluesmen (e women) neri. Fatto sta che questo Leaving Eden, alternando brani allegrissimi ad altri tipicamente blue, è gustosissimo, uno di quegli album che già da subito può essere considerato un classico, dimostrando che, pur essendo nel 2012 ed essendo sopraffatti da miriadi di generi musicali più o meno nuovi, ce ne sono alcuni che rimarranno radicati nel gusto degli ascoltatori più sensibili e non passeranno mai di moda...

L'interessante recensione di Giampiero Di Carlo per Rockol

Per me, 8.0/10