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The Unseen Strangers - Follow The Sound

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2013 (Mondo Tunes)

The Unseen Strangers - Follow The Sound E adesso godiamoci dell'ottimo e abbondante bluegrass, di quello che riempie il cuore appena partono le prime note. Per farlo, però, dobbiamo spostarci dagli scenari abituali dove questo genere impera e dobbiamo recarci a Nord, addirittura in Canada, ad Halifax, Nova Scotia, dove incontriamo un quintetto tutto pepe: The Unseen Strangers. Il gruppo è nato nel 2007 ed ha pubblicato un altro album nel 2009 (che è stato premiato) ed un EP l'anno scorso (che, tra l'altro, aveva lo stesso nome e la stessa copertina di questo ultimo album). Il loro non è un bluegrass di quelli scatenati e, anzi, a volte, rallenta per assumere i connotati di un folk cantautorale tradizionale; è però corposo e trascinante, coinvolgendo anche più di quanto le varianti sfrenate del genere sanno fare. Un loro tratto distintivo è la forte carica umoristica, che mettono nei loro testi e nei loro atteggiamenti; anche per questo motivo sono particolarmente apprezzati e ricercati nei locali folk più blasonati del Nord America. Bravi The Unseen Strangers: un po' di sano divertimento ogni tanto non guasta. E non trascuriamo la grande perizia strumentale che dimostrano senza particolari ostentazioni. Fortemente consigliato


Jerry Garcia & David Grisman - Garcia Grisman Alternate

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2012 (Acoustic Disc)

Jerry Garcia & David Grisman - Garcia Grisman Alternate Due artisti che non hanno certo bisogno di presentazione: Jerry Garcia e David Grisman avevano pubblicato nel 1991 questa collection di nove stupende session acustiche, degnamente rappresentative di quella Dawg Music, ovvero del genere specificatamente creato dai due, mixando elementi di bluegrass, blues, folk e quel particolare jazz dichiaratamente ispirato a Django Reinhardt e Stéphane Grappelli. Jerry purtroppo è scomparso nel 1995; l'anno scorso avrebbe compiuto 70 anni e Grisman l'ha voluto in qualche modo celebrare, pubblicando questa nuova versione rimasterizzata in alta definizione, con alcuni dei brani proposti in versione lievemente diversa dagli originali del '91. La chitarra liquida e la voce inconfondibile di Garcia e lo scintillante mandolino di Grisman incantano con la loro freschezza: una musica senza tempo, irresistibile ed emozionante, resa oltretutto in un'eccellente qualità tecnica che farà gioire gli audiofili. Quasi inutile specificarlo: un album da acquistare a scatola chiusa!Assolutamente consigliato


Southern Tenant Folk Union - Hello Cold Goodbye Sun

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2013 (Johnny Rock Records)

Southern Tenant Folk Union - Hello Cold Goodbye Sun Ci sono copertine che sono rappresentative dell'album ed altre che non lo sono decisamente. La copertina di questo quinto album del gruppo folk di Edimburgo costituisce un caso atipico: si potrebbe pensare di essere al cospetto di un album ambient o , comunque, di ambito tecnologico e invece notiamo subito la parola bluegrass tra i connotati del gruppo. C'è da dire, però, che il bluegrass dei Southern Tenant Folk Union (in versione rimaneggiata in questo caso) è quanto di più elaborato ci si possa aspettare, tanto che lo si potrebbe definire sperimentale. Inizialmente nato come progetto per una sorta di soundtrack horror (si fanno i nomi di Goblin e Fabio Frizzi tra le influenze...), se ne distacca e, pur mantenendo un'atmosfera oscura, si porta decisamente su terreni più aulici, quasi eterei con suoni che diventano anzi godibilissimi. Non è un album in cui dei brani sovrastano gli altri, ma tutti i brani si mantengono ad un alto valore qualitativo, con una strumentazione ricca ed affascinante, con un riuscitissimo intreccio vocale. Un altro di quegli album che torni sempre con piacere a mettere sul piatto. E devo dire che, ad ogni nuovo ascolto, si fa apprezzare di più (per quanto mi riguarda, da un accostamento iniziale un po' tiepido, sono passato in pochissimo tempo ad una vera affezione). Assolutamente consigliato


Punch Brothers - Who's Feeling Young Now?

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2012 (Nonesuch)

Punch Brothers - Who's Feeling Young Now? Questo album, pubblicato a febbraio e che ho rispolverato in occasione dell'uscita di un nuovo interessantissimo EP (di cui forse parlerò poi), è un esempio evidente di come si possa essere alternativi suonando bluegrass. In effetti, da tante parti il loro genere è definito prog-grass, proprio per quell'approccio progressivo ad un genere tradizionale per antonomasia. Avevo notato il quintetto di Brooklyn già nel 2009, con il particolarissimo "Antifogmatic", ma qui mi sembrano più tranquilli e maturi. Una chicca da non poco conto è la riuscitissima cover di "Kid A" dei Radiohead: non solo sono andati a pescare in un genere così lontano dal loro, ma hanno scelto, oltretutto, uno dei brani in cui il gruppo inglese ha osato di più. Un album che non mancherà di piacere agli appassionati del genere, ma non solo!

Recensione di Antonio "Rigo"Righetti per BlogFoolk

Per me, 8.0/10


The Corduroy Road - Two Step Silhouette

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2012 (autoprodotto)

The Corduroy Road - Two Step Silhouette Il secondo album di questo gruppo di Athens, Georgia, ha tutte le carte in regola per essere noverato tra le migliori pubblicazioni di folk tradizionale di questo 2012. Una solida base bluegrass ed un cantante, Drew Carman, che, con la sua voce un po' roca e slegata dal contesto, invece sembra incarnare una genuina vena cantautorale, costituiscono un connubio perfetto, in cui la gioiosa esuberanza di banjo e violini vengono mitigate da melodie più liriche. I dodici brani, pur spingendo vigorosamente a saltar su dalla sedia, non sono scatenati, ma, anzi, assumono a tratti la cadenza delle ballate tradizionali; nell'insieme, formano una formidabile sequenza di canzoni, destinate a far subito breccia ed a tornare sempre più spesso nel lettore, in un instancabile vortice di piacere.

Bandcamp - L'entusiastica recensione di Tim Merricks per Americana-UK

Per me, più che 8.0/10 (ma non è detto che non salga)


Black Prairie - A Tear in the Eye Is a Wound in the Heart

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2012 (Sugarhill)

Black Prairie - A Tear in the Eye Is a Wound in the Heart Titolo romanticissimo per la seconda uscita discografica del 2012 del gruppo di Portland. In effetti, The Storm in the Barn (di cui ho parlato qui) era piuttosto una colonna sonora per una piece teatrale; quindi, il loro vero album dell'anno è questo. Dappertutto, li si definisce come gruppo bluegrass, ma non vi aspettate un album canonico per questo genere, che è solitamente rurale, scoppiettante, allegro e, diciamocelo, un po' volgarotto (anche se io stravedo per il buon bluegrass). I Black Prairie costituiscono, secondo me, il lato aristocratico del bluegrass: anche nei brani più vivaci, loro mantengono sempre un contegno sornione e distaccato, con una seriosità che forse un po' stride col contesto. Inoltre, soprattutto per le uscite recenti, si nota una mescolanza di generi anche piuttosto lontani geograficamente, che rimandano, per esempio, ad ambientazioni europee o comunque latine. Forte, poi, la loro costante vena drammatica (come ben dimostrato nel lavoro immediatamente precedente). Personalmente, però, ho preferito la soundtrack, trovandola più intensa ed innovativa; questo, a mio vedere, mostra qualche momento di eccessiva rilassatezza (i brani ballabili, per esempio); ciò non toglie che, magari, per altri non possa costituire piuttosto un valore aggiunto.

Articolo di Brian Tremml per Paste e streaming

Per me, più che 7.0/10


Black Prairie - The Storm in the Barn Dello stesso gruppo:

The Storm in thae Barn (2012)

29 agosto 2012


Matt Flinner Trio - Winter Harvest

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2012 (Compass)

-Matt Flinner Trio – Winter Harvest Un mandolino (Matt Flinner), una chitarra (Ross Martin) e uno stupendo contrabbasso (Eric Thorin), a tratti suonato con l'arco, sono i protagonisti di questo album, totalmente strumentale, in cui si combinano magnificamente due generi che sembrerebbero lontani, ma che, di fatto, non lo sono: il bluegrass ed il jazz (con qualche breve puntatina alla musica classica). Il progetto nasce nel 2002, ma è nel 2006, con modalità abbastanza insolite, che i tre si lanciano una specie di sfida: organizzano dei tour, denominati Music du jour tours e, in ogni serata in cui si esibiscono, ognuno di loro deve proporre un pezzo nuovo composto per l'occasione. L'esperimento è già stato messo su disco nel 2009, con l'album che appunto si intitolava Music Du Jour e questo è la seconda pubblicazione, per la quale sono stati selezionati dodici brani, per la versione digitale e quindici per quella estesa su cd. Innanzitutto, c'è da dire che i brani sono incisi molto molto bene, con gli strumenti straordinariamente "presenti" (insomma, è un album che farà piacere agli audiofili); i brani, evidentemente, sono stati scelti con molta cura e formano una sorta di corpo unico, in cui l'intensità emotiva si mantiene sempre costante. Potrebbe sembrare un'accusa di scarsa varietà, ma non è così: è proprio la sua omogeneità che fa sì che l'album sembri destinato ad un ascolto ininterrotto e continuo, quasi come una colonna sonora per dare un po' di senso alle nostre grigie giornate. Tutto molto bello.

Articolo e sampler Compass Records

Per me, 8.0/10


Sera Cahoone - Deer Creek Canyon

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2012 (Sub Pop)

Sera Cahoone - Deer Creek Canyon Dal Colorado, una cantautrice dolce e malinconica, dalla grande vena lirica, calata in un contesto musicale vario e confortante. Le origini di questa artista nascono dallo stesso gruppo da cui, poi, si sarebbe formata la Band of Horses, ma le due realtà hanno evidentemente seguito strade diverse... Ho notato con piacere che lei ha lasciato il segno in diverse webzine italiane, per cui mi limiterò allo stretto essenziale, rimandando alle loro articolate recensioni. Dico solo che si tratta di un album da non sottovalutare (io, un primo momento, l'avevo messo da parte), perché può regalare emozioni misurate ma durature: la sua bella voce vellutata, l'incedere nostalgico e cullante, la musica che passa da aliti delicati a scintillii bluegrass..., sono tutti elementi che convergono là dove la musica diventa vis medicatrix, forza terapeutica...

Recensioni: Emacore per RoarMagazine - Lady Morgana per Amo La Musica

Per me, 8.0/10


Lonesome Sisters & Riley Baugus - Lonesome Scenes

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2012 (Tin Halo)

Lonesome Sisters & Riley Baugus Un mese fa, circa, vi parlai del riuscitissimo album delle Lonesome Sisters, Deep Water. Adesso le "sorelle" son tornate con un altro full-length, che vede la collaborazione con il virtuoso veterano del banjo Riley Baugus, il cui nome è legato ad artisti del calibro di Willie Nelson, Dirk Powell, Tim O'Brien e anche Robert Plant (sic). Questo connubio non è inedito; infatti, c'era un precedente lavoro già nel 2004: Going Home Shoes. L'album è esattamente quello che ci si potrebbe aspettare: dodici brani decisamente tradizionali, di un old time folk senza grilli per la testa, ottimamente interpretati dalla pluri-premiata grazia delle Lonesome e dalla indubbia perizia al banjo di Baugus, che interviene anche con la sua tipica voce. Per estimatori.

Per me, 7.5/10


The Toy Hearts - Whiskey

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2012 (Wood Ville)

The Toy Hearts - Whiskey Le due deliziose ragazze e l'attempato signore in copertina, il titolo (Whiskey con la "e"), insieme al tag "bluegrass", associato spesso in rete al loro nome, non ci aiutano molto sulla provenienza di questo gruppo: contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, infatti, The Toy Hearts non sono americani, ma inglesi, di Birmingham. Le ragazze sono sorelle e l'uomo è il padre (Hannah, Sophie e Stewart Johnson): il trio costituisce il nucleo originario del gruppo, ma, in questo loro quarto album, sono coadiuvati da una serie di altri valenti musicisti. Ma veniamo alla musica: il bluegrass, qui, è più che altro un veicolo per tornare indietro nel tempo e immergersi negli anni dello swing più ispirato; in effetti, è questo il genere più evidente del disco, che, nel complesso, si rivela fresco e divertente, seppur un tantino patinato e ammiccante, a mio vedere, al palcoscenico commerciale.

Sampler

Per me, 7.0/10


Old Crow Medicine Show – Carry Me Back

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2012 (Ato)

Old Crow Medicine Show – Carry Me Back E qui vale un po' il discorso fatto per i Leftover Salmon: parlare solo di bluegrass sarebbe fortemente riduttivo. Ho l'impressione che questo gruppo, oltre ad ispirarsi dichiaratamente agli ottocenteschi medicine shows (spettacoli itineranti fatti di teatro e musica, durante il quale venivano propinati al pubblico intrugli terribili, spacciati per farmaci miracolosi...), sia innamorato di un periodo musicale, che fa letteralmente impazzire anche me: quello dei cosiddetti anni ruggenti! Il bluegrass, infatti, si combina con estrema naturalezza con il charleston, il dixieland... Ma poi non mancano le struggenti ballate country-folk, in cui trovano spazio anche altri ritmi insoliti (evidente il valzer nella conclusiva Ways of Men). E, in questo Carry Me Back, ottavo album ufficiale, della band, i brani che ti fanno saltare dalla sedia ci sono e come: l'iniziale title-track, Sewanee Mountain Catfight, ma soprattutto Mississippi Saturday Night, dal ritmo scandito da un'armonica indiavolata! E niente good old men stavolta: il gruppo di Nashville è composto in maggioranza da giovani talenti, che apportano un incontenibile entusiasmo ai brani della tradizione...

L'interessantissima recensione di Enzo Curelli

Per me, 8.0/10


Del and Dawg - Hardcore Bluegrass in the Dawg House

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2012 (Acoustic Oasis)

Del and Dawg - Hardcore Bluegrass in the Dawg House Questo album, invece, costituisce un'ulteriore celebrazione di un riuscitissimo connubio tra due interpreti leggendari del bluegrass più classico: Del McCoury (banjo, soprattutto) e David Grisman (forse il mandolinista più famoso sulla scena americana); le loro session esplosive risalgono già alla fine degli anni '60 e adesso questo album raccoglie 16 brani (di cui 11 nuovi), scaturiti dalle loro esibizioni più recenti. Quando ho letto la parola hardcore, naturalmente, mi ci sono fiondato: forse il termine è un po' eccessivo, ma, comunque, se quello che cercate è bluegrass con tutti i crismi, interpretato in modo magistrale (davvero impressionante il mandolino di Grisman!), questo album fa per voi!

Streaming di alcuni brani

Articolo su Mandolin Cafe

Per me, 7.0/10


Leftover Salmon – Aquatic Hitchhiker

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2012 (Los)

E adesso un'infilata di album che ruotano attorno un genere a cui non so resistere: il bluegrass! Continua la mia costante ricerca della musica più scatenata... :)

Leftover Salmon – Aquatic Hitchhiker Qui, piuttosto, dovremmo parlare, secondo la loro stessa definizione, di '"Polyethnic Cajun Slamgrass": infatti, si tratta di un mix, più unico che raro, di bluegrass, cajun, zydeco e country-rock (Wikipedia docet), con delle sonorità molto peculiari. Siamo dalle parti di Boulder, Colorado e la band è attiva fin dal 1989, riscuotendo costanti successi sulla scena folk statunitense. Questo Aquatic Hitchhiker, arrivato dopo otto anni di silenzio (in effetti la band si era sciolta...) e composto interamente di loro musica originale, non sarà forse l'album che fa saltare dalla sedia, ma è ricco di sfaccettature davvero singolari, che meritano di essere acquisite con attenzione.

Articolo di David Morris per Bluegrass Today

Per me, 7.5/10


Steep Canyon Rangers - Nobody Knows You

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2012 (Rounder)

Steep Canyon Rangers - Nobody Knows You Forse non tutti sanno che Steve Martin, il simpatico e bravo attore texano, protagonista di una miriade di film divertenti, è anche un eccellente suonatore di banjo; fra le sue più recenti collaborazioni, figura quella con gli Steep Canyon Rangers. Come avevo accennato in occasione dell'album delle Carolina Chocolate Drops, io, quando entro in contatto con del buon bluegrass, non me lo lascio sfuggire. E questo è dell'ottimo bluegrass, stupendamente interpretato, che tra l'altro acquisisce elementi dal pop e dal jazz, insoliti per il genere, oltre alle ovvie assimilazioni dal country e dal blues. Insomma, c'è poco da dire, ma tanto da ascoltare.

Altri video che non si riferiscono all'album, ma più rappresentativi:

Per me, 8.0/10


Eric Bibb - Deeper in the Well

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2012 (Dixie Frog)

Eric Bibb - Deeper in the Well Eric Bibb, classe 1951, è figlio e nipote d'arte (rispettivamente, del musicista folk Leon Bibb e del pianista John Lewis dei Modern Jazz Quartet), nativo della Louisiana (ma ha trascorso buona parte della sua vita nei paesi scandinavi), ha pubblicato una serie sconfinata di album, tutti, a quanto pare, di alto livello. Le sue origini fanno già molte promesse, soprattutto per quanto riguarda i generi e le mantengono tutte: Deeper in the Well è un piccolo capolavoro di altri tempi, un compendio esemplare di blues, folk, bluegrass e cajun. Manifesta, senza ostentare, una maestria in questi generi immortali, che di questi tempi è ormai rara. Consigliatissimo. Molto bella anche la copertina.

Sampler

Per me, 8.0/10


Carolina Chocolate Drops - Leaving Eden

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2012 (Nonesuch)

Carolina Chocolate Drops - Leaving Eden Se c'è un genere su cui io mi fiondo senza pensarci minimamente, quello è il bluegrass! Quelle esplosioni di chitarre, violini, mandolini, banjo sono per me irresistibili; quando poi sono addirittura scatenate, letteralmente non riesco a stare fermo e mi metto a saltare come uno scemo! LOL Nel caso di questo delizioso gruppo della (appunto) North Carolina, forse parlare semplicemente di bluegrass è improprio: nonostante che siano attivi da pochi anni, la loro musica sembra attingere in un passato remoto, rivolgendosi soprattutto alla musica nera degli schiavi, in cui anche il blues delle origini ha un suo ruolo importante. In effetti, alcuni brani mi ricordano da vicino un vecchio vinile che contiene registrazioni sul campo di anziani bluesmen (e women) neri. Fatto sta che questo Leaving Eden, alternando brani allegrissimi ad altri tipicamente blue, è gustosissimo, uno di quegli album che già da subito può essere considerato un classico, dimostrando che, pur essendo nel 2012 ed essendo sopraffatti da miriadi di generi musicali più o meno nuovi, ce ne sono alcuni che rimarranno radicati nel gusto degli ascoltatori più sensibili e non passeranno mai di moda...

L'interessante recensione di Giampiero Di Carlo per Rockol

Per me, 8.0/10