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ambient

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Jess Bryant - Silvern

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2012 (Red Deer Club)

Jess Bryant - Silvern Un altro debutto, ma stavolta è un debutto di quelli che lasciano il segno! La londinese Jess Bryant, che ha già un EP ("Dusk" del 2009) al suo attivo, cantautrice e poliedrica strumentista, non è quel che si dice un'esordiente timida e impacciata: ha realizzato un album che sfiora la perfezione, che denota una cura da cui trapela un'instancabile ricerca di sonorità nuove, singolari e, al tempo stesso, familiari e confortanti. Con una potenza innovativa alla Jenny Hval o alla Julia Holter, ma con una dote in cui forse le suddette sono un po' deboli, ovvero una spiccata passionalità, i nove brani, che sembrano incastonarsi l'uno dentro l'altro, creano un continuum di assoluto rapimento, con momenti di vera ipnosi suggestiva. Un dream-pop originalissimo, con elementi ambient e qualche inflessione folk, una ricca strumentazione, meticolosamente studiata, arrangiamenti eterei e coinvolgenti, la voce incantevole di Jess, che non nasconde doti da contralto, calata splendidamente nell'insieme..., tutto contribuisce a definire quello che, secondo me, è destinato a diventare un piccolo capolavoro. Da non perdere.

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Per me, 8.5/10


The Nikki Grace Experience - Rest

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2012 (Webbed Hand)

The Nikki Grace Experience - Rest Dalla Germania, un toccante e prolifico progetto uninominale, che combina ambient, mod-classical e post-rock in proporzioni veramente ben calibrate, facendo della nostalgia principale fonte di ispirazione. Il nome del progetto nasce dalla protagonista (Nikki Grace, appunto) del film di David Lynch Inland Empire, mentre l'idea stessa pare sia nata da un racconto, Eta Carinae, scritto dallo stesso genitore del progetto (non sono riuscito a trovare molte notizie né dell'autore né del racconto). Dicevo "prolifico" perché, solo nel 2012, a quanto ne sappia io, ha sfornato ben sette dischi (tra album e ep, che poi, di fatto, sono mini-lp)! E se pensate ad una bramosia commerciale siete fuori strada, perché sono tutti resi liberamente scaricabili dalla stessa etichetta Webbed Hand. Ne ho sentiti diversi, ma ho preferito questo, perché è quello in cui la suddetta fusione dei tre generi (con l'aggiunta di qualche pizzico di field-recording) mi sembra più equilibrata e convincente. Struggente, rilassante, evocativo, l'album (che, tra l'altro, è stato inciso in proprio) costituisce un altro ottimo esempio di ciò che personalmente intendo per arte disinteressata.

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Per me, 8.0/10


Olan Mill - Paths

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2012 (Facture)

Olan Mill - Paths Già l'esordio del 2010, Pine, mi aveva colpito per la sua forza suggestiva, anche se l'avevo trovato un po' troppo tendente al minimalismo. Questo Paths, secondo me, segna un'evoluzione, con un'inclinazione più marcata verso la musica classica ed orientato ad atmosfere più dense. Se il primo brano, invece di Bleu Polar, si fosse chiamato '"Blue Polar"', avrebbe identificato molto bene la musica degli Olan Mill: gelida e malinconica. Nella interessante recensione a cui faccio riferimento sotto, vedo riferimenti ai Popol Vuh e ai Dead Can Dance; credo che come carica evocativa, nel suo effetto finale, ci siamo, ma mi sembra che i generi siano ben lontani: qui la struttura è essenzialmente ambient... L'album, registrato dal vivo e prodotto in edizione limitata (in barba ad ogni spinta commerciale), è forse troppo breve: nel momento in cui ti coinvolge veramente, finisce, lasciando un po' d'amaro in bocca. Nonostante ciò, non potrà non affascinare chi è alla costante ricerca di emozioni sublimi, che non siano fatte di irruenza e irriverenza, ma che ti prendano per mano, portandoti per spiagge deserte, all'approssimarsi del tramonto...

Recensione di Ricardo Martillos per Distorsioni

Per me 7.5/10


Ghosts Wear Clothes - Threads

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2012 (ghosts-wear-clothes.bandcamp.com)

Ghosts Wear Clothes - Threads Quando le cose vanno tutte storte, anche aggiornare un semplice blog può diventare un problema. Comunque, bando alle ciance e consoliamoci con della buona musica. Dove eravamo rimasti? Ah, agli orsi e ai fantasmi...

I Ghosts Wear Clothes sono un trio di Birmingham che fanno dell'ottimo post-rock elettronico... Ma, non avevo detto, pochissimo tempo fa, che il post-rock canonico mi dice poco? Beh, è vero, l'ho scritto, ma in questo caso, parliamo di un post-rock che mi piace, perché ha quell'incedere solenne e malinconico che ben si addice al mio stato momentaneo; inoltre, è forte in loro anche una certa componente ambient. Per fare un paragone (non di prima mano, in verità), possiamo tranquillamente far riferimento agli Hammock. Un accostamento tutto mio, invece, è quello col mio gruppo post-rock preferito: i Grace Cathedral Park (il loro In The Evenings Of Regret è per me un vero monumento del genere); questo Threads si muove in quella direzione, ma è ben lontano da raggiungere la potenza espressiva dei GCP; è comunque un album degno di attenzione, che può riservare momenti di rilassante abbandono.

Bandcamp

Per me, 7.5/10


Troy Schafer - Evening Song Awaken

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2012 (Recital)

Troy Schafer - Evening Song Awaken Troy Schafer è un giovane compositore e violinista del Wisconsin, già attivo come collaboratore di diversi progetti (Rain Drinkers, Wreathes...), ma qui impegnato nel suo esordio da solista. Anche se non conosco le produzioni dei progetti a cui ha partecipato, riporto da altre fonti la convinzione che questo lavoro si distacchi decisamente da quelle, muovendosi verso traguardi personali e avulsi da interessi commerciali (l'album è stato infatti pubblicato in edizione limitata). Ma parliamo della sua musica: la struttura è decisamente ambient, però il mezzo è un tripudio di archi (con rari elementi percussivi), rimandando così immancabilmente alla musica classica. L'effetto complessivo è struggente e straniante allo stesso tempo, rivelando una passione che mira alla composizione perfetta, che, partendo dalla serenità pastorale, si impenni per librarsi aldilà del tempo e dello spazio...

Bandcamp

Recensione di O.S. su Evening of Light

Per me, almeno 7.5/10


Melodium - The Island

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2012 (Audio Dregs)

Melodium - The Island Da tante parti, trattando i Melodium (che poi, di fatto, si tratta di un singolo artista: il cantautore francese Laurent Girard ...), con riferimento al genere, si parla spesso di folktronic. Io non credo che un mezzo (in questo caso l'elettronica) possa definire compiutamente un genere, anche perché, almeno in questo disco, non mancano i brani prevalentemente acustici. Comunque sia, è un artista che segue una sua propria corrente, guardando prevalentemente al folk, ma assumendo anche atmosfere ambient e post-rock. Nel complesso, The Island è un album estremamente rilassante, pur essendo variegato e tutt'altro che noioso...

Recensione su A Closer Listen

Per me, 7.0/10


mmpsuf - Expeditors

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2011 (Audiomastering.lt)

mmpsuf - Expeditors Altro piccolo gioiello! Rispetto a Retina, qui forse c'era un ricorso più accentuato ai ritmi elettronici, ma, come nel successivo, ci pensa la suadente voce di Eglė a conferire quell'atmosfera soul gelida e calda allo stesso tempo (notavo adesso che un po' mi ricorda Sade...). Entrambi i mini-album, insieme, costituiscono un'ora di fuga nell'incanto. Credo che non ascolterò altro per le prossime settimane. I file digitali, inoltre, sono di ottima qualità e sono messi a disposizione dagli stessi autori per il free download: che volete di più? Se qualcuno poi volesse acquistare i cd (con tanto di custodia fatta a mano), non credo che farebbe loro dispiacere (ci sto facendo un pensierino).

"Human-un-kind" su Vimeo

Streaming & free download

Per me, 8.5/10


mmpsuf - Retina

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2012 (Audiomastering.lt)

mmpsuf - Retina Ecco un altro splendido esempio di arte completamente disinteressata! Mmpsuf è un duo lituano (Eglė Sirvydytė: voce, piano, basso, composizione, testi - Aivaras Ruzgas: elettroniche, composizione, testi), con all'attivo due mini-album (questo e Expeditors del 2011, che conto di ascoltare a breve), entrambi ascoltabili e scaricabili liberamente dal loro sito (mmpsuf.lt). Essi stessi, riferendosi al genere praticato, parlano di electro-acoustic, ma non aspettatevi un canonico album di electro-acoustic (spesso si nascondono degli episodi di pura noia dietro questa definizione, vero?). Non so, a me viene di chiamare il loro genere ambient-soul, esiste? Quello che conta è che sono cinque brani che rasentano il sublime, con sonorità veramente insolite, fini, solenni, ma densi come muri di suono... Non saprei a chi paragonarli... Come sensazioni, mi ricordano quelle provate l'anno scorso con l'ascolto di Jenny Hval, ma siamo ben lontani... Comunque, bando alle chiacchiere, godeteveli!

"The Rooms" su Vimeo

Streaming & free download

Per me, 8.5/10


Oren Ambarchi - Audience of One

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2012 (Touch)

Oren Ambarchi - Audience of One Il chitarrista e polistrumentista australiano Oren Ambarchi è noto per il suo muoversi sul limite dello sperimentalismo più agguerrito, come possono suggerire le sue frequentazioni con entità del calibro di Sunn o))), Christian Fennesz, John Zorn, Keiji Haino... Però questo album, in effetti, è tutt'altro che estremista; rende bene l'idea un'affermazione letta su Boomkat: "...Oren Ambarchi is about as close as we get to a rock star in experimental music...". Solo quattro brani, ma l'album ruota soprattutto attorno al lungo (ben 33') e vagamente droneggiante Knots, preceduto dalla suggestiva canzone (sic) Salt, seguito dall'evanescente Passage e, per finire, dall'intenso Fractured Mirror, quasi in sentore di post-rock. Ad essere sincero, io conosco ben poco della sua passata produzione (conto di approfondire), ma questo album mi ha reso l'idea di un artista a tutto tondo, che sa plasmare suoni ed emozioni con sapiente perizia, osando quanto basta... Per info più dettagliate: touchmusic.org

Sampler

Per me, 7.5/10


From the Mouth of the Sun - Woven Tide

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2012 (Experimedia)

From the Mouth of the Sun - Woven TideAlbum di debutto di questo interessante gruppo (precisamente si tratta di due artisti: lo statunitense Aaron Martin e lo svedese Dag Rosenqvist). Copertina e titolo sono azzeccatissimi: una marea imbastita di sensazioni ti trasporta in un mondo sognante e gelido verso un sole lontanissimo... La musica è un mix di ambient e modern classical, rarefatta, ma non troppo, in cui le emozioni sembrano sempre sul punto di esplodere. Elettronica ed un tenue rumorismo che lasciano presto il posto ad archi solenni...

Streaming

Per me, 7.5/10


Young Hunting - The Night of the Burning

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2011 (Blackest Ever Black)

Young Hunting - The Night of the BurningLeggendo in rete a riguardo di questo duo scozzese, ho trovato frequenti definizioni di dark-ambient e metal, ma, secondo me, entrambi le indicazioni sarebbero riduttive per descrivere il loro genere. Ho visto anche paragoni con i Coil, gli Swans e i Dead Can Dance e qui sarei più d'accordo, soprattutto per quel che concerne i primi due gruppi (fatta salva la componente industrial di quei gruppi, qui solo sfiorata, secondo me). Il dark c'è e l'ambient pure, ma siamo ben lontani dal dark-ambient più canonico; le due cose le terrei staccate, aggiungendo una forte componente dreamy (di metal, poi, a mio vedere, neanche l'ombra...). Insomma, se il dark-ambient non vi piace, questi ascoltateli lo stesso! Sono solo quattro brani, ma stupiscono in quanto a carica emotiva. Attendo con impazienza un lavoro più esteso da parte loro...

Streaming (parziale)

Per me, 8.0/10


Ryan Teague - Field Drawings

dans la catégorie album

2012 (Village Green)

Ryan Teague - Field DrawingsRyan Teague è un compositore di modern classical venuto alla ribalta abbastanza recentemente (le sue prime fatiche discografiche risalgono al 2005), ma ha già saputo imporsi all'attenzione degli estimatori del genere soprattutto perché sa combinare magistralmente le strumentazioni classiche (anche orchestrali) con un minimalismo elettronico di sapore ambient e perché le sue composizioni, pur sapendo essere solenni (si ha la sensazione costante di un incombente pieno orchestrale, di un trionfo di classica memoria...), non tralasciano mai una sua tipica leggerezza, un quasi easy-listening, che rendono l'ascolto sempre piacevole e mai affaticante. Personalmente, ascoltando i suoi brani, ho spesso la sensazione di essere al cospetto di un Philip Glass molto più rilassato del suo solito. L'album, che uscirà il 20 febbraio, pur non essendo particolarmente originale, sarà sicuramente apprezzato anche da chi con questo genere non va solitamente d'accordo...

Per me, 7.5/10


Buckethead - Electric Sea

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2012 (Metastation)

Buckethead - Electric SeaIl moniker Buckethead in italiano suonerebbe quasi un'ingiuria, ma Brian Carroll, nonostante le sue stravaganze, è certamente degno di ben altro che offese. In effetti, è considerato uno dei più grandi chitarristi viventi e, oltre ad aver sfornato un cospicuo numero di album solisti, in cui tocca generi spesso diversi, vanta collaborazioni di tutto rispetto (ma, per una conoscenza più approfondita, rimando all'interessante articolo di Wikipedia).

L'album che, a quanto pare, intende essere un sequel ad Electric Tears del 2002, torna alle sonorità quiete di quel Colma del 1998 (che, tra quelli che ho sentito e sinceramente non sono moltissimi, rimane il mio preferito...); il nome dell'album non vi tragga in inganno, perché qui è piuttosto la chitarra acustica ad essere in evidenza, pur con una costante presenza dell'elettrica. Dal punto di vista tecnico, credo sia un artista indiscutibile; dal punto di vista compositivo, forse, almeno in questo caso, pecca un po' di scarsa originalità (in effetti è un rock strumentale abbastanza convenzionale, con atmosfere ambient e qualche suggestione di folk). In ogni caso, si tratta di un lavoro certamente apprezzabile, pensato soprattutto per rilassare, da ascoltare a lungo e da tenere caro come un riparo a cui ricorrere in momenti di stress.

Qualche assaggio (ma, tra i video relazionati, c'è praticamente tutto...):

La pubblicazione ufficiale è prevista per il 21 febbraio.

Per me, 7.5/10