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Lost Animal - Ex Tropical

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2011-2013 (Hardly Art)

Lost Animal - Ex Tropical C'è qualcosa che ancora non ho colto nel rilascio di questo album: lo conoscevo già dall'anno scorso e lo sapevo uscito addirittura nel 2011. Solo che adesso viene dato come pubblicato nel 2013... Dietro questo moniker si cela il progetto solista dell'australiano Jarrod Quarrell, ex frontman ed autore dei St. Helens, il cui "Heavy profession" del 2009 mi aveva favorevolmente impressionato. Recentemente, poi, è stato segnalato da Joe McKee, nel corso di un'intervista per Ondarock, come uno dei più interessanti artisti del suo continente. La cosa che subito si fa notare in "Ex Tropical" è la voce di Jarrod, che sembra provenire direttamente da qualche gruppo post-punk degli '80. La musica, invece, è molto attuale ed originale, con i suoi elaborati intrecci tra strumenti tradizionali ed elettronici, con i suoi effetti che risultano tanto ancestrali (col richiamo tropicale, appunto, di trascorsi dell'autore in Papua Nuova Guinea) quanto futuribili. I brani sono abbastanza eterogenei ed ognuno ha qualcosa da raccontare; non manca anche una certa dose di sperimentalismo. In attesa di capire quale sia la vera data di pubblicazione, mi porto avanti dicendo che l'album si pone già come uno dei più interessanti dell'anno. Assolutamente consigliato


The Revival Hour - Scorpio Little Devil

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2013 (Antiphon)

The Revival Hour - Scorpio Little Devil Magari questo nome non vi dirà nulla, ma andiamo a vedere chi sono i componenti: uno è John-Mark Lapham del gruppo intercontinentale The Earlies, l'altro è quel DM Stith, che, nel 2009, fece un po' fermare l'ambiente musicale alternativo con il suo "Heavy Ghost". Lo stile di Stith, così peculiare, nascondeva , secondo me, un rischio: era troppo particolare, tanto da imporsi esso stesso come un limite; infatti, dal 2009, l'artista è riuscito solo a pubblicare qualche EP, che non faceva altro che ricalcare i temi ed i toni dell'esordio. Quella di adesso, quindi, potrebbe costituire la mossa intelligente: l'apporto di Lapham, infatti, introduce nuova linfa alla già complessa architettura delle sue composizioni e, se la voce di DM non può non richiamare fortemente le atmosfere di Heavy Ghost, gli arrangiamenti ed i contributi strumentali e vocali di JM se ne distaccano, per seguire strade alternative. L'album è naturalmente sofisticato ed estremamente affascinante e, a livello tematico, narra una situazione comune ad entrambi i componenti: il disagio di vivere la propria omosessualità in ambienti intrisi di pregiudizi fino al midollo. Un'opera importante, che evoca dramma e genialità, che vuole stupire senza abbandonare un risentito contegno. I brani sono tutti pregevoli, ma un cenno particolare merita "Clean", con il suo solenne crescendo orchestrale, emozionante come pochi. Fortemente consigliato


In Sintesi (3-2013)

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Villagers - {awayland}Da ascoltare preventivamente Villagers - {awayland}

album (2013 - Domino) - alternative pop

Recensione di Lorenzo Righetto per Ondarock


Widowspeak -AlmanacConsigliato Widowspeak . Almanac

album (2013 - Captured Tracks) - alternative pop, psychedelia

Recensione di Vassilios Karagiannis per Ondarock


Boletes - Flaws

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2012 (Forest)

Boletes - Flaws Ecco un'altra bella sorpresa beccata grazie al New Bands Panel. Boletes è il progetto solista dell'edimburghese Roy Gornall e "Flaws" ne è il debutto (se non contiamo un EP di quattro brani del 2010). L'album (che di fatto è un mini-LP: otto brani per 25 minuti circa) costituisce un'ottima promessa; è strutturato come una collina scozzese, sale fino al picco della bellissima "Sweetheart" (che corro ad aggiungere tra le mie canzoni preferite del 2012), per poi ridiscendere dolcemente fino alla pacata "Fruitless". E tutto si basa sul cantare sommesso di Roy, accompagnato solo da un paio di chitarre, un accenno di armonica nel breve brano introduttivo, qualche colpo d'archi e rari effetti elettronici. È un lavoro originale, sognante, intimo ed esuberante al tempo stesso; come ha detto qualcuno con un'immagine ben azzeccata: è un album di folk notturno. Il download sul Bandcamp è ad offerta libera. Consigliato


Minimalhuge - II

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2013 (autoprodotto?)

Minimalhuge - II Ci sono pochissime notizie in rete di questo misterioso gruppo di Milano: in pratica c'è la pagina di Bandcamp loro dedicata, quasi scevra di contenuti descrittivi, un sito ufficiale, ancora più sibillino (al momento in cui scrivo, c'è solo lo streaming di due brani), un profilo Facebook con una manciata tra video e foto e altre frattaglie. Eppure hanno da poco pubblicato un full-lenght mica male! Questo "II" (ci sarà stato un "I"?), di cui ho visto una spaurita segnalazione sul forum di Ondarock, merita qualcosa di più di pochi ascolti incidentali: si tratta di originali variazioni sul tema dark-wave elettronica, con reminiscenze psichedeliche, qualche spunto industriale, ritmi oscuri e tribali, atmosfere ossessive e stranianti, sì da incutere uno stato di quasi trance ipnotica. È decisamente un album molto interessante e bisogna purtroppo dire che, nel nostro paese, tale eventualità rappresenta una vera rarità ormai! Se questa avventura non avesse un seguito, sarebbe veramente un peccato. Forza, ragazzi!Consigliato


Serafina Steer - The Moths are Real

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2013 (Stolen)

Serafina Steer - The Moths are Real Nell'approccio con questo album, non fate lo stesso errore in cui sono incorso io: ad un primo ascolto, si corre, in effetti, il rischio di bollarlo come troppo evanescente. Niente di tutto questo: spinto da un amico ho voluto riascoltarlo, constatando che "The Moths are Real" è un piccolo tesoro nascosto, da svelare senza alcuna fretta, abbandonandosi, anzi arrendendosi alle sue spire. La giovane londinese Serafina Steer è eccellente arpista (ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti a questo proposito), pianista e poli-strumentista, oltreché cantante ed autrice sopraffina. Ha collaborato con artisti del calibro di Patrick Wolf, Tunng, Jarvis Cocker, Bat for Lashes, tra gli altri. La sua è una genialità timida, che non ha voglia di esporsi e che si esprime nel saper portare il suo particolare modo di interpretare il folk verso vette suggestive, fatte di suoni eterei e solennità di stampo neo-classico. Ed ecco che l'opera, da evanescente che sembrava, assume una potenza espressiva così affascinante da imporre ascolti all'infinito.Consigliato

Dopo aver pubblicato questo articoletto, ho notato la bella recensione di Raffaello Russo su music won't save you


Jesca Hoop - The Complete Kismet Acoustic

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2013 (Last Laugh)

Jesca Hoop - The Complete Kismet Acoustic L'album del 2007 dell'originalissima cantautrice californiana, "Kismet" appunto, è noto come uno degli esordi più intriganti della musica americana. L'anno dopo, ne fu pubblicato, in EP, un breve estratto in versione acustica. Adesso l'operazione si completa con ulteriori brani allora non inclusi e l'aggiunta di due inediti ("Paradise" e "Worried Mind"). Personalmente non ho mai amato queste strane operazioni commerciali, ma, in questo caso, il valore intrinseco dell'album supera qualsivoglia perplessità. Le versioni qui proposte sono essenzialmente interpretate dalla sua particolare voce, accompagnata da sole chitarre (ad eccezione degli inediti e di "Money", che è dal vivo). La scarna strumentazione non fa altro che evidenziare la squisita capacità compositiva di Jesca e mette ulteriormente in risalto la voce e le doti interpretative. L'originale Kismet da studio rimane un piccolo capolavoro, ma, preso da solo, questo album sfiora davvero l'incantevole, col suo alternarsi di canzoni dall'incedere spiritoso ed altre, invece, struggenti fino alle lacrime. Fortemente consigliato

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The Eastern Sea - Plague

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2012 (WhiteLab BlackLab)

The Eastern Sea - Plague Avevo colpevolmente un po' messo da parte questo album, contando di ritornarci e adesso mi è sembrato poprio il caso. The Eastern Sea è un gruppo di Austin, Texas, nato nel 2005 come progetto solista di Matthew Hines, frontman della band. Abbastanza singolarmente, si autodefinisce gruppo progressive-pop: non credo di sbagliare se affermo che il loro è invece un mix abbastanza complesso di generi, in cui il pop sicuramente non manca, ma dove fanno capolino anche guizzi folk e frequenti vibrazioni rock. La cosa che colpisce immediatamente è la forte somiglianza vocale tra il cantante e John Darnielle (The Mountain Goats), soprattutto nella cadenza, ma si tratterà di un caso; oltretutto, la voce di Hines spesso assume modulazioni più pacate e sognanti, molto lontane da quelle di Darnielle. Dal punto di vista musicale, il richiamo al prog penso si riferisca soprattutto alla particolare struttura orchestrale ed agli intrecci strumentali, che a tratti sembrano duellare tra di loro. Nel complesso, si tratta di album in cui le canzoni si susseguono in modo da sembrare ognuna più bella della precedente, in un seducente crescendo. La breve e bellissima "There You Are" l'ho messa in top 20 tra le mie canzoni preferite del 2012. Consigliato


Dutch Uncles - Out of Touch in the Wild

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2013 (Memphis Industries)

Dutch Uncles - Out of Touch in the Wild Io non posso definirmi un amante del pop, ma quando il pop viene stravolto e assume dimensioni diverse, acquistando quasi una forza alchemica, allora questo genere sfreccia tra i miei preferiti. Su quella scena di Manchester, che anche recentemente si sta facendo notare per uscite interessanti, i Dutch Uncles spiccano sicuramente come gruppo più originale e intrigante. Già al primo ascolto, la loro musica lascia a bocca aperta, soprattutto per la sua peculiare struttura, che definirei quasi di stampo matematico; l'alternarsi di strumenti elettrici, elettronici ed acustici, che spesso si scatenano in scintillii di reminiscenza frippiana, crea una sorta di continuum, per uno stato di incanto dall'inizio alla fine; la limpida voce di Duncan Willis, poi, si integra perfettamente con il resto. Un pop raffinatissimo, sofisticato e cristallino, insomma, per un album da mettere subito nel novero dei preferiti; non per nulla, li ho visti paragonare agli XTC, ai Talking Heads... Se il buon giorno si vede dal mattino, questo 2013 promette veramente bene!Assolutamente consigliato


Sondra Sun-Odeon - Ætherea

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2012 (autoprodotto?)

Sondra Sun-Odeon - Ætherea Sondra Sun-Odeon, bellissima cantante e polistrumentista newyorkese (ma di chiare origini estremo-orientali), dopo aver fatto parte del duo di rock psichedelico Silver Summit, è giunta al proprio album solista e l'ha fatto con un contegno da artista matura. In effetti, con il gruppo, ha potuto vantare collaborazioni di grande prestigio: Wowenhand, White Hills, Vetiver, Wooden Shjips, Crystal Stilts, Deerhunter, Bardo Pond... Ed anche in questo album, i nomi noti non mancano: basti pensare ad Helena Espvall al violoncello, a Ben McConnell (Beach House, Marissa Nadler, tra gli altri) alle percussioni... Da tante parti, a riguardo del genere, sento parlare di sperimentalismo... Ma, a mio vedere, abbiamo piuttosto a che fare con un dream-pop etereo (così come il titolo suggerisce), con fuggevoli venature di psych-folk. Davvero un bell'esordio, delicato e suggestivo al tempo stesso, il cui gradimento può dipendere molto dallo stato d'animo.Consigliato


Thinking Machines - Extension Chords

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2012 (Catapult)

Thinking Machines - Extension Chords I Thinking Machines sono un quartetto di Philadelphia attivo fin dal 2001. Un altro gruppo nel (forse troppo) nutrito panorama del rock alternativo? Sì, ma un po', a mio vedere, se ne staccano, soprattutto per la loro capacità di ben dosare ingredienti diversi. Nella loro musica, infatti, si fondono elementi post-rock, post-punk, noise, grunge e shoegaze, ma l'operazione risulta molto naturale ed equilibrata, riuscendo così a creare come una sorta di genere proprio. L'album, nel complesso è coinvolgente, mediamente divertente e, a tratti, piuttosto trascinante. Non sarà del tutto innovativo, ma riserva certamente degli spunti di interesse, soprattutto per chi (come me del resto) pensa che gli echi del rock siano ancora vivi e presenti. Da ascoltare preventivamente


October Gold - Into the Silence

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2012 (Alderbruke)

October Gold - Into the Silence È un'avvolgente sensazione di calore quella che si prova all'ascolto di questo bellissimo album dei canadesi October Gold. Un art-folk/rock veramente affascinante, reso ancora più ricco da una strumentazione lussureggiante: si notano, infatti, oltre 20 strumenti diversi, tra cui non si fanno mancare l'arpa, gli ottoni e addirittura un organo a canne. Molto ben integrata è la particolare voce di Kit Soden, affiancata a momenti da quella femminile e altrettanto tipica di Aliza Thibodeau. per un connubio corale originale ed intrigante. Si tratta di un album veramente corposo, sia come durata (13 brani mediamente lunghi, per più di un'ora complessiva), ma soprattutto dal punto di vista emotivo: le canzoni, infatti, si succedono tutte in crescendo di malia suggestiva, senza alcun momento di incertezza. Bellissima, in modo particolare, la title-track.Fortemente consigliato


Jo Mango - Murmuration

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2012 (Olive Grove)

Jo Mango - Murmuration La voce limpida di Joe Mango, che spicca decisamente su di un delicato sfondo di strumenti a corda, colpisce subito per la sua dolcezza, dando una sensazione come... di sincerità. La cantautrice di Glasgow, che mancava all'appuntamento con l'album da bei sei anni, è molto nota nell'ambiente musicale britannico, non solo per aver fatto parte del gruppo di Vashti Bunyan, ma anche per aver collaborato con nomi del calibro di David Byrne, Coco Rosie e Devendra Banhart, tra gli altri... Murmuration è un album che non vi travolgerà di emozioni forti, ma che saprà deliziarvi lo stesso con la sue atmosfere pacate ed insinuanti...Consigliato.


Sam Forrest - The Edge of Nowhere

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2012 (Desert Mine Music)

Sam Forrest - The Edge of Nowhere Sam Forrest è il frontman dei Nine Black Alps, un gruppo di rock alternativo di Manchester forse non molto conosciuto nel nostro paese. Che uno dei suoi punti di riferimento sia il compianto Elliott Smith credo sia evidente nonché intenzionale, come anche tradisce la forte somiglianza vocale. Ma la passione nei confronti del grande cantautore è resa coerente dal fatto di aver realizzato un album che, sinceramente, non sfigura al cospetto del ricordo. I dieci brani, che sembrano tornare alle atmosfere malinconiche e vagamente psichedeliche tanto in voga una decina di anni fa, hanno però la forza di veri e propri classici: lo è in particolare la title-track, una delle canzoni per me più belle di questo 2012.

Per me, almeno 7.5/10


Asia i Koty - Miserable Miaow

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2012 (Nasiono)

Asia i Koty - Miserable Miaow Il suo nome è Joanna Kuzma ed è considerata forse la voce femminile più interessante sulla scena musicale polacca. Lo pseudonimo Asia I Koty significa "Asia e i gatti" e chissà che non ci sia un diretto riferimento ad uno dei nomi che sempre più spesso si associa al suo: Cat Power. Ma che questo non vi porti a conclusioni affrettate: lei è un'artista paragonabile alla dolce Charlyn Marshall, ma certo non è sua emula. Infatti, dimostra una personalità molto spiccata che si manifesta nel suo pop/rock originalissimo, a base prevalentemente acustica, ma in cui una tenue elettronica offre degli sporadici spunti di sperimentalismo; la sua voce, poi, è un perfetto connubio di dolcezza e tormento. Un album corposo, vibrante e raffinato, svolto in una sorta di concept in chiave malinconia. Da sentire.

Per me, 8.0/10


Jessica Sligter - Fear and the Framing

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2012 (Hubro)

Jessica Sligter - Fear and the Framing Sto pensando a tutte quelle webzine, ai forum etc., che già da qualche settimana si affannano a pubblicare le classifiche del 2012, quasi nelle foga di arrivar primi e intanto si perdono delle meraviglie come questa! L'olandese Jessica Sligter, qui al suo secondo lavoro (anche se per il primo si era presentata al pubblico con lo pseudonimo di ), ha realizzato un album sorprendente: originalissimo, coraggioso, fondendo suoni eterei a sperimentazioni di impatto non certo immediato, insinuando droni e umori industriali, ma sempre incantando con la sua bellissima voce. La cantautrice dimostra, inoltre, una grande e matura personalità, arrangiando tutti i brani. ma lasciando, nello stesso tempo, al nutrito gruppo di collaboratori una grande autonomia. Questo album finirà certamente tra le primissime posizioni della lista dei miei album preferiti dell'anno.

Soundcloud - recensione di Daniel Paton per Music OMH

Per me, 8.5/10


Punch Brothers - Who's Feeling Young Now?

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2012 (Nonesuch)

Punch Brothers - Who's Feeling Young Now? Questo album, pubblicato a febbraio e che ho rispolverato in occasione dell'uscita di un nuovo interessantissimo EP (di cui forse parlerò poi), è un esempio evidente di come si possa essere alternativi suonando bluegrass. In effetti, da tante parti il loro genere è definito prog-grass, proprio per quell'approccio progressivo ad un genere tradizionale per antonomasia. Avevo notato il quintetto di Brooklyn già nel 2009, con il particolarissimo "Antifogmatic", ma qui mi sembrano più tranquilli e maturi. Una chicca da non poco conto è la riuscitissima cover di "Kid A" dei Radiohead: non solo sono andati a pescare in un genere così lontano dal loro, ma hanno scelto, oltretutto, uno dei brani in cui il gruppo inglese ha osato di più. Un album che non mancherà di piacere agli appassionati del genere, ma non solo!

Recensione di Antonio "Rigo"Righetti per BlogFoolk

Per me, 8.0/10


Martin Rossiter - The Defenestration of St. Martin

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2012 (Drop Anchor Music)

Martin Rossiter - The Defenestration of St. Martin Debutto in grande stile per il gallese Martin Rossiter ex componente dei Gene; non vi aspettate il pop britannico del suo vecchio gruppo: le dieci suggestive canzoni che compongono questo album vanno piuttosto nella direzione di un cantautorato di stampo nostalgico, in cui il piano assume un'importanza primaria. A primo acchito l'impressione che si riceve è di una forte omogeneità (leggasi: le canzoni potrebbero sembrare tutte uguali), ma, dopo qualche ascolto, cogliere le sfumature che identificano ogni brano diventa parte integrante di un gradimento che non tarderà ad arrivare ed è destinato a crescere e resistere a lungo.

Recensione di George Bass per Drowned in Sound

Per me, 8.0/10


Alec K. Redfearn & The Eyesores - Sister Death

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2012 (Cuneiform)

Alec K Redfearn & The Eyesores - Sister Death La definizione che viene data alla loro musica (e che probabilmente viene dallo stesso Redfearn) non può che farmi sentire un brivido di piacere: "...They are one of the great uncategorizable, creative ensembles of our time, crafting a music that is distinctly theirs alone...". Alec K Redfearn è un originalissimo compositore di Providence, Rhode Island, che, in quindici anni di carriera, è sempre riuscito a stupire ad ogni sua pubblicazione come se fosse la prima. L'ultimo album che avevo ascoltato presentava una compagine diversa del solito (mi riferisco allo stupendo "The Exterminating Angel", pubblicato nel 2009 a nome Alec K. Redfearn and the Seizures), ma, in ogni caso, la caratteristica saliente della sua musica è un'energia esplosiva, distillata attingendo in piena libertà dal patrimonio ethno/world e interpretando mediante l'uso di strumenti insoliti ed intriganti: Alec è soprattutto un fisarmonicista, ma l'uso che fa di questo strumento tradizionale è sorprendente. Anche l'indiavolata armonica, suonata con toni sincopati, dell'iniziale "Fire Shuffle" è qualcosa da sentire assolutamente... Se poi ci si mette la voce stupenda (in alcuni brani) di Orion Rigel Dommisse, con liriche che si limitano ad un la la la in varie modulazioni, l'incanto è completo. Non perdetevelo.

Bandcamp - Sampler - Recensione di Riccardo Martillos per Distorsioni

Per me, più che 8.0/10


Jess Bryant - Silvern

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2012 (Red Deer Club)

Jess Bryant - Silvern Un altro debutto, ma stavolta è un debutto di quelli che lasciano il segno! La londinese Jess Bryant, che ha già un EP ("Dusk" del 2009) al suo attivo, cantautrice e poliedrica strumentista, non è quel che si dice un'esordiente timida e impacciata: ha realizzato un album che sfiora la perfezione, che denota una cura da cui trapela un'instancabile ricerca di sonorità nuove, singolari e, al tempo stesso, familiari e confortanti. Con una potenza innovativa alla Jenny Hval o alla Julia Holter, ma con una dote in cui forse le suddette sono un po' deboli, ovvero una spiccata passionalità, i nove brani, che sembrano incastonarsi l'uno dentro l'altro, creano un continuum di assoluto rapimento, con momenti di vera ipnosi suggestiva. Un dream-pop originalissimo, con elementi ambient e qualche inflessione folk, una ricca strumentazione, meticolosamente studiata, arrangiamenti eterei e coinvolgenti, la voce incantevole di Jess, che non nasconde doti da contralto, calata splendidamente nell'insieme..., tutto contribuisce a definire quello che, secondo me, è destinato a diventare un piccolo capolavoro. Da non perdere.

Streaming su Soundcloud

Per me, 8.5/10


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