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April March & Aquaserge - April March & Aquaserge

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2013 (Freaksville)

april-march-aquaserge.jpg Ancora un album inusuale: innanzitutto contiene anche brani in francese ed io non ho mai nascosto di essere un tantino misogallo per quel che riguarda la lingua; inoltre contiene a tratti una certa dose di umorismo, che è sempre difficile trovare nelle opere che mi piacciono veramente (limite mio). April March è una cantante, animatrice ed autrice pop americana, evidentemente appassionata del mondo e della cultura francese. Dietro il nome Aquaserge, invece, troviamo Julien Barbagallo dei Tame Impala, Julien Gasc degli Stereolab e Benjamin Gilbert dei Melody's Echo Chamber. Ma veniamo alla musica: è un vero tuffo nella Francia degli anni '60, con il suo pop yeye sbarazzino e cantilenante, che si alterna, però a momenti intimi e riflessivi, quasi da night. C'è una certa forza subliminale, però, in questo album, una specie di contagio che, dopo qualche ascolto, fa in modo che riprenderlo diventa quasi una necessità. Beh, un po' di allegria, ogni tanto non guasta, anche per un musone come me.

Consigliato

Brother JT - The Svelteness of Boogietude

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2013 (Thrill Jockey)

Brother JT - The Svelteness of Boogietude È una carriera che risale ai primi anni '90 quello di John Terlesky, quando fondò il gruppo The Original Sins. A cinquantuno anni suonati, forte di una discografia non trascurabile, ben dimostra di aver vissuto almeno tre decenni di buona musica, ma non per questo fossilizzandosi. L'energia garage-punk della sua ex band ora si è affievolita ed è anche logico, ma affiora ancora da sotto la pelle e si traduce anche in una forte carica umorale, ribelle e ironica. Una delle sua passioni è evidentemente la glam-music degli anni '70 (quella "T.Rex Blues" è abbastanza dichiarativa), passando anche per l'immancabile Bowie; alcune melodie sembrano ricalcare alla lontana i brani degli Ultravox; un altro artista a cui ho subito pensato ascoltando il ritornello di "Celebrate Your Face" è Kevin Rowland. Tanta varietà, dunque, che può riferirsi anche ad una sorta di internazionalità: egli è nativo di Easton, Pennsylvania, ma certe sonorità lo potrebbero localizzare in Inghilterra; la sua timbrica vocale, invece, mi ricorda diversi cantanti australiani... L'album, anche grazie all'eterogeneità dei tredici brani, risulta accattivante e sempre nuovo, con alcune canzoni che potrebbero anche sfondare subito alla radio (quant'è irresistibile "Be A"?!). Bello davvero. Fortemente consigliato

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Charlie Boyer & The Voyeurs - Clarietta

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2013 (Heavenly Recordings)

Charlie Boyer & The Voyeurs - Clarietta Cominciamo subito col dire le cose spiacevoli, così ci togliamo subito il pensiero: questo non è un gruppo originalissimo. Già alle prime note, ma soprattutto al primo contatto con la voce di Charlie Boyer, non possono non venire subito in mente i Television: la somiglianza tra la sua voce e quella di Tom Verlaine è più che casuale. Dal punto di vista musicale, certo, non sono esattamente la stessa cosa, anche se le atmosfere li ricordano abbastanza (o sarà sempre la voce che influenza...); un'altra attinenza molto marcata la riscontro coi gruppi glam e proto-punk degli anni '70: la bella "Be Glamorous" lo dichiara quasi palesemente. Poi però attingono anche da certo rock alternativo contemporaneo e alcune sonorità ci riportano decisamente al presente. Con tutto ciò, non è che quest'album di debutto del gruppo britannico sia da trascurare! I vari richiami e i brividi che fa venire la voce di Charlie, unitamente alla forte carica emotiva, contribuiscono nell'insieme a rendere appetitoso l'ascolto. Se non si sta ad arzigogolare sull'una o l'altra somiglianza e ci si concentra sulle sensazioni che evoca, l'esperienza di quest'opera risulta comunque davvero gradevole ed intrigante. Consigliato


Steve Kilbey & Martin Kennedy - You Are Everything

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2013 (MGM)

Steve Kilbey & Martin Kennedy - You Are Everything Terzo album, frutto della collaborazione tra l'ex Church, cantante, autore e bassista Steve Kilbey e Martin Kennedy, compositore e pianista del gruppo strumentale, anch'esso australiano, All India Radio. Quello che si può dire di questo album è che affiora immediatamente la classe di due artisti di razza, una padronanza assoluta dei propri mezzi, che pone subito l'ascoltatore in uno stato di convinto abbandono. In effetti, non c'è nulla di straordinario in questi brani: strutturalmente sono semplici, direi quasi déjà vu, ma l'atmosfera che si respira è quasi unica, densa e coinvolgente come pochi sanno rendere. I richiami agli anni '80 sono tanti, così come gli ammiccamenti a certe cadenze bowiane (che fanno sempre il loro effetto). Alcune delle canzoni, poi, sono davvero affascinanti; ed un ruolo determinante assume la tipica voce australiana di Kilbey. A tale proposito, mi sono sempre chiesto come mai molti cantanti australiani abbiano un tono della voce che richiama, appunto, quello di Kilbey. sarà lui il capostipite di questa particolare inflessione oppure si tratterà proprio di una sorta di accento caratteristico...? Consigliato


Lamp of the Universe - Transcendence

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2013 (Astral Projection)

Lamp of the Universe - Transcendence Ed ecco un'altra one-man band, ma stavolta ben lontana dalla scena europea: Il prolifico polistrumentista e cantante Craig Williamson è infatti di Hamilton, Nuova Zelanda, l'altra faccia del mondo. E se ci chiedessimo che musica faccia, qualora non ci bastasse l'attuale titolo o la copertina, basterebbe andare a leggere qualche suo titolo precedente: "Acid Mantra", "From the Mystic Rays of Astrological Light", "Cosmic Union"... Ebbene sì: preparatevi ad imbarcarvi in irresistibili trip psichedelici in senso stretto, con le immancabili speziature orientali e qualche indispensabile accenno space. Ma non pensiate comunque di sapere già cosa vi aspetta: i sei brani, che durano complessivamente tre quarti d'ora circa, sono quanto più ben confezionato e coerente io abbia sentito nell'ambito di questo genere specialistico. Sono certo che non mancheranno di affascinarvi seriamente. Consigliato


Magic Arm - Images Rolling

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2013 (Switchflicker)

Magic Arm - Images Rolling Secondo album per quella che, di fatto, è una one-man band di Manchester, spesso accostata ai Grizzly Bear (a cui ha fatto alcune volte da spalla): è infatti il polistrumentista e cantante Marc Rigelsford che fa praticamente tutto, aiutandosi con registrazioni, campionamenti e compagnia bella... Dopo il mediamente acclamato "Make Lists, Do Something" del 2009, "Images Rolling" sembra fare qualche passo avanti, sia come ricchezza strutturale che come intuizioni melodiche. Ed ecco che pop e folk si combinano e si ornano di connotazioni chamber o addirittura sinfoniche (con un bellissimo piano in evidenza, coi fiati, gli archi...), tra cui trova posto anche qualche spruzzata di elettronica. I brani sono ben assortiti (troppo?), con frequenti variazioni di temi e di ritmi. C'è da sperare che la sua musica sia ancora in progressione, sì da conseguire in un prossimo futuro risultati che già da ora promettono l'eccellenza.Consigliato


Yasmine Hamdan - Ya Nass

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2013 (Crammed Discs)

Yasmine Hamdan - Ya Nass Quanto ho scritto tempo fa, in occasione dell'album dei Monoswezi, sulla musica africana, vale anche per la musica arabofona e world in genere: ne parlo poco solo perché la mia conoscenza in questi campi è tremendamente frammentaria e scrivere di un artista significherebbe far torto a chissà quanti altri. Anche in questo caso, però, faccio un'eccezione perché la componente world è solo una parte del contenuto artistico dell'album. La bellissima libanese Yasmine, già dall'aspetto, ci fa presagire quello che troveremo nella sua musica: lei è, infatti, terribilmente sexy, ma sfoggia due occhioni grandi e tristi, che, banalmente, possiamo ricondurre alla drammatica situazione mediorientale (e credo ne parli particolarmente la struggente "Beirut"). All'ascolto, troviamo sì tante sonorità orientali e, naturalmente, la lingua araba, che io trovo musicalmente straordinaria (pur non capendoci un'acca), soprattutto per le voci femminili; non bisogna però trascurare il fatto che lei vive a Parigi da diversi anni, dove ha collaborato con diversi nomi noti della scena europea, tra cui Cocorosie; forse anche per questo motivo, sono tante le influenze occidentali che saltano fuori dai suoi brani: una su tutte, io credo di avvertire un deciso sapore Cocteau Twins, che ricorre in diversi punti dell'album. Si tratta di dodici brani dolcissimi, malinconici, sensuali e suadenti, con qualche breve episodio leggermente più andante. Un album delizioso, da ascoltare e riascoltare, facendosi cullare dal suo irresistibile fascino esotico. Fortemente consigliato


Mark Kozelek & Jimmy Lavalle - Perils from the Sea

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2013 (Caldo Verde)

Mark Kozelek & Jimmy Lavalle - Perils from the Sea Di questo album circola un'altra copertina, uguale nella grafica, ma nella quale, invece del nome dei due artisti, compare Sun Kil Moon & The Album Leaf. Per i pochi che non lo sapessero, Mark Kozelek, non solo è il frontman del progetto Sun Kil Moon, ma lo era anche nientepopodimeno che dei Red House Painters! Da parte sua, Jimmy Lavalle è invece la mente del progetto The Album Leaf. Con queste premesse, non ci poteva aspettare un risultato che fosse meno che interessante; ed in effetti, "Perils from the Sea" è un album che non può passare inosservato: è corposo, sia come durata (più di un'ora) che come intensità ed omogeneità; con un particolare uso dell'elettronica, in cui Lavalle è maestro e l'apporto acustico e lirico di Kozelek, i due hanno confezionato una personalissima variante di pop-folk, che risulta struggente, a tratti e martellante, quasi ipnotica, per il resto. Parlando di omogeneità, l'album è molto uniforme, soprattutto dal punto di vista ritmico, ma questo non significa che sia monocorde: anzi, il ritmo crea una sorta di filo conduttore, che contribuisce a rendere più tangibile il corpo dell'opera. Dei dieci lunghi brani, nessuno può essere considerato minore o riempitivo; il mio preferito, comunque, rimane quell'incredibile "Gustavo"... Fortemente consigliato


Dear Reader - Rivonia

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2013 (City Slang)

Dear Reader - Rivonia Io confesso un amore viscerale per la sudafricana Cherilyn MacNeil, amore culminato certamente con quel "Idealistic Animals" del 2011, mio album preferito di quell'anno. L'aspetto che più mi coinvolge della sua musica è quello strano contrasto tra un'euforia incerta e appena accennata ed un tormento interiore invece più profondo e marcato. I temi che sceglie non si possono certo ricondurre alla sfera della spensieratezza e anche questa volta non si smentisce, scegliendo l'aspetto più tristemente noto e drammatico della storia del suo paese, l'apartheid. Rispetto ad Idealistic Animals, noto una decisa preferenza per una ricca strumentazione acustica, che rimanda alle versioni bonus di quell'album: naturalmente non poteva mancare il suo stupendo piano, ma è anche ben evidente anche una sezione fiati. Nel complesso, ho trovato l'album un tantino sottotono rispetto al precedente ed ho la personalissima impressione che qui si affermi una certa maniera. Ciò nonostante, non mancano i brani dall'intensa suggestione, come "Good Hope", "27.04.1994", "Man of the Book", "Back from the Dead" e, soprattutto, la stupenda "Teller of Truths".Fortemente consigliato


Fiction - The Big Other

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2013 (Moshi Moshi)

Fiction - The Big Other Debutto in full-lenght per questo interessante gruppo londinese, il cui singolo "Big Things" ha già riscosso da tempo un discreto successo commerciale. Il loro pop alternativo, brillantissimo e curato nei particolari, ma con melodie asciutte (e poco pop in effetti) induce subito una bella serie di reminiscenze, soprattutto del periodo post-punk: io, tra le altre, riconosco tracce evidenti degli Echo & the Bunnymen e, soprattutto, dei Talking Heads. Ma non manca certo una loro spiccatissima personalità e basta a connotare questi undici brani, che potrebbero benissimo essere tutti dei singoli, per quanto sono gustosi e irresistibili nel loro smalto tutto britannico. Oltre al suddetto "Big Things", un altro brano a cui proprio non riesco a resistere è "Step Ahead". Fortemente consigliato


Todd Clouser's A Love Electric - The Naked Beat

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2013 (The Royal Potato Family)

Todd Clouser's A Love Electric - The Naked Beat Questo album di Todd Clouser, registrato dal vivo, è abbastanza insolito: potrebbe anche essere stato studiato attentamente a tavolino, ma io preferisco pensarlo come espressione di pura ispirazione artistica, in cui i vari generi che si susseguono e si intrecciano costituiscano una libera associazione dovuta alle esigenze momentanee. È difficile infatti catalogare un genere: c'è del rock, ma non è un album rock, c'è del funk, ma è lontano anni luce dall'essere un disco funk, c'è del jazz, ma tutto si può dire tranne che sia un disco jazz! C'è anche del pop qua e là, del R&B... Di sicuro, è un ascolto che attrarrà la vostra attenzione e non si tratterà di un interesse momentaneo. Come paragoni, si fanno molti nomi in rete: quello che mi sento di condividere è l'accostamento con certo Frank Zappa; ma, beninteso, non si tratta di somiglianza bensì di analogia. I brani sono tutti peculiari ed interessanti: ce n'è pure qualcuno che potrebbe sfondare come singolo, come l'iniziale " Wake & Shake Your Heart". Non mancano un paio di cover irriconoscibili: "Mad World" dei Tears for Fears, ma soprattutto l'incredibile versione di "War Pigs" dei Black Sabbath. Ma... meglio ascoltarlo.Fortemente consigliato


Secret Mountains - Rainer

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2013 (Friends Records)

Secret Mountains - Rainer I Secret Mountains sono un sestetto di Baltimora, che, attivo da ben quattro anni, dopo aver pubblicato una certa serie di EP, è finalmente giunto all'esordio ufficiale in full-length. La loro musica, per propria ammissione, nasce dalle esperienze più tempestose dei singoli componenti e, pertanto, non può che essere oscura e straniante: le chitarre hanno un incedere quasi shoegaze, il basso è minaccioso, le percussioni sono trascinanti, la voce di Kelly Laughlin è eterea ed onirica. È abbastanza difficile definire un genere, in quanto, nei sette brani di cui si compone "Rainer", si può sì identificare un certo dream-pop, ma certamente anche un rock di forte inflessione psichedelica; a momenti, poi, traspaiono delle cullanti alternanze post-rock... È facile, comunque, letteralmente abbandonarsi alle spire di questo album, inebriarsi dei suoi vapori intensi ed aromatici, del suo sentore di amaro fortemente alcolico. Consigliato


Toni Bruna - Formigole

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2013 (autoprodotto)

Toni Bruna - Formigole Poco tempo fa, su di un forum musicale, si discuteva sul fatto che l'italiano, come lingua, poco si addice a certi generi musicali e ciò soprattutto a causa dei suoi tempi (abbastanza lenti rispetto, per esempio, ai ritmi anglosassoni); si notava, invece, che spesso i nostri dialetti si rivelano più idonei, essendo di solito espressivamente più pronti rispetto alla lingua ufficiale. Questo album del triestino Toni Bruna sembra asseverare questa convinzione. Lui è praticamente un falegname con le passioni della musica e della poesia; ma se riporta in musica la sua perizia al cospetto del legno, ce lo si immagina come un fine ebanista, per quanto la sua musica è deliziosamente cesellata. Il dialetto triestino, come dicevo, sembra nato e cresciuto con questa musica, in cui un sapiente fingerpicking di sapore statunitense si fonde con tiepide suggestioni esotiche (Toni ha passato una parte della sua vita in Sud America); non è un dialetto particolarmente difficile da comprendere ed ecco che saltano fuori delle vere poesie, liriche e surreali al tempo stesso, in cui sembra affiorare qualche pizzico di follia. Si tratta di un esordio autoprodotto, ma si spera che voglia persistere in questa passione, perché dimostra di saper veramente elargire belle emozioni; un artista di cui il nostro paese non può che essere orgoglioso. Ma ascoltiamolo...Consigliato


Foot Village - Make Memories

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2013 (Northern Spy)

Foot Village - Make Memories Il quartetto di Los Angeles ha inteso creare un concept, ma non nell'usuale significato del termine, che di solito si attribuisce al singolo album: in questo caso, si definiscono essi stessi un concept, nel senso che drammatizzano la loro esistenza, proiettandosi in un futuro catastrofico nel quale solo essi sarebbero sopravvissuti e descrivendo questa simpatica situazione in musica. E la loro musica è tutt'altro che convenzionale: essi danno sfogo alle loro tematiche fanta-politiche quasi esclusivamente per mezzo delle percussioni e della voce. E le percussioni sono ben complesse, con ritmi elaborati ed intrecciati sì da non far avvertire la mancanza di altre strumentazioni! E la voce è ben espressiva, in un'alternanza tra nenie psichedeliche e strilli di piglio punk. È certamente un ascolto poco consueto, ma la carica emotiva c'è tutta ed è convincente.Consigliato


Thalia Zedek Band - Via

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2013 (Thrill Jockey)

Thalia Zedek Band - Via Ho la forte sensazione di essermi perso qualcosa, avendo scoperto quest'artista dopo trent'anni di carriera e a cinquantadue anni suonati! È, infatti, almeno dal 1982 che Thalia Zedek calca le scene, prima come componente di band quali Dangerous Birds, Uzi, Live Skull, Come, poi come solista, adesso come Thalia Zedek Band. Per una bella monografia vi rimando a quella di Marco Florio per Ondarock, ma adesso parliamo un po' di questo suo ultimo album. "Via" mi ha sorpreso moltissimo: la voce tormentata di Thalia, che a me ricorda un po' Patti Smith, un po' Marianne Faithfull, tanto Tom Verlaine (sic), sembra essere fatta apposta per risvegliare i brividi, mai veramente sopiti, degli anni '80; il suo rock, graffiante ma sornione, che sembra evocare una rabbia rassegnata, è di quelli che piano piano si insinuano sottopelle e ti entrano nel sangue; si tratta di uno di quegli album, insomma, di cui non è facile stancarsi e, che, ad ogni nuovo ascolto, ti aggiunge motivi per ascoltarlo ancora e ancora... Grande stoffa per un'interprete di cui vorrei senza dubbio approfondire la conoscenza; speriamo che il tempo tiranno me lo permetta.Fortemente consigliato

Pagina Thrill Jockey con streaming


UUVVWWZ - The Trusted Language

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2013 (Saddle Creek Records)

UUVVWWZ - The Trusted Language Suoni aggressivi, riff potenti di chitarre distorte e bassi in evidenza; poi la voce femminile di Teal Gardner, tagliente ma algida; melodie che partono da radici blues, ma che sembrano anch'esse raffreddate, come per non voler risultare troppo annuenti. Il quartetto del Nebraska, per propria ammissione, ha un intento abbastanza cervellotico: "... we aspire to braid music theory with experimental poetry, which functions as a conduit toward a schizo-cultural critique and embodied project (see our video for Open Sign)..."; intendono portare avanti un discorso iniziato con l'eponimo album d'esordio, di cui questo è naturale evoluzione. Nei fatti, pur non avendo compreso molto del loro intento, credo che si tratti di un esperimento, in un certo senso, riuscito: la loro è una musica che travolge e frena allo stesso tempo, un alternarsi di emozioni che sembrano scatenarsi e che poi, nel momento in cui potrebbero raggiungere l'apice del coinvolgimento, ti abbandonano in uno stato di perplessità. "Open Sign" è un singolo potente; e davvero molto avvincente è anche il video, disturbante quanto basta. Consigliato


CocoRosie - Tales of a Grass Widow

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2013 (City Slang)

CocoRosie - Tales of a Grass Widow Advance per il quinto album delle sorelle statunitensi Bianca Leilani (Coco) e Sierra Rosie (Rosie) Casady, dato in uscita a maggio di quest'anno. Sulla storia rocambolesca delle due singolari sorelle, nelle cui vene scorre anche sangue cherokee e siriano, si potrebbe produrre un'intera filmografia, ma adesso parliamo un po' di questo album, del quale, per ora è stato diffuso ufficialmente un solo brano, "Gravediggress". Sinceramente, non conosco bene la loro passata discografia e, ascoltando questo lavoro, avrei scommesso si trattasse di un gruppo islandese, tanto le sonorità si avvicinano a quelle della prolifica (in senso musicale) isola artica; ma, in effetti, scorrendo alcuni articoli, ho scoperto che la produzione è stata affidata a Valgeir Sigurðsson. Altra collaborazione di rilievo è quella con Antony (and the Johnsons) Hegarty. Il loro folk/pop è fatto di melodie, tutto sommato, semplici, ma che acquistano grande peculiarità per le soluzioni strumentali (tanta elettronica) e, soprattutto per le voci delle due sorelle, una sensuale e sofferta e l'altra assai nordica e praticamente infantile, che insieme costituiscono un connubio davvero intrigante (ne è un esempio efficacissimo proprio Gravediggress). Ogni tanto sembrano sconfinare nell'hip-hop, ma, se come me, non amate questo tipo di musica, non ve ne preoccupate, perché rimane in tema con il loro genere. Album gradevole e interessante, che piacerà sicuramente agli estimatori.Consigliato


Southern Tenant Folk Union - Hello Cold Goodbye Sun

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2013 (Johnny Rock Records)

Southern Tenant Folk Union - Hello Cold Goodbye Sun Ci sono copertine che sono rappresentative dell'album ed altre che non lo sono decisamente. La copertina di questo quinto album del gruppo folk di Edimburgo costituisce un caso atipico: si potrebbe pensare di essere al cospetto di un album ambient o , comunque, di ambito tecnologico e invece notiamo subito la parola bluegrass tra i connotati del gruppo. C'è da dire, però, che il bluegrass dei Southern Tenant Folk Union (in versione rimaneggiata in questo caso) è quanto di più elaborato ci si possa aspettare, tanto che lo si potrebbe definire sperimentale. Inizialmente nato come progetto per una sorta di soundtrack horror (si fanno i nomi di Goblin e Fabio Frizzi tra le influenze...), se ne distacca e, pur mantenendo un'atmosfera oscura, si porta decisamente su terreni più aulici, quasi eterei con suoni che diventano anzi godibilissimi. Non è un album in cui dei brani sovrastano gli altri, ma tutti i brani si mantengono ad un alto valore qualitativo, con una strumentazione ricca ed affascinante, con un riuscitissimo intreccio vocale. Un altro di quegli album che torni sempre con piacere a mettere sul piatto. E devo dire che, ad ogni nuovo ascolto, si fa apprezzare di più (per quanto mi riguarda, da un accostamento iniziale un po' tiepido, sono passato in pochissimo tempo ad una vera affezione). Assolutamente consigliato


The Drones - I See Seaweed

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2013 (MGM)

The Drones - I See Seaweed Sesto album per la band di Melbourne capitanata da Gareth Liddiard (il cui solo album "Strange Tourist" del 2010 bisogna assolutamente recuperare...). Cosa dire, a proposito dei Drones, se non che riportano il rock alla sua energia primordiale, coi loro live viscerali, con le loro liriche che sanno di disperazione e rabbia. I richiami ai tardi anni '70 sono forti, ma la loro musica non sa di stantio, anzi: sembra rinascere a nuovo vigore, con brani di una forza ormai dimenticata, con suggestioni irresistibili. Il recente ingresso del piano, poi, serve a creare un creativo contrasto con i suoni elettrici e graffianti a cui ci hanno abituati. Ognuno degli otto brani è un piccolo capolavoro: la lunga title-track iniziale, i cui parossismi danno l'idea di un'anima agonizzante, il singolo "How To See Through Fog", dalle sonorità stuzzicanti, e poi via via, senza alcuna caduta di tensione, con brani tutti corposi e densi fino allo struggente finale "Why Write A Letter That You'll Never Send" di nove e passa minuti, che già dal titolo riporta a quella disperazione che sembrerebbe far da tema conduttore di tutta l'opera. Album intenso e importante, che fa efficacemente da contraltare alle troppe banalità a cui ci stiamo purtroppo abituando. Io lo annoto decisamente tra i miei preferiti dell'anno. Assolutamente consigliato


Bo Ningen - Line The Wall

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2012 (Stolen Recordings)

Bo Ningen - Line The Wall Da Londra, quattro indiavolati giapponesi che cantano nella loro madre lingua: un rock al fulmicotone, tremendamente trascinante e psichedelico, curato e ricco di effetti, ma attento anche al lato melodico. Come ho letto da qualche parte, "This isn't noise for noise's sake": è difficile riuscire a star fermi al cospetto del loro muro di suono, che si amplifica in un crescendo continuo, attraverso episodi quali "Henkan", "Daikasiei Part 1", "Shin Ichi"..., fino a diventare proprio tempesta nel lungo brano "Daikasiei Part 2" e per poi finalmente acquietarsi nel successivo "Natsu No Nioi". Per quanto mi riguarda, anche la lingua giapponese (il cui suono adoro, pur capendoci praticamente nulla) contribuisce al fascino di questo album, forse insolito per gli indirizzi di questo blog, ma anche per questo per me particolarmente intrigante. Fortemente consigliato


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