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Fiction - The Big Other

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2013 (Moshi Moshi)

Fiction - The Big Other Debutto in full-lenght per questo interessante gruppo londinese, il cui singolo "Big Things" ha già riscosso da tempo un discreto successo commerciale. Il loro pop alternativo, brillantissimo e curato nei particolari, ma con melodie asciutte (e poco pop in effetti) induce subito una bella serie di reminiscenze, soprattutto del periodo post-punk: io, tra le altre, riconosco tracce evidenti degli Echo & the Bunnymen e, soprattutto, dei Talking Heads. Ma non manca certo una loro spiccatissima personalità e basta a connotare questi undici brani, che potrebbero benissimo essere tutti dei singoli, per quanto sono gustosi e irresistibili nel loro smalto tutto britannico. Oltre al suddetto "Big Things", un altro brano a cui proprio non riesco a resistere è "Step Ahead". Fortemente consigliato


Todd Clouser's A Love Electric - The Naked Beat

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2013 (The Royal Potato Family)

Todd Clouser's A Love Electric - The Naked Beat Questo album di Todd Clouser, registrato dal vivo, è abbastanza insolito: potrebbe anche essere stato studiato attentamente a tavolino, ma io preferisco pensarlo come espressione di pura ispirazione artistica, in cui i vari generi che si susseguono e si intrecciano costituiscano una libera associazione dovuta alle esigenze momentanee. È difficile infatti catalogare un genere: c'è del rock, ma non è un album rock, c'è del funk, ma è lontano anni luce dall'essere un disco funk, c'è del jazz, ma tutto si può dire tranne che sia un disco jazz! C'è anche del pop qua e là, del R&B... Di sicuro, è un ascolto che attrarrà la vostra attenzione e non si tratterà di un interesse momentaneo. Come paragoni, si fanno molti nomi in rete: quello che mi sento di condividere è l'accostamento con certo Frank Zappa; ma, beninteso, non si tratta di somiglianza bensì di analogia. I brani sono tutti peculiari ed interessanti: ce n'è pure qualcuno che potrebbe sfondare come singolo, come l'iniziale " Wake & Shake Your Heart". Non mancano un paio di cover irriconoscibili: "Mad World" dei Tears for Fears, ma soprattutto l'incredibile versione di "War Pigs" dei Black Sabbath. Ma... meglio ascoltarlo.Fortemente consigliato


Secret Mountains - Rainer

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2013 (Friends Records)

Secret Mountains - Rainer I Secret Mountains sono un sestetto di Baltimora, che, attivo da ben quattro anni, dopo aver pubblicato una certa serie di EP, è finalmente giunto all'esordio ufficiale in full-length. La loro musica, per propria ammissione, nasce dalle esperienze più tempestose dei singoli componenti e, pertanto, non può che essere oscura e straniante: le chitarre hanno un incedere quasi shoegaze, il basso è minaccioso, le percussioni sono trascinanti, la voce di Kelly Laughlin è eterea ed onirica. È abbastanza difficile definire un genere, in quanto, nei sette brani di cui si compone "Rainer", si può sì identificare un certo dream-pop, ma certamente anche un rock di forte inflessione psichedelica; a momenti, poi, traspaiono delle cullanti alternanze post-rock... È facile, comunque, letteralmente abbandonarsi alle spire di questo album, inebriarsi dei suoi vapori intensi ed aromatici, del suo sentore di amaro fortemente alcolico. Consigliato


Toni Bruna - Formigole

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2013 (autoprodotto)

Toni Bruna - Formigole Poco tempo fa, su di un forum musicale, si discuteva sul fatto che l'italiano, come lingua, poco si addice a certi generi musicali e ciò soprattutto a causa dei suoi tempi (abbastanza lenti rispetto, per esempio, ai ritmi anglosassoni); si notava, invece, che spesso i nostri dialetti si rivelano più idonei, essendo di solito espressivamente più pronti rispetto alla lingua ufficiale. Questo album del triestino Toni Bruna sembra asseverare questa convinzione. Lui è praticamente un falegname con le passioni della musica e della poesia; ma se riporta in musica la sua perizia al cospetto del legno, ce lo si immagina come un fine ebanista, per quanto la sua musica è deliziosamente cesellata. Il dialetto triestino, come dicevo, sembra nato e cresciuto con questa musica, in cui un sapiente fingerpicking di sapore statunitense si fonde con tiepide suggestioni esotiche (Toni ha passato una parte della sua vita in Sud America); non è un dialetto particolarmente difficile da comprendere ed ecco che saltano fuori delle vere poesie, liriche e surreali al tempo stesso, in cui sembra affiorare qualche pizzico di follia. Si tratta di un esordio autoprodotto, ma si spera che voglia persistere in questa passione, perché dimostra di saper veramente elargire belle emozioni; un artista di cui il nostro paese non può che essere orgoglioso. Ma ascoltiamolo...Consigliato


Foot Village - Make Memories

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2013 (Northern Spy)

Foot Village - Make Memories Il quartetto di Los Angeles ha inteso creare un concept, ma non nell'usuale significato del termine, che di solito si attribuisce al singolo album: in questo caso, si definiscono essi stessi un concept, nel senso che drammatizzano la loro esistenza, proiettandosi in un futuro catastrofico nel quale solo essi sarebbero sopravvissuti e descrivendo questa simpatica situazione in musica. E la loro musica è tutt'altro che convenzionale: essi danno sfogo alle loro tematiche fanta-politiche quasi esclusivamente per mezzo delle percussioni e della voce. E le percussioni sono ben complesse, con ritmi elaborati ed intrecciati sì da non far avvertire la mancanza di altre strumentazioni! E la voce è ben espressiva, in un'alternanza tra nenie psichedeliche e strilli di piglio punk. È certamente un ascolto poco consueto, ma la carica emotiva c'è tutta ed è convincente.Consigliato


Thalia Zedek Band - Via

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2013 (Thrill Jockey)

Thalia Zedek Band - Via Ho la forte sensazione di essermi perso qualcosa, avendo scoperto quest'artista dopo trent'anni di carriera e a cinquantadue anni suonati! È, infatti, almeno dal 1982 che Thalia Zedek calca le scene, prima come componente di band quali Dangerous Birds, Uzi, Live Skull, Come, poi come solista, adesso come Thalia Zedek Band. Per una bella monografia vi rimando a quella di Marco Florio per Ondarock, ma adesso parliamo un po' di questo suo ultimo album. "Via" mi ha sorpreso moltissimo: la voce tormentata di Thalia, che a me ricorda un po' Patti Smith, un po' Marianne Faithfull, tanto Tom Verlaine (sic), sembra essere fatta apposta per risvegliare i brividi, mai veramente sopiti, degli anni '80; il suo rock, graffiante ma sornione, che sembra evocare una rabbia rassegnata, è di quelli che piano piano si insinuano sottopelle e ti entrano nel sangue; si tratta di uno di quegli album, insomma, di cui non è facile stancarsi e, che, ad ogni nuovo ascolto, ti aggiunge motivi per ascoltarlo ancora e ancora... Grande stoffa per un'interprete di cui vorrei senza dubbio approfondire la conoscenza; speriamo che il tempo tiranno me lo permetta.Fortemente consigliato

Pagina Thrill Jockey con streaming


UUVVWWZ - The Trusted Language

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2013 (Saddle Creek Records)

UUVVWWZ - The Trusted Language Suoni aggressivi, riff potenti di chitarre distorte e bassi in evidenza; poi la voce femminile di Teal Gardner, tagliente ma algida; melodie che partono da radici blues, ma che sembrano anch'esse raffreddate, come per non voler risultare troppo annuenti. Il quartetto del Nebraska, per propria ammissione, ha un intento abbastanza cervellotico: "... we aspire to braid music theory with experimental poetry, which functions as a conduit toward a schizo-cultural critique and embodied project (see our video for Open Sign)..."; intendono portare avanti un discorso iniziato con l'eponimo album d'esordio, di cui questo è naturale evoluzione. Nei fatti, pur non avendo compreso molto del loro intento, credo che si tratti di un esperimento, in un certo senso, riuscito: la loro è una musica che travolge e frena allo stesso tempo, un alternarsi di emozioni che sembrano scatenarsi e che poi, nel momento in cui potrebbero raggiungere l'apice del coinvolgimento, ti abbandonano in uno stato di perplessità. "Open Sign" è un singolo potente; e davvero molto avvincente è anche il video, disturbante quanto basta. Consigliato


CocoRosie - Tales of a Grass Widow

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2013 (City Slang)

CocoRosie - Tales of a Grass Widow Advance per il quinto album delle sorelle statunitensi Bianca Leilani (Coco) e Sierra Rosie (Rosie) Casady, dato in uscita a maggio di quest'anno. Sulla storia rocambolesca delle due singolari sorelle, nelle cui vene scorre anche sangue cherokee e siriano, si potrebbe produrre un'intera filmografia, ma adesso parliamo un po' di questo album, del quale, per ora è stato diffuso ufficialmente un solo brano, "Gravediggress". Sinceramente, non conosco bene la loro passata discografia e, ascoltando questo lavoro, avrei scommesso si trattasse di un gruppo islandese, tanto le sonorità si avvicinano a quelle della prolifica (in senso musicale) isola artica; ma, in effetti, scorrendo alcuni articoli, ho scoperto che la produzione è stata affidata a Valgeir Sigurðsson. Altra collaborazione di rilievo è quella con Antony (and the Johnsons) Hegarty. Il loro folk/pop è fatto di melodie, tutto sommato, semplici, ma che acquistano grande peculiarità per le soluzioni strumentali (tanta elettronica) e, soprattutto per le voci delle due sorelle, una sensuale e sofferta e l'altra assai nordica e praticamente infantile, che insieme costituiscono un connubio davvero intrigante (ne è un esempio efficacissimo proprio Gravediggress). Ogni tanto sembrano sconfinare nell'hip-hop, ma, se come me, non amate questo tipo di musica, non ve ne preoccupate, perché rimane in tema con il loro genere. Album gradevole e interessante, che piacerà sicuramente agli estimatori.Consigliato


Southern Tenant Folk Union - Hello Cold Goodbye Sun

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2013 (Johnny Rock Records)

Southern Tenant Folk Union - Hello Cold Goodbye Sun Ci sono copertine che sono rappresentative dell'album ed altre che non lo sono decisamente. La copertina di questo quinto album del gruppo folk di Edimburgo costituisce un caso atipico: si potrebbe pensare di essere al cospetto di un album ambient o , comunque, di ambito tecnologico e invece notiamo subito la parola bluegrass tra i connotati del gruppo. C'è da dire, però, che il bluegrass dei Southern Tenant Folk Union (in versione rimaneggiata in questo caso) è quanto di più elaborato ci si possa aspettare, tanto che lo si potrebbe definire sperimentale. Inizialmente nato come progetto per una sorta di soundtrack horror (si fanno i nomi di Goblin e Fabio Frizzi tra le influenze...), se ne distacca e, pur mantenendo un'atmosfera oscura, si porta decisamente su terreni più aulici, quasi eterei con suoni che diventano anzi godibilissimi. Non è un album in cui dei brani sovrastano gli altri, ma tutti i brani si mantengono ad un alto valore qualitativo, con una strumentazione ricca ed affascinante, con un riuscitissimo intreccio vocale. Un altro di quegli album che torni sempre con piacere a mettere sul piatto. E devo dire che, ad ogni nuovo ascolto, si fa apprezzare di più (per quanto mi riguarda, da un accostamento iniziale un po' tiepido, sono passato in pochissimo tempo ad una vera affezione). Assolutamente consigliato


The Drones - I See Seaweed

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2013 (MGM)

The Drones - I See Seaweed Sesto album per la band di Melbourne capitanata da Gareth Liddiard (il cui solo album "Strange Tourist" del 2010 bisogna assolutamente recuperare...). Cosa dire, a proposito dei Drones, se non che riportano il rock alla sua energia primordiale, coi loro live viscerali, con le loro liriche che sanno di disperazione e rabbia. I richiami ai tardi anni '70 sono forti, ma la loro musica non sa di stantio, anzi: sembra rinascere a nuovo vigore, con brani di una forza ormai dimenticata, con suggestioni irresistibili. Il recente ingresso del piano, poi, serve a creare un creativo contrasto con i suoni elettrici e graffianti a cui ci hanno abituati. Ognuno degli otto brani è un piccolo capolavoro: la lunga title-track iniziale, i cui parossismi danno l'idea di un'anima agonizzante, il singolo "How To See Through Fog", dalle sonorità stuzzicanti, e poi via via, senza alcuna caduta di tensione, con brani tutti corposi e densi fino allo struggente finale "Why Write A Letter That You'll Never Send" di nove e passa minuti, che già dal titolo riporta a quella disperazione che sembrerebbe far da tema conduttore di tutta l'opera. Album intenso e importante, che fa efficacemente da contraltare alle troppe banalità a cui ci stiamo purtroppo abituando. Io lo annoto decisamente tra i miei preferiti dell'anno. Assolutamente consigliato


Bo Ningen - Line The Wall

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2012 (Stolen Recordings)

Bo Ningen - Line The Wall Da Londra, quattro indiavolati giapponesi che cantano nella loro madre lingua: un rock al fulmicotone, tremendamente trascinante e psichedelico, curato e ricco di effetti, ma attento anche al lato melodico. Come ho letto da qualche parte, "This isn't noise for noise's sake": è difficile riuscire a star fermi al cospetto del loro muro di suono, che si amplifica in un crescendo continuo, attraverso episodi quali "Henkan", "Daikasiei Part 1", "Shin Ichi"..., fino a diventare proprio tempesta nel lungo brano "Daikasiei Part 2" e per poi finalmente acquietarsi nel successivo "Natsu No Nioi". Per quanto mi riguarda, anche la lingua giapponese (il cui suono adoro, pur capendoci praticamente nulla) contribuisce al fascino di questo album, forse insolito per gli indirizzi di questo blog, ma anche per questo per me particolarmente intrigante. Fortemente consigliato


Lost Animal - Ex Tropical

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2011-2013 (Hardly Art)

Lost Animal - Ex Tropical C'è qualcosa che ancora non ho colto nel rilascio di questo album: lo conoscevo già dall'anno scorso e lo sapevo uscito addirittura nel 2011. Solo che adesso viene dato come pubblicato nel 2013... Dietro questo moniker si cela il progetto solista dell'australiano Jarrod Quarrell, ex frontman ed autore dei St. Helens, il cui "Heavy profession" del 2009 mi aveva favorevolmente impressionato. Recentemente, poi, è stato segnalato da Joe McKee, nel corso di un'intervista per Ondarock, come uno dei più interessanti artisti del suo continente. La cosa che subito si fa notare in "Ex Tropical" è la voce di Jarrod, che sembra provenire direttamente da qualche gruppo post-punk degli '80. La musica, invece, è molto attuale ed originale, con i suoi elaborati intrecci tra strumenti tradizionali ed elettronici, con i suoi effetti che risultano tanto ancestrali (col richiamo tropicale, appunto, di trascorsi dell'autore in Papua Nuova Guinea) quanto futuribili. I brani sono abbastanza eterogenei ed ognuno ha qualcosa da raccontare; non manca anche una certa dose di sperimentalismo. In attesa di capire quale sia la vera data di pubblicazione, mi porto avanti dicendo che l'album si pone già come uno dei più interessanti dell'anno. Assolutamente consigliato


The Revival Hour - Scorpio Little Devil

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2013 (Antiphon)

The Revival Hour - Scorpio Little Devil Magari questo nome non vi dirà nulla, ma andiamo a vedere chi sono i componenti: uno è John-Mark Lapham del gruppo intercontinentale The Earlies, l'altro è quel DM Stith, che, nel 2009, fece un po' fermare l'ambiente musicale alternativo con il suo "Heavy Ghost". Lo stile di Stith, così peculiare, nascondeva , secondo me, un rischio: era troppo particolare, tanto da imporsi esso stesso come un limite; infatti, dal 2009, l'artista è riuscito solo a pubblicare qualche EP, che non faceva altro che ricalcare i temi ed i toni dell'esordio. Quella di adesso, quindi, potrebbe costituire la mossa intelligente: l'apporto di Lapham, infatti, introduce nuova linfa alla già complessa architettura delle sue composizioni e, se la voce di DM non può non richiamare fortemente le atmosfere di Heavy Ghost, gli arrangiamenti ed i contributi strumentali e vocali di JM se ne distaccano, per seguire strade alternative. L'album è naturalmente sofisticato ed estremamente affascinante e, a livello tematico, narra una situazione comune ad entrambi i componenti: il disagio di vivere la propria omosessualità in ambienti intrisi di pregiudizi fino al midollo. Un'opera importante, che evoca dramma e genialità, che vuole stupire senza abbandonare un risentito contegno. I brani sono tutti pregevoli, ma un cenno particolare merita "Clean", con il suo solenne crescendo orchestrale, emozionante come pochi. Fortemente consigliato


In Sintesi (3-2013)

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Villagers - {awayland}Da ascoltare preventivamente Villagers - {awayland}

album (2013 - Domino) - alternative pop

Recensione di Lorenzo Righetto per Ondarock


Widowspeak -AlmanacConsigliato Widowspeak . Almanac

album (2013 - Captured Tracks) - alternative pop, psychedelia

Recensione di Vassilios Karagiannis per Ondarock


Boletes - Flaws

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2012 (Forest)

Boletes - Flaws Ecco un'altra bella sorpresa beccata grazie al New Bands Panel. Boletes è il progetto solista dell'edimburghese Roy Gornall e "Flaws" ne è il debutto (se non contiamo un EP di quattro brani del 2010). L'album (che di fatto è un mini-LP: otto brani per 25 minuti circa) costituisce un'ottima promessa; è strutturato come una collina scozzese, sale fino al picco della bellissima "Sweetheart" (che corro ad aggiungere tra le mie canzoni preferite del 2012), per poi ridiscendere dolcemente fino alla pacata "Fruitless". E tutto si basa sul cantare sommesso di Roy, accompagnato solo da un paio di chitarre, un accenno di armonica nel breve brano introduttivo, qualche colpo d'archi e rari effetti elettronici. È un lavoro originale, sognante, intimo ed esuberante al tempo stesso; come ha detto qualcuno con un'immagine ben azzeccata: è un album di folk notturno. Il download sul Bandcamp è ad offerta libera. Consigliato


Minimalhuge - II

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2013 (autoprodotto?)

Minimalhuge - II Ci sono pochissime notizie in rete di questo misterioso gruppo di Milano: in pratica c'è la pagina di Bandcamp loro dedicata, quasi scevra di contenuti descrittivi, un sito ufficiale, ancora più sibillino (al momento in cui scrivo, c'è solo lo streaming di due brani), un profilo Facebook con una manciata tra video e foto e altre frattaglie. Eppure hanno da poco pubblicato un full-lenght mica male! Questo "II" (ci sarà stato un "I"?), di cui ho visto una spaurita segnalazione sul forum di Ondarock, merita qualcosa di più di pochi ascolti incidentali: si tratta di originali variazioni sul tema dark-wave elettronica, con reminiscenze psichedeliche, qualche spunto industriale, ritmi oscuri e tribali, atmosfere ossessive e stranianti, sì da incutere uno stato di quasi trance ipnotica. È decisamente un album molto interessante e bisogna purtroppo dire che, nel nostro paese, tale eventualità rappresenta una vera rarità ormai! Se questa avventura non avesse un seguito, sarebbe veramente un peccato. Forza, ragazzi!Consigliato


Serafina Steer - The Moths are Real

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2013 (Stolen)

Serafina Steer - The Moths are Real Nell'approccio con questo album, non fate lo stesso errore in cui sono incorso io: ad un primo ascolto, si corre, in effetti, il rischio di bollarlo come troppo evanescente. Niente di tutto questo: spinto da un amico ho voluto riascoltarlo, constatando che "The Moths are Real" è un piccolo tesoro nascosto, da svelare senza alcuna fretta, abbandonandosi, anzi arrendendosi alle sue spire. La giovane londinese Serafina Steer è eccellente arpista (ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti a questo proposito), pianista e poli-strumentista, oltreché cantante ed autrice sopraffina. Ha collaborato con artisti del calibro di Patrick Wolf, Tunng, Jarvis Cocker, Bat for Lashes, tra gli altri. La sua è una genialità timida, che non ha voglia di esporsi e che si esprime nel saper portare il suo particolare modo di interpretare il folk verso vette suggestive, fatte di suoni eterei e solennità di stampo neo-classico. Ed ecco che l'opera, da evanescente che sembrava, assume una potenza espressiva così affascinante da imporre ascolti all'infinito.Consigliato

Dopo aver pubblicato questo articoletto, ho notato la bella recensione di Raffaello Russo su music won't save you


Jesca Hoop - The Complete Kismet Acoustic

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2013 (Last Laugh)

Jesca Hoop - The Complete Kismet Acoustic L'album del 2007 dell'originalissima cantautrice californiana, "Kismet" appunto, è noto come uno degli esordi più intriganti della musica americana. L'anno dopo, ne fu pubblicato, in EP, un breve estratto in versione acustica. Adesso l'operazione si completa con ulteriori brani allora non inclusi e l'aggiunta di due inediti ("Paradise" e "Worried Mind"). Personalmente non ho mai amato queste strane operazioni commerciali, ma, in questo caso, il valore intrinseco dell'album supera qualsivoglia perplessità. Le versioni qui proposte sono essenzialmente interpretate dalla sua particolare voce, accompagnata da sole chitarre (ad eccezione degli inediti e di "Money", che è dal vivo). La scarna strumentazione non fa altro che evidenziare la squisita capacità compositiva di Jesca e mette ulteriormente in risalto la voce e le doti interpretative. L'originale Kismet da studio rimane un piccolo capolavoro, ma, preso da solo, questo album sfiora davvero l'incantevole, col suo alternarsi di canzoni dall'incedere spiritoso ed altre, invece, struggenti fino alle lacrime. Fortemente consigliato

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The Eastern Sea - Plague

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2012 (WhiteLab BlackLab)

The Eastern Sea - Plague Avevo colpevolmente un po' messo da parte questo album, contando di ritornarci e adesso mi è sembrato poprio il caso. The Eastern Sea è un gruppo di Austin, Texas, nato nel 2005 come progetto solista di Matthew Hines, frontman della band. Abbastanza singolarmente, si autodefinisce gruppo progressive-pop: non credo di sbagliare se affermo che il loro è invece un mix abbastanza complesso di generi, in cui il pop sicuramente non manca, ma dove fanno capolino anche guizzi folk e frequenti vibrazioni rock. La cosa che colpisce immediatamente è la forte somiglianza vocale tra il cantante e John Darnielle (The Mountain Goats), soprattutto nella cadenza, ma si tratterà di un caso; oltretutto, la voce di Hines spesso assume modulazioni più pacate e sognanti, molto lontane da quelle di Darnielle. Dal punto di vista musicale, il richiamo al prog penso si riferisca soprattutto alla particolare struttura orchestrale ed agli intrecci strumentali, che a tratti sembrano duellare tra di loro. Nel complesso, si tratta di album in cui le canzoni si susseguono in modo da sembrare ognuna più bella della precedente, in un seducente crescendo. La breve e bellissima "There You Are" l'ho messa in top 20 tra le mie canzoni preferite del 2012. Consigliato


Dutch Uncles - Out of Touch in the Wild

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2013 (Memphis Industries)

Dutch Uncles - Out of Touch in the Wild Io non posso definirmi un amante del pop, ma quando il pop viene stravolto e assume dimensioni diverse, acquistando quasi una forza alchemica, allora questo genere sfreccia tra i miei preferiti. Su quella scena di Manchester, che anche recentemente si sta facendo notare per uscite interessanti, i Dutch Uncles spiccano sicuramente come gruppo più originale e intrigante. Già al primo ascolto, la loro musica lascia a bocca aperta, soprattutto per la sua peculiare struttura, che definirei quasi di stampo matematico; l'alternarsi di strumenti elettrici, elettronici ed acustici, che spesso si scatenano in scintillii di reminiscenza frippiana, crea una sorta di continuum, per uno stato di incanto dall'inizio alla fine; la limpida voce di Duncan Willis, poi, si integra perfettamente con il resto. Un pop raffinatissimo, sofisticato e cristallino, insomma, per un album da mettere subito nel novero dei preferiti; non per nulla, li ho visti paragonare agli XTC, ai Talking Heads... Se il buon giorno si vede dal mattino, questo 2013 promette veramente bene!Assolutamente consigliato


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