Pensieri e-Motivi

Tag :

2013

Feed degli articoli

Emma Nordenstam - Response To The Birddream

dans la catégorie album

2013 (Sakuntala Records)

Emma Nordenstam - Response To The Birddream Delicata e suadente terza prova per una cantautrice svedese (in questo album anglofona) abbastanza misconosciuta da noi. È curioso come nel paese scandinavo sia così diffuso il gusto verso certe sonorità statunitensi, gusto che a volte riesce ad interpretare lo spirito folk d'oltreoceano con una coerenza ed una convinzione quasi superiori all'originale: basti pensare all'esempio evidente delle sorelle Söderberg (First Aid Kit), ma non solo... Con Emma Nordenstam, però, siamo ben lontani dalla ballate country-folk dell'esempio citato e quello che ascoltiamo sa più di lirismo nostalgico e intimista, in cui non manca qualche inflessione pop. Sono tredici canzoni molto belle, alcune struggenti fino alle lacrime, nelle quali è la presenza quasi esclusiva dell'autrice a delineare il tutto, voce e strumenti (ma sono presenti, almeno in un brano, alcuni componenti del collettivo psichedelico My Brother the Wind). Se siete romantici, nostalgici, riflessivi (insomma, un po' come me), non perdetevi questo album. Peccato solo per una qualità tecnica non eccelsa... Consigliato


Nosound - Afterthoughts

dans la catégorie album

2013 (Kscope Records)

Nosound – Afterthoughts Conoscevo i Nosound dal 2008, anno in cui avevo fugacemente ascoltato il loro "Lightdark", ma, a dire il vero, non sospettavo che fossero italiani! È facile immaginare, quindi, la mia sorpresa quando ho sentito il testo in perfetto italiano nella seconda parte di "Paralysed"! Urgeva informarsi: i Nosound sono nati nel 2002 come progetto solista di Giancarlo Erra, ma molto presto sono diventati un vero gruppo, nel quale vi è stato un vario avvicendamento di persone, contando adesso cinque membri, ivi compreso Chris Maitland dei Porcupine Tree. La loro musica non è di semplice classificazione, avendo toccato, nel corso della loro breve storia, diversi generi: ambient, psichedelia, progressive, post-rock... Il gruppo vanta una notorietà internazionale, soprattutto britannica, pari o addirittura superiore a quella italiana. "Afterthoughts", quarto album da studio, viene generalmente considerato dai recensori un prodotto progressive, ma io sinceramente fatico un po' ad identificare i tratti distintivi di questo genere (che, per la verità, è davvero vasto). Quello che so è che si tratta di un album dalla forte carica onirica: struggente, cullante, quasi taumaturgico. La voce di Giancarlo Erra può sembrare un po' monocorde, ma invece si integra perfettamente nella costruzione emotiva dell'insieme, risultandone indispensabile. La sorpresa di quella porzione di brano cantata in italiano è stata una bella sorpresa: spero sia uno stimolo ad ampliare l'uso della nostra bella lingua, anche perché, abbastanza insolitamente, in questo caso è perfino preferibile all'inglese. Fortemente consigliato


June Tabor, Huw Warren, Iain Ballamy - Quercus

dans la catégorie album

2013 (ECM)

June Tabor, Huw Warren, Iain Ballamy - Quercus L'ormai sessantacinquenne June Tabor, per molto tempo considerata regina della musica folk britannica, che ti combina con due eminenti jazzisti, del calibro del sassofonista Iain Ballamy e del pianista Huw Warren? Ti confeziona un piccolo capolavoro, che, giustamente, attira le attenzioni tanto dei circuiti folk quanto di quelli jazz, essendo i due generi presenti in egual misura ed in grande smalto. In effetti, June non è nuova alle esperienze jazz e non è neanche nuova alle collaborazioni coi due musicisti (Ballamy è presente nelle sue produzioni dal 2005 e Warren addirittura dal 1988). Inoltre, il materiale di questo corposo album risale a ben sette anni fa, ma è stato pubblicato soltanto quest'anno. Sono grandi suggestioni, con la voce matura di June e gli interventi magistrali dei due musicisti, che, pur mantenendo, le loro peculiarità tutte jazzistiche (a momenti anche free...), non stravolgono la liricità sempre immensa della cantante. Non c'è altro da dire se non che è un bellissimo album. Fortemente consigliato

Player ECM Records


June Tabor - Ashore Degli stessi artisti:

June Tabor - Ashore (2011)

1 marzo 2012


Mark Kozelek & Jimmy Lavalle - Perils from the Sea

dans la catégorie album

2013 (Caldo Verde)

Mark Kozelek & Jimmy Lavalle - Perils from the Sea Di questo album circola un'altra copertina, uguale nella grafica, ma nella quale, invece del nome dei due artisti, compare Sun Kil Moon & The Album Leaf. Per i pochi che non lo sapessero, Mark Kozelek, non solo è il frontman del progetto Sun Kil Moon, ma lo era anche nientepopodimeno che dei Red House Painters! Da parte sua, Jimmy Lavalle è invece la mente del progetto The Album Leaf. Con queste premesse, non ci poteva aspettare un risultato che fosse meno che interessante; ed in effetti, "Perils from the Sea" è un album che non può passare inosservato: è corposo, sia come durata (più di un'ora) che come intensità ed omogeneità; con un particolare uso dell'elettronica, in cui Lavalle è maestro e l'apporto acustico e lirico di Kozelek, i due hanno confezionato una personalissima variante di pop-folk, che risulta struggente, a tratti e martellante, quasi ipnotica, per il resto. Parlando di omogeneità, l'album è molto uniforme, soprattutto dal punto di vista ritmico, ma questo non significa che sia monocorde: anzi, il ritmo crea una sorta di filo conduttore, che contribuisce a rendere più tangibile il corpo dell'opera. Dei dieci lunghi brani, nessuno può essere considerato minore o riempitivo; il mio preferito, comunque, rimane quell'incredibile "Gustavo"... Fortemente consigliato


These New Puritans - Field of Reeds

dans la catégorie album

2013 (Infectious)

These New Puritans - Field of Reeds Advance per l'attesissimo nuovo album, in uscita il 10 giugno! Il gruppo londinese (originario dell'area di Southend-on-Sea) costituisce un altro esempio lampante di ispirazione di prima mano. È cronologicamente passato poco tempo da quando venivano paragonati ai Sonic Youth ad ai Yo La Tengo, eppure sembrano secoli: "Field of Reeds", infatti, non può essere paragonato ad un bel niente! Sì, i nomi si fanno (Bark Psychosis, il David Sylvian più recente, i Radiohead di Kid A), ma, secondo me, sono accostamenti di semplice sensazione, nulla di veramente marcato. Si tratta di un'opera incredibile, un incanto ancestrale, subliminale, quasi esoterico. Originalissima, ma, nello stesso tempo, perfetta nella costruzione delle attese: ogni strumento, ogni nota, ogni suono sembrano essere messi al posto giusto, in una confezione troppo perfetta per essere umana. Secondo me, album come questo ne nascono raramente ed è per questo che gli prenoto subito un posto tra i più interessanti dell'anno. Anche la qualità tecnica si preannuncia eccellente. Da non perdere! Assolutamente consigliato


Jenny Hval - Innocence Is Kinky

dans la catégorie album

2013 (Rune Grammofon)

Jenny Hval - Innocence Is Kinky Ed ecco un'altra donna per cui stravedo! Siamo molto distanti da Dear Reader, tanto geograficamente (sudafricana, ma con frequentazioni berlinesi, quella e norvegese questa) quanto musicalmente e per i contenuti. Jenny Hval è certamente un personaggio unico nel suo genere (io mi sento di paragonarla alle cose più estreme di Bjork...): nata come Rockettothesky (in effetti questo non era altro che il suo stage name), ha poi intrapreso la sua carriera autografa. pubblicando quello spaventoso "Viscera" del 2011 (anche questo, per me, in top list). Il punto saliente della sua arte è certamente la sua splendida voce, fredda, tipicamente nordica, tagliente, ma capace come poche di penetrare fino all'anima. La sua musica è la dimostrazione lampante di come lei sia veramente un'artista, che rifugge le mode e il facile impatto sul pubblico. Rispetto a Viscera, che alternava momenti di sublime coinvolgimento ad altri più devoti al minimalismo, in questo nuovo album noto una maggiore omogeneità: forse non ci sarà il brano che ti fa svenire, ma, nello stesso tempo, non ci sono episodi che allentano la tensione emotiva. Anche per questo non voglio citare l'uno o l'altro brano: "Innocence is Kinky" è una stupenda opera da godere dall'inizio alla fine. Assolutamente consigliato


Jenny Hval / Havard Volda – Nude On Sand Della stessa artista:

Jenny Hval / Havard Volda – Nude On Sand

19 febbraio 2012


Dear Reader - Rivonia

dans la catégorie album

2013 (City Slang)

Dear Reader - Rivonia Io confesso un amore viscerale per la sudafricana Cherilyn MacNeil, amore culminato certamente con quel "Idealistic Animals" del 2011, mio album preferito di quell'anno. L'aspetto che più mi coinvolge della sua musica è quello strano contrasto tra un'euforia incerta e appena accennata ed un tormento interiore invece più profondo e marcato. I temi che sceglie non si possono certo ricondurre alla sfera della spensieratezza e anche questa volta non si smentisce, scegliendo l'aspetto più tristemente noto e drammatico della storia del suo paese, l'apartheid. Rispetto ad Idealistic Animals, noto una decisa preferenza per una ricca strumentazione acustica, che rimanda alle versioni bonus di quell'album: naturalmente non poteva mancare il suo stupendo piano, ma è anche ben evidente anche una sezione fiati. Nel complesso, ho trovato l'album un tantino sottotono rispetto al precedente ed ho la personalissima impressione che qui si affermi una certa maniera. Ciò nonostante, non mancano i brani dall'intensa suggestione, come "Good Hope", "27.04.1994", "Man of the Book", "Back from the Dead" e, soprattutto, la stupenda "Teller of Truths".Fortemente consigliato


Olivier Libaux - Uncovered Queens of The Stone Age

dans la catégorie compilation

2013 ()

Olivier Libaux - Uncovered Queens of The Stone Age “Uncovered QOTSA” is Olivier Libaux (Nouvelle vague) new album, entirely made of Queens Of The Stone Age covers, beautifully performed by a brilliant cast of female singers.” Questo è quello che si legge aprendo il sito ufficiale: dichiarazione perfettamente indicativa del contenuto della compilation. Olivier Libaux è uno dei produttori del progetto francese Nouvelle Vague; la scelta delle interpreti è stata fatta con evidente cura, comprendendo nomi di grande spessore artistico: Rosemary Standley (Moriarty), Katharine Whalen, Clare Manchon (Clare and The Reasons), Inara George, Susan Dillane, Skye (Morcheeba), Gaby Moreno, Ambrosia Parsley (Shivaree), Youn Sun Nah, Emiliana Torrini e Alela Diane. Il risultato è, a dir poco, eccellente: personalmente ascolterò molto più volentieri queste cover piuttosto che i brani originali dei QOTSA. È un album prezioso, un insieme di gioielli che mi assicureranno una compagnia assidua nei mesi a venire. Assolutamente consigliato


Fiction - The Big Other

dans la catégorie album

2013 (Moshi Moshi)

Fiction - The Big Other Debutto in full-lenght per questo interessante gruppo londinese, il cui singolo "Big Things" ha già riscosso da tempo un discreto successo commerciale. Il loro pop alternativo, brillantissimo e curato nei particolari, ma con melodie asciutte (e poco pop in effetti) induce subito una bella serie di reminiscenze, soprattutto del periodo post-punk: io, tra le altre, riconosco tracce evidenti degli Echo & the Bunnymen e, soprattutto, dei Talking Heads. Ma non manca certo una loro spiccatissima personalità e basta a connotare questi undici brani, che potrebbero benissimo essere tutti dei singoli, per quanto sono gustosi e irresistibili nel loro smalto tutto britannico. Oltre al suddetto "Big Things", un altro brano a cui proprio non riesco a resistere è "Step Ahead". Fortemente consigliato


Amy Speace - How to Sleep in a Stormy Boat

dans la catégorie album

2013 (1-2-3-4 Go)

Amy Speace - How to Sleep in a Stormy Boat Semplicità e tradizione sono i punti cardine del sesto album di Amy Speace, cantautrice che, come sede, oscilla tra due capisaldi della musica folk statunitense: Nashville e Baltimora. Canzoni delicate, a cui non si può dare una connotazione temporale: potrebbero benissimo far parte di qualche album classico degli anni '60 o '70 o anche dopo... La bella voce di Amy, piena e decisa e le chitarre si contendono il ruolo di protagonista, mentre la sezione ritmica è ridotta all'osso. Le undici ballate, che si rifanno ad altrettante citazioni shakesperiane, si succedono con garbo, senza voler prevalere una sull'altra; l'unica che forse si distacca un po' dal resto è Consigliato“The Sea & the Shore” coll'apporto vocale di John Fullbright. Bellissima la copertina, opera dell'illustratore Duy Huynh.


Todd Clouser's A Love Electric - The Naked Beat

dans la catégorie album

2013 (The Royal Potato Family)

Todd Clouser's A Love Electric - The Naked Beat Questo album di Todd Clouser, registrato dal vivo, è abbastanza insolito: potrebbe anche essere stato studiato attentamente a tavolino, ma io preferisco pensarlo come espressione di pura ispirazione artistica, in cui i vari generi che si susseguono e si intrecciano costituiscano una libera associazione dovuta alle esigenze momentanee. È difficile infatti catalogare un genere: c'è del rock, ma non è un album rock, c'è del funk, ma è lontano anni luce dall'essere un disco funk, c'è del jazz, ma tutto si può dire tranne che sia un disco jazz! C'è anche del pop qua e là, del R&B... Di sicuro, è un ascolto che attrarrà la vostra attenzione e non si tratterà di un interesse momentaneo. Come paragoni, si fanno molti nomi in rete: quello che mi sento di condividere è l'accostamento con certo Frank Zappa; ma, beninteso, non si tratta di somiglianza bensì di analogia. I brani sono tutti peculiari ed interessanti: ce n'è pure qualcuno che potrebbe sfondare come singolo, come l'iniziale " Wake & Shake Your Heart". Non mancano un paio di cover irriconoscibili: "Mad World" dei Tears for Fears, ma soprattutto l'incredibile versione di "War Pigs" dei Black Sabbath. Ma... meglio ascoltarlo.Fortemente consigliato


Secret Mountains - Rainer

dans la catégorie album

2013 (Friends Records)

Secret Mountains - Rainer I Secret Mountains sono un sestetto di Baltimora, che, attivo da ben quattro anni, dopo aver pubblicato una certa serie di EP, è finalmente giunto all'esordio ufficiale in full-length. La loro musica, per propria ammissione, nasce dalle esperienze più tempestose dei singoli componenti e, pertanto, non può che essere oscura e straniante: le chitarre hanno un incedere quasi shoegaze, il basso è minaccioso, le percussioni sono trascinanti, la voce di Kelly Laughlin è eterea ed onirica. È abbastanza difficile definire un genere, in quanto, nei sette brani di cui si compone "Rainer", si può sì identificare un certo dream-pop, ma certamente anche un rock di forte inflessione psichedelica; a momenti, poi, traspaiono delle cullanti alternanze post-rock... È facile, comunque, letteralmente abbandonarsi alle spire di questo album, inebriarsi dei suoi vapori intensi ed aromatici, del suo sentore di amaro fortemente alcolico. Consigliato


Toni Bruna - Formigole

dans la catégorie album

2013 (autoprodotto)

Toni Bruna - Formigole Poco tempo fa, su di un forum musicale, si discuteva sul fatto che l'italiano, come lingua, poco si addice a certi generi musicali e ciò soprattutto a causa dei suoi tempi (abbastanza lenti rispetto, per esempio, ai ritmi anglosassoni); si notava, invece, che spesso i nostri dialetti si rivelano più idonei, essendo di solito espressivamente più pronti rispetto alla lingua ufficiale. Questo album del triestino Toni Bruna sembra asseverare questa convinzione. Lui è praticamente un falegname con le passioni della musica e della poesia; ma se riporta in musica la sua perizia al cospetto del legno, ce lo si immagina come un fine ebanista, per quanto la sua musica è deliziosamente cesellata. Il dialetto triestino, come dicevo, sembra nato e cresciuto con questa musica, in cui un sapiente fingerpicking di sapore statunitense si fonde con tiepide suggestioni esotiche (Toni ha passato una parte della sua vita in Sud America); non è un dialetto particolarmente difficile da comprendere ed ecco che saltano fuori delle vere poesie, liriche e surreali al tempo stesso, in cui sembra affiorare qualche pizzico di follia. Si tratta di un esordio autoprodotto, ma si spera che voglia persistere in questa passione, perché dimostra di saper veramente elargire belle emozioni; un artista di cui il nostro paese non può che essere orgoglioso. Ma ascoltiamolo...Consigliato


Phildel - The Disappearance of the Girl

dans la catégorie album

2013 (Decca)

Phildel - The Disappearance of the Girl La londinese Phildel Hoi Yee Ng, di padre cinese e madre irlandese, ha avuto un'adolescenza difficile: costretta a nascondere il suo sconfinato amore per la musica per l'opposizione di un patrigno bigotto, dopo essere giunta ai limiti della depressione, è riuscita finalmente ad affrancarsi, facendo esplodere la sua vena artistica. Dopo una tale premessa, ci si potrebbe aspettare della musica di protesta, un furore scatenato a briglia sciolta... E invece no: come già la bellissima copertina fa presagire, "The Disappearance of the Girl" è un tripudio di raffinata dolcezza; il suo pop sofisticato sembra voler andare nella direzione del mainstream (in un primo momento ho fatto l'errore di paragonarla a Lana del Rey, mentre adesso l'accostamento che più mi convince è quello con Dear Reader...), ma, in effetti, non si sbilancia mai, mantenendo una sobrietà stilistica esemplare, pur risultando estremamente intrigante e suggestivo. In una sequenza micidiale di brani, che potrebbero essere tutti potenziali singoli, la sua bellissima voce alterna i suoi toni tra l'angelico e il sensuale, prendendo a tratti sfumature soul. Alcuni testi sembrano dei veri scioglilingua (ad esempio "Mistakes") e contribuiscono a rendere più accattivante l'insieme. È certamente un album sopraffino, che metterà d'accordo molti palati... Fortemente consigliato


Foot Village - Make Memories

dans la catégorie album

2013 (Northern Spy)

Foot Village - Make Memories Il quartetto di Los Angeles ha inteso creare un concept, ma non nell'usuale significato del termine, che di solito si attribuisce al singolo album: in questo caso, si definiscono essi stessi un concept, nel senso che drammatizzano la loro esistenza, proiettandosi in un futuro catastrofico nel quale solo essi sarebbero sopravvissuti e descrivendo questa simpatica situazione in musica. E la loro musica è tutt'altro che convenzionale: essi danno sfogo alle loro tematiche fanta-politiche quasi esclusivamente per mezzo delle percussioni e della voce. E le percussioni sono ben complesse, con ritmi elaborati ed intrecciati sì da non far avvertire la mancanza di altre strumentazioni! E la voce è ben espressiva, in un'alternanza tra nenie psichedeliche e strilli di piglio punk. È certamente un ascolto poco consueto, ma la carica emotiva c'è tutta ed è convincente.Consigliato


In Sintesi (8-2013)

dans la catégorie playlist

Hiss Golden Messenger - HawConsigliato Hiss Golden Messenger - Haw

album (2013 - Paradise Of Bachelors) - country folk

Recensione di Lorenzo Righetto per Ondarock


Giant Drag - Waking Up Is Hard To DoDa ascoltare preventivamente Giant Drag - Waking Up Is Hard To Do

album (2013 - Full Psycho) - alternative pop rock

Articolo di George per Troublezine


Implodes - Recurring DreamDa ascoltare preventivamente Implodes - Recurring Dream

album (2013 - Kranky) - alternative rock shoegaze

Recensione di Christopher Monk per MusicOMH


Larcenist - Eager City, Patient CountryConsigliato Larcenist - Eager City, Patient Country

album (2013 - autoprodotto) - folk rock

Articolo di April Wolfe per CommonFolkMusic


Powerdove - Do You Burn?Da ascoltare preventivamente Powerdove - Do You Burn?

album (2013 - Africantape) - experimental

Articolo di Raffaello Russo per music won't save you


Jace Clayton - The Julius Eastman Memory Depot

dans la catégorie album

2013 (New Amsterdam)

Jace Clayton - The Julius Eastman Memory Depot Julius Eastman, compositore, pianista, cantante e ballerino, scomparso nel 1990, dopo una vita breve e travagliata, sapeva bene cosa significhi essere discriminato: era, infatti, un omosessuale di colore e, nelle sue opere, rendeva evidenti le sue prese di posizione contro i pregiudizi ed i luoghi comuni (bastino i titoli presenti su questo album: "Evil Nigger", "Gay Guerrilla"...). Era un innovatore: fu forse uno dei primi a combinare il minimalismo con elementi pop (da Wikipedia). Jayce Clayton, in effetti, è produttore ed arrangiatore: le interpretazioni pianistiche sono infatti affidate a David Friend e Emily Manzo e Clayton, grazie al computer, le fonde e le rielabora, creando un flusso di sensazioni stranianti. Le composizioni sembrano volte ad una continua ascesa, in un crescendo drammatico che incute dubbiose aspettative. Consigliato


Thalia Zedek Band - Via

dans la catégorie album

2013 (Thrill Jockey)

Thalia Zedek Band - Via Ho la forte sensazione di essermi perso qualcosa, avendo scoperto quest'artista dopo trent'anni di carriera e a cinquantadue anni suonati! È, infatti, almeno dal 1982 che Thalia Zedek calca le scene, prima come componente di band quali Dangerous Birds, Uzi, Live Skull, Come, poi come solista, adesso come Thalia Zedek Band. Per una bella monografia vi rimando a quella di Marco Florio per Ondarock, ma adesso parliamo un po' di questo suo ultimo album. "Via" mi ha sorpreso moltissimo: la voce tormentata di Thalia, che a me ricorda un po' Patti Smith, un po' Marianne Faithfull, tanto Tom Verlaine (sic), sembra essere fatta apposta per risvegliare i brividi, mai veramente sopiti, degli anni '80; il suo rock, graffiante ma sornione, che sembra evocare una rabbia rassegnata, è di quelli che piano piano si insinuano sottopelle e ti entrano nel sangue; si tratta di uno di quegli album, insomma, di cui non è facile stancarsi e, che, ad ogni nuovo ascolto, ti aggiunge motivi per ascoltarlo ancora e ancora... Grande stoffa per un'interprete di cui vorrei senza dubbio approfondire la conoscenza; speriamo che il tempo tiranno me lo permetta.Fortemente consigliato

Pagina Thrill Jockey con streaming


Pollyanna - The Mainland

dans la catégorie album

2013 (Vicious Circle)

Pollyanna - The Mainland I ragazzi (ma soprattutto le ragazze) della mia età conosceranno sicuramente Pollyanna, protagonista dell'omonimo romanzo del 1913 di Eleanor Hodgman Porter, la cui storia si basava soprattutto nel contrasto tra la tragedia della sua situazione familiare (orfana e malvista dalla zia che l'adotta) e l'inguaribile e contagioso ottimismo ereditato dal padre. In questo caso, il suo nome è stato preso in prestito da una garbata cantautrice parigina (che canta però rigorosamente in inglese), di cui non trovo moltissime notizie in rete. C'è da dire che sembra aver preso piuttosto l'indole tragica della sua eroina e l'ottimismo, se c'è, è abbastanza latente. Le dodici canzoni, infatti, anche se ogni tanto accennano ad un tentativo di allegria, rimangono essenzialmente languide e malinconiche. Guardate, ad esempio, il video di "My Favourite Song" (brano bellissimo del resto), in cui riesce a rendere estremamente commovente anche una storia a contenuto surreale. Si tratta di un album bello, sentito, mediamente toccante. Stupenda anche la foto di copertina.Consigliato


Monoswezi - The Village

dans la catégorie album

2013 (Riverboat)

Monoswezi – The Village Io non ascolto molta musica africana, ma non perché non mi piaccia, anzi! Solo che costituisce un universo a sé, variegato e per me quasi completamente misterioso. Per tale motivo, nella mia cronica mancanza di tempo, non riesco ad approfondire un approccio che meriterebbe ben altra attenzione, per cui ascoltare l'uno o l'altro artista mi sembrerebbe come fare del torto agli altri... In questo caso, però, faccio un'eccezione, perché questo progetto mi sta veramente entusiasmando. Innanzitutto, si tratta di un gruppo intercontinentale: la frontwoman, cantante e suonatrice di mbira Hope Masike è infatti mozambichese, così come il percussionista e voce maschile Calu Tsemane, mentre gli altri musicisti, Hallvard Godal (sassofono, clarinetto), effettivo fondatore del gruppo, Putte Johander (basso) e Erik Nylander (batteria, percussioni) sono scandinavi. La contaminazione tra i due mondi così geograficamente distanti ha dato risultati di una coesione incredibile. La suadente ritmica africana, delicata e complessa allo stesso tempo e il jazz nordeuropeo sembrano veramente che siano nati dallo stesso parto, che si siano separati alla nascita e che poi si siano reincontrati nella maturità, completandosi a vicenda. Ma la cosa che a me più sorprende è la voce incredibile di Hope, la cui intonazione tipicamente africana si arricchisce di tonalità del tutto insolite, di armoniche che definirei mediterranee (mi perdonino gli esperti: io probabilmente uso termini impropri, dettati solo dalle mie impressioni). Inoltre, come traspare anche dai video, la cantante trasmette una sconfinata gioia di vivere, un piacere che veramente nutre l'anima. Album da non perdere. Assolutamente consigliato


- pagina 2 di 4 -