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2012

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Asia i Koty - Miserable Miaow

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2012 (Nasiono)

Asia i Koty - Miserable Miaow Il suo nome è Joanna Kuzma ed è considerata forse la voce femminile più interessante sulla scena musicale polacca. Lo pseudonimo Asia I Koty significa "Asia e i gatti" e chissà che non ci sia un diretto riferimento ad uno dei nomi che sempre più spesso si associa al suo: Cat Power. Ma che questo non vi porti a conclusioni affrettate: lei è un'artista paragonabile alla dolce Charlyn Marshall, ma certo non è sua emula. Infatti, dimostra una personalità molto spiccata che si manifesta nel suo pop/rock originalissimo, a base prevalentemente acustica, ma in cui una tenue elettronica offre degli sporadici spunti di sperimentalismo; la sua voce, poi, è un perfetto connubio di dolcezza e tormento. Un album corposo, vibrante e raffinato, svolto in una sorta di concept in chiave malinconia. Da sentire.

Per me, 8.0/10


Lonnie Holley - Just Before Music

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2012 (Dust to Digital)

Lonnie Holley - Just Before Music Tra tante banalità musicali da cui siamo sopraffatti, finalmente una voce che si possa definire puramente fuori dal coro. Se cercate notizie su Lonnie Holley, a prima vista troverete di tutto, tranne che musica. E troverete cose sorprendenti: innanzitutto che è il settimo di ben ventisette figli! Poi, che è un artista visuale, soprattutto scultore, che fa dell'improvvisazione suo principio cardine... E altrettanto sorprendente è questo suo primo album, in cui già il titolo potrebbe spiegare tutto: egli cerca le radici stesse dell'emozione in musica e si esprime secondo le sue sensazioni immediate. Non è un album facile: è decisamente scomodo e a molti non piacerà; secondo me, però, è destinato ad essere iscritto negli annali della musica, come uno di quegli album che, soprattutto, divideranno la platea, ma che godranno di fama imperitura. In uno scaffale ideale, potremmo collocarlo vicino agli album di Captain Beefheart, di Scott Walker (ma non di "Bish Bosch", per carità!) e anche nei pressi di Van Morrison... Da non perdere.

Articolo di Rachel Jackson per World Music Network

Per me, 8.5/10


Jessica Sligter - Fear and the Framing

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2012 (Hubro)

Jessica Sligter - Fear and the Framing Sto pensando a tutte quelle webzine, ai forum etc., che già da qualche settimana si affannano a pubblicare le classifiche del 2012, quasi nelle foga di arrivar primi e intanto si perdono delle meraviglie come questa! L'olandese Jessica Sligter, qui al suo secondo lavoro (anche se per il primo si era presentata al pubblico con lo pseudonimo di ), ha realizzato un album sorprendente: originalissimo, coraggioso, fondendo suoni eterei a sperimentazioni di impatto non certo immediato, insinuando droni e umori industriali, ma sempre incantando con la sua bellissima voce. La cantautrice dimostra, inoltre, una grande e matura personalità, arrangiando tutti i brani. ma lasciando, nello stesso tempo, al nutrito gruppo di collaboratori una grande autonomia. Questo album finirà certamente tra le primissime posizioni della lista dei miei album preferiti dell'anno.

Soundcloud - recensione di Daniel Paton per Music OMH

Per me, 8.5/10


Marry Waterson & Oliver Knight - Hidden

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2012 (One Little Indian)

Marry Waterson & Oliver Knight - Hidden La simpatica copertina già dà un'idea del contenuto di questo secondo album del duo inglese (sorella e fratello): atmosfere casalinghe e suoni cristallini, un diffuso senso di benessere e di familiarità che fanno sì che gli undici brani siano immediatamente appetibili, pur rivelando una certa complessità di fondo. Nell'apparente semplicità , infatti, si cela un turbinio di generi diversi: soprattutto il folk, ma anche il ragtime, un delicato rock, accenni pop...

Soundcloud - Recensione di Claudio Donatelli per Sound 36

Per me, più che 7.5/10


Punch Brothers - Who's Feeling Young Now?

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2012 (Nonesuch)

Punch Brothers - Who's Feeling Young Now? Questo album, pubblicato a febbraio e che ho rispolverato in occasione dell'uscita di un nuovo interessantissimo EP (di cui forse parlerò poi), è un esempio evidente di come si possa essere alternativi suonando bluegrass. In effetti, da tante parti il loro genere è definito prog-grass, proprio per quell'approccio progressivo ad un genere tradizionale per antonomasia. Avevo notato il quintetto di Brooklyn già nel 2009, con il particolarissimo "Antifogmatic", ma qui mi sembrano più tranquilli e maturi. Una chicca da non poco conto è la riuscitissima cover di "Kid A" dei Radiohead: non solo sono andati a pescare in un genere così lontano dal loro, ma hanno scelto, oltretutto, uno dei brani in cui il gruppo inglese ha osato di più. Un album che non mancherà di piacere agli appassionati del genere, ma non solo!

Recensione di Antonio "Rigo"Righetti per BlogFoolk

Per me, 8.0/10


Martin Rossiter - The Defenestration of St. Martin

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2012 (Drop Anchor Music)

Martin Rossiter - The Defenestration of St. Martin Debutto in grande stile per il gallese Martin Rossiter ex componente dei Gene; non vi aspettate il pop britannico del suo vecchio gruppo: le dieci suggestive canzoni che compongono questo album vanno piuttosto nella direzione di un cantautorato di stampo nostalgico, in cui il piano assume un'importanza primaria. A primo acchito l'impressione che si riceve è di una forte omogeneità (leggasi: le canzoni potrebbero sembrare tutte uguali), ma, dopo qualche ascolto, cogliere le sfumature che identificano ogni brano diventa parte integrante di un gradimento che non tarderà ad arrivare ed è destinato a crescere e resistere a lungo.

Recensione di George Bass per Drowned in Sound

Per me, 8.0/10


Alec K. Redfearn & The Eyesores - Sister Death

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2012 (Cuneiform)

Alec K Redfearn & The Eyesores - Sister Death La definizione che viene data alla loro musica (e che probabilmente viene dallo stesso Redfearn) non può che farmi sentire un brivido di piacere: "...They are one of the great uncategorizable, creative ensembles of our time, crafting a music that is distinctly theirs alone...". Alec K Redfearn è un originalissimo compositore di Providence, Rhode Island, che, in quindici anni di carriera, è sempre riuscito a stupire ad ogni sua pubblicazione come se fosse la prima. L'ultimo album che avevo ascoltato presentava una compagine diversa del solito (mi riferisco allo stupendo "The Exterminating Angel", pubblicato nel 2009 a nome Alec K. Redfearn and the Seizures), ma, in ogni caso, la caratteristica saliente della sua musica è un'energia esplosiva, distillata attingendo in piena libertà dal patrimonio ethno/world e interpretando mediante l'uso di strumenti insoliti ed intriganti: Alec è soprattutto un fisarmonicista, ma l'uso che fa di questo strumento tradizionale è sorprendente. Anche l'indiavolata armonica, suonata con toni sincopati, dell'iniziale "Fire Shuffle" è qualcosa da sentire assolutamente... Se poi ci si mette la voce stupenda (in alcuni brani) di Orion Rigel Dommisse, con liriche che si limitano ad un la la la in varie modulazioni, l'incanto è completo. Non perdetevelo.

Bandcamp - Sampler - Recensione di Riccardo Martillos per Distorsioni

Per me, più che 8.0/10


Jess Bryant - Silvern

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2012 (Red Deer Club)

Jess Bryant - Silvern Un altro debutto, ma stavolta è un debutto di quelli che lasciano il segno! La londinese Jess Bryant, che ha già un EP ("Dusk" del 2009) al suo attivo, cantautrice e poliedrica strumentista, non è quel che si dice un'esordiente timida e impacciata: ha realizzato un album che sfiora la perfezione, che denota una cura da cui trapela un'instancabile ricerca di sonorità nuove, singolari e, al tempo stesso, familiari e confortanti. Con una potenza innovativa alla Jenny Hval o alla Julia Holter, ma con una dote in cui forse le suddette sono un po' deboli, ovvero una spiccata passionalità, i nove brani, che sembrano incastonarsi l'uno dentro l'altro, creano un continuum di assoluto rapimento, con momenti di vera ipnosi suggestiva. Un dream-pop originalissimo, con elementi ambient e qualche inflessione folk, una ricca strumentazione, meticolosamente studiata, arrangiamenti eterei e coinvolgenti, la voce incantevole di Jess, che non nasconde doti da contralto, calata splendidamente nell'insieme..., tutto contribuisce a definire quello che, secondo me, è destinato a diventare un piccolo capolavoro. Da non perdere.

Streaming su Soundcloud

Per me, 8.5/10


In Sintesi (17-2012)

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Peter Blegvad & Andy Partridge - Gonwards Peter Blegvad & Andy Partridge - Gonwards
(2012- Ape)

Recensione di Gianfranco Marmoro per Ondarock
Per me, quasi 8.0/10 (non gradisco moltissimo le parti parlate...)


Cemeteries - The Wilderness Cemeteries - The Wilderness
(2012 - Lefse Records)

Recensione di Giorgio Moltisanti per Ondarock
Per me, 6.5/10 (gradevole, tutto sommato)


Mo Kenney - Mo Kenney

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2012 (Pheromone)

Mo Kenney - Mo Kenney Torniamo in Canada per il debutto di questa giovanissima cantautrice di Halifax, Nuova Scozia. Ciò che colpisce subito, alle prime note, è l'entusiasmo unito ad una classe un po' acerba, ma non per questo meno affascinante, anzi.... Dimostra decisamente di avere le carte in regola a livello compositivo, muovendosi agevolmente tra folk, pop (e rock), alternando strumenti acustici ed elettrici e riuscendo a confezionare alcune canzoni, che potrebbero benissimo emergere dal panorama indipendente, per dare l'assalto al grande pubblico. Ascoltate, per esempio, le struggenti "Scene of the Crime" o "The Great Escape", che a me fanno venire in mente i brividi provati coi Dear Reader. Altra staffilata emotiva, poi, è la cover di "Five Years" di Bowie. Bello davvero.

Sito ufficiale con streaming parziale

Per me, 7.5/10


In Sintesi (16-2012)

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Mimes of Wine - Memories Of The Unseen Mimes of Wine - Memories Of The Unseen
(2012 - Urtovox)

Recensione di Lorenzo Righetto per Ondarock
Per me, per ora, album italiano dell'anno - più che 8.0/10


Julie Doiron - So Many Days Julie Doiron - So Many Days
(2012 - Aporia)

Recensione di Lorenzo Righetto per Ondarock
Per me, quasi 7.0/10


Andy Shauf - The Bearer of Bad News

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2012 (autoprodotto)

Andy Shauf - The Bearer of Bad News Un titolo così malaugurante per un album forse non sembrerebbe appropriato, ma la classe che trasuda immediatamente da quest'album lascia presagire, invece, una carriera ricca di soddisfazioni, almeno dal punto di vista artistico. In effetti, si tratta di un autore canadese poco prolifico, che, fin dal suo esordio nel 2008, ha pubblicato ben poco finora, ma "The Bearer of Bad News" si pone subito come quello che probabilmente è destinato a rimanere il suo capolavoro. La voce di Andy Shauf è vagamente androgina e questo, piuttosto che disturbare, la rende ancora più coinvolgente ed emozionante. I toni della sua musica sono oscuri e pessimistici (e in questo il titolo è coerente), ma il cantautore dimostra di avere una sorta di carisma, sapendoti prendere per mano per portarti lungo un viale alberato e ventoso, in cui il pessimismo diventa un rapimento irresistibile. La sua è una dote che certo non ci si aspetterebbe da un cantautore così giovane. I testi sono, come è logico aspettarsi, drammatici e claustrofobici, narrando di vite di provincia, frustrate e corrose da una violenza latente. Gli arrangiamenti sono opulenti e ben integrati nell'atmosfera sapientemente creata. I dodici brani sono tutti notevoli per carica emotiva e valenza compositiva, ma la lunga Wendel Walker sa veramente avvolgere in modo inesorabile nelle sue spire, con la voce di Andy, che, quando si alza, fa venire i brividi.

Bandcamp

Per me, più che 8.0/10


Jenny Berkel - Here on a Wire

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2012 (autoprodotto)

Jenny Berkel - Here on a Wire L'amore, il tempo e la città di notte, ecco i temi predominanti nel bell'esordio in full-lenght della canadese Jenny Berkel. Sono undici canzoni sognanti e nostalgiche, in cui i toni tristi e le ottimistiche aspettative si alternano; le liriche, profonde e suggestive, sono dei veri e propri componimenti poetici; la sua voce, dolce, languida e delicata, riserva qualche sorpresa nei momenti in cui si impenna sui toni più alti. La strumentazione è ricca, ma non invadente, mantenendosi sempre un passo indietro alla bella ed ispirata interprete. Un album, nell'insieme, intimista ed omogeneo, che conquista con il suo tempo, con emozioni timide, senza travolgere...

Bandcamp

Per me, più che 7.0/10


Almost Charlie - Tomorrow’s Yesterday

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2012 (Words on Music)

Almost Charlie - Tomorrow’s Yesterday Almost Charlie è quel che si può definire un duo per corrispondenza: in pratica, il cantante e polistrumentista berlinese Dirk Homuth ed il paroliere newyorkese Charlie Mason, a quanto si dice, non si sono mai incontrati di persona, ma, scambiandosi il materiale attraverso la rete, hanno instaurato un sodalizio artistico fin dal 2003 ed hanno pubblicato già un album nel 2009. Ma parliamo subito di questa pubblicazione e facciamolo, perché no, partendo dalla bellissima copertina, che già da sola evoca tutta la cura profusa per creare un vero scrigno di emozioni, tenui ma insinuanti al tempo stesso. Il loro è un pop, con venature folk, che attinge, per le sensazioni immediate, dal pop britannico delle origini (forti i richiami ai Beatles), ma poi se ne distacca, per spiccare un volo verso le vette più alte della suggestione nostalgica e si adorna di un lirismo raro ed ispiratissimo. Non vi fermate ai primi ascolti, perché è uno di quegli album che subito è sì gradevole, ma non sconvolge; dopo, però, rischia di indurre una vera e propria assuefazione, travolgendo nel suo caldo abbraccio, con alcuni brani (ma io direi anche tutti) destinati a diventare indimenticabili. Insomma, siamo al cospetto di un'altra opera di quelle che lasciano il segno.

Alcuni brani su Soundcloud

Recensione di Ignazio Gulotta per Distorsioni

Per me, per ora, più che 8.0/10 (anche questo può essere destinato a salire...)


The Corduroy Road - Two Step Silhouette

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2012 (autoprodotto)

The Corduroy Road - Two Step Silhouette Il secondo album di questo gruppo di Athens, Georgia, ha tutte le carte in regola per essere noverato tra le migliori pubblicazioni di folk tradizionale di questo 2012. Una solida base bluegrass ed un cantante, Drew Carman, che, con la sua voce un po' roca e slegata dal contesto, invece sembra incarnare una genuina vena cantautorale, costituiscono un connubio perfetto, in cui la gioiosa esuberanza di banjo e violini vengono mitigate da melodie più liriche. I dodici brani, pur spingendo vigorosamente a saltar su dalla sedia, non sono scatenati, ma, anzi, assumono a tratti la cadenza delle ballate tradizionali; nell'insieme, formano una formidabile sequenza di canzoni, destinate a far subito breccia ed a tornare sempre più spesso nel lettore, in un instancabile vortice di piacere.

Bandcamp - L'entusiastica recensione di Tim Merricks per Americana-UK

Per me, più che 8.0/10 (ma non è detto che non salga)


Jodymoon - The Life You Never Planned On

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2012 (Rich Lady)

Jodymoon - The Life You Never Planned On Questo album, edito in aprile e quasi completamente passato inosservato (stranamente, non se ne trova traccia neanche nei soliti blog), meriterebbe invece un'attenzione particolare. Avevo già notato il gruppo olandese (di Maastricht, per la precisione) nel 2010, per il loro Who Are You Now (la title-track è stata una delle mie canzoni preferite dell'anno), che adesso ripropone, con questa nuova pubblicazione, il suo personale stile, forte di una grande perizia vocale e strumentale, intriso di grande classe e libero di esprimersi, senza limitazioni di genere. Spaziano, infatti, tra il pop, il folk, il jazz, il blues, il soul e dimostrano di avere una grande capacità compositiva, creando canzoni solide e tremendamente avvincenti. Vi anticipo che non troverete l'album in rete, ma, per fortuna, è disponibile per lo streaming integrale: godetevelo così, per ora, in attesa di un acquisto che val bene il denaro speso.

Streaming

Per me, più che 8.0/10


The Bony King of Nowhere - The Bony King of Nowhere

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2012 (PIAS)

The Bony King of Nowhere - The Bony King of Nowhere Sto assistendo abbastanza frequentemente ad un fenomeno particolare: diversi artisti di estrazione folk, i cui precedenti lavori brillavano per spigliatezza e per certi ammiccamenti al pop, con le pubblicazioni di quest'anno stanno tornando in massa al genuino folk delle origini, attingendo soprattutto alla tradizione americana. Questo è l'esempio in tal senso di The Bony King of Nowhere, moniker sotto cui si cela il cantautore belga Bram Vanparys, qui giunto al terzo album (quarto se contiamo una soundtrack). Il fatto che l'abbia autitolato potrebbe significare l'aver trovato la propria vera essenza? Il precedente Eleonore spiccava per alcune canzoni dall'impatto immediato (che credo abbiano avuto qualche successo come singoli); qui, invece, abbiamo un ritorno, come dicevo, al folk più tradizionale, con un ricorso ad un pathos d'altri tempi (che, sinceramente, in un primo momento mi aveva un po' spiazzato); nei fatti, è un album breve e tormentato, con ballate struggenti ed emotivamente cariche, che non dispiacerà certamente agli amanti del genere.

Per me, 7.5/10


Michael Harrison & Maya Beiser - Time Loops

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2012 (Cantaloupe)

Michael Harrison & Maya Beiser - Time Loops Dall'incontro tra l'acclamato pianista e compositore Michael Harrison (molto apprezzato da Terry Riley) e la virtuosa violoncellista Maya Beiser (di cui ho gradito molto il suo Provenance dell'anno scorso), che ha sempre dimostrato di saper osare col suo strumento, non limitandosi ad alcun repertorio ed avventurandosi anche nel rock (incredibile la sua cover di Kashmir dei Led Zeppelin), non poteva non nascere un piccolo gioiello! Per quanto riguarda Harrison, gli esperti parlano di una forte innovazione e di uno stile pianistico più unico che raro, ma io è inutile che mi cimenti a parlarne, perché non ci capisco nulla. Mi limito ad ascoltare e quello che sento mi piace decisamente: questo album si stacca dalla media delle opere di modern classical a cui siamo abituati (che, personalmente, trovo troppo spesso noiosette), in quanto molto vario ed emozionante. Tra gli otto brani dell'album, tutti coinvolgenti e suggestivi, spicca il delicato arrangiamento per piano e violoncello dell'Ave Maria di Bach/Gounod, ma soprattutto la lunga, conclusiva, Hijaz, in cui il ricorso ad un tenue sperimentalismo contribuisce a rendere ancora più sapido un album già molto interessante.

Just Ancient Loops III. Ascension su Soundcloud

Per me, almeno 8.0/10


Eraas - Eraas

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2012 (Felte)

Eraas - Eraas Eraas è un duo di Brooklyn, nato dallo scioglimento del gruppo post-rock/avant-rock Apse, che dimostra di percorrere la propria strada infischiandosene delle mode e voltando le spalle, stilisticamente parlando, anche al gruppo genitore. Pescando un po' dal periodo post-punk, ma arricchendo quelle atmosfere scarne con sonorità elettroniche tutte contemporanee, essi riescono a catapultare l'ascoltatore in un oscuro mondo onirico, in cui i ritmi pulsanti, che si alternano a momenti di sentore dark-ambient, le voci eteree, poco più che sussurrate, le variazioni di ritmo e di intensità dimostrano la loro generosità nel produrre emozioni forti. In questo trova posto anche una certa componente melodica, abbastanza rara in opere di questo tipo. Album sicuramente da non trascurare!

Streaming su Stereogum - Bandcamp - Recensione di Gareth O'Malley per Music OMH

Per me, almeno 7.5/10


Borko - Born To Be Free

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2012 (Kimi / Sound of a Handshake)

Borko - Born To Be Free Un'altra terra decisamente fertile, per quanto riguarda gli artisti che ha sfornato (ormai ho perso il conto), è l'Islanda, col suo fantastico mix di fuoco e di ghiaccio. Considerando che conta più o meno gli abitanti di una nostra media città (poco più di 300.000), credo si possa dire che abbia una densità invidiabile di musicisti ed interpreti valenti...! Ed il barbuto Borko (vero nome Björn Kristiansson), qui al secondo album, non fa certo eccezione! La sua musica si distingue subito per uno stile molto personale, in cui una "pienezza" ed una ricchezza di arrangiamenti, quasi orchestrali, portano spesso a veri e propri trionfi di stampo classico. Una prog-psichedelia simil-floydiana si affaccia a tratti, mentre, in altri momenti, è l'Eno del periodo pop a manifestarsi. Nell'insieme, si tratta di un album molto originale, interessante e corposo, a tratti proprio emozionante: un altro grande episodio da iscrivere negli zeppi annali della musica islandese...!

Per me, 8.0/10


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