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2011

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Lost Animal - Ex Tropical

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2011-2013 (Hardly Art)

Lost Animal - Ex Tropical C'è qualcosa che ancora non ho colto nel rilascio di questo album: lo conoscevo già dall'anno scorso e lo sapevo uscito addirittura nel 2011. Solo che adesso viene dato come pubblicato nel 2013... Dietro questo moniker si cela il progetto solista dell'australiano Jarrod Quarrell, ex frontman ed autore dei St. Helens, il cui "Heavy profession" del 2009 mi aveva favorevolmente impressionato. Recentemente, poi, è stato segnalato da Joe McKee, nel corso di un'intervista per Ondarock, come uno dei più interessanti artisti del suo continente. La cosa che subito si fa notare in "Ex Tropical" è la voce di Jarrod, che sembra provenire direttamente da qualche gruppo post-punk degli '80. La musica, invece, è molto attuale ed originale, con i suoi elaborati intrecci tra strumenti tradizionali ed elettronici, con i suoi effetti che risultano tanto ancestrali (col richiamo tropicale, appunto, di trascorsi dell'autore in Papua Nuova Guinea) quanto futuribili. I brani sono abbastanza eterogenei ed ognuno ha qualcosa da raccontare; non manca anche una certa dose di sperimentalismo. In attesa di capire quale sia la vera data di pubblicazione, mi porto avanti dicendo che l'album si pone già come uno dei più interessanti dell'anno. Assolutamente consigliato


Rebecca Zapen - Nest

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2011 (Bashert)

Rebecca Zapen – Nest Violinista, autrice, ma soprattutto cantante, dalla voce dolce e sensuale, nativa della Florida, con ascendenti ebrei, ma residente da molto tempo a San Pietroburgo, Rebecca Zapen è una cantautrice pluri-premiata, che, nello scorso 2011, ha pubblicato questo gioiellino, purtroppo da noi passato inosservato. La sua vena si rivela in un ampio raggio di generi, passando in tutta naturalezza dal folk, al jazz, al pop, alla bossanova, non disdegnando alcun tempo (c'è anche un valzer) e attingendo anche dalla cultura musicale yiddish (Grandfather's Song, in particolare). Sono tredici brani generosi, sensuali e avvincenti, seppur conditi da una sobria finezza e da un contegno che richiama lo stile delle grandi interpreti del jazz. Grazie alla sua "omogenea varietà", è un album secondo me destinato ad incontrare la sensibilità di parecchie persone. Consigliato.

Sito ufficiale con streaming

Recensione di Jeremy Woods per Innocent Words

Per me, 8.0/10


Trupa Trupa - LP

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2011 (autoprodotto)

Trupa Trupa - LP Dopo gli Enchanted Hunters, sono venuto in contatto con un altro interessantissimo gruppo polacco, che si muove, però, su generi completamente diversi. I Trupa Trupa, qui al loro album d'esordio (ma avevano già pubblicato un EP, che, guarda caso, si chiamava giusto EP), sono Grzegorz Kwiatkowski (voce, chitarra), Tomek Pawluczuk (batteria), Wojtek Juchniewicz (basso), Rafał Wojczal (tastiere) ed hanno sede nella stessa Danzica, che ha visto sorgere il movimento di Solidarność; e, secondo quanto leggo nell'articolo che linko in calce, la città industriale ha avuto una grande influenza sulla musica del gruppo. Il loro è un rock alternativo, cantato in inglese, vibrante e drammatico, che affonda le sue radici nella psichedelia degli anni 60, passando per i Doors (evidenti, a tratti, i brividi morrisoniani), assumendo toni garage, surf e punk e approdando infine a cupe atmosfere noise e industriali contemporanee. Ma questo non significa che siano derivativi! La musica veramente e propriamente urbana non può non riferirsi a queste influenze: sono una sorta di passaggio obbligato. Bravi i Trupa Trupa: ci insegnano ancora una volta che bisogna guardarsi attorno per godere della buona musica, senza limitarsi alle solite consuete direzioni.

Bandcamp con free download di alcuni brani

Articolo su Indie Bands Blog

Per me, 8.0/10


The Burning Leaves - Calling

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2011 (theburningleaves.bandcamp.com)

The Burning Leaves - Calling Una giovane coppia dell'Inghilterra settentrionale, che autoproduce e autoregistra a casa le sue creazioni. Direte: "ma te le vai a cercare col lumicino?". Beh, no: il fatto è che io, quando si tratta di generi a me congeniali, cerco di ascoltare di tutto e, se, come in questo caso, si tratta di belle sorprese, anche se vengono da dove meno ce lo si aspetterebbe, io me le godo e ne parlo. Nell'album d'esordio del 2010 (ascoltabile qui) c'è un brano intitolato Sinking Slowly, che, secondo me, è perfettamente dichiarativo del loro genere: un dream-pop/folk in chiave slow, tenero e suggestivo. Ma, mentre l'album di debutto l'ho trovato un po' troppo sullo slow, questo si vivacizza quanto basta per rendersi decisamente più accattivante. Perfetta, per il contesto, la voce eterea di Indie Mae; curata la parte strumentale, nonostante la spartanità di mezzi, affidata a Craig Lee-Williams (che interviene anche vocalmente). Credo che con una produzione più raffinata potrebbero veramente lasciare il segno...

Streaming su Bandcamp

Per me, 7.5/10


Mary Flower – Misery Loves Company

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2011 (Yellow Dog)

Mary Flower – Misery Loves Company Io amo il buon blues. E qui c'è dell'ottimo blues. Un altro genere per cui stravedo è il ragtime (un ulteriore motivo per cui adoro i film muti...) e qui c'è del ragtime da urlo. Mary Flower è una chitarrista, a dir poco, eccezionale ed un'interprete vocale sobria, forte della sua voce matura (indispensabile, secondo me, per il blues), che non trascende mai in quegli eccessi spesso riscontrabili nel genere. Sia dal punto di vista strumentale che vocale, mi pare dimostri una perizia sapiente, fatta di misura, in cui le sue peculiarità rimangono sempre nell'ambito della discrezione. È già il suo nono album da studio (forse dovrei dire appena, vista l'età: in effetti, è sulla scena dagli anni '70, ma ha cominciato a pubblicare album da studio solo nel '94) e lei vanta, come è quasi ovvio, una bella serie di premi e riconoscimenti, oltre a collaborazioni di tutto rispetto (per citare solo un paio di nomi, Jorma Kaukonen e Pat Donohue). Album perfetto, senza un punto debole, che non può mancare in una discografia di chi ama questi generi, che, nonostante gli anni sul groppone, sono sempre attuali.

Bandcamp streaming

Per me, 8.5/10


Hannah Peel - The Broken Wave

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2011 (Static Caravan)

Hannah Peel - The Broken Wave Un paio di mesi fa, ho scritto le mie impressioni su Orkney Symphony: the Magnetic North. La suggestiva voce femminile in quell'album era proprio quella di Hannah Peel. The Broken Wave, pubblicato agli inizi dell'anno scorso, è sì l'album d'esordio, ma Hannah aveva, a quanto pare, già una discreta esperienza nel campo audio-visivo e in qualità di autrice di colonne sonore per musical; ha, inoltre, ottime doti di arrangiatrice e lo dimostra in questo lavoro e nella collaborazione prestata nei Magnetic North. Veniamo all'album: un folk delicato, il cui senso di evanescenza è accentuato dalla sua voce, poco più che sussurrata, che assume connotati angelici, per poi rivelare, però, un sostrato da spiritello elementale (non per nulla lei è di origini irlandesi...) e una sostanza quasi oscura. È proprio in questi contrasti che sta, a mio vedere, la forza dell'album, nel suo incutere sensazioni oscillanti, che dipendono tantissimo dal momento in cui si ascolta. Bellissima, seppur minimale, la sua interpretazione della tradizionale The Parting Glass.

Recensione di Matt Corner per The Line of Best Fit

Per me, 8.0/10


Eyeless in Gaza - Everyone Feels Like a Stranger

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2011 (Ambivalent Scale)

Eyeless in Gaza - Everyone Feels Like a Stranger Sono diversi i gruppi dei mitici anni '80 che ancora ci sorprendono con nuovi album, ma, mentre alcuni di loro forse farebbero meglio a darci un taglio (secondo la mia personale opinione), ce ne sono alcuni che, invece, sembrano rinati a nuova vita. E' questo il caso degli Eyeless in Gaza, duo britannico che, pur attivo, appunto, dai primi anni '80, è sempre però rimasto fenomeno "di nicchia", riscuotendo un vero e proprio culto da parte dei pochi appassionati. Devo confessare che costituiscono una lacuna anche per me (che, non per vantarmi, della musica di quegli anni ho una discreta conoscenza...) e non esagero se dico che, di fatto, li ho conosciuti grazie a questo album, pubblicato, in edizione limitata, alla fine dell'anno scorso. Nella mia ricerca a ritroso, ho potuto riscontrare che, dall'iniziale anti-pop sintetico e crepuscolare, sono passati ad un art-folk molto particolare, che rimanda a certa musica dei '70 e in cui gioca un ruolo di primo piano la particolare vena melodica e la voce appassionata di Martyn Bates (l'altro componente è il polistrumentista, ma soprattutto tastierista, Peter Becker). L'album è bellissimo e tocca in me corde a cui, nella mia vena nostalgica, sono particolarmente sensibile; a saperlo prima, l'avrei certamente inserito nella mia personale top-20 per il 2011. Alcune canzoni, in particolare, non smetterei mai di ascoltarle. Ad esempio questa:

Per me, 8.5/10


Lay Low - Brostinn Strengur

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2011 (Cod Music)

Lay Low - Brostinn Strengur Questo è un altro gioiellino passato in sordina nel nostro paese, mentre altrove è stato posto al primo posto delle preferenze per il 2011. Lovísa Elísabet Sigrúnardóttir è di padre singalese, madre islandese ed è nata a Londra; questa concomitanza di origini diverse ha sicuramente influenzato il suo stile peculiare. Pur ascrivendosi la sua a pieno diritto alla musica islandese (ve l'ho mai detto che adoro la musica islandese?), innanzitutto non vi aspettate una voce gelida e tagliente come un rasoio, ma piuttosto una estremamente sensuale e vellutata, con un garbo ed una sonorità che riporta al mondo soul. La sua musica, per usare le parole di un bravo recensore, ...non vuole sconvolgere... (ma quelle parole si riferiscono all'album precedente...), ma è fatta di emozioni insinuate; il tutto è ottimamente prodotto e arrangiato e la strumentazione è varia (acustica, elettronica, molto particolare l'uso della batteria in alcuni brani, con le sue veloci e improvvise rullate). Insomma, io ve lo consiglio: penso che non ve ne pentirete.

La bella recensione di Gunnar per ederBlog

Per me 8.0/10


Emily O'Halloran - Morphine and Cupcakes

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2011 (Tear Stained)

Emily O'Halloran - Morphine and Cupcakes Questo, che in effetti è un album di debutto, potrebbe invece sembrare l'album della maturità di qualche attempata interprete del passato. Un country-folk cantautorale serioso e imbronciato, in cui la quasi afona voce da donna vissuta (che ricorda un po' Marianne Faithfull un po' la nostra Gianna Nannini...) contribuisce ad accrescere il senso di drammaticità. L'australiana giramondo (come ama definirsi) Emily O'Halloran, passata un po' in sordina come la sua voce, ha realizzato invece un piccolo gioiello, dove l'intensa poesia delle sue liriche corona note assolate ed assonnate, producendo uno stato quasi ipnotico di profonda e sensuale malinconia.

Recensione di John Castino per Inoocent Words

Per me, almeno 8.0/10


Cabinet of Natural Curiosities - Blue Highway

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2011 (For Arbors / For Satellites)

Cabinet of Natural Curiosities - Blue Highway Per fare onore al nome del gruppo, è stato appunto quello che mi ha subito incuriosito: Cabinet of Natural Curiosities è anche il titolo di un volume abbastanza famoso dello scorso anno, ma a me ricorda soprattutto un album del prolifico menestrello della new psychedelia e scrittore Paul Roland (A Cabinet of Curiosities del 1987). Niente psichedelia qui, ma piuttosto un delicato (dream) pop/folk a tinte soffuse, con melodie timide e insinuanti e una vocalist dalla voce setosa che ben si integra nelle sue atmosfere assonnate. L'album (di fatto un mini album, visto che sono scarsi 25 minuti) è stato registrato con strumentazioni casalinghe e poi riportato in edizione limitata su vinile: la cosa si avverte abbastanza, a causa di un fruscio di fondo che fa molto effetto tape. Le canzoni ci sono, però, eccome. E' un gruppo che merita assolutamente una produzione migliore. Alla prossima.

Bandcamp

Per me, 7.5/10


Heather Maloney – Time & Pocket Change

dans la catégorie album

2011 (CDBY)

Heather Maloney – Time & Pocket Change Ascoltando per la prima volta questa deliziosa cantautrice (che, se non vado errato, dovrebbe essere di Northampton Massachusetts...), mi è subito venuto da pensare a Dolores O'Riordan ed ai suoi Cranberries; questo non tanto perché il cognome Maloney è probabilmente di origini irlandesi e nemmeno perché si possa identificare una qualsivoglia derivazione, ma quanto piuttosto per la dote di saper sfruttare lo strumento vocale in un modo abbastanza simile, toccando delle corde che, al mio orecchio inesperto, paiono paragonabili; e tutto questo mantenendo una certa distanza tonale e stilistica dal gruppo di Limerick... Questo secondo album di Heather Maloney, garbatissimo mix di folk e pop, è un altro di quelli che mi rammarico un po' di essermi fatto sfuggire l'anno scorso; in ogni caso, non è mai troppo tardi per apprezzare della buona musica. Sono 12 belle canzoni, ognuna diversa dall'altra, che sembrano però seguire lo stesso filo conduttore; una musica immediata, ma tecnicamente molto curata e ricca di sfaccettature, che fanno sì che ad ogni nuovo ascolto se ne ricavino sensazioni diverse e nuove.

Bandcamp

Per me, 8.0/10


πEnsemble - Padurea de Aur

dans la catégorie ep

2011 (Yojik ConCon)

πEnsemble - Padurea de Aur Torno a condividere le mie impressioni, dopo una pausa dovuta a vari motivi personali. Avrei una piccola serie di album recentemente usciti di cui parlare, ma voglio ricominciare con un EP dell'anno scorso, il capitolo conclusivo della trilogia delle foreste (Foresta d'Argento, Foresta di Bronzo e questo, Foresta d'Oro) di Petre Inspirescu, l'ispirato (nomen omen) compositore rumeno che rivisita la musica classica, rispettando quasi ossequiosamente la tradizione del passato, ma non disdegnando qualche accenno di space e industrial music. Il risultato è etereo: ascoltandolo, è quasi naturale smettere tutto ciò che si stava facendo e fermarsi ad assorbire le onde di rapimento che emanano da queste note sublimi... Solo quattro brani, ma che sfiorano veramente la perfezione.

Per me, almeno 8.0/10


June Tabor - Ashore

dans la catégorie album

2011 (Topic)

June Tabor - Ashore Ecco un'altra perla che mi sono lasciato sfuggire lo scorso anno. June Tabor (classe 1947) in rete viene spesso definita la più grande cantante folk britannica; attiva dal 1976, in trentasei anni ha inciso una ventina di album a suo nome ed ha collaborato ad almeno altrettanti, in compagnia di diversi artisti. Seguendo un po' la storia della sua carriera artistica, non si può fare a meno di notare una costante maturazione stilistica, che sembra andare di pari passo con l'età e che si riscontra con forte evidenza anche nella sua voce: dalla giovanile intonazione mielata, essa è andata assumendo toni sempre più scuri, fino a diventare bassa, quasi maschile e a ricordare abbastanza quella di Nico. Lo stile invece, venendo dal folk tradizionale anglosassone, ha subito diverse contaminazioni, attraversando anche la Manica e tingendosi tenuemente di jazz. Ashore è di fatto un concept, sul tema dell'uomo e il mare; un'opera densa di un pathos fiero e solenne. Le canzoni sono sempre sul filo dell'a cappella (alcune lo sono decisamente), con la sua voce come protagonista indiscussa; passano da brani tradizionali folk inglesi ad altri francesi, più allegri, con tanto di fisarmoniche, ad un soffuso e affascinante folk-jazz (bellissima, in tal senso, la lunga finale Across The Wide Ocean). Ashore è un album da avere, da ascoltare e apprezzare molto a lungo, così come è da approfondire la conoscenza col resto della sua discografia.

Recensione di di Gianni Zuretti per mescalina.it

Per me, almeno 8.0/10


Low Roar - Low Roar

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2011 (Tonequake)

Low Roar - Low Roar La bravura e l'ispirazione si vedono nel piccolo. Ryan Karazija, che precedentemente era cantante e chitarrista del gruppo indie californiano Audrye Sessions, trasferitosi in Islanda, ha formato un nuovo progetto a nome Low Roar, cercando di integrare il calore del sud con i ghiacci islandesi. Il risultato è eccellente. Melodie coinvolgenti come poche, che conquistano subito ma non deludono, facendosi apprezzare a lungo, nate su poche note, per poi indugiare su piani infiniti, esplorando anche generi estranei al cantautorato più atteso. Guardate (soprattutto sentite) che sensazioni sa dare questo ragazzo, nell'intimità della sua casa, con la voce bellissima e poche note alla chitarra:

La bella recensione di Diego Roma per Stilographics.

Per me, 8.0/10


mmpsuf - Expeditors

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2011 (Audiomastering.lt)

mmpsuf - Expeditors Altro piccolo gioiello! Rispetto a Retina, qui forse c'era un ricorso più accentuato ai ritmi elettronici, ma, come nel successivo, ci pensa la suadente voce di Eglė a conferire quell'atmosfera soul gelida e calda allo stesso tempo (notavo adesso che un po' mi ricorda Sade...). Entrambi i mini-album, insieme, costituiscono un'ora di fuga nell'incanto. Credo che non ascolterò altro per le prossime settimane. I file digitali, inoltre, sono di ottima qualità e sono messi a disposizione dagli stessi autori per il free download: che volete di più? Se qualcuno poi volesse acquistare i cd (con tanto di custodia fatta a mano), non credo che farebbe loro dispiacere (ci sto facendo un pensierino).

"Human-un-kind" su Vimeo

Streaming & free download

Per me, 8.5/10


Siri Nilsen - Alle Snakker Sant

dans la catégorie album

2011 (Grappa)

Siri Nilsen - Alle Snakker SantEcco un altro album poco gettonato sul panorama nazionale, ma che potrebbe invece risultare gradito a tante persone. Recentemente, mi sto accorgendo di apprezzare sempre più frequentemente la musica proveniente dai paesi scandinavi (così come dalla mia amata Islanda; mia per così dire, visto che, purtroppo, non ci sono mai stato). Siri Nilsen, figlia d'arte (del cantautore folk Lillebjørn Nilsen), è infatti una giovane cantautrice norvegese (oltre che attrice e doppiatrice[1]), che sa comporre in modo esemplare canzoni che sono accattivanti e ricercate allo stesso tempo, interpretandole con la sua voce limpida e accompagnandosi con una certa perizia strumentale (famoso il suo fingerpicking all'ukulele). Sono canzoni briose a tratti, meditabonde e sognanti per il resto, ma sempre intriganti e coinvolgenti. Certo, la lingua, ai più (me compreso), potrà risultare incomprensibile, ma, sinceramente, per quanto mi riguarda, tendo a porre i testi delle canzoni in secondo piano, rispetto alla carica emotiva del suono nel suo complesso (figurarsi che mi succede anche con l'italiano o con l'inglese, che conosco abbastanza...). Alle Snakker Sant (Tutti dicono la verità), per la sua freschezza, è per me uno degli album più belli del 2011!

Sampler

Per me, 8.5/10

Note

[1] Da Wikipedia


Young Hunting - The Night of the Burning

dans la catégorie ep

2011 (Blackest Ever Black)

Young Hunting - The Night of the BurningLeggendo in rete a riguardo di questo duo scozzese, ho trovato frequenti definizioni di dark-ambient e metal, ma, secondo me, entrambi le indicazioni sarebbero riduttive per descrivere il loro genere. Ho visto anche paragoni con i Coil, gli Swans e i Dead Can Dance e qui sarei più d'accordo, soprattutto per quel che concerne i primi due gruppi (fatta salva la componente industrial di quei gruppi, qui solo sfiorata, secondo me). Il dark c'è e l'ambient pure, ma siamo ben lontani dal dark-ambient più canonico; le due cose le terrei staccate, aggiungendo una forte componente dreamy (di metal, poi, a mio vedere, neanche l'ombra...). Insomma, se il dark-ambient non vi piace, questi ascoltateli lo stesso! Sono solo quattro brani, ma stupiscono in quanto a carica emotiva. Attendo con impazienza un lavoro più esteso da parte loro...

Streaming (parziale)

Per me, 8.0/10


Shona Foster - The Moon and You

dans la catégorie album

2011 (Beach Hut)

Shona Foster - The Moon and YouEcco un altro caso per me incomprensibile: questo album è stato quasi completamente ignorato sulla scena italiana (ad una ricerca affrettata, ho trovato solo un topic sul forum di NoiseCity), mentre potrebbe invece costituire una delle uscite più interessanti dell'anno. Shona Foster, donna bellissima, di un fascino particolarmente sensuale ed intrigante, è un'artista che, pur muovendosi nel panorama indipendente, brilla per la grande professionalità che ha prodigato nel produrre il suo album di debutto (in effetti, oltre a cantare con una voce notevole e a suonare piano e chitarra, è anche co-produttrice). Ha la grande dote drammatica di emozionare senza essere patetica: le sue canzoni, ritagliate in un pop quasi barocco, ma non ridondante, sono letteralmente interpretrate. Coerentemente, le sue performance live sono state nominate fra le migliori... Un paragone che mi sento di fare, soprattutto per l'atteggiamento, è quello con My Brightest Diamond. L'album è ricco e generoso: ogni brano ha una storia a sé e non ci sono episodi stanchi. Una perla semi-nascosta da custodire gelosamente.

Streaming dell'album

Per me, 8.5/10


2011 Top Songs

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Ovvero, le mie canzoni preferite del 2011

The OrbweaversSu suggerimento di un amico del T-Forum, ho stilato una classifica delle mie canzoni preferite del 2011. Naturalmente, quando dico "canzoni", intendo brani, essenzialmente cantati, che, per la loro storia e le loro caratteristiche melodiche, possano essere avulsi dagli album che li contengono ed assumere un valore emotivo a sé (questa me la sono inventata adesso... LOL ). Insomma non si tratta dei miei brani preferiti, ma delle mie canzoni preferite. Le posizioni in classifica non sono rigide, in quanto esplicano le mie momentanee preferenze. Sono tutte canzoni che amo e che potrebbero, secondo me, comporre una playlist veramente strappalacrime. Sono tante, lo so: meglio, c'è tanto da ascoltare!

  1. The Orbweavers - Loom
  2. Eleanoora Rosenholm - Valo Kaasumeren Hämärässä
  3. Dear Reader - Whale (Boohoo)
  4. Low Roar- Patience
  5. The Orbweavers - One By One
  6. Anna Järvinen - Uppåt Framåt På Finska
  7. Patrick Bishop - Sake of Her Part I+II
  8. Dear Reader - Elephant (Heart)
  9. Low Roar - Help Me
  10. The Bony King of Nowhere - The Garden
  11. Bunny - Metaphysical Hook
  12. Cass McCombs - Memory's Stain
  13. In the Country - Slow Down
  14. Keren Ann - Run with You
  15. Shona Foster - Love and War
  16. Siri Nilsen - Ta Meg Med
  17. Other Lives - Tamer Animals
  18. Cass McCombs - County Line
  19. Sarabeth Tucek - Get Well Soon
  20. Lia Ices - Daphne
  21. Bunny - Oyster
  22. Other Lives - Old Statues
  23. Courtney Marie Andrews - Venus is Prominent
  24. Geoffrey O'Connor - Whatever Leads Me To You
  25. Mara Carlyle - Weird Girl
  26. Mugison - Stingum Af
  27. Patrick Bishop - Roses
  28. Gillian Welch - Dark Turn of Mind
  29. Megan Henwood - Making Waves
  30. Haruko - Winter
  31. Heidi Spencer & The Rare Birds - Alibi
  32. Siri Nilsen - Hodet, Hjertet Eller Magen
  33. Hey Rosetta! - Bandages
  34. Shona Foster - Queens
  35. Daniel Knox - Slowly
  36. Nicole Eitner and The Citizens - Mind Theatre
  37. Scott Matthew - Duet
  38. Solander - The Garden
  39. Edith Crash - De L'autre Côté
  40. The Rutabega - Dead Deer
  41. Jennie Lowe Stearns - Under Water (cover)
  42. King Creosote & Jon Hopkins - Bats in the Attic
  43. Anna Järvinen - Lilla Anna
  44. The Unthanks - Queen Of Hearts
  45. The Mountain Goats - Damn These Vampires
  46. Rachel Elise - Cold
  47. The Bony King Of Nowhere - Going Home
  48. Scott Matthew - True Sting

The Orbweavers - Loom

dans la catégorie album

2011 (Mistletone Records)

The Orbweavers - LoomQuesto album, per me, ha costituito un colpo di coda del 2011: infatti, non ho fatto in tempo ad inserirlo nella mia classifica per il 2011 postata su Ondarock (l'ho però inserito in quella pubblicata qui, anche se non in top-20).

Gli Orbweavers sono australiani e sono qui al secondo lavoro; la loro musica è dolce, evocativa, semplice e raffinata al tempo stesso; è una serie ininterrotta di belle (alcune bellissime) canzoni, in cui si alternano la voce femminile di Marita Dyson (soprattutto) e quella maschile di Stuart Flanagan. One by One e la title-track, in particolare, per me sono tra i più bei brani dell'anno appena trascorso.

Ascoltateli:

Per me, 8.0/10


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