Bowerbirds Così come dicevo per Cass McCombs, i Bowerbirds costituiscono un altro caso di artisti per cui io sono dichiaratamente "positivamente prevenuto"' o, almeno, così credo, visto che spesso il mio entusiasmo nei loro confronti viene a cozzare con le stroncature di validi recensori. Loro sono un trio di Raleigh, North Carolina, composto dalla coppia Philip Moore (voce e chitarra), Beth Tacular (voce, fisarmonica; una delle donne più belle, secondo me, del panorama musicale internazionale...) con l'aggiunta di Mark Paulson (voce, violino). Per giustificare un po' il titolo di questo articoletto, ripeto ciò che dicevo tempo fa, in occasione dell'ultimo album: "...lo stile Bowerbirds si può sintetizzare con le improvvise impennate vocali, con le percussioni che quasi scandiscono i battiti del cuore, con il violino e la fisarmonica a ricamare, mentre la chitarra di Philip imbastisce il tutto...". Nell'ambito del folk alternativo, io li pongo tra i miei artisti di riferimento: sembra che sappiamo esattamente cos'è che cerco dalla musica e, per questo, non posso che amarli. Ma adesso parliamo un po' dei loro lavori...


Bowerbirds - Danger at Sea

Danger At Sea (2006 - autoprodotto)

L'esordio dei Bowerbirds è un EP di cinque brani, per 25 minuti circa, che rappresenta un compendio di quel che sarà il loro album successivo. Infatti. quattro dei cinque brani saranno riproposti, seppur in versioni leggermente diverse, in quel Hymns for a Dark Horse del 2007 (La Denigracion, in effetti, è presente in Hymns sono quale bonus track e manca nell'edizione standard). Il quinto brano, Knives, Snakes & Mesquite, che non si ripeterà, è abbastanza simile, nella struttura, a Bur Oak. Esordio comunque folgorante, che ha riscosso un certo successo negli ambienti indie (ma non in Italia, naturalmente). Per me, 8.0/10.

Recensione di Jesus Chigley per Drowned in Sound


Bowerbirds - Hymns for a Dark Horse

Hymns for a Dark Horse (2007 - Dead Oceans)

E questo costituisce per me il punto di riferimento per il folk alternativo anni 2000 (insieme forse a YS di Joanna Newsom), quello in cui lo stile Bowerbirds si esprime in tutta la sua prepotente carica evocativa. Una serie ininterrotta di brani stupendi, nei quali gli apporti dei tre componenti si integrano con un efficacia micidiale, inducendo in una sorta di dolce ipnosi, cullante e irresistibile. Non saprei dire quali siano le mie canzoni preferite, perché mi sembrerebbe di far torto alle altre. Se proprio devo fare qualche nome, trovo irrinunciabili Hooves, In Our Talons, Dark Horse, Bur Oak, The Marbled Godwit... Per me, 9.0/10!

Recensione di Fabio Codias per Storia della Musica


Bowerbirds – Upper Air

Upper Air (2009 - Dead Oceans)

Dopo la tempesta emotiva di Hymns, ecco la quiete. I toni di Upper Air sono più rilassati ed intimisti, come in una presa di coscienza di aver osato troppo col precedente lavoro. La chitarra è molto più in evidenza che negli altri album e dà all'insieme un taglio più cantautorale. Non mancano, comunque, certe piccole perle, come Beneath Your Tree, in cui Beth Tacular dimostra, come forse ancora non aveva fatto, di avere una voce che ben si addice al suo volto angelico o come Crooked Lust. Per me, 8.0/10

Recensione di Gianfranco Marmoro per Ondarock


Bowerbirds - The Clearing

The Clearing (2012 - Dead Oceans)

Nell'album del 2012 (di cui ho già parlato qui), i Bowerbirds tornano alla potenza suggestiva di Hymns e lo fanno esplorando coraggiosamente generi per loro nuovi. In particolare, qui viene dato più spazio alla personalità di Beth, che si esprime soprattutto in due brani (In the Yard e Hush, dagli inediti risvolti soul). Anche in questo caso, scegliere delle canzoni significa far torto alle altre. Le mie preferite, comunque, rimangono le haunting Walk the Furrows, Brave World e la stessa Hush. Nuova versione anche per Beneath Your Tree. Per me, almeno 8.5/10.

Recensione di Sam Cleeve per Drowned in Sound (con le recensioni italiane più accreditate non mi trovo molto d'accordo).