2012 (Ici d'ailleurs)

Matt Elliott - The Broken Man L'album esce ufficialmente oggi, ma è disponibile in prevendita digitale già da novembre. In effetti, stavo per inserirlo nella classifica del 2011 (e l'avrei certamente posto tra le prime posizioni...). È un'opera che elargisce emozioni di una potenza a cui non siamo più abituati; un lavoro oscuro, malinconico, forse un po' tetro, ma di un fascino che lascia senza parole. È anche abbastanza sorprendente la qualità dei file digitali: l'incipit alla chitarra (strumento in evidenza in 6 brani su 7, per lasciare spazio al piano nell'altro) , se ascoltato ad un certo livello, colpisce per il realismo, oltre che per l'intensità evocativa. La sua voce cavernosa, poi, che a tratti sembra sfidare la sua stessa estensione verso il basso, contribuisce ad acuire quel senso di straniamento che ti avvolge fin dall'inizio. Noterete che tra i tag ne ho inserito uno che non mi pare sia molto gettonato in rete nei suoi confronti: psichedelia. L'ho messo perché in me è forte la suggestione che mi fa accostare questo album, in più punti, ad uno dei capolavori della psichedelia acida degli anni '60 (anzi, per me, uno dei capolavori della musica tutta): Happy Trails dei Quicksilver Messenger Service! Ascoltate, ad esempio, la conclusiva The Pain That's yet to Come e poi ditemi se non vi viene subito in mente Calvary e, comunque, le parti più oscure della seconda facciata di quell'album... La mia non è una critica, beninteso: ce ne fossero tanti di più di emuli dei Quicksilver! E poi, qui si tratta di lievi citazioni (che, magari, colgo solo io con la mia fervida immaginazione)...

Fatto sta che l'anno comincia molto molto bene.

Qualche assaggio:

Per me, 8.5/10