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Julia Holter - Maria

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2013 (Human Ear)

Julia Holter - Maria Dopo quel gioiello dell'anno scorso, Ekstasis e in attesa del nuovo album, "Loud City Song", previsto in uscita per il 20 agosto e il cui singolo in avanscoperta, "World", promette davvero bene, ascoltiamoci questo mini-lp interlocutorio. Esso riprende un singolo con lo stesso nome di un paio di anni fa e aggiunge altri brani, incisi prevalentemente dal vivo, che pare facciano parte di un progetto di traduzione di brani poetici surreali stranieri, soprattutto russi. Qui abbiamo a che fare con una Holter più romantica e immediata, alquanto diversa da ciò che aveva mostrato in Ekstasis, con le sue atmosfere complesse e delicate allo stesso tempo, coi suoi sogni rarefatti a tinte pastello. Intrinsecamente sarebbe anche un bel disco; ciò che un po' disturba è la qualità tecnica dell'incisione, decisamente bassa: una cosa che non può andare d'accordo con le sublimi sensazioni che Julia Holter sa elargire... Da ascoltare preventivamente


Julia Holter - Ekstasis Della stessa artista:

Ekstasis (2012)

7 marzo 2012


Lily Mae - Early Days

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2012 (autoprodotto)

Lily Mae - Early Days Lily Mae, il cui EP "Early Days" ho visto segnalato nel New Bands Panel di For Folk's Sake ha solo sedici anni e, a guardare la sua foto, ne dimostra anche di meno: una ragazzina con una chitarra in mano che ti combinerà? Bene, ascoltatela! C'è chi parla di via di mezzo tra Joan Baez e Joni Mitchell, chi la paragona a Laura Marling o a Bess Rogers... Per me, invece, è un'interprete (e anche autrice!) limpida e genuina, che ha dalla sua l'immensa forza della semplicità: con pochi accordi ben eseguiti e la sua voce bellissima, ha confezionato cinque perle di canzoni. Attendiamo con ansia un album da parte sua, sperando che mantenga tutta la sua naturalezza. Fortemente consigliato


Other Lives - Mind the Gap

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2012 (TBD)

Other Lives - Mind the Gap Parlando degli Other Lives, non riesco a nascondere una punta di infantile autocompiacimento: credo, infatti, di essere stato il primo, nel nostro paese, a puntare l'attenzione su questo meraviglioso gruppo di Stillwater, Oklahoma, in occasione dell'uscita dello stupendo album omonimo del 2009, mediante le mie insistenze quasi maniacali sul forum di Ondarock. Il mio martellamento diede i suoi frutti dopo parecchio tempo, quando fu finalmente recensito l'album del 2011, Tamer Animals e fu dedicata loro addirittura una monografia. Perlomeno, mi piace pensare che sia così... Questo EP, adesso, costituisce, a mio vedere, una sorta di esperimento: i quattro brani (tra cui una versione remix di Tamer Animals a cura de The Atoms for Peace) si muovono su terreni finora inesplorati, in cui, con un uso intensivo dell'elettrica, che si alterna ai loro usuali strumenti acustici, viene di molto enfatizzato il lato dreamy della loro musica. Non so se si tratti dell'inaugurazione di un nuovo corso o di un caso isolato (tra l'altro, è in preparazione un nuovo album, che, molto probabilmente vedrà la luce il prossimo anno...), ma, di sicuro, le atmosfere alla Other Lives sono presenti e potenti come al solito, a costante dimostrazione di essere al cospetto di uno dei gruppi più emozionanti e dalla maggior forza evocativa degli ultimi anni...

Articolo di Chris Coplan per Consequence of Sound e streaming

Per me, più che 8.0/10


Tyler Butler - Violence

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2012 (Cabin Songs)

Tyler Butler - Violence Un lavoro che si chiami Violence, pubblicato da un cultore delle arti marziali (cintura nera in taekwondo) e giocatore di hockey, può evocare suoni quantomeno aggressivi... E, invece, di aggressivo in questo EP ci sono solo le emozioni. Dopo aver pubblicato un bellissimo album nel 2011 (Winter King, che è stato comunque riproposto quest'anno in versione estesa), il cantautore di Edmonton (Alberta, Canada) dimostra di essere un autore impeccabile, centellinando la sua produzione, ma dando alla luce quattro gioiellini, nei quali. la sua visione particolare dello slowcore rimanda ai grandi classici del folk, con un contegno sornione e tormentato allo stesso tempo ed uno stile da perfetto narratore. Tra i cantautori incontrati quest'anno, credo che sia quello, insieme a Barna Howard, che più di tutti incarna quell'ideale ritorno ai grandi fasti del passato, un ritorno che non ha niente a che vedere con l'emulazione e che assume dignità da pioniere. Autore da seguire con attenzione...

Bandcamp - Recensione di April Wolfe per Common Folk Music

Per me, almeno 7.5/10


Teitur – Four Songs

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2012 (Arlo and Betty)

Teitur – Four Songs Questo EP si sarebbe dovuto intitolare Four Beautiful Songs! E infatti di quattro belle canzoni si tratta, nate a metà strada tra la Scozia e l'Islanda, in quelle isole Fær Øer, che, se non fosse per gli incontri calcistici, sarebbero, per i più, remote e misteriose. Teitur Lassen, ex front-man dei Mark No Limits, premiato nel 2007 come miglior cantante maschio ai Danish Music Awards, dopo ben cinque album da studio, tra cui lo stupendo The Singer del 2008, ha voluto, per sua stessa ammissione, con questo breve lavoro, esplorare nuove prospettive, che lo avvicinassero a ciò che maggiormente sente di essere. In pratica, queste quattro canzoni dovrebbero segnare l'inizio di un nuovo corso. Tra tutte spicca, secondo il mio gusto, una nuova versione di Poetry and Airplanes, title-track del suo primo album, ma le altre sono parimenti meritevoli di ascolti ininterrotti; peccato siano solo quattro.

Sito ufficiale e sampler - Recensione di Thomas Nicholson per The Melody Box

Per me, 8.0/10


Haroula Rose - So Easy

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2012 (autoprodotto)

Haroula Rose - So Easy L'album These Open Roads del 2011 mi aveva fatto conoscere questa bellissima cantautrice e chitarrista di Chicago, dalla voce limpida come un lago montano. Ora è in preparazione un nuovo album e questo EP dovrebbe costituirne un acconto. Il titolo è tutto un programma: ho l'impressione che le cinque canzoni segnino una chiara svolta pop e l'intenzione di sfondare nel circuito mainstream; sono brani comunque vivaci e interessanti, interpretati magnificamente, così come stupenda è sempre la sua voce. Rispetto al primo lavoro, però, io trovo più convenzionalità e un po' meno ispirazione. Sono comunque scelte e, in quanto tali, più che legittime.

Sito ufficiale

Per me, 7.0/10


Eliza Shaddad - January ~ March

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2012 (autoprodotto)

Eliza Shaddad - January ~ March Breve debutto di una giovane cantautrice scoto-sudanese e la sua chitarra: quattro brani che hanno la loro forza nella semplicità e nella grande dote espressiva dell'autrice ed interprete. L'apporto dello strumento è minimale (unitamente a delle percussioni, appena accennate, affidate a Jack Patterson), fino a mancare del tutto nella seconda parte della lunga Brackets (in effetti una "ghost-track", una pratica che personalmente odio, ma che, in questo caso, ben venga...). La sua voce è bellissima, seta e velluto combinati insieme; la sua dolcezza espressiva difficilmente farebbe pensare di essere al cospetto di un esordio, tanto è sentita, curata e avvolgente. Io aspetto con impazienza un full-lenght e voi?

Bandcamp - Articolo su For Folk's Sake

Per me, 8.0/10


The Burning Leaves - Calling

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2011 (theburningleaves.bandcamp.com)

The Burning Leaves - Calling Una giovane coppia dell'Inghilterra settentrionale, che autoproduce e autoregistra a casa le sue creazioni. Direte: "ma te le vai a cercare col lumicino?". Beh, no: il fatto è che io, quando si tratta di generi a me congeniali, cerco di ascoltare di tutto e, se, come in questo caso, si tratta di belle sorprese, anche se vengono da dove meno ce lo si aspetterebbe, io me le godo e ne parlo. Nell'album d'esordio del 2010 (ascoltabile qui) c'è un brano intitolato Sinking Slowly, che, secondo me, è perfettamente dichiarativo del loro genere: un dream-pop/folk in chiave slow, tenero e suggestivo. Ma, mentre l'album di debutto l'ho trovato un po' troppo sullo slow, questo si vivacizza quanto basta per rendersi decisamente più accattivante. Perfetta, per il contesto, la voce eterea di Indie Mae; curata la parte strumentale, nonostante la spartanità di mezzi, affidata a Craig Lee-Williams (che interviene anche vocalmente). Credo che con una produzione più raffinata potrebbero veramente lasciare il segno...

Streaming su Bandcamp

Per me, 7.5/10


Margo Margo - Margo Margo

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2012 (margomargo.bandcamp.com)

Margo Margo - Margo Margo Voglio segnalarvi questo giovane gruppo canadese non perché abbia qualcosa di sorprendente o perché siano particolarmente bravi o ispirati: semplicemente mi convince la loro genuinità e il loro attingere a generi classici, gravando i brani di un pathos da veterani, sapendo però dare, allo stesso tempo, una ventata di novità e di freschezza. Bella la voce femminile, incerta un po' quella maschile, ma lo stesso si crea un'alternanza intrigante, che induce l'attesa tra l'una e l'altra. E tutto questo in soli cinque brani. Ho idea che, a fare un bell'album in questo stesso spirito, potrebbe venire alla luce qualcosa di veramente interessante.

Streaming e Free Download

Per me, 7.5/10


Befriend The Bears – Before They Take Over

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2012 (CDBY)

Befriend The Bears – Before They Take Over Ed ecco gli orsi (dovrei averne altri sotto tiro: stay tuned...). È un gruppo di Austin bello consistente (7 elementi) con una sezione di ottoni, insolita per il genere (anche se mi sta capitando frequentemente, di recente, di sentire gruppi c.d. indie che fanno ricorso agli ottoni...). Pur essendo solo un mini LP, il disco è capace di spaziare in generi anche abbastanza diversi, non tradendo però una matrice folk-rock: sono chiari però i riferimenti al pop, al soul... I brani sono ben curati e convincenti; i un paio di casi, forse, a mio vedere, scendono troppo verso un pop decisamente convenzionale.

Bandcamp (con download ad offerta libera)

Per me, 7.0/10


πEnsemble - Padurea de Aur

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2011 (Yojik ConCon)

πEnsemble - Padurea de Aur Torno a condividere le mie impressioni, dopo una pausa dovuta a vari motivi personali. Avrei una piccola serie di album recentemente usciti di cui parlare, ma voglio ricominciare con un EP dell'anno scorso, il capitolo conclusivo della trilogia delle foreste (Foresta d'Argento, Foresta di Bronzo e questo, Foresta d'Oro) di Petre Inspirescu, l'ispirato (nomen omen) compositore rumeno che rivisita la musica classica, rispettando quasi ossequiosamente la tradizione del passato, ma non disdegnando qualche accenno di space e industrial music. Il risultato è etereo: ascoltandolo, è quasi naturale smettere tutto ciò che si stava facendo e fermarsi ad assorbire le onde di rapimento che emanano da queste note sublimi... Solo quattro brani, ma che sfiorano veramente la perfezione.

Per me, almeno 8.0/10


Kejnu - Bend Your Knee (ep)

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2012 (Kejnu.com)

Kejnu - Bend Your Knee I Kejnu sono un gruppo svizzero indipendente e autoprodotto, che sfoggiano uno stile personale e molto convincente. Come base sarebbe post-rock, ma, a differenza del post-rock più uso, guardano decisamente al pop ed alla forma-canzone. Il brano live in chiusura, poi, si accosta anche a certo rock-jazz. La base ritmica è eccellente e l'uso delle chitarre ricorda gruppi molto più quotati. Mi piace molto anche la voce del cantante, misurata e adeguata al genere. Approfittate del download gratuito di questo EP e tenete d'occhio questo gruppo (che comunque ha già all'attivo alcuni album): secondo me merita.

Streaming & free download

Per me, 8.0/10


Dead Can Dance - Live Happenings Part III

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2012 (deadcandance.com)

Dead Can Dance - Live Happenings Part III Tra le tante reunion degli utlimi tempi spicca certamente quella di uno dei gruppi più rappresentativi degli anni '80 (e, secondo me, uno dei più importanti degli ultimi 40 anni...): i Dead Can Dance! Una reunion che segna anche un tour mondiale, che vedrà anche un'unica data italiana, il 19 ottobre prossimo, al Teatro degli Arcimboldi di Milano. L'EP (che segue gli episodi I e II), liberamente scaricabile dal loro sito, è composto da soli quattro brani, interpretati, appunto, dal vivo; forse non saranno i più belli della loro carriera, ma anche il brano più brutto dei DCD (che non saprei identificare) sarebbe comunque notevole. Si tratta di Saltarello, The Wind That Shakes The Barley, How Fortunate The Man With None e Dreams Made Flesh. Io nutro una grande aspettativa sull'album che dovrebbe vedere la luce a breve. E voi?

Free download

Per me, 8.0/10


Inti Rowland - Eyes of A Starling

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2012 (Record Union)

Inti Rowland - Eyes of A Starling Io ho un temperamento malinconico (e credo si capisca dalla musica che ascolto...), ma, quando leggo tra i generi di un disco la voce sadcore, in genere skippo, perché, per quanto mi riguarda, la malinconia dev'essere un risultato incidentale e non intenzionale. Stavo per fare la stessa cosa con con questo mini-album del giovanissimo cantautore londinese, ma poi ho preferito ascoltarlo attentamente e penso di aver fatto bene. L'incedere volutamente strappalacrime dei motivi e, soprattutto, del cantato, se può infastidire lievemente a primo acchito, si fa subito perdonare per l'intensa carica emotiva e acquista nuovo vigore espressivo nel momento in cui interviene la voce femminile. Alla fine, è un lavoro decisamente sentito ed ha un solo difetto, a mio vedere: un album che induce una così forte suggestione non può esaurirsi dopo soli 22 minuti...

Bandcamp

Per me, 7.5/10


Fucked Up - Year of the Tiger

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2012 (Matador)

Fucked Up - Year of the Tiger Dopo il corposo David Comes to Life dell'anno scorso, che segnava una sentita e coerente celebrazione del genere hardcore-punk, il sanguigno gruppo canadese torna alla cosiddetta serie dello Zodiaco, che, riprendendo gli animali dell'oroscopo cinese, è costituita da mini-album (di durata comunque non irrisoria: questo, ad esempio, dato per singolo, dura 37', praticamente un album), in cui il punk si espande a generi diversissimi, nella coscienza che sfornare decine di dischi tutti in chiave hardcore potrebbe, alla lunga, risultare un tantino monotono... Stavolta tocca alla Tigre (anche se il 2012 dovrebbe essere del Drago...) e pare già sia in circolazione la Lepre. Si tratta di due lunghi brani, il primo pluri-cantato (si alternano la tipica voce hardcore di Damian Abraham, che a me ricorda tanto Darby Crash, il parlato dell'ospite Jim Jarmush ed una femminile, che dovrebbe appartenere, se non ho capito male, all'altra ospite Annie-Claude Deschênes dei Duchess Says), il secondo strumentale e dilatato, tanto da ricordare certo massimalismo... Devo dire che l'iniziale entusiamo mi è un po' scemato ai riascolti, perché ho trovato questo lavoro meno "sorprendente" del solito e, come accennavo, un po' troppo diluito: i due brani, ridimensionati e inseriti in un album, avrebbero certo avuto il loro perché... Comunque sia, è un'uscita interessante, che non dispiacerà agli appassionati del gruppo.

Per me. 7.5/10


Young Hunting - The Night of the Burning

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2011 (Blackest Ever Black)

Young Hunting - The Night of the BurningLeggendo in rete a riguardo di questo duo scozzese, ho trovato frequenti definizioni di dark-ambient e metal, ma, secondo me, entrambi le indicazioni sarebbero riduttive per descrivere il loro genere. Ho visto anche paragoni con i Coil, gli Swans e i Dead Can Dance e qui sarei più d'accordo, soprattutto per quel che concerne i primi due gruppi (fatta salva la componente industrial di quei gruppi, qui solo sfiorata, secondo me). Il dark c'è e l'ambient pure, ma siamo ben lontani dal dark-ambient più canonico; le due cose le terrei staccate, aggiungendo una forte componente dreamy (di metal, poi, a mio vedere, neanche l'ombra...). Insomma, se il dark-ambient non vi piace, questi ascoltateli lo stesso! Sono solo quattro brani, ma stupiscono in quanto a carica emotiva. Attendo con impazienza un lavoro più esteso da parte loro...

Streaming (parziale)

Per me, 8.0/10


Maymay - Maymay E.P.

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2012 (Flau)

Maymay - MaymayLaurel Simmons è una giovane e solitaria cantautrice di Portland (in quella terra d'Oregon, tanto ricca di talenti folk...). Questa è una manciata di tenere canzoni, registrate praticamente sul campo, abbastanza minimali nell'interpretazione (voce e chitarra in primo piano, qualche timida percussione e qualche delicato effetto), sognanti ed intimiste. Forse non saranno particolarmente originali, ma la stoffa c'è e si sente.

"All is Still" su Vimeo

Streaming

Per me, 7.0/10