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Julia Holter - Loud City Song

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2013 (Domino)

julia-holter-loud-city.jpg L'album pubblicato nell'appena trascorso 2013 dalla semidea Julia è tanto una conferma quanto un segno di progresso. Pur mantenendo la potenza onirica di "Tragedy" ed "Ekstasis", qui sembra lasciare un po' da parte la prepotente passionalità dei precedenti album, elargendo sonorità più mature e calibrate, con un'attenzione al jazz che prima era solo accennata ed ottenendo un risultato più omogeneo e compatto. In un modo diverso, ha comunque realizzato un altro piccolo capolavoro, condividendo lo spaccato della sua irresistibile, quasi esoterica, appunto, interiore spiritualità.

http://youtu.be/H5M8qRN_Rl0


April March & Aquaserge - April March & Aquaserge

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2013 (Freaksville)

april-march-aquaserge.jpg Ancora un album inusuale: innanzitutto contiene anche brani in francese ed io non ho mai nascosto di essere un tantino misogallo per quel che riguarda la lingua; inoltre contiene a tratti una certa dose di umorismo, che è sempre difficile trovare nelle opere che mi piacciono veramente (limite mio). April March è una cantante, animatrice ed autrice pop americana, evidentemente appassionata del mondo e della cultura francese. Dietro il nome Aquaserge, invece, troviamo Julien Barbagallo dei Tame Impala, Julien Gasc degli Stereolab e Benjamin Gilbert dei Melody's Echo Chamber. Ma veniamo alla musica: è un vero tuffo nella Francia degli anni '60, con il suo pop yeye sbarazzino e cantilenante, che si alterna, però a momenti intimi e riflessivi, quasi da night. C'è una certa forza subliminale, però, in questo album, una specie di contagio che, dopo qualche ascolto, fa in modo che riprenderlo diventa quasi una necessità. Beh, un po' di allegria, ogni tanto non guasta, anche per un musone come me.

Consigliato

1939 Ensemble - Howl & Bite

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2013 (Jealous Butcher Records / Woodphone Records)

1939ensemble.jpg Ricominciamo subito con un album alquanto inusuale per il blog. Il 1939 Ensamble è gruppo di Portland, che nasce dalla spinta creativa di due batteristi/percussionisti: Jose Medeles (che a molti non sarà sconosciuto, visto che è tuttora il batterista dei Breeders) e tale David Coniglio. In questo album, però, vediamo che il duo acquista almeno una Lauren Vidal (violoncello) ed un Josh Tomas (fiati). L'album è totalmente strumentale e sembra essere molto vicino a certe tendenze impro/jam di ambito jazz. Pur rimanendo, strutturalmente, a mio vedere, un'opera che si colloca soprattutto nella cerchia post-rock, i richiami al jazz sono costanti ed evidenti; lo evocano, in modo particolare, le scelte strumentali: i fiati di Tomas, ma soprattutto i vibrafoni, che costituiscono uno dei tratti distintivi di tutto l'album e che rimandano a grandi gruppi jazz del passato (il Modern Jazz Quartet, per esempio).

Consigliato

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Brother JT - The Svelteness of Boogietude

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2013 (Thrill Jockey)

Brother JT - The Svelteness of Boogietude È una carriera che risale ai primi anni '90 quello di John Terlesky, quando fondò il gruppo The Original Sins. A cinquantuno anni suonati, forte di una discografia non trascurabile, ben dimostra di aver vissuto almeno tre decenni di buona musica, ma non per questo fossilizzandosi. L'energia garage-punk della sua ex band ora si è affievolita ed è anche logico, ma affiora ancora da sotto la pelle e si traduce anche in una forte carica umorale, ribelle e ironica. Una delle sua passioni è evidentemente la glam-music degli anni '70 (quella "T.Rex Blues" è abbastanza dichiarativa), passando anche per l'immancabile Bowie; alcune melodie sembrano ricalcare alla lontana i brani degli Ultravox; un altro artista a cui ho subito pensato ascoltando il ritornello di "Celebrate Your Face" è Kevin Rowland. Tanta varietà, dunque, che può riferirsi anche ad una sorta di internazionalità: egli è nativo di Easton, Pennsylvania, ma certe sonorità lo potrebbero localizzare in Inghilterra; la sua timbrica vocale, invece, mi ricorda diversi cantanti australiani... L'album, anche grazie all'eterogeneità dei tredici brani, risulta accattivante e sempre nuovo, con alcune canzoni che potrebbero anche sfondare subito alla radio (quant'è irresistibile "Be A"?!). Bello davvero. Fortemente consigliato

Pagina Thrill Jockey con streaming


Owen - L’Ami du Peuple

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2013 (Polyninyl Records)

Owen - L’Ami du Peuple Il cantautore di Chicago Mike Kinsella è qui giunto al suo settimo album in full-length, abbandonando lo stile scarno e casalingo a cui ci aveva forse abituati e affidandosi stavolta ad uno studio di registrazione e ad una dotazione strumentale ben più ricca rispetto al passato. Come risultato, ne è venuta fuori un opera più compiuta e tecnicamente molto curata. Una cosa curiosa che leggo in rete a proposito di questo artista è che al suo nome viene frequentemente associato il termine emo (lo fa anche Wikipedia). Ora io sinceramente non ho molto ben presente quali possano essere le caratteristiche salienti di questo "genere" (se di genere possiamo effettivamente parlare), ma "L'Ami du Peuple", temi "dolorosi" a parte, lo vedo come un fascinoso album cantautorale, con un mood molto garbato e suadente. In alcune movenze, poi, ci leggo qualche assonanza con certo pop sofisticato di terra britannica, ma la trama delle sue canzoni è prevalentemente folk, con qualche leggera esuberanza rock. I dieci brani che compongono quest'album sono molto omogenei e creano quella particolare atmosfera a cui è facile abbandonarsi, lasciandosi cullare per ascolti ripetuti... Consigliato


Rose Windows - The Sun Dogs

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2013 (Sub Pop)

Rose Windows - The Sun Dogs L'album d'esordio di questo gruppo di Seattle, nato dalla spinta creativa del cantautore Chris Cheveyo, è un vero crogiolo di influenze, generi e provenienze etniche: esso fonde l'oriente e l'occidente, sensibilità britannica e senso statunitense, psichedelia e progressive, folk e rock (anche blues, perché no?). La strumentazione è ricca e, anche in questo caso, non mancano gli effetti evocativi: tastiere alla Doors, un flauto di anderseniana memoria... È un album che non sembra posto nel 2013, ma, nello stesso tempo, ci sta meravigliosamente bene, con i suoi decisi richiami a sonorità che sarebbe un peccato dimenticare e che hanno fatto la storia dei decenni trascorsi. Sono nove brani corposi, suggestivi ed evocativi, che alternano una moderata irruenza e una dolcezza tutta folk (bella anche la voce femminile di Rabia Qazi); affascinanti anche i momenti sinfonici, che costituiscono forse il richiamo più presente al prog. Fortemente consigliato


Charlie Boyer & The Voyeurs - Clarietta

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2013 (Heavenly Recordings)

Charlie Boyer & The Voyeurs - Clarietta Cominciamo subito col dire le cose spiacevoli, così ci togliamo subito il pensiero: questo non è un gruppo originalissimo. Già alle prime note, ma soprattutto al primo contatto con la voce di Charlie Boyer, non possono non venire subito in mente i Television: la somiglianza tra la sua voce e quella di Tom Verlaine è più che casuale. Dal punto di vista musicale, certo, non sono esattamente la stessa cosa, anche se le atmosfere li ricordano abbastanza (o sarà sempre la voce che influenza...); un'altra attinenza molto marcata la riscontro coi gruppi glam e proto-punk degli anni '70: la bella "Be Glamorous" lo dichiara quasi palesemente. Poi però attingono anche da certo rock alternativo contemporaneo e alcune sonorità ci riportano decisamente al presente. Con tutto ciò, non è che quest'album di debutto del gruppo britannico sia da trascurare! I vari richiami e i brividi che fa venire la voce di Charlie, unitamente alla forte carica emotiva, contribuiscono nell'insieme a rendere appetitoso l'ascolto. Se non si sta ad arzigogolare sull'una o l'altra somiglianza e ci si concentra sulle sensazioni che evoca, l'esperienza di quest'opera risulta comunque davvero gradevole ed intrigante. Consigliato


The Unseen Strangers - Follow The Sound

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2013 (Mondo Tunes)

The Unseen Strangers - Follow The Sound E adesso godiamoci dell'ottimo e abbondante bluegrass, di quello che riempie il cuore appena partono le prime note. Per farlo, però, dobbiamo spostarci dagli scenari abituali dove questo genere impera e dobbiamo recarci a Nord, addirittura in Canada, ad Halifax, Nova Scotia, dove incontriamo un quintetto tutto pepe: The Unseen Strangers. Il gruppo è nato nel 2007 ed ha pubblicato un altro album nel 2009 (che è stato premiato) ed un EP l'anno scorso (che, tra l'altro, aveva lo stesso nome e la stessa copertina di questo ultimo album). Il loro non è un bluegrass di quelli scatenati e, anzi, a volte, rallenta per assumere i connotati di un folk cantautorale tradizionale; è però corposo e trascinante, coinvolgendo anche più di quanto le varianti sfrenate del genere sanno fare. Un loro tratto distintivo è la forte carica umoristica, che mettono nei loro testi e nei loro atteggiamenti; anche per questo motivo sono particolarmente apprezzati e ricercati nei locali folk più blasonati del Nord America. Bravi The Unseen Strangers: un po' di sano divertimento ogni tanto non guasta. E non trascuriamo la grande perizia strumentale che dimostrano senza particolari ostentazioni. Fortemente consigliato


Alela Diane - About Farewell

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2013 (Rusted Blue Records)

Alela Diane - About Farewell Cos'è successo alla dolce ragazza di Portland (nativa di Nevada City)? Dopo "Pirate's Gospel" del 2007 (di cui vorrei approfondire la conoscenza), lo stupendo e ispiratissimo "To Be Still" del 2009 ed "Alela Diane & Wild Divine" del 2011, è arrivata al quarto album sotto casa discografica (precedentemente ne aveva pubblicati altri due, frutto di autoproduzione). Ad appena trent'anni, però, in quest'album, che fisicamente sarà pubblicato a luglio, ma che è disponibile da qualche giorno in digitale, si denota una repentina maturazione, traspare come un senso di scoramento. Sembrerebbe che la pur sempre sobria Alela, qui sia giunta ad una cocente disillusione. Rispetto all'entusiasmo misurato dei precedenti album, qui è infatti un'atmosfera drammatica a farla da padrona; la voce ha perso i suoi toni acuti e anche la strumentazione è più scura, avendo abbandonato le note mielate della steel, che tanto aveva caratterizzato "To Be Sill". Le melodie sono sincopate, i ritornelli appena accennati. Aleggiano per tutti i dieci brani lo spettro di una gioia perduta e il sentore di lacrime pronte ad esplodere. Con questo non voglio dire che "About Farewell" non sia bello, anzi! La mia preferenza va sì a quello del 2009, ma l'importante, in un'opera del genere, è che l'artista abbia qualcosa da dire. Alela Diane qui sembra volerci dire anche più cose rispetto al passato; sta a noi saperla ascoltare... Fortemente consigliato


Xenia Rubinos - Magic Trix

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2013 (jaba Jaba Music)

Xenia Rubinos - Magic Trix Xenia Rubinos, un mix di sangre caliente portoricano e cubano non poteva che mettere insieme un crogiolo di suoni esplosivi e intriganti, da far saltare su dalla sedia. E, secondo me, è andata oltre alle sue stesse previsioni! Mentre la sua voce limpida e dolce, che canta un po' in inglese e un po' in spagnolo, rivela (o almeno sembra rivelare) una certa estrazione jazz, il mondo attorno a lei si scatena in stramberie: ritmi martellanti, tiritere acapella, elettroniche impazzite, irresistibili ritornelli parlati ("Ultima" è uno spasso)... Ma tutto ciò non deve fuorviare: non si tratta di semplice divertimento scacciapensieri. La sostanza c'è ed è solida; i brani che, in un primo momento si fanno notare per qualche vezzo spiritoso, poi si fanno ascoltare seriamente, perché sono intensamente belli. È come se questo album si estendesse su diversi livelli: una crosticina gustosa e sbarazzina e sotto un piatto succulento ed energetico. In rete ho visto che si fanno tanti nomi (tUnE-yArDs, Battles, St. Vincent...), ma secondo me sono accostamenti ammissibili per la sua originalità; per il resto, invece, Xenia ha una personalità tutta sua, seconda a nessuno. Per me è un gioiellino. Assolutamente consigliato


Steve Kilbey & Martin Kennedy - You Are Everything

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2013 (MGM)

Steve Kilbey & Martin Kennedy - You Are Everything Terzo album, frutto della collaborazione tra l'ex Church, cantante, autore e bassista Steve Kilbey e Martin Kennedy, compositore e pianista del gruppo strumentale, anch'esso australiano, All India Radio. Quello che si può dire di questo album è che affiora immediatamente la classe di due artisti di razza, una padronanza assoluta dei propri mezzi, che pone subito l'ascoltatore in uno stato di convinto abbandono. In effetti, non c'è nulla di straordinario in questi brani: strutturalmente sono semplici, direi quasi déjà vu, ma l'atmosfera che si respira è quasi unica, densa e coinvolgente come pochi sanno rendere. I richiami agli anni '80 sono tanti, così come gli ammiccamenti a certe cadenze bowiane (che fanno sempre il loro effetto). Alcune delle canzoni, poi, sono davvero affascinanti; ed un ruolo determinante assume la tipica voce australiana di Kilbey. A tale proposito, mi sono sempre chiesto come mai molti cantanti australiani abbiano un tono della voce che richiama, appunto, quello di Kilbey. sarà lui il capostipite di questa particolare inflessione oppure si tratterà proprio di una sorta di accento caratteristico...? Consigliato


Lamp of the Universe - Transcendence

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2013 (Astral Projection)

Lamp of the Universe - Transcendence Ed ecco un'altra one-man band, ma stavolta ben lontana dalla scena europea: Il prolifico polistrumentista e cantante Craig Williamson è infatti di Hamilton, Nuova Zelanda, l'altra faccia del mondo. E se ci chiedessimo che musica faccia, qualora non ci bastasse l'attuale titolo o la copertina, basterebbe andare a leggere qualche suo titolo precedente: "Acid Mantra", "From the Mystic Rays of Astrological Light", "Cosmic Union"... Ebbene sì: preparatevi ad imbarcarvi in irresistibili trip psichedelici in senso stretto, con le immancabili speziature orientali e qualche indispensabile accenno space. Ma non pensiate comunque di sapere già cosa vi aspetta: i sei brani, che durano complessivamente tre quarti d'ora circa, sono quanto più ben confezionato e coerente io abbia sentito nell'ambito di questo genere specialistico. Sono certo che non mancheranno di affascinarvi seriamente. Consigliato


Magic Arm - Images Rolling

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2013 (Switchflicker)

Magic Arm - Images Rolling Secondo album per quella che, di fatto, è una one-man band di Manchester, spesso accostata ai Grizzly Bear (a cui ha fatto alcune volte da spalla): è infatti il polistrumentista e cantante Marc Rigelsford che fa praticamente tutto, aiutandosi con registrazioni, campionamenti e compagnia bella... Dopo il mediamente acclamato "Make Lists, Do Something" del 2009, "Images Rolling" sembra fare qualche passo avanti, sia come ricchezza strutturale che come intuizioni melodiche. Ed ecco che pop e folk si combinano e si ornano di connotazioni chamber o addirittura sinfoniche (con un bellissimo piano in evidenza, coi fiati, gli archi...), tra cui trova posto anche qualche spruzzata di elettronica. I brani sono ben assortiti (troppo?), con frequenti variazioni di temi e di ritmi. C'è da sperare che la sua musica sia ancora in progressione, sì da conseguire in un prossimo futuro risultati che già da ora promettono l'eccellenza.Consigliato


Bad Braids - Supreme Parallel

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2013 (Haute Magie)

Bad Braids - Supreme Parallel I Bad Braids sono un gruppo di Philadelphia, il cui nucleo centrale è costituito dalla cantante e chitarrista Megan Biscieglia e dal polistrumentista Paul Christian, ma con la presenza più o meno fissa di altri artisti. Quello che subito affiora ascoltando questo loro secondo album, è la particolare atmosfera onirico-elegiaca, in cui un folk delicato si muove in terreni dream-pop, assumendo un tono, se possibile, ancora più avvolgente ed etereo. L'album comincia con brani dalla forte carica suggestiva ("Ode to Fig", "Through the Door") per poi quietarsi gradualmente in toni sempre più riflessivi, che non mancano però di un loro malinconico fascino. Questa parabola discendente, che, alle orecchie di molti potrebbe forse costituire un punto debole, sembrerebbe invece un tratto distintivo, un invito ad un ascolto più attento e sensibile. Man mano che i brani procedono, sembra sempre più di essere dentro una rappresentazione della solitudine, la cui colonna sonora, a sapersi abbandonare alle sue spire, riesce nel suo intento di regalare emozioni soavi, visioni di una bellezza misteriosa seminascoste dalla nebbia. L'album è disponibile per il download a offerta libera sul loro Bandcamp.Fortemente consigliato


Blue Willa - Blue Willa

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2013 (Trovarobato)

Blue Willa - Blue Willa Quando si incontrano gruppi italiani così interessanti, sarebbe veramente un peccato farseli sfuggire. Il quartetto di Prato (Serena Altavilla, Mirko Maddaleno, Lorenzo Maffucci e Graziano Ridolfo), arrivato finalmente, dopo le prime esperienze a nome Baby Blue, ad una solida configurazione e affidatosi ad una produzione che si chiama soltanto Carla Bozulich (che non lesina una sua partecipazione attiva), ha pubblicato questo album eponimo, che sembra volersi rivolgere alla scena internazionale senza alcuna timidezza provinciale. La loro forza sta soprattutto nella carica passionale, che li porta a fondere generi e momenti musicali alquanto diversi per ottenere un amalgama invece concreto e assai convincente. Nonostante che da tante parti si parli, nei loro confronti, di avant-rock e compagnia bella, io credo di identificare un sostrato narrativo che pesca addirittura dai temi di Kurt Weill, passando per certa psichedelia acida dei tardi anni '60 e trasmettendosi nei decenni, intingendosi in un blues malato e per varie sfaccettature del rock alternativo; soprattutto nel momento in cui ricorre la voce maschile, poi, è forte in me il richiamo a quel glam-rock che precorreva il punk. Un album vibrante, denso di sensazioni forti, un'atmosfera che mi ha riportato alla mente un altro prodotto mediterraneo di qualche anno fa: quel "Timemachine" degli ellenici Mary & the Boy/Felizol, che per me ha costituito opera prima del 2009, ma che è passato quasi completamente inosservato nel nostro paese.Fortemente consigliato


Yasmine Hamdan - Ya Nass

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2013 (Crammed Discs)

Yasmine Hamdan - Ya Nass Quanto ho scritto tempo fa, in occasione dell'album dei Monoswezi, sulla musica africana, vale anche per la musica arabofona e world in genere: ne parlo poco solo perché la mia conoscenza in questi campi è tremendamente frammentaria e scrivere di un artista significherebbe far torto a chissà quanti altri. Anche in questo caso, però, faccio un'eccezione perché la componente world è solo una parte del contenuto artistico dell'album. La bellissima libanese Yasmine, già dall'aspetto, ci fa presagire quello che troveremo nella sua musica: lei è, infatti, terribilmente sexy, ma sfoggia due occhioni grandi e tristi, che, banalmente, possiamo ricondurre alla drammatica situazione mediorientale (e credo ne parli particolarmente la struggente "Beirut"). All'ascolto, troviamo sì tante sonorità orientali e, naturalmente, la lingua araba, che io trovo musicalmente straordinaria (pur non capendoci un'acca), soprattutto per le voci femminili; non bisogna però trascurare il fatto che lei vive a Parigi da diversi anni, dove ha collaborato con diversi nomi noti della scena europea, tra cui Cocorosie; forse anche per questo motivo, sono tante le influenze occidentali che saltano fuori dai suoi brani: una su tutte, io credo di avvertire un deciso sapore Cocteau Twins, che ricorre in diversi punti dell'album. Si tratta di dodici brani dolcissimi, malinconici, sensuali e suadenti, con qualche breve episodio leggermente più andante. Un album delizioso, da ascoltare e riascoltare, facendosi cullare dal suo irresistibile fascino esotico. Fortemente consigliato


Jack Day - The First Ten

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2013 (Bucketfull of Brains / The Greatest Records)

Jack Day - The First Ten Quando un cantautore attinge direttamente a certo folk statunitense storico, arrivando anche al cosiddetto periodo pre-war, sembra quasi un passo obbligato fare i nomi di gente come Woody Guthrie e Townes Van Zandt. L'anno scorso, uno dei casi più significativi di questo ritorno al passato è stato certamente l'esordio di Barna Howard; adesso, ci troviamo al cospetto di un altro debutto interessantissimo: Jack Day. Però qui ci sono alcune peculiarità di spicco: innanzitutto, egli non è americano bensì inglese, addirittura londinese (ci saremmo aspettati quantomeno un campagnolo...); inoltre, dove Barna si esprimeva esclusivamente con la sua voce e la chitarra acustica, Jack si avventura su altri terreni, alternando acustico ed elettrico e regalandoci anche delle belle emozioni al piano. Particolarissima, poi, la sua voce, che riesce quasi a trasformare da un brano all'altro, toccando toni bassi e rochi, quelli di un Tom Waits giovane e sobrio, insomma. La forza di quest'album, comunque, è la grande capacità espressiva, una forte carica passionale, che, insieme anche ad una certa ricchezza melodica, fa sì che ci troviamo al cospetto di un vero gioiello. Da non perdere. Assolutamente consigliato


Laura Stevenson & the Cans - Wheel

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2013 (Don Giovanni Records)

Laura Stevenson & the Cans - Wheel Da una cantautrice svedese dalle risorse limitate ed ai limiti del lo-fi, passiamo invece ad una statunitense ben prodotta e forte di collaborazioni di tutto rispetto. Il terzo album di Laura Stevenson & the Cans nasce infatti sotto ottimi auspici e sfoggia artisti di grosso calibro, come il violinista Rob Moose (Bon Iver, Antony And The Johnsons), i fiati di Kelly Pratt (Beirut, Arcade Fire, David Byrne and St. Vincent), la produzione di Kevin McMahon (Swans, Titus Andronicus, Frightened Rabbit, Real Estate). Una cosa abbastanza curiosa, approcciandosi a questa artista solo adesso, è leggere su diverse fonti il tag punk riferito a lei: beh, a quanto pare, Laura non era così lontana, agli esordi, dall'irruenza emotiva di quel genere, anche se la sua voce, dolcissima e acuta, quasi mielata (a momenti può ricordare addirittura Kate Bush), non lo lascerebbe presagire. Venendo a "Wheel", vediamo un'alternanza tra brani soffici e cullanti ed altri più pompati, decisamente inclini al rock, con anche qualche ritmo esotico qua e là. Si tratta comunque di una bella prova, forse non eccelsa, ma sicuramente gradevole. Davvero bella, invece, la copertina.Consigliato


Emma Nordenstam - Response To The Birddream

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2013 (Sakuntala Records)

Emma Nordenstam - Response To The Birddream Delicata e suadente terza prova per una cantautrice svedese (in questo album anglofona) abbastanza misconosciuta da noi. È curioso come nel paese scandinavo sia così diffuso il gusto verso certe sonorità statunitensi, gusto che a volte riesce ad interpretare lo spirito folk d'oltreoceano con una coerenza ed una convinzione quasi superiori all'originale: basti pensare all'esempio evidente delle sorelle Söderberg (First Aid Kit), ma non solo... Con Emma Nordenstam, però, siamo ben lontani dalla ballate country-folk dell'esempio citato e quello che ascoltiamo sa più di lirismo nostalgico e intimista, in cui non manca qualche inflessione pop. Sono tredici canzoni molto belle, alcune struggenti fino alle lacrime, nelle quali è la presenza quasi esclusiva dell'autrice a delineare il tutto, voce e strumenti (ma sono presenti, almeno in un brano, alcuni componenti del collettivo psichedelico My Brother the Wind). Se siete romantici, nostalgici, riflessivi (insomma, un po' come me), non perdetevi questo album. Peccato solo per una qualità tecnica non eccelsa... Consigliato


Nosound - Afterthoughts

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2013 (Kscope Records)

Nosound – Afterthoughts Conoscevo i Nosound dal 2008, anno in cui avevo fugacemente ascoltato il loro "Lightdark", ma, a dire il vero, non sospettavo che fossero italiani! È facile immaginare, quindi, la mia sorpresa quando ho sentito il testo in perfetto italiano nella seconda parte di "Paralysed"! Urgeva informarsi: i Nosound sono nati nel 2002 come progetto solista di Giancarlo Erra, ma molto presto sono diventati un vero gruppo, nel quale vi è stato un vario avvicendamento di persone, contando adesso cinque membri, ivi compreso Chris Maitland dei Porcupine Tree. La loro musica non è di semplice classificazione, avendo toccato, nel corso della loro breve storia, diversi generi: ambient, psichedelia, progressive, post-rock... Il gruppo vanta una notorietà internazionale, soprattutto britannica, pari o addirittura superiore a quella italiana. "Afterthoughts", quarto album da studio, viene generalmente considerato dai recensori un prodotto progressive, ma io sinceramente fatico un po' ad identificare i tratti distintivi di questo genere (che, per la verità, è davvero vasto). Quello che so è che si tratta di un album dalla forte carica onirica: struggente, cullante, quasi taumaturgico. La voce di Giancarlo Erra può sembrare un po' monocorde, ma invece si integra perfettamente nella costruzione emotiva dell'insieme, risultandone indispensabile. La sorpresa di quella porzione di brano cantata in italiano è stata una bella sorpresa: spero sia uno stimolo ad ampliare l'uso della nostra bella lingua, anche perché, abbastanza insolitamente, in questo caso è perfino preferibile all'inglese. Fortemente consigliato


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