Pensieri e-Motivi

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Maggio 2013

Nosound - Afterthoughts

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2013 (Kscope Records)

Nosound – Afterthoughts Conoscevo i Nosound dal 2008, anno in cui avevo fugacemente ascoltato il loro "Lightdark", ma, a dire il vero, non sospettavo che fossero italiani! È facile immaginare, quindi, la mia sorpresa quando ho sentito il testo in perfetto italiano nella seconda parte di "Paralysed"! Urgeva informarsi: i Nosound sono nati nel 2002 come progetto solista di Giancarlo Erra, ma molto presto sono diventati un vero gruppo, nel quale vi è stato un vario avvicendamento di persone, contando adesso cinque membri, ivi compreso Chris Maitland dei Porcupine Tree. La loro musica non è di semplice classificazione, avendo toccato, nel corso della loro breve storia, diversi generi: ambient, psichedelia, progressive, post-rock... Il gruppo vanta una notorietà internazionale, soprattutto britannica, pari o addirittura superiore a quella italiana. "Afterthoughts", quarto album da studio, viene generalmente considerato dai recensori un prodotto progressive, ma io sinceramente fatico un po' ad identificare i tratti distintivi di questo genere (che, per la verità, è davvero vasto). Quello che so è che si tratta di un album dalla forte carica onirica: struggente, cullante, quasi taumaturgico. La voce di Giancarlo Erra può sembrare un po' monocorde, ma invece si integra perfettamente nella costruzione emotiva dell'insieme, risultandone indispensabile. La sorpresa di quella porzione di brano cantata in italiano è stata una bella sorpresa: spero sia uno stimolo ad ampliare l'uso della nostra bella lingua, anche perché, abbastanza insolitamente, in questo caso è perfino preferibile all'inglese. Fortemente consigliato


June Tabor, Huw Warren, Iain Ballamy - Quercus

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2013 (ECM)

June Tabor, Huw Warren, Iain Ballamy - Quercus L'ormai sessantacinquenne June Tabor, per molto tempo considerata regina della musica folk britannica, che ti combina con due eminenti jazzisti, del calibro del sassofonista Iain Ballamy e del pianista Huw Warren? Ti confeziona un piccolo capolavoro, che, giustamente, attira le attenzioni tanto dei circuiti folk quanto di quelli jazz, essendo i due generi presenti in egual misura ed in grande smalto. In effetti, June non è nuova alle esperienze jazz e non è neanche nuova alle collaborazioni coi due musicisti (Ballamy è presente nelle sue produzioni dal 2005 e Warren addirittura dal 1988). Inoltre, il materiale di questo corposo album risale a ben sette anni fa, ma è stato pubblicato soltanto quest'anno. Sono grandi suggestioni, con la voce matura di June e gli interventi magistrali dei due musicisti, che, pur mantenendo, le loro peculiarità tutte jazzistiche (a momenti anche free...), non stravolgono la liricità sempre immensa della cantante. Non c'è altro da dire se non che è un bellissimo album. Fortemente consigliato

Player ECM Records


June Tabor - Ashore Degli stessi artisti:

June Tabor - Ashore (2011)

1 marzo 2012


Mark Kozelek & Jimmy Lavalle - Perils from the Sea

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2013 (Caldo Verde)

Mark Kozelek & Jimmy Lavalle - Perils from the Sea Di questo album circola un'altra copertina, uguale nella grafica, ma nella quale, invece del nome dei due artisti, compare Sun Kil Moon & The Album Leaf. Per i pochi che non lo sapessero, Mark Kozelek, non solo è il frontman del progetto Sun Kil Moon, ma lo era anche nientepopodimeno che dei Red House Painters! Da parte sua, Jimmy Lavalle è invece la mente del progetto The Album Leaf. Con queste premesse, non ci poteva aspettare un risultato che fosse meno che interessante; ed in effetti, "Perils from the Sea" è un album che non può passare inosservato: è corposo, sia come durata (più di un'ora) che come intensità ed omogeneità; con un particolare uso dell'elettronica, in cui Lavalle è maestro e l'apporto acustico e lirico di Kozelek, i due hanno confezionato una personalissima variante di pop-folk, che risulta struggente, a tratti e martellante, quasi ipnotica, per il resto. Parlando di omogeneità, l'album è molto uniforme, soprattutto dal punto di vista ritmico, ma questo non significa che sia monocorde: anzi, il ritmo crea una sorta di filo conduttore, che contribuisce a rendere più tangibile il corpo dell'opera. Dei dieci lunghi brani, nessuno può essere considerato minore o riempitivo; il mio preferito, comunque, rimane quell'incredibile "Gustavo"... Fortemente consigliato


These New Puritans - Field of Reeds

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2013 (Infectious)

These New Puritans - Field of Reeds Advance per l'attesissimo nuovo album, in uscita il 10 giugno! Il gruppo londinese (originario dell'area di Southend-on-Sea) costituisce un altro esempio lampante di ispirazione di prima mano. È cronologicamente passato poco tempo da quando venivano paragonati ai Sonic Youth ad ai Yo La Tengo, eppure sembrano secoli: "Field of Reeds", infatti, non può essere paragonato ad un bel niente! Sì, i nomi si fanno (Bark Psychosis, il David Sylvian più recente, i Radiohead di Kid A), ma, secondo me, sono accostamenti di semplice sensazione, nulla di veramente marcato. Si tratta di un'opera incredibile, un incanto ancestrale, subliminale, quasi esoterico. Originalissima, ma, nello stesso tempo, perfetta nella costruzione delle attese: ogni strumento, ogni nota, ogni suono sembrano essere messi al posto giusto, in una confezione troppo perfetta per essere umana. Secondo me, album come questo ne nascono raramente ed è per questo che gli prenoto subito un posto tra i più interessanti dell'anno. Anche la qualità tecnica si preannuncia eccellente. Da non perdere! Assolutamente consigliato


Jenny Hval - Innocence Is Kinky

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2013 (Rune Grammofon)

Jenny Hval - Innocence Is Kinky Ed ecco un'altra donna per cui stravedo! Siamo molto distanti da Dear Reader, tanto geograficamente (sudafricana, ma con frequentazioni berlinesi, quella e norvegese questa) quanto musicalmente e per i contenuti. Jenny Hval è certamente un personaggio unico nel suo genere (io mi sento di paragonarla alle cose più estreme di Bjork...): nata come Rockettothesky (in effetti questo non era altro che il suo stage name), ha poi intrapreso la sua carriera autografa. pubblicando quello spaventoso "Viscera" del 2011 (anche questo, per me, in top list). Il punto saliente della sua arte è certamente la sua splendida voce, fredda, tipicamente nordica, tagliente, ma capace come poche di penetrare fino all'anima. La sua musica è la dimostrazione lampante di come lei sia veramente un'artista, che rifugge le mode e il facile impatto sul pubblico. Rispetto a Viscera, che alternava momenti di sublime coinvolgimento ad altri più devoti al minimalismo, in questo nuovo album noto una maggiore omogeneità: forse non ci sarà il brano che ti fa svenire, ma, nello stesso tempo, non ci sono episodi che allentano la tensione emotiva. Anche per questo non voglio citare l'uno o l'altro brano: "Innocence is Kinky" è una stupenda opera da godere dall'inizio alla fine. Assolutamente consigliato


Jenny Hval / Havard Volda – Nude On Sand Della stessa artista:

Jenny Hval / Havard Volda – Nude On Sand

19 febbraio 2012


Dear Reader - Rivonia

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2013 (City Slang)

Dear Reader - Rivonia Io confesso un amore viscerale per la sudafricana Cherilyn MacNeil, amore culminato certamente con quel "Idealistic Animals" del 2011, mio album preferito di quell'anno. L'aspetto che più mi coinvolge della sua musica è quello strano contrasto tra un'euforia incerta e appena accennata ed un tormento interiore invece più profondo e marcato. I temi che sceglie non si possono certo ricondurre alla sfera della spensieratezza e anche questa volta non si smentisce, scegliendo l'aspetto più tristemente noto e drammatico della storia del suo paese, l'apartheid. Rispetto ad Idealistic Animals, noto una decisa preferenza per una ricca strumentazione acustica, che rimanda alle versioni bonus di quell'album: naturalmente non poteva mancare il suo stupendo piano, ma è anche ben evidente anche una sezione fiati. Nel complesso, ho trovato l'album un tantino sottotono rispetto al precedente ed ho la personalissima impressione che qui si affermi una certa maniera. Ciò nonostante, non mancano i brani dall'intensa suggestione, come "Good Hope", "27.04.1994", "Man of the Book", "Back from the Dead" e, soprattutto, la stupenda "Teller of Truths".Fortemente consigliato


Olivier Libaux - Uncovered Queens of The Stone Age

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2013 ()

Olivier Libaux - Uncovered Queens of The Stone Age “Uncovered QOTSA” is Olivier Libaux (Nouvelle vague) new album, entirely made of Queens Of The Stone Age covers, beautifully performed by a brilliant cast of female singers.” Questo è quello che si legge aprendo il sito ufficiale: dichiarazione perfettamente indicativa del contenuto della compilation. Olivier Libaux è uno dei produttori del progetto francese Nouvelle Vague; la scelta delle interpreti è stata fatta con evidente cura, comprendendo nomi di grande spessore artistico: Rosemary Standley (Moriarty), Katharine Whalen, Clare Manchon (Clare and The Reasons), Inara George, Susan Dillane, Skye (Morcheeba), Gaby Moreno, Ambrosia Parsley (Shivaree), Youn Sun Nah, Emiliana Torrini e Alela Diane. Il risultato è, a dir poco, eccellente: personalmente ascolterò molto più volentieri queste cover piuttosto che i brani originali dei QOTSA. È un album prezioso, un insieme di gioielli che mi assicureranno una compagnia assidua nei mesi a venire. Assolutamente consigliato


Fiction - The Big Other

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2013 (Moshi Moshi)

Fiction - The Big Other Debutto in full-lenght per questo interessante gruppo londinese, il cui singolo "Big Things" ha già riscosso da tempo un discreto successo commerciale. Il loro pop alternativo, brillantissimo e curato nei particolari, ma con melodie asciutte (e poco pop in effetti) induce subito una bella serie di reminiscenze, soprattutto del periodo post-punk: io, tra le altre, riconosco tracce evidenti degli Echo & the Bunnymen e, soprattutto, dei Talking Heads. Ma non manca certo una loro spiccatissima personalità e basta a connotare questi undici brani, che potrebbero benissimo essere tutti dei singoli, per quanto sono gustosi e irresistibili nel loro smalto tutto britannico. Oltre al suddetto "Big Things", un altro brano a cui proprio non riesco a resistere è "Step Ahead". Fortemente consigliato


Amy Speace - How to Sleep in a Stormy Boat

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2013 (1-2-3-4 Go)

Amy Speace - How to Sleep in a Stormy Boat Semplicità e tradizione sono i punti cardine del sesto album di Amy Speace, cantautrice che, come sede, oscilla tra due capisaldi della musica folk statunitense: Nashville e Baltimora. Canzoni delicate, a cui non si può dare una connotazione temporale: potrebbero benissimo far parte di qualche album classico degli anni '60 o '70 o anche dopo... La bella voce di Amy, piena e decisa e le chitarre si contendono il ruolo di protagonista, mentre la sezione ritmica è ridotta all'osso. Le undici ballate, che si rifanno ad altrettante citazioni shakesperiane, si succedono con garbo, senza voler prevalere una sull'altra; l'unica che forse si distacca un po' dal resto è Consigliato“The Sea & the Shore” coll'apporto vocale di John Fullbright. Bellissima la copertina, opera dell'illustratore Duy Huynh.


Todd Clouser's A Love Electric - The Naked Beat

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2013 (The Royal Potato Family)

Todd Clouser's A Love Electric - The Naked Beat Questo album di Todd Clouser, registrato dal vivo, è abbastanza insolito: potrebbe anche essere stato studiato attentamente a tavolino, ma io preferisco pensarlo come espressione di pura ispirazione artistica, in cui i vari generi che si susseguono e si intrecciano costituiscano una libera associazione dovuta alle esigenze momentanee. È difficile infatti catalogare un genere: c'è del rock, ma non è un album rock, c'è del funk, ma è lontano anni luce dall'essere un disco funk, c'è del jazz, ma tutto si può dire tranne che sia un disco jazz! C'è anche del pop qua e là, del R&B... Di sicuro, è un ascolto che attrarrà la vostra attenzione e non si tratterà di un interesse momentaneo. Come paragoni, si fanno molti nomi in rete: quello che mi sento di condividere è l'accostamento con certo Frank Zappa; ma, beninteso, non si tratta di somiglianza bensì di analogia. I brani sono tutti peculiari ed interessanti: ce n'è pure qualcuno che potrebbe sfondare come singolo, come l'iniziale " Wake & Shake Your Heart". Non mancano un paio di cover irriconoscibili: "Mad World" dei Tears for Fears, ma soprattutto l'incredibile versione di "War Pigs" dei Black Sabbath. Ma... meglio ascoltarlo.Fortemente consigliato


Spam Attack

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spam Ben trovati! È un po' che non scrivo (tanti piccoli impegni convergenti); spero di mettermi in carreggiata presto: ho un bel po' di uscite interessanti da proporre. Intanto, in questi giorni, ho avuto la brutta sorpresa di vedere il blog sommerso di messaggi spam (solite cose: cialis, sigarette... :D). Finché non trovo una buona soluzione di captcha che si integri in Dotcleår, sospendo momentaneamente la possibilità di inserire commenti. Per qualsiasi comunicazione inerente agli articoli, si può comunque tranquillamente usare la pagina dei Contatti.