Pensieri e-Motivi

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Marzo 2013

Buona Pasqua!

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Buona Pasqua


Dodson and Fogg - Derring-Do

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2013 (Wisdom Twins Records)

Dodson and Fogg - Derring-Do Il progetto Dodson and Fogg nasce dall'iniziativa di Chris Wade, cantante e polistrumentista britannico, che si avvale della collaborazione di alcuni mostri sacri del folk storico della terra d'Albione, come la cantante dei Trees Celia Humphris, il flautista Nik Turner degli Hawkind, la cantante Alison O'Donnell dei Mellow Candle (in un recentissimo passato ha fatto la sua comparsa anche Judy Dyble dei Fairport Convention). "Derring-Do", secondo album, che segue di pochi mesi l'esordio eponimo, con queste premesse, non può che riferirsi al passato; ma lo fa con un garbo e un candore tale da risultare freschissimo. I quindici brani (alcuni molto brevi) seguono un filo conduttore di grande suggestione, che richiama certo art-folk degli anni 60/70, con alcuni toni progressivi e qualche ammiccamento alle atmosfere barrettiane. Ogni nota, in questo album, sembra messa al posto giusto: le canzoni scorrono senza un barlume di incertezza e non si smetterebbe mai di ascoltarle; è anzi facile cadere nella tentazione di far sempre ripartire l'album daccapo. Bella prova! A questo punto, non sarebbe male recuperare anche l'esordio.Fortemente consigliato


Keiji Haino, Jim O’Rourke, Oren Ambarchi - Now While It’s Still Warm Let Us Pour in All the Mystery

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2013 (Black Truffle)

Haino, O’Rourke, Ambarchi - Now While It’s Still... Si può non riuscire a star fermi ascoltando della musica sperimentale? Risposta: sì! Sui tre geniali artisti dell'avanguardia internazionale ci sarebbe da scrivere per settimane e forse non basterebbe neppure; basti dire che, tanto da soli quanto grazie alle loro molteplici collaborazioni, hanno elargito alle platee una serie sconfinata di creazioni, alcune molto affascinanti ed anche appetibili ed altre che non si possono decisamente definire alla portata di tutti i palati. Come trio, questo, che sarà ufficialmente pubblicato il 30 aprile, è il terzo album. Almeno dai video disponibili in rete, sembrerebbe che Haino la faccia un po' da padrone, con la sua chitarra indiavolata e la sua voce spettrale, mentre Ambarchi è impegnato alla batteria e O'Rourke si dà da fare al basso, ma voglio pensare che i ruoli si modifichino un po' nell'arco dei sei lunghi brani, interamente incisi dal vivo in un concerto tenuto a Tokyo. Per loro stessa definizione, la loro musica si muove "...from holy minimalism to cave-man rock..."; e, in effetti, tale definizione è tangibile: il minimalismo devo dire che è solo accennato, mentre un rock corposo e trascinante, che sembra fuoruscito da un'energia primordiale, pervade un po' tutta l'opera. Siamo al cospetto di un album che può dare grandi emozioni: assolutamente imperdibile.Assolutamente consigliato


Oren Ambarchi - Audience of One Degli stessi artisti:

Oren Ambarchi - Audience of One

1 febbraio 2012


CocoRosie - Tales of a Grass Widow

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2013 (City Slang)

CocoRosie - Tales of a Grass Widow Advance per il quinto album delle sorelle statunitensi Bianca Leilani (Coco) e Sierra Rosie (Rosie) Casady, dato in uscita a maggio di quest'anno. Sulla storia rocambolesca delle due singolari sorelle, nelle cui vene scorre anche sangue cherokee e siriano, si potrebbe produrre un'intera filmografia, ma adesso parliamo un po' di questo album, del quale, per ora è stato diffuso ufficialmente un solo brano, "Gravediggress". Sinceramente, non conosco bene la loro passata discografia e, ascoltando questo lavoro, avrei scommesso si trattasse di un gruppo islandese, tanto le sonorità si avvicinano a quelle della prolifica (in senso musicale) isola artica; ma, in effetti, scorrendo alcuni articoli, ho scoperto che la produzione è stata affidata a Valgeir Sigurðsson. Altra collaborazione di rilievo è quella con Antony (and the Johnsons) Hegarty. Il loro folk/pop è fatto di melodie, tutto sommato, semplici, ma che acquistano grande peculiarità per le soluzioni strumentali (tanta elettronica) e, soprattutto per le voci delle due sorelle, una sensuale e sofferta e l'altra assai nordica e praticamente infantile, che insieme costituiscono un connubio davvero intrigante (ne è un esempio efficacissimo proprio Gravediggress). Ogni tanto sembrano sconfinare nell'hip-hop, ma, se come me, non amate questo tipo di musica, non ve ne preoccupate, perché rimane in tema con il loro genere. Album gradevole e interessante, che piacerà sicuramente agli estimatori.Consigliato


Samantha Crain - Kid Face

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2013 (Ramseur Records)

Samantha Crain - Kid Face Samantha è nata nella stessa città di Woody Guthrie, Shawnee, Oklahoma. Il titolo è veramente esplicito: lei ha veramente una faccia da bambina, un viso i cui lineamenti marcati denotano molto bene le sue origini nativo-americane. Nel momento in cui imbraccia la sua chitarra e fa esplodere la sua voce, però, salta fuori una perizia da artista matura, raffinata ed anche un po' seriosa. Pur ascrivendosi alla categoria del più genuino folk americano, la sua musica risulta abbastanza personale e priva di quei classicismi che corrono spesso il rischio di diventare stucchevoli. "Kid Face" è un album autobiografico e le liriche, rigorosamente nate dalla sua penna, delineano un'analisi della propria vita e del proprio ambiente, tracciando come una linea di confine tra il passato da ragazza ed il futuro da adulta. L'album è sì emotivamente carico, ma senza scadere in eccessi: una giusta via di mezzo per apprezzare come si deve del folk veramente ispirato. Fortemente consigliato


Southern Tenant Folk Union - Hello Cold Goodbye Sun

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2013 (Johnny Rock Records)

Southern Tenant Folk Union - Hello Cold Goodbye Sun Ci sono copertine che sono rappresentative dell'album ed altre che non lo sono decisamente. La copertina di questo quinto album del gruppo folk di Edimburgo costituisce un caso atipico: si potrebbe pensare di essere al cospetto di un album ambient o , comunque, di ambito tecnologico e invece notiamo subito la parola bluegrass tra i connotati del gruppo. C'è da dire, però, che il bluegrass dei Southern Tenant Folk Union (in versione rimaneggiata in questo caso) è quanto di più elaborato ci si possa aspettare, tanto che lo si potrebbe definire sperimentale. Inizialmente nato come progetto per una sorta di soundtrack horror (si fanno i nomi di Goblin e Fabio Frizzi tra le influenze...), se ne distacca e, pur mantenendo un'atmosfera oscura, si porta decisamente su terreni più aulici, quasi eterei con suoni che diventano anzi godibilissimi. Non è un album in cui dei brani sovrastano gli altri, ma tutti i brani si mantengono ad un alto valore qualitativo, con una strumentazione ricca ed affascinante, con un riuscitissimo intreccio vocale. Un altro di quegli album che torni sempre con piacere a mettere sul piatto. E devo dire che, ad ogni nuovo ascolto, si fa apprezzare di più (per quanto mi riguarda, da un accostamento iniziale un po' tiepido, sono passato in pochissimo tempo ad una vera affezione). Assolutamente consigliato


The Drones - I See Seaweed

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2013 (MGM)

The Drones - I See Seaweed Sesto album per la band di Melbourne capitanata da Gareth Liddiard (il cui solo album "Strange Tourist" del 2010 bisogna assolutamente recuperare...). Cosa dire, a proposito dei Drones, se non che riportano il rock alla sua energia primordiale, coi loro live viscerali, con le loro liriche che sanno di disperazione e rabbia. I richiami ai tardi anni '70 sono forti, ma la loro musica non sa di stantio, anzi: sembra rinascere a nuovo vigore, con brani di una forza ormai dimenticata, con suggestioni irresistibili. Il recente ingresso del piano, poi, serve a creare un creativo contrasto con i suoni elettrici e graffianti a cui ci hanno abituati. Ognuno degli otto brani è un piccolo capolavoro: la lunga title-track iniziale, i cui parossismi danno l'idea di un'anima agonizzante, il singolo "How To See Through Fog", dalle sonorità stuzzicanti, e poi via via, senza alcuna caduta di tensione, con brani tutti corposi e densi fino allo struggente finale "Why Write A Letter That You'll Never Send" di nove e passa minuti, che già dal titolo riporta a quella disperazione che sembrerebbe far da tema conduttore di tutta l'opera. Album intenso e importante, che fa efficacemente da contraltare alle troppe banalità a cui ci stiamo purtroppo abituando. Io lo annoto decisamente tra i miei preferiti dell'anno. Assolutamente consigliato


In Sintesi (7-2013)

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David Bowie - The Next DayFortemente consigliato David Bowie - The Next Day

album (2013 - SonyMusic) - pop rock Bowie

Recensione di Gianni Sibilla per rockol.it


Jacco Gardner - Cabinet Of CuriositiesFortemente consigliato Jacco Gardner - Cabinet Of Curiosities

album (2013 - Trouble In Mind) - folk pop psychedelia

Recensione di Gianfranco Marmoro per Ondarock