Pensieri e-Motivi

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Dicembre 2012

Mediaeval Baebes - The Huntress

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2012 (Queen of Sheeba)

Mediaeval Baebes - The Huntress Conoscevo le Mediaeval Baebes solo di fama ed ero erroneamente convinto che affidassero la loro fortuna soprattutto alla mielosità ed alla loro indubbia avvenenza. Niente di più sbagliato: questo album (doppio, anzi triplo nella versione deluxe) è una serie ininterrotta di meraviglie musicali, in cui il folk medievale nudo e crudo (non privo di forti tinte classiche), si unisce ad elementi world e , a tratti, ammicca anche a certo pop sperimentale; lungi dal risultare sdolcinato, si mantiene sempre nell'ambito di una grande sobrietà, pur risultando estremamente coinvolgente nel complesso. Oltretutto, non poteva essere altrimenti, visto che il gruppo inglese (che in effetti è spesso cambiato nel tempo), è stato fondato da Katharine Blake, proveniente da quell'altra stupenda realtà musicale che furono le Miranda Sex Garden. Un ulteriore esempio a dimostrazione del fatto che, spesso, un vertiginoso tuffo nel passato non può che essere salutare.

Articolo/intervista di Amelia Gregory per Amelia's Magazine

Per me, 8.5/10


Sam Forrest - The Edge of Nowhere

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2012 (Desert Mine Music)

Sam Forrest - The Edge of Nowhere Sam Forrest è il frontman dei Nine Black Alps, un gruppo di rock alternativo di Manchester forse non molto conosciuto nel nostro paese. Che uno dei suoi punti di riferimento sia il compianto Elliott Smith credo sia evidente nonché intenzionale, come anche tradisce la forte somiglianza vocale. Ma la passione nei confronti del grande cantautore è resa coerente dal fatto di aver realizzato un album che, sinceramente, non sfigura al cospetto del ricordo. I dieci brani, che sembrano tornare alle atmosfere malinconiche e vagamente psichedeliche tanto in voga una decina di anni fa, hanno però la forza di veri e propri classici: lo è in particolare la title-track, una delle canzoni per me più belle di questo 2012.

Per me, almeno 7.5/10


Asia i Koty - Miserable Miaow

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2012 (Nasiono)

Asia i Koty - Miserable Miaow Il suo nome è Joanna Kuzma ed è considerata forse la voce femminile più interessante sulla scena musicale polacca. Lo pseudonimo Asia I Koty significa "Asia e i gatti" e chissà che non ci sia un diretto riferimento ad uno dei nomi che sempre più spesso si associa al suo: Cat Power. Ma che questo non vi porti a conclusioni affrettate: lei è un'artista paragonabile alla dolce Charlyn Marshall, ma certo non è sua emula. Infatti, dimostra una personalità molto spiccata che si manifesta nel suo pop/rock originalissimo, a base prevalentemente acustica, ma in cui una tenue elettronica offre degli sporadici spunti di sperimentalismo; la sua voce, poi, è un perfetto connubio di dolcezza e tormento. Un album corposo, vibrante e raffinato, svolto in una sorta di concept in chiave malinconia. Da sentire.

Per me, 8.0/10


In Sintesi (18-2012)

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Mac Demarco - 2 Mac DeMarco - 2
(2012 - captured Tracks)

Recensione di Luca Pasi per Ondarock
Per me, almeno 7.5/10


Hip Hatchet - Joy and Better Days Hip Hatchet - Joy and Better Days
(2012 - Gravitation)

recensione di Lorenzo Righetto per Ondarock
Per me, almeno 7.5/10


Buone Feste!

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Buon Natale

Buon Natale e Felice 2013!

In attesa di aggiornare il blog con i miei ascolti più recenti (eh sì, sarebbe ora!), vi auguro di trascorrere un sereno Natale ed un nuovo anno felice e ricco di soddisfazioni!

A presto...


Lonnie Holley - Just Before Music

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2012 (Dust to Digital)

Lonnie Holley - Just Before Music Tra tante banalità musicali da cui siamo sopraffatti, finalmente una voce che si possa definire puramente fuori dal coro. Se cercate notizie su Lonnie Holley, a prima vista troverete di tutto, tranne che musica. E troverete cose sorprendenti: innanzitutto che è il settimo di ben ventisette figli! Poi, che è un artista visuale, soprattutto scultore, che fa dell'improvvisazione suo principio cardine... E altrettanto sorprendente è questo suo primo album, in cui già il titolo potrebbe spiegare tutto: egli cerca le radici stesse dell'emozione in musica e si esprime secondo le sue sensazioni immediate. Non è un album facile: è decisamente scomodo e a molti non piacerà; secondo me, però, è destinato ad essere iscritto negli annali della musica, come uno di quegli album che, soprattutto, divideranno la platea, ma che godranno di fama imperitura. In uno scaffale ideale, potremmo collocarlo vicino agli album di Captain Beefheart, di Scott Walker (ma non di "Bish Bosch", per carità!) e anche nei pressi di Van Morrison... Da non perdere.

Articolo di Rachel Jackson per World Music Network

Per me, 8.5/10


Jessica Sligter - Fear and the Framing

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2012 (Hubro)

Jessica Sligter - Fear and the Framing Sto pensando a tutte quelle webzine, ai forum etc., che già da qualche settimana si affannano a pubblicare le classifiche del 2012, quasi nelle foga di arrivar primi e intanto si perdono delle meraviglie come questa! L'olandese Jessica Sligter, qui al suo secondo lavoro (anche se per il primo si era presentata al pubblico con lo pseudonimo di ), ha realizzato un album sorprendente: originalissimo, coraggioso, fondendo suoni eterei a sperimentazioni di impatto non certo immediato, insinuando droni e umori industriali, ma sempre incantando con la sua bellissima voce. La cantautrice dimostra, inoltre, una grande e matura personalità, arrangiando tutti i brani. ma lasciando, nello stesso tempo, al nutrito gruppo di collaboratori una grande autonomia. Questo album finirà certamente tra le primissime posizioni della lista dei miei album preferiti dell'anno.

Soundcloud - recensione di Daniel Paton per Music OMH

Per me, 8.5/10


Marry Waterson & Oliver Knight - Hidden

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2012 (One Little Indian)

Marry Waterson & Oliver Knight - Hidden La simpatica copertina già dà un'idea del contenuto di questo secondo album del duo inglese (sorella e fratello): atmosfere casalinghe e suoni cristallini, un diffuso senso di benessere e di familiarità che fanno sì che gli undici brani siano immediatamente appetibili, pur rivelando una certa complessità di fondo. Nell'apparente semplicità , infatti, si cela un turbinio di generi diversi: soprattutto il folk, ma anche il ragtime, un delicato rock, accenni pop...

Soundcloud - Recensione di Claudio Donatelli per Sound 36

Per me, più che 7.5/10


Punch Brothers - Who's Feeling Young Now?

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2012 (Nonesuch)

Punch Brothers - Who's Feeling Young Now? Questo album, pubblicato a febbraio e che ho rispolverato in occasione dell'uscita di un nuovo interessantissimo EP (di cui forse parlerò poi), è un esempio evidente di come si possa essere alternativi suonando bluegrass. In effetti, da tante parti il loro genere è definito prog-grass, proprio per quell'approccio progressivo ad un genere tradizionale per antonomasia. Avevo notato il quintetto di Brooklyn già nel 2009, con il particolarissimo "Antifogmatic", ma qui mi sembrano più tranquilli e maturi. Una chicca da non poco conto è la riuscitissima cover di "Kid A" dei Radiohead: non solo sono andati a pescare in un genere così lontano dal loro, ma hanno scelto, oltretutto, uno dei brani in cui il gruppo inglese ha osato di più. Un album che non mancherà di piacere agli appassionati del genere, ma non solo!

Recensione di Antonio "Rigo"Righetti per BlogFoolk

Per me, 8.0/10


Martin Rossiter - The Defenestration of St. Martin

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2012 (Drop Anchor Music)

Martin Rossiter - The Defenestration of St. Martin Debutto in grande stile per il gallese Martin Rossiter ex componente dei Gene; non vi aspettate il pop britannico del suo vecchio gruppo: le dieci suggestive canzoni che compongono questo album vanno piuttosto nella direzione di un cantautorato di stampo nostalgico, in cui il piano assume un'importanza primaria. A primo acchito l'impressione che si riceve è di una forte omogeneità (leggasi: le canzoni potrebbero sembrare tutte uguali), ma, dopo qualche ascolto, cogliere le sfumature che identificano ogni brano diventa parte integrante di un gradimento che non tarderà ad arrivare ed è destinato a crescere e resistere a lungo.

Recensione di George Bass per Drowned in Sound

Per me, 8.0/10


L'arte della sintesi: ovvero far di necessità virtù

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sintesiAvrete notato che recentemente ho un po' rallentato i miei interventi sul blog: sarà, come dice qualcuno, che l'approssimarsi del 21 dicembre sta cambiando la percezione del tempo, ma effettivamente è un periodo che, sarà per gli impegni di lavoro, sarà per le incombenze familiari, gli album da ascoltare si accumulano sempre più mentre il tempo per farlo sembra essere sempre meno... Fatto sta che è forse ora di prendere qualche piccolo provvedimento di auto-regolazione: d'ora in poi, cercherò...

  1. di essere più sintetico possibile;
  2. di limitare gli interventi agli album che mi sento veramente di consigliare (non vi sorprendete, quindi, se vedrete solo voti superiori ad un certo limite...).

Per me è un sacrificio, però è necessario. Nello stesso tempo, ci tengo a continuare in questa mia piccola avventura. So che una manciata di lettori abbastanza affezionati c'è: pertanto, anche se fosse uno solo, anche solo per mia soddisfazione personale, cercherò di non deludere nessuno...


Alec K. Redfearn & The Eyesores - Sister Death

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2012 (Cuneiform)

Alec K Redfearn & The Eyesores - Sister Death La definizione che viene data alla loro musica (e che probabilmente viene dallo stesso Redfearn) non può che farmi sentire un brivido di piacere: "...They are one of the great uncategorizable, creative ensembles of our time, crafting a music that is distinctly theirs alone...". Alec K Redfearn è un originalissimo compositore di Providence, Rhode Island, che, in quindici anni di carriera, è sempre riuscito a stupire ad ogni sua pubblicazione come se fosse la prima. L'ultimo album che avevo ascoltato presentava una compagine diversa del solito (mi riferisco allo stupendo "The Exterminating Angel", pubblicato nel 2009 a nome Alec K. Redfearn and the Seizures), ma, in ogni caso, la caratteristica saliente della sua musica è un'energia esplosiva, distillata attingendo in piena libertà dal patrimonio ethno/world e interpretando mediante l'uso di strumenti insoliti ed intriganti: Alec è soprattutto un fisarmonicista, ma l'uso che fa di questo strumento tradizionale è sorprendente. Anche l'indiavolata armonica, suonata con toni sincopati, dell'iniziale "Fire Shuffle" è qualcosa da sentire assolutamente... Se poi ci si mette la voce stupenda (in alcuni brani) di Orion Rigel Dommisse, con liriche che si limitano ad un la la la in varie modulazioni, l'incanto è completo. Non perdetevelo.

Bandcamp - Sampler - Recensione di Riccardo Martillos per Distorsioni

Per me, più che 8.0/10