Pensieri e-Motivi

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Novembre 2012

Jess Bryant - Silvern

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2012 (Red Deer Club)

Jess Bryant - Silvern Un altro debutto, ma stavolta è un debutto di quelli che lasciano il segno! La londinese Jess Bryant, che ha già un EP ("Dusk" del 2009) al suo attivo, cantautrice e poliedrica strumentista, non è quel che si dice un'esordiente timida e impacciata: ha realizzato un album che sfiora la perfezione, che denota una cura da cui trapela un'instancabile ricerca di sonorità nuove, singolari e, al tempo stesso, familiari e confortanti. Con una potenza innovativa alla Jenny Hval o alla Julia Holter, ma con una dote in cui forse le suddette sono un po' deboli, ovvero una spiccata passionalità, i nove brani, che sembrano incastonarsi l'uno dentro l'altro, creano un continuum di assoluto rapimento, con momenti di vera ipnosi suggestiva. Un dream-pop originalissimo, con elementi ambient e qualche inflessione folk, una ricca strumentazione, meticolosamente studiata, arrangiamenti eterei e coinvolgenti, la voce incantevole di Jess, che non nasconde doti da contralto, calata splendidamente nell'insieme..., tutto contribuisce a definire quello che, secondo me, è destinato a diventare un piccolo capolavoro. Da non perdere.

Streaming su Soundcloud

Per me, 8.5/10


In Sintesi (17-2012)

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Peter Blegvad & Andy Partridge - Gonwards Peter Blegvad & Andy Partridge - Gonwards
(2012- Ape)

Recensione di Gianfranco Marmoro per Ondarock
Per me, quasi 8.0/10 (non gradisco moltissimo le parti parlate...)


Cemeteries - The Wilderness Cemeteries - The Wilderness
(2012 - Lefse Records)

Recensione di Giorgio Moltisanti per Ondarock
Per me, 6.5/10 (gradevole, tutto sommato)


Mo Kenney - Mo Kenney

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2012 (Pheromone)

Mo Kenney - Mo Kenney Torniamo in Canada per il debutto di questa giovanissima cantautrice di Halifax, Nuova Scozia. Ciò che colpisce subito, alle prime note, è l'entusiasmo unito ad una classe un po' acerba, ma non per questo meno affascinante, anzi.... Dimostra decisamente di avere le carte in regola a livello compositivo, muovendosi agevolmente tra folk, pop (e rock), alternando strumenti acustici ed elettrici e riuscendo a confezionare alcune canzoni, che potrebbero benissimo emergere dal panorama indipendente, per dare l'assalto al grande pubblico. Ascoltate, per esempio, le struggenti "Scene of the Crime" o "The Great Escape", che a me fanno venire in mente i brividi provati coi Dear Reader. Altra staffilata emotiva, poi, è la cover di "Five Years" di Bowie. Bello davvero.

Sito ufficiale con streaming parziale

Per me, 7.5/10


In Sintesi (16-2012)

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Mimes of Wine - Memories Of The Unseen Mimes of Wine - Memories Of The Unseen
(2012 - Urtovox)

Recensione di Lorenzo Righetto per Ondarock
Per me, per ora, album italiano dell'anno - più che 8.0/10


Julie Doiron - So Many Days Julie Doiron - So Many Days
(2012 - Aporia)

Recensione di Lorenzo Righetto per Ondarock
Per me, quasi 7.0/10


Andy Shauf - The Bearer of Bad News

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2012 (autoprodotto)

Andy Shauf - The Bearer of Bad News Un titolo così malaugurante per un album forse non sembrerebbe appropriato, ma la classe che trasuda immediatamente da quest'album lascia presagire, invece, una carriera ricca di soddisfazioni, almeno dal punto di vista artistico. In effetti, si tratta di un autore canadese poco prolifico, che, fin dal suo esordio nel 2008, ha pubblicato ben poco finora, ma "The Bearer of Bad News" si pone subito come quello che probabilmente è destinato a rimanere il suo capolavoro. La voce di Andy Shauf è vagamente androgina e questo, piuttosto che disturbare, la rende ancora più coinvolgente ed emozionante. I toni della sua musica sono oscuri e pessimistici (e in questo il titolo è coerente), ma il cantautore dimostra di avere una sorta di carisma, sapendoti prendere per mano per portarti lungo un viale alberato e ventoso, in cui il pessimismo diventa un rapimento irresistibile. La sua è una dote che certo non ci si aspetterebbe da un cantautore così giovane. I testi sono, come è logico aspettarsi, drammatici e claustrofobici, narrando di vite di provincia, frustrate e corrose da una violenza latente. Gli arrangiamenti sono opulenti e ben integrati nell'atmosfera sapientemente creata. I dodici brani sono tutti notevoli per carica emotiva e valenza compositiva, ma la lunga Wendel Walker sa veramente avvolgere in modo inesorabile nelle sue spire, con la voce di Andy, che, quando si alza, fa venire i brividi.

Bandcamp

Per me, più che 8.0/10


Jenny Berkel - Here on a Wire

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2012 (autoprodotto)

Jenny Berkel - Here on a Wire L'amore, il tempo e la città di notte, ecco i temi predominanti nel bell'esordio in full-lenght della canadese Jenny Berkel. Sono undici canzoni sognanti e nostalgiche, in cui i toni tristi e le ottimistiche aspettative si alternano; le liriche, profonde e suggestive, sono dei veri e propri componimenti poetici; la sua voce, dolce, languida e delicata, riserva qualche sorpresa nei momenti in cui si impenna sui toni più alti. La strumentazione è ricca, ma non invadente, mantenendosi sempre un passo indietro alla bella ed ispirata interprete. Un album, nell'insieme, intimista ed omogeneo, che conquista con il suo tempo, con emozioni timide, senza travolgere...

Bandcamp

Per me, più che 7.0/10


Almost Charlie - Tomorrow’s Yesterday

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2012 (Words on Music)

Almost Charlie - Tomorrow’s Yesterday Almost Charlie è quel che si può definire un duo per corrispondenza: in pratica, il cantante e polistrumentista berlinese Dirk Homuth ed il paroliere newyorkese Charlie Mason, a quanto si dice, non si sono mai incontrati di persona, ma, scambiandosi il materiale attraverso la rete, hanno instaurato un sodalizio artistico fin dal 2003 ed hanno pubblicato già un album nel 2009. Ma parliamo subito di questa pubblicazione e facciamolo, perché no, partendo dalla bellissima copertina, che già da sola evoca tutta la cura profusa per creare un vero scrigno di emozioni, tenui ma insinuanti al tempo stesso. Il loro è un pop, con venature folk, che attinge, per le sensazioni immediate, dal pop britannico delle origini (forti i richiami ai Beatles), ma poi se ne distacca, per spiccare un volo verso le vette più alte della suggestione nostalgica e si adorna di un lirismo raro ed ispiratissimo. Non vi fermate ai primi ascolti, perché è uno di quegli album che subito è sì gradevole, ma non sconvolge; dopo, però, rischia di indurre una vera e propria assuefazione, travolgendo nel suo caldo abbraccio, con alcuni brani (ma io direi anche tutti) destinati a diventare indimenticabili. Insomma, siamo al cospetto di un'altra opera di quelle che lasciano il segno.

Alcuni brani su Soundcloud

Recensione di Ignazio Gulotta per Distorsioni

Per me, per ora, più che 8.0/10 (anche questo può essere destinato a salire...)


The Corduroy Road - Two Step Silhouette

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2012 (autoprodotto)

The Corduroy Road - Two Step Silhouette Il secondo album di questo gruppo di Athens, Georgia, ha tutte le carte in regola per essere noverato tra le migliori pubblicazioni di folk tradizionale di questo 2012. Una solida base bluegrass ed un cantante, Drew Carman, che, con la sua voce un po' roca e slegata dal contesto, invece sembra incarnare una genuina vena cantautorale, costituiscono un connubio perfetto, in cui la gioiosa esuberanza di banjo e violini vengono mitigate da melodie più liriche. I dodici brani, pur spingendo vigorosamente a saltar su dalla sedia, non sono scatenati, ma, anzi, assumono a tratti la cadenza delle ballate tradizionali; nell'insieme, formano una formidabile sequenza di canzoni, destinate a far subito breccia ed a tornare sempre più spesso nel lettore, in un instancabile vortice di piacere.

Bandcamp - L'entusiastica recensione di Tim Merricks per Americana-UK

Per me, più che 8.0/10 (ma non è detto che non salga)


Jodymoon - The Life You Never Planned On

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2012 (Rich Lady)

Jodymoon - The Life You Never Planned On Questo album, edito in aprile e quasi completamente passato inosservato (stranamente, non se ne trova traccia neanche nei soliti blog), meriterebbe invece un'attenzione particolare. Avevo già notato il gruppo olandese (di Maastricht, per la precisione) nel 2010, per il loro Who Are You Now (la title-track è stata una delle mie canzoni preferite dell'anno), che adesso ripropone, con questa nuova pubblicazione, il suo personale stile, forte di una grande perizia vocale e strumentale, intriso di grande classe e libero di esprimersi, senza limitazioni di genere. Spaziano, infatti, tra il pop, il folk, il jazz, il blues, il soul e dimostrano di avere una grande capacità compositiva, creando canzoni solide e tremendamente avvincenti. Vi anticipo che non troverete l'album in rete, ma, per fortuna, è disponibile per lo streaming integrale: godetevelo così, per ora, in attesa di un acquisto che val bene il denaro speso.

Streaming

Per me, più che 8.0/10


The Bony King of Nowhere - The Bony King of Nowhere

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2012 (PIAS)

The Bony King of Nowhere - The Bony King of Nowhere Sto assistendo abbastanza frequentemente ad un fenomeno particolare: diversi artisti di estrazione folk, i cui precedenti lavori brillavano per spigliatezza e per certi ammiccamenti al pop, con le pubblicazioni di quest'anno stanno tornando in massa al genuino folk delle origini, attingendo soprattutto alla tradizione americana. Questo è l'esempio in tal senso di The Bony King of Nowhere, moniker sotto cui si cela il cantautore belga Bram Vanparys, qui giunto al terzo album (quarto se contiamo una soundtrack). Il fatto che l'abbia autitolato potrebbe significare l'aver trovato la propria vera essenza? Il precedente Eleonore spiccava per alcune canzoni dall'impatto immediato (che credo abbiano avuto qualche successo come singoli); qui, invece, abbiamo un ritorno, come dicevo, al folk più tradizionale, con un ricorso ad un pathos d'altri tempi (che, sinceramente, in un primo momento mi aveva un po' spiazzato); nei fatti, è un album breve e tormentato, con ballate struggenti ed emotivamente cariche, che non dispiacerà certamente agli amanti del genere.

Per me, 7.5/10


Michael Harrison & Maya Beiser - Time Loops

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2012 (Cantaloupe)

Michael Harrison & Maya Beiser - Time Loops Dall'incontro tra l'acclamato pianista e compositore Michael Harrison (molto apprezzato da Terry Riley) e la virtuosa violoncellista Maya Beiser (di cui ho gradito molto il suo Provenance dell'anno scorso), che ha sempre dimostrato di saper osare col suo strumento, non limitandosi ad alcun repertorio ed avventurandosi anche nel rock (incredibile la sua cover di Kashmir dei Led Zeppelin), non poteva non nascere un piccolo gioiello! Per quanto riguarda Harrison, gli esperti parlano di una forte innovazione e di uno stile pianistico più unico che raro, ma io è inutile che mi cimenti a parlarne, perché non ci capisco nulla. Mi limito ad ascoltare e quello che sento mi piace decisamente: questo album si stacca dalla media delle opere di modern classical a cui siamo abituati (che, personalmente, trovo troppo spesso noiosette), in quanto molto vario ed emozionante. Tra gli otto brani dell'album, tutti coinvolgenti e suggestivi, spicca il delicato arrangiamento per piano e violoncello dell'Ave Maria di Bach/Gounod, ma soprattutto la lunga, conclusiva, Hijaz, in cui il ricorso ad un tenue sperimentalismo contribuisce a rendere ancora più sapido un album già molto interessante.

Just Ancient Loops III. Ascension su Soundcloud

Per me, almeno 8.0/10


Eraas - Eraas

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2012 (Felte)

Eraas - Eraas Eraas è un duo di Brooklyn, nato dallo scioglimento del gruppo post-rock/avant-rock Apse, che dimostra di percorrere la propria strada infischiandosene delle mode e voltando le spalle, stilisticamente parlando, anche al gruppo genitore. Pescando un po' dal periodo post-punk, ma arricchendo quelle atmosfere scarne con sonorità elettroniche tutte contemporanee, essi riescono a catapultare l'ascoltatore in un oscuro mondo onirico, in cui i ritmi pulsanti, che si alternano a momenti di sentore dark-ambient, le voci eteree, poco più che sussurrate, le variazioni di ritmo e di intensità dimostrano la loro generosità nel produrre emozioni forti. In questo trova posto anche una certa componente melodica, abbastanza rara in opere di questo tipo. Album sicuramente da non trascurare!

Streaming su Stereogum - Bandcamp - Recensione di Gareth O'Malley per Music OMH

Per me, almeno 7.5/10


Borko - Born To Be Free

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2012 (Kimi / Sound of a Handshake)

Borko - Born To Be Free Un'altra terra decisamente fertile, per quanto riguarda gli artisti che ha sfornato (ormai ho perso il conto), è l'Islanda, col suo fantastico mix di fuoco e di ghiaccio. Considerando che conta più o meno gli abitanti di una nostra media città (poco più di 300.000), credo si possa dire che abbia una densità invidiabile di musicisti ed interpreti valenti...! Ed il barbuto Borko (vero nome Björn Kristiansson), qui al secondo album, non fa certo eccezione! La sua musica si distingue subito per uno stile molto personale, in cui una "pienezza" ed una ricchezza di arrangiamenti, quasi orchestrali, portano spesso a veri e propri trionfi di stampo classico. Una prog-psichedelia simil-floydiana si affaccia a tratti, mentre, in altri momenti, è l'Eno del periodo pop a manifestarsi. Nell'insieme, si tratta di un album molto originale, interessante e corposo, a tratti proprio emozionante: un altro grande episodio da iscrivere negli zeppi annali della musica islandese...!

Per me, 8.0/10