Pensieri e-Motivi

Archives :

Ottobre 2012

Boy Omega - Night Vision

dans la catégorie album

2012 (Tapete)

Boy Omega - Night Vision Boy Omega, moniker sotto cui si cela lo svedese Martin Henrik Hasselgren, già al sesto album (a quanto pare, però, questo dovrebbe essere il primo ad essere stato inciso in un vero e proprio studio di registrazione), è un ulteriore esempio di come la musica scandinava riesca sempre a sorprendere, in qualsiasi genere si cimenti. In questo caso parliamo di pop, ma non vi aspettate le canzonette: sul sito della Tapete, si fa riferimento soltanto a Elliott Smith, Sparklehorse, Sufjan Stevens, Iron & Wine e Bright Eyes. Di mio ci aggiungo che, a tratti, mi sembra una versione maschile di Bjork (ascoltate. ad esempio. Halos) e, in altri momenti, fa riaffiorare reminiscenze Arcade Fire. Bisogna dire che la sensazione del già sentito è forte, ma contribuisce un dare un brivido di piacere piuttosto che stridere. In tutto l'arco dell'album, pur alternando brani movimentati, ma sempre drammatici e intrisi d'angoscia, ad altri più lenti e struggenti, si mantiene un forte senso di coerenza, in cui ogni singola nota sembra stare al posto giusto. La strumentazione è cospicua: una decina almeno di strumenti, ma tutti affidati alle mani dell'autore... Ascoltatelo: non ve ne pentirete.

Articolo della Tapete e sampler

Per me, 8.0/10 (e che ve lo dico a fare?)


Alexander Wolfe - Skeletons

dans la catégorie album

2012 (Dharma)

Alexander Wolfe - Skeletons So dovessimo dare per forza un senso al titolo dell'album, potremmo dire che esso voglia mettere a nudo le sensazioni più recondite dell'animo. Forse diremmo una sontuosa banalità, ma probabilmente ci andremmo vicini. Il cantautore londinese Alexander Wolfe è qui al secondo album e, mentre con l'esordio ci aveva quasi travolti di emozioni immediate, adesso ci presenta il suo lato più lirico, fatto di estrema gentilezza, in cui sadcore e slowcore si intrecciano in un vortice di malinconia. I brani sono tutti suoi, tranne una cover di Neil Young (Don't Let it Bring You Down, che, non me ne vogliano i fan di Neil, è più bella dell'originale), così come quasi interamente suo è l'apporto strumentale, con l'eccezione degli archi e dei fiati. A tratti si raggiungono delle vere e proprie vette di struggimento, come nelle stupende Fangs o Milk Teeth; altre canzoni si mantengono in un recesso più intimista, in un tormento a tinte soffuse, ma nessuna dà l'impressione di essere di troppo. Ascoltatelo con calma, ad occhi chiusi e sarete rapiti dalla sua delicatezza...

Bandcamp - Intervista di Henry Fry per Drunkenwerewolf

Per me, 8.0/10


Annabelle Chvostek - Rise

dans la catégorie album

2012 (Borealis)

Annabelle Chvostek - Rise Ecco un'altra fantastica cantautrice e polistrumentista incredibilmente ignorata in Italia (ad eccezione di un'isolata recensione di Maurizio di Marino del 2008)! Annabelle Chvostek, canadese di Montreal, ma di chiare origini europee, è stata una bambina prodigio, partecipando alla Canadian Opera Company dalla tenera età di sette anni; poi si è sempre distinta in un grande impegno musicale e culturale, laureandosi in arti interdisciplinari, partecipando a molte iniziative e riscuotendo parecchi riconoscimenti. Prima di adesso, ha pubblicato quattro album, un live ed un EP, alternando la sua carriera solista con la collaborazione con le Wailin' Jennys; inoltre, è spessa entrata in contatto col mito canadese Bruce Cockburn (presente anche in quest'ultimo lavoro). Ma veniamo a Rise: questo album, per usare una citazione scontata, ...è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita; un disco corposo (anche come durata: circa un'ora), emozionante, variegatissimo, in cui il country-folk più tradizionale, esaltato da veri e propri anthem, fa ricorso anche al folk balcanico, a movenze gipsy, a notturni brividi blues e jazz, mentre una strumentazione particolarmente ricca contribuisce a rendere l'insieme ancora più lussureggiante. Sono dodici brani bellissimi, tutti destinati a lasciare il segno, senza alcun momento di incertezza. Anche i testi (che conto di approfondire) sono interessantissimi e non nascondono una forte coloritura politica, quasi a dargli i connotati di un album di protesta (...el pueblo unido jamás será vencido...). Questo, secondo la mia opinione, sarà un altro album memorabile del 2012...

Articolo di Alex per Folk Radio Uk e streaming parziale

Per me, 8.5/10


Other Lives - Mind the Gap

dans la catégorie ep

2012 (TBD)

Other Lives - Mind the Gap Parlando degli Other Lives, non riesco a nascondere una punta di infantile autocompiacimento: credo, infatti, di essere stato il primo, nel nostro paese, a puntare l'attenzione su questo meraviglioso gruppo di Stillwater, Oklahoma, in occasione dell'uscita dello stupendo album omonimo del 2009, mediante le mie insistenze quasi maniacali sul forum di Ondarock. Il mio martellamento diede i suoi frutti dopo parecchio tempo, quando fu finalmente recensito l'album del 2011, Tamer Animals e fu dedicata loro addirittura una monografia. Perlomeno, mi piace pensare che sia così... Questo EP, adesso, costituisce, a mio vedere, una sorta di esperimento: i quattro brani (tra cui una versione remix di Tamer Animals a cura de The Atoms for Peace) si muovono su terreni finora inesplorati, in cui, con un uso intensivo dell'elettrica, che si alterna ai loro usuali strumenti acustici, viene di molto enfatizzato il lato dreamy della loro musica. Non so se si tratti dell'inaugurazione di un nuovo corso o di un caso isolato (tra l'altro, è in preparazione un nuovo album, che, molto probabilmente vedrà la luce il prossimo anno...), ma, di sicuro, le atmosfere alla Other Lives sono presenti e potenti come al solito, a costante dimostrazione di essere al cospetto di uno dei gruppi più emozionanti e dalla maggior forza evocativa degli ultimi anni...

Articolo di Chris Coplan per Consequence of Sound e streaming

Per me, più che 8.0/10


Tyler Butler - Violence

dans la catégorie ep

2012 (Cabin Songs)

Tyler Butler - Violence Un lavoro che si chiami Violence, pubblicato da un cultore delle arti marziali (cintura nera in taekwondo) e giocatore di hockey, può evocare suoni quantomeno aggressivi... E, invece, di aggressivo in questo EP ci sono solo le emozioni. Dopo aver pubblicato un bellissimo album nel 2011 (Winter King, che è stato comunque riproposto quest'anno in versione estesa), il cantautore di Edmonton (Alberta, Canada) dimostra di essere un autore impeccabile, centellinando la sua produzione, ma dando alla luce quattro gioiellini, nei quali. la sua visione particolare dello slowcore rimanda ai grandi classici del folk, con un contegno sornione e tormentato allo stesso tempo ed uno stile da perfetto narratore. Tra i cantautori incontrati quest'anno, credo che sia quello, insieme a Barna Howard, che più di tutti incarna quell'ideale ritorno ai grandi fasti del passato, un ritorno che non ha niente a che vedere con l'emulazione e che assume dignità da pioniere. Autore da seguire con attenzione...

Bandcamp - Recensione di April Wolfe per Common Folk Music

Per me, almeno 7.5/10


In Sintesi (15-2012)

dans la catégorie playlist

Beth Orton - Sugaring Season Beth Orton - Sugaring Season
(2012 - Anti)

Recensione di Giovanni Dozzini per Ondarock
Per me, più che 7.0/10


Autumn's Grey Solace - Divinian Autumn's Grey Solace - Divinian
(2012 - Projekt)

Recensione di Matteo Meda per Ondarock
Per me, 7.5/10


Tom McRae - From the Lowlands

dans la catégorie album

2012 (DbRelease)

Tom McRae – From the Lowlands Tom McRae è un cantautore inglese (precisamente di Chelmsford, Essex) attivo già dal 2000 e giunto al suo settimo album da studio. È casuale che ne parli subito dopo Susanne Sundfør, ma i due hanno qualcosa in comune: la norvegese gli ha fatto da supporter nell'estate del 2005. Come dicevo è inglese, ma il suo stile sembrerebbe posizionarlo oltre-oceano, riferendosi certamente ai grandi cantautori statunitensi e nemmeno la sua pronuncia mi pare tradisca le sue origini (complice magari il suo lungo soggiorno californiano, durante il quale ha inciso il suo quarto LP). Sinceramente non conosco i suoi precedenti album, ma leggevo in rete che, dopo l'eccellente debutto, i suoi lavori si sarebbero succeduti con una certa dose di stanchezza creativa; non so se sia esattamente così, ma di sicuro posso dire che questo album di stanco ha forse solo l'incedere, ai limiti dello slowcore; a livello emotivo, invece, è tutt'altro che debole: direi, piuttosto, che è pregno di un'intensità struggente e viscerale. Mi piace molto, in particolare, la sua voce, chiara e ben calibrata; quando si alza, poi, assume una tonalità acuta, di una limpidezza quasi femminile.

Bandcamp (streaming parziale)

Per me, almeno 7.5/10


Susanne Sundfør - The Silicone Veil

dans la catégorie album

2012 (EMI Norway)

Susanne Sundfør - The Silicone Veil Susanne Aartun Sundfør ha soltanto 26 anni, ma è già al quinto album da studio e costituisce una delle realtà più interessanti di quella prolifica terra di Norvegia. Ero rimasto a The Brothel del 2010, album che, in verità, non mi aveva convinto del tutto e non sapevo che nel 2011 ne fosse stato pubblicato uno interamente strumentale: A Night At Salle Pleyel (credo che approfondirò...). Ora, ho la netta sensazione che The Silicon Veil cosituisca un punto di arrivo: struggente, evocativo, variegato, sta molto stretto nella definizione di dream-pop, che leggo in giro per la rete. È, secondo me, piuttosto un lavoro molto complesso, paragonabile, da questo punto di vista, agli album più ispirati di Bjork: la sua voce luminosa si erge da un mare di suoni elettronici ed acustici, a tratti pulsanti, a tratti invece allargati in suggestioni di stampo neo-classico. Dieci brani, interamente composti da lei, molto vari, ma tutti intensi ed uniti da un denominatore comune: un profondo amore per la musica. Come non condividere?

Recensione di Michael James Hall per The Line of Best Fit

Pee me, per ora, più che 8.0/10 (tendente a salire)


Michelle Blades - Mariana

dans la catégorie album

2012 (River Jones Music)

Michelle Blades - Mariana Dall'Arizona, secondo album da studio per una giovane e molto affascinante cantautrice ed eccellente chitarrista (soprattutto ukulele). Una cosa che salta subito agli occhi (anzi alle orecchie) di quest'album è che, nonostante una certa ricchezza strumentale (da qualche parte ho letto addirittura chamber-folk...), l'idea d'insieme è di un disco minimalista, in cui è fortissimo un senso di pacatezza, di una ricercata misura. Niente strepiti o false allegrie: tutto sembra sussurrato, come anche la particolare voce di Michelle, flebile, ma, nello stesso tempo, alchemica, sì da risultare quasi ipnotica. Non è forse un album da primo ascolto, ma sarebbe un errore metterlo da parte, perché l'interesse nei suoi confronti aumenta di volta in volta. Alcune canzoni sono deliziose (Mt. Rainer è la mia preferita), ma non è che le altre non siano parimenti delicate e belle... Ho notato che diversi brani, se non tutti, sono già in circolazione da un paio di anni.

Bandcamp

Per me, almeno 7.5/10


Alondra Bentley - The Garden Room

dans la catégorie album

2012 (Gran Derby)

Alondra Bentley - The Garden Room Dopo il bellissimo debutto del 2009, Ashfield Avenue (che per me è stato uno dei dieci album più belli dell'anno), la dolcissima cantautrice spagnola (di chiare origini britanniche) giunge alla seconda pubblicazione e lo fa in chiave tradizionalista. Infatti, mentre l'esordio conteneva brani killer, che guardavano con un certo interesse al pop, The Garden Room è un album più squisitamente folk e un folk che scruta attentamente oltreoceano: mi sembra un po' l'operazione compiuta in Svezia dalle sorelle Söderberg (First Aid Kit). Ma la peculiarità principale consiste nella sua voce, algida (tant'è che sembrerebbe idealmente posizionarsi molto più a nord della sua ambientazione latina, ma anche più su delle sue origini britanniche, richiamando abbastanza certe vocalità scandinave) e personalissima, sì da essere immediatamente identificabile. Come dicevo, i brani da singolo del primo album qui forse non ci sono (tranne forse Don't Worry Daddy), ma questo non è necessariamente un difetto, perché si tratta di un lavoro coerente e intenso, che manterrà il suo posto nei nostri cuori più a lungo di qualche brano troppo ammiccante...

Per me, più che 8.0/10


Black Prairie - A Tear in the Eye Is a Wound in the Heart

dans la catégorie album

2012 (Sugarhill)

Black Prairie - A Tear in the Eye Is a Wound in the Heart Titolo romanticissimo per la seconda uscita discografica del 2012 del gruppo di Portland. In effetti, The Storm in the Barn (di cui ho parlato qui) era piuttosto una colonna sonora per una piece teatrale; quindi, il loro vero album dell'anno è questo. Dappertutto, li si definisce come gruppo bluegrass, ma non vi aspettate un album canonico per questo genere, che è solitamente rurale, scoppiettante, allegro e, diciamocelo, un po' volgarotto (anche se io stravedo per il buon bluegrass). I Black Prairie costituiscono, secondo me, il lato aristocratico del bluegrass: anche nei brani più vivaci, loro mantengono sempre un contegno sornione e distaccato, con una seriosità che forse un po' stride col contesto. Inoltre, soprattutto per le uscite recenti, si nota una mescolanza di generi anche piuttosto lontani geograficamente, che rimandano, per esempio, ad ambientazioni europee o comunque latine. Forte, poi, la loro costante vena drammatica (come ben dimostrato nel lavoro immediatamente precedente). Personalmente, però, ho preferito la soundtrack, trovandola più intensa ed innovativa; questo, a mio vedere, mostra qualche momento di eccessiva rilassatezza (i brani ballabili, per esempio); ciò non toglie che, magari, per altri non possa costituire piuttosto un valore aggiunto.

Articolo di Brian Tremml per Paste e streaming

Per me, più che 7.0/10


Black Prairie - The Storm in the Barn Dello stesso gruppo:

The Storm in thae Barn (2012)

29 agosto 2012


Eyeless In Gaza - Butterfly Attitude

dans la catégorie album

2012 (Downwards)

Eyeless In Gaza - Butterfly Attitude Come dicevo in occasione del bellissimo album pubblicato alla fine dello scorso anno, Everyone Feels Like a Stranger, questo gruppo britannico, anzi duo (Martyn Bates, cantante e chitarrista e Peter Becker, polistrumentista), costituisce un raro esempio di fenice musicale. Come il mitologico uccello, infatti, si sono saputi reinventare dalle ceneri dei gloriosi anni '80: il fatto di dare una svolta alla propria carriera, cambiando completamente genere, a volte può essere il segreto dell'eterna giovinezza. L' album, breve (solo sette brani), ma intenso, riporta alle magiche atmosfere del precedente lavoro, con il tempestoso scintillio delle chitarre acustiche, i sostrati elettronici e, soprattutto, l'inconfondibile vena melodica della voce di Martyn, che contribuisce non poco a plasmare l'originalissimo stile del progetto. Al cospetto di ''Everyone...', devo dire che questo lavoro mi dà un po' un senso di "interrotto" (sarà che io non amo particolarmente i lavori brevi) e, inoltre, ho paura che vogliano subito scivolare in una sorta di manierismo. Ciò nonostante, dopo aver ascoltato l'album per intero, le perplessità sfumano, lasciando il posto ad un vero e proprio rapimento.

Preview Soundcloud

Per me, 8.0/10


Eyeless in Gaza - Everyone Feels Like a Stranger Dello stesso gruppo:

Everyone Feels Like a Stranger (2011)

30 maggio 2012


In Sintesi (14-2012)

dans la catégorie playlist

Gareth Dickson - Quite A Way Away Gareth Dickson - Quite A Way Away
(2012 - 12k)

Recensione di Vassilios Karagiannis per Ondarock
Per me, 7.5/10


Greater Pacific - Incandescent Greater Pacific - Incandescent
(2012 - Yer Bird)

Recensione di Lorenzo Righetto per Ondarock
Per me, 8.0/10


Rayland Baxter - Feathers & FishHooks

dans la catégorie album

2012 (ATO)

Rayland Baxter - Feathers & FishHooks Rayland Baxter, di quella Nashville, cui solo sentire pronunciare il nome fa venire brividi di piacere, è quel che si dice un figlio d'arte: suo padre Bucky ha, infatti, calcato le scene addirittura con Bob Dylan, Steve Earle e Ryan Adams. Qui è al suo album di debutto (dopo aver pubblicato un EP), guidato dallo stesso produttore di Tom Waits e Modest Mouse. Insomma, le premesse ci sono tutte perché ci si aspetti qualcosa di un certo valore. E, in effetti, l'album è molto convincente. Personalmente, avrei desiderato qualcosa di più personale e facilmente identificabile: le sue ballate sono equilibrate e ben composte ed hanno il piglio classico del country-folk tradizionale; ma, facciamo finta per qualche istante che al posto della sua voce, ci sia quella, immortale, di un Johnny Cash... Ecco, potrebbe benissimo essere un album di inediti dell'immenso folk-singer scomparso nel 2003. Naturalmente questo non è un difetto, ma certamente un po' di originalità in più non avrebbe guastato. Rimane il fatto che si tratta di un album più che decoroso, che non mancherà di piacere agli appassionati del genere.

Articolo di Ryan Bort per Paste e streaming

Per me, almeno 7.0/10


James Harker - The Red Room

dans la catégorie album

2012 (autoprodotto)

James Harker - The Red Room L'approccio a questo album può essere di due tipi: se lo si vede come un imitatore di David Sylvian, può sorgere spontanea la tentazione di stroncarlo; se lo si considera, invece, come un'opera a sé, in cui la somiglianza vocale con Sylvian sia puramente incidentale, allora ci si convince di essere al cospetto di un vero gioiellino. E la somiglianza col geniale artista di Beckenham secondo me c'è, soprattutto nei momenti di quiete (anche se, incredibilmente, in rete nessuno sembra essersene accorto): alcuni brani, se me li avessero fatti ascoltare al buio, avrei scommesso che si fosse trattato di ulteriori registrazioni in chiave pop di David Sylvian, del genere di quelle fatte anni fa con la bella consorte Ingrid Chavez. E invece no: James Harker è un cantautore e compositore di colonne sonore scozzese, che si muove su terreni tutti suoi: il suo pop molto raffinato, tra il chamber e il barocco, che sembra pescare direttamente dagli anni '70, pur mantenendo una sua netta contemporaneità, ha un fascino particolare, direi anzi un garbo, che conquista a forza di carezze, senza aggredire. È anche abbastanza curato a livello sonoro e si avvale di una compagine di sette valenti collaboratori, tra strumentisti e coristi. Si tratta di un doppio CD, ma è il primo che si può definire un concept; il secondo è un bonus multilingue con versioni alternative (di cui personalmente farei a meno, come per la maggioranza di dischi bonus...). E' uno di quegli album che ti tieni sempre a portata di mano, perché sai che, riascoltandolo, ti assicura momenti deliziosi.

Bandcamp - Recensione di Nick Churchill per Fatea

Per me, 8.0/10


In Sintesi (13-2012)

dans la catégorie playlist

Red River Dialect - awellupontheway Red River Dialect - awellupontheway
(2012 - autoprodotto)

Recensione di Lorenzo Righetto per Ondarock
Per me, 7.5/10


Tame Impala - Lonerism Tame Impala - Lonerism
(2012 -Modular)

Recensione di Valentina Natale per indieforbunnies
Per me, 7.5/10


Matt Flinner Trio - Winter Harvest

dans la catégorie album

2012 (Compass)

-Matt Flinner Trio – Winter Harvest Un mandolino (Matt Flinner), una chitarra (Ross Martin) e uno stupendo contrabbasso (Eric Thorin), a tratti suonato con l'arco, sono i protagonisti di questo album, totalmente strumentale, in cui si combinano magnificamente due generi che sembrerebbero lontani, ma che, di fatto, non lo sono: il bluegrass ed il jazz (con qualche breve puntatina alla musica classica). Il progetto nasce nel 2002, ma è nel 2006, con modalità abbastanza insolite, che i tre si lanciano una specie di sfida: organizzano dei tour, denominati Music du jour tours e, in ogni serata in cui si esibiscono, ognuno di loro deve proporre un pezzo nuovo composto per l'occasione. L'esperimento è già stato messo su disco nel 2009, con l'album che appunto si intitolava Music Du Jour e questo è la seconda pubblicazione, per la quale sono stati selezionati dodici brani, per la versione digitale e quindici per quella estesa su cd. Innanzitutto, c'è da dire che i brani sono incisi molto molto bene, con gli strumenti straordinariamente "presenti" (insomma, è un album che farà piacere agli audiofili); i brani, evidentemente, sono stati scelti con molta cura e formano una sorta di corpo unico, in cui l'intensità emotiva si mantiene sempre costante. Potrebbe sembrare un'accusa di scarsa varietà, ma non è così: è proprio la sua omogeneità che fa sì che l'album sembri destinato ad un ascolto ininterrotto e continuo, quasi come una colonna sonora per dare un po' di senso alle nostre grigie giornate. Tutto molto bello.

Articolo e sampler Compass Records

Per me, 8.0/10


Sera Cahoone - Deer Creek Canyon

dans la catégorie album

2012 (Sub Pop)

Sera Cahoone - Deer Creek Canyon Dal Colorado, una cantautrice dolce e malinconica, dalla grande vena lirica, calata in un contesto musicale vario e confortante. Le origini di questa artista nascono dallo stesso gruppo da cui, poi, si sarebbe formata la Band of Horses, ma le due realtà hanno evidentemente seguito strade diverse... Ho notato con piacere che lei ha lasciato il segno in diverse webzine italiane, per cui mi limiterò allo stretto essenziale, rimandando alle loro articolate recensioni. Dico solo che si tratta di un album da non sottovalutare (io, un primo momento, l'avevo messo da parte), perché può regalare emozioni misurate ma durature: la sua bella voce vellutata, l'incedere nostalgico e cullante, la musica che passa da aliti delicati a scintillii bluegrass..., sono tutti elementi che convergono là dove la musica diventa vis medicatrix, forza terapeutica...

Recensioni: Emacore per RoarMagazine - Lady Morgana per Amo La Musica

Per me, 8.0/10


Toby Martin - Love's Shadow

dans la catégorie album

2012 (Ivy League)

Toby Martin - Love's Shadow E restiamo in Australia con un altro interessantissimo album d'esordio! Toby Martin, cantautore di Sidney, nipote d'arte (suo nonno era il poeta David Martin), ha già calcato la scena per una decina d'anni come componente e co-fondatore del vivace gruppo rock Youth Group, ma, per la sua incipiente carriera solista, sceglie un binario fondamentalmente diverso: il suo è un cantautorato pop dal grande contenuto lirico, romantico e malinconico, ma non privo di guizzi di positività, che si traducono in alcune melodie subito accattivanti, sì da poter aspirare a diventare singoli di successo commerciale. Fatto sta, comunque, che tutte le undici ballate sono estremamente coinvolgenti e totalmente esenti dalla noia: l'album è un corpo unico di emozioni, destinate a lasciare un segno Quest'anno ha fatto anche da spalla ad un cantautore che, in patria, pare sia una specie di mito: Robert Forster (una buona occasione per fare anche la sua conoscenza...).

Recensione di Andrew Geeves per The Brag

Per me, almeno 8.0/10


Winter People - A Year At Sea

dans la catégorie album

2012 - Hub / Inertia

Winter People - A Year At Sea Che l'Australia recentemente si faccia sempre più notare nel panorama della musica indipendente, l'abbiamo già detto. E questo nutrito gruppo di Sidney, da un certo punto di vista, è addirittura sorprendente, tanto più se consideriamo che si tratta di un debutto discografico! Infatti, mentre molto spesso un gruppo esordiente si presenta timido e minimale e punta magari sull'ispirazione piuttosto che sulla produzione, l'album dei Winter People presenta, invece, una compagine di tutto rispetto (sei componenti ufficiali, con, in aggiunta, due violiniste ed un coro di cinque persone anche se tutto sembra ruotare attorno al cantante, autore, polistrumentista e artista visuale Dylan Baskind), una grande varietà strumentale, arrangiamenti lussureggianti, coretti ed effetti vari... La loro musica è anche altrettanto variegata: combinano infatti folk, pop, post-rock e, a tratti, rimandano a certo art-rock recente (almeno in un brano, Two's Company, che guarda caso è il mio preferito, mi ricordano gli Other Lives...). Personalmente, però, avrei forse preferito un po' meno sfoggio e un tantino di timidezza in più: i brani sono belli e ispirati, ma sembrano dettati dalla bramosia di colpire l'ascoltatore, perdendo un po' la bussola (per restare in tema con la copertina). Io aspetto il secondo album, perché sono sicuro che, concentrando di più gli sforzi sul fattore emotivo, saranno in grado di dare alla luce qualcosa di veramente notevole...

Articolo di Chris Cobcroft per 4zzzfm

Per me, almeno 7.5/10


In Sintesi (12-2012)

dans la catégorie playlist

Rachel Sermanni - Under Mountains Rachel Sermanni - Under Mountains
(2012 - Middle Of Nowhere)

Recensione di Lorenzo Righetto per Ondarock (e streaming)
Per me, almeno 7.5/10


John Cale - Shifty Adventures in Nookie Wood John Cale - Shifty Adventures in Nookie Wood
(2012 - Double Six/Domino)

Recensione di Pasquale Wally Boffoli per Distorsioni
Per me, 6.5/10


The Luyas - Animator

dans la catégorie album

2012 (Paper Bag)

The Luyas - Animator Dopo quel sorprendente secondo album del 2011, Too Beautiful To Work (che personalmente avevo inserito tra i miei preferiti dell'anno), torna il gruppo di Montreal con un nuovo e convincentissimo lavoro, che di fatto sarà pubblicato il 16 ottobre. Sul sito dell'etichetta Paper Bag, la loro musica viene definita con un termine secondo me azzeccato: retro-futurist.... Il loro, in effetti, è un pop/rock originalissimo, delicatamente sperimentale, caratterizzato da una strumentazione molto ricercata, con un abbondante uso di elettroniche e dalla voce dreamy e sensuale di Jessie Stein (inoltre chitarrista e polistrumentista). Gli altri componenti sono il produttore Pietro Amato (The Bell Orchestre, Arcade Fire...; nato in Francia, ma l'origine non credo lasci adito a dubbi) agli ottoni, tastiere e percussioni, Mark Weaton alla batteria e Mathieu Charbonneau alla tastiera Wurlitzer. C'è da dire una cosa su questo gruppo: io sto ancora aspettando un vero capolavoro da parte loro, perché sono sicuro che le potenzialità ci siano tutte. Tanto questo album quanto il precedente mancano, secondo me, di quel coraggio di osare fino in fondo: le intuizioni geniali non mancano (soprattutto nei due stupendi brani iniziali), ma poi ho l'impressione che la tensione si smorzi e i brani si susseguano con un po' di diluizione, pur rimanendo ad un alto livello, beninteso... Alla prossima, ma intanto godiamoci questo.

Articolo della Paper Bag

Per me, più che 8.0/10