Pensieri e-Motivi

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Settembre 2012

Hundred Waters - Hundred Waters

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2012 (Elestial Sound)

Hundred Waters - Hundred Waters Ben vengano album di questo genere! Quando la musica riesce a superare i rigidi limiti degli schemi e delle generalizzazioni, facendo convergere gusti che potrebbero sembrare opposti, spesso nascono gioielli come questo. Il gruppo di Gainesville, Florida, composto da Nicole Miglis, Trayer Tryon, Paul Giese, Zach Tetreault e Sam Moss, sa combinare, infatti, un folk di stampo inglese con l'elettronica, ma andando molto oltre la cosiddetta folktronica e raggiungendo territori inesplorati e sperimentali, con l'evidente passaggio dalle parti del trip-hop... Ho idea che punto cardine del guppo sia Nicole Miglis, cantante, autrice e pianista di chiara estrazione classica, ma gli altri componenti dimostrano di dare contributi che vanno ben aldilà del compitino. Gli undici brani, tutt'altro che immediati (necessitano di una bella serie di riascolti per essere veramente apprezzati), sono una serie ininterrotta di suggestioni eteree, in cui la dolce voce di Nicole fa da collante e di continue sorprese sonore, in cui l'elettronica gioca un ruolo chiave. Album originalissimo, generoso d inventiva, che si colloca tra i più interessanti di questo 2012.

Streaming - Recensione di Ian Cohen per Pitchfork

Per me, 8.5/10


Antje Duvekot - New Siberia

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2012 (Pantjebare Publishing / Mr Cat Music)

Antje Duvekot - New Siberia Questo album ha la forza inesauribile della semplicità. È uno di quei casi in cui la copertina ha poco a che fare con il contenuto: la musica di Antje Duvekot, infatti, è molto lontana dall'essere glaciale. Lei è tedesca, ma vive negli Stati Uniti (precisamente Somerville, dalle parti di Boston, Massachusetts), dove ha mietuto premi e riconoscimenti già dall'adolescenza. Il suo stile è personale, ma tutt'altro che eccentrico: testi poetici e tormentati ("...the pain is built-in..." sono parole sue) su melodie semplici e sobrie, condotte soprattutto dalla sua chitarra acustica, che dimostra di saper suonare molto bene. La cosa strana che provo nell'ascoltare questo album è che vorrei non finisse mai, una sensazione che non avverto neanche coi miei album preferiti... Si accompagna spesso al mito del folk Ellis Paul, guest-star nel suo primo album, che non lesina parole di ammirazione nei suoi confronti. Senza contare un live del 2011, è già al suo sesto album e sembra incredibile che sia ancora praticamente misconosciuta nel nostro paese...

Sampler - Articolo e intervista di Kath Galasso per Technorati

Per me, 8.0/10


In Sintesi (11-2012)

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Efterklang – Piramida EfterklangPiramida (2012 - 4AD)

Soundcloud - Recensione di Claudia Durastanti per Indieforbunnies

Per me, 7.5/10


Stealing Sheep - Into The Diamond Sun Stealing Sheep - Into The Diamond Sun (2012 - Heavenly / Coop Music)

Soundcloud - Recensione di Gianfranco Marmoro per Ondarock

Per me, 7.0/10


Teitur – Four Songs

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2012 (Arlo and Betty)

Teitur – Four Songs Questo EP si sarebbe dovuto intitolare Four Beautiful Songs! E infatti di quattro belle canzoni si tratta, nate a metà strada tra la Scozia e l'Islanda, in quelle isole Fær Øer, che, se non fosse per gli incontri calcistici, sarebbero, per i più, remote e misteriose. Teitur Lassen, ex front-man dei Mark No Limits, premiato nel 2007 come miglior cantante maschio ai Danish Music Awards, dopo ben cinque album da studio, tra cui lo stupendo The Singer del 2008, ha voluto, per sua stessa ammissione, con questo breve lavoro, esplorare nuove prospettive, che lo avvicinassero a ciò che maggiormente sente di essere. In pratica, queste quattro canzoni dovrebbero segnare l'inizio di un nuovo corso. Tra tutte spicca, secondo il mio gusto, una nuova versione di Poetry and Airplanes, title-track del suo primo album, ma le altre sono parimenti meritevoli di ascolti ininterrotti; peccato siano solo quattro.

Sito ufficiale e sampler - Recensione di Thomas Nicholson per The Melody Box

Per me, 8.0/10


Adrian Crowley - I See Three Birds Flying

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2012 (Chemikal Underground)

Adrian Crowley - I See Three Birds Flying Non ho sentito moltissimo del pluri-premiato cantautore dublinese (maltese di nascita) Adrian Crowley... In questo suo sesto album, comunque, si nota innanzitutto una variazione nella timbrica della sua voce, ora più grave, come se fosse maturata rispetto al passato, sì da rappresentare ora una sorta di via di mezzo tra Leonard Cohen e John Cale. Liriche poetiche e curatissime, un folk in chiave sadcore (...I tried to write the saddest song in the world... - parole sue...) contemplativo e coinvolgente, un'atmosfera cullante ed evocativa. È uno di quegli album che vuoi ascoltare e riascoltare per cogliere le sfumature più delicate, quelle che magari ti sono sfuggite prima. Bello.

Recensione di Sean Thomas per Drowned in Sound

Per me, 7.5/10


Miasm – The Dark Roads

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2012 (autoprodotto)

Miasm – The Dark Roads Miasm è il progetto dell'artista multimediale di Salt Lake City Jeremiah Savage, una persona che intende manifestare in musica tutto il poliedrico turbinio dei suoi interessi. Superando i limiti di genere e non lasciandosi condizionare da interessi commerciali (l'album, infatti, è reso disponibile per il download libero), ha realizzato interamente in proprio un'opera estremamente suggestiva e convincente. Le atmosfere cupe, una struttura post-rock e gli arrangiamenti shoegaze contribuiscono a mettere insieme un album con un corpo tangibile, di grande impatto emotivo, in cui i brani si succedono come in un vortice di rapimento sensoriale. Quando simili emozioni si fanno sempre più rare nel mondo delle etichette e del mainstram, bisognerebbe soffermarsi un po' a riflettere, farsi delle domande e darsi delle risposte. Che aspettate?

Bandcamp con free download

Per me, almeno 8.0/10


Jon DeRosa - A Wolf in Preacher’s Clothing

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2012 (Mother West)

Jon DeRosa - A Wolf in Preacher’s Clothing Il cantautore Jon DeRosa, di Lodi, New Jersey, è quel che si dice una personalità evocativa. Dopo aver fatto parte di almeno tre validi progetti (Dead Leaves Rising, Pale Horse and Rider e Aarktica), che spaziavano dall'ambient al country-rock, adesso ha pubblicato il suo primo album da solista. Come è riportato sul sito della Mother West Records, il suo stile vocale affonda le sue radici addirittura negli anni '40, per poi passare direttamente allo spirito mod degli anni '60 e approdare all'universo post-punk. In tutto ciò, però, mantiene fede alla sua vena decisamente melodica, per cui le sue canzoni assumono l'identità di articolati e convincenti brani pop. L'ho visto paragonato a Scott Walker, Morrissey, Nick Cave, Frank Sinatra (sic)... Di mio ci aggiungo che certe sonorità della sua voce mi ricordano Brendan Perry. Tra i collaboratori, spicca la presenza della violoncellista Julia Kent. Comunque sia, l'album è fine, variamente suggestivo e accattivante: non mancherà di piacere a molti...

Articolo Mother West e streaming

Per me, 7.5/10


Tin Hat - The Rain Is a Handsome Animal

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2012 (New Amsterdam)

Tin Hat - The Rain Is a Handsome Animal Tin Hat (aka Tin Hat Trio) è soprattutto Carla Kihlstedt, la geniale violinista, polistrumentista e cantante di Lancaster, Pennsylvania. La sua poliedrica creatività ha fatto sì che il suo nome sia legato a una quindicina di progetti, che spaziano su generi diversissimi e lo fanno mantenendosi sempre ad altissimi livelli artistici (solo per nominarne qualcuno, Sleepytime Gorilla Museum, 2 Foot Yard, The Book of Knots, Cheer Accident, Cosa Brava, lo stesso Tin Hat Trio...) e ad una serie quasi infinita di collaborazioni di assoluto prestigio (su tutti, Fred Frith, Tom Waits, Carla Bozulich...). Nella compagine attuale del progetto trovano inoltre posto Mark Orton (chitarra), Ben Goldberg (clarinetto), Rob Reich (tastiere, fisarmonica). I testi sono tratti da versi del poeta E. E. Cummings. La loro principale caratteristica è saper integrare il folk ed il jazz senza forzatura alcuna e, anche nei momenti in cui la sperimentazione assume i toni dell'avanguardia, tutto si svolge con la perita naturalezza dei grandi artisti. Rispetto ai loro album precedenti, in particolare Memory is An Elephant del 1999 e The Sad Machinery of Spring del 2007, la carica innovativa e l'antusiasmo sembrano un tantino affievoliti, ma il livello rimane comunque ben alto...

Recensione di Andrew Gilbert per The California Report

Per me, 7.5/10


In Sintesi (10-2012)

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... Toy - Toy (2012 - Heavenly / Coop Music)

Soundcloud - Recensione di Vassilios Karagiannis per Ondarock

Per me, 8.0/10


Grizzly Bear - Shields Grizzly Bear - Shields (2012 - Warp)

Souncloud - Recensione di Lorenzo Righetto per Ondarock

Per me, 7.5/10


Cult of Youth - Love Will Prevail Cult of Youth - Love Will Prevail (2012 - Sacred Bones)

Soundcloud - Recensione di Lorenzo Righetto per Ondarock

Per me, 7.5/10


Science! - Two Guitars Live

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2012 (autoprodotto)

Science! – Two Guitars Live Devo confessare che, in un primo momento, avevo un po' sottovalutato quest'album. Poi, per fortuna ci sono tornato su e l'ho veramente apprezzato, nella sua semplice genuinità. Come il titolo dice esplicitamente, si tratta di due artisti di Seattle, Justin Stang (voce e chitarra) e Jim Elentheny (chitarra), che hanno registrato in proprio questo album, estemporaneamente e senza artifizi, utilizzando l'essenziale in quanto a strumentazione. La bella voce di Justin e la sua chitarra impegnata in canonici accordi e l'arpeggio sopraffino di Jim hanno messo su otto gioiellini, da ascoltare e riascoltare, che scorrono senza un momento di defiance, seppur nella consapevolezza di essere al cospetto di composizioni spensierate, create senza badare agli orpelli e alle rifiniture. È un bell'album e io ve lo consiglio: il download, tra l'altro, è a offerta libera...

Bandcamp (download ad offerta libera)

Recensione di James McQuiston per NeuFutur

Per me, almeno 7.5/10


Group Rhoda - Out Of Time - Out Of Touch

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2012 (Night School)

Group Rhoda - Out Of Time - Out Of Touch Group Rhoda è il moniker del progetto solista di Mara Barenbaum, cantante e pluristrumentista con base a San Francisco. Utilizzando quasi esclusivamente strumenti elettronici analogici, sintetizzatori, drum-machine etc. e accompagnandoli con la sua voce effettata, sembra attingere le sonorità da varie epoche musicali per elaborarle e proiettarle nel futuro: ecco che così riaffiorano i fantasmi della proto-elettronica, mediati dalla synth-wave anni '80, mentre, in un turbinio di ritmi scoppiettanti, la sua voce emerge svolgendo melodie malinconiche, sognanti e attutite come da una spessa coltre di ovatta. Album d'esordio originale ed evocativo allo stesso tempo, accattivante nei ritmi, ma sobrio nelle melodie: un convergere di contrasti che intrigano ed appagano.

Recensione di Marnie Reed per Bowlegs

Per me, almeno 7.5/10


Angel Olsen - Half Way Home

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2012 (Bathetic)

Angel Olsen – Half Way Home Ecco un album che potrebbe benissimo figurare tra i classici degli anni '70! Angel Olson, giovane cantautrice di Chicago (ma nativa del Missouri), infatti, ha la classe, la pregnanza emotiva, il pathos drammatico delle interpreti più accreditate di quegli anni. La sua bellissima e tormentata voce è padrona assoluta della scena, con un supporto strumentale veramente ridotto all'osso, mentre torna indietro nel tempo ad un folk americano delle origini. È questo il suo debutto quale full lenght, mentre nel 2011 era stato pubblicato un sorprendente EP, Strange Cacti. Nello stesso tempo, ha fatto parte di quella Cairo Gang, che spesso ha fatto da supporto a Bonnie "Prince" Billy. Half Way Home è un album destinato certamente a stupire, ma non è un prodotto che sfonderà nelle radio: la sua destinazione non è quella di offrire ascolti spensierati e rilassanti; la sua intensità e spessa e densa come ambra, che nasconde al suo interno segreti ancestrali e indecifrabili.

Sampler - Recensione su Pitchfork

Per me, 8.0/10


Ned Collette + Wirewalker - 2

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2012 (Fire / Dot Dash)

Ned Collette + Wirewalker - 2 La scena musicale australiana, così lontana da noi soprattutto geograficamente, vive un fermento tutto suo, che sarebbe un peccato non condividere con il resto del mondo. Su questo stesso blog, abbiamo visto le prove recenti di Joe McKee, degli Orbweavers, di Steve Smyth, dei Maple Trail, di Emily O'Halloran... Ora tocca a Ned Collette, ex componente della band City City City e già al quarto album solista, artista che, tra l'altro, viene citato dal suddetto Joe McKee nel novero dei connazionali degni d'attenzione. Egli è nato a Melbourne, ma si sposta con una certa frequenza in Europa, fermandosi spesso a Berlino. I Wirewalker di solito sono un duo, che hanno spesso collaborato con Collette, ma, in questa occasione, si identificano esclusivamente con il batterista Joe Talia. Inoltre, in quest'album fa la propria parte un nutrito gruppo di ulteriori strumentisti e vocalisti, tra cui la britannica Gemma Ray, che si è fatta ben notare per le sue recenti prove soliste. Ma veniamo all'album: il cantautorato di Ned è fatto di una psichedelia dark e romantica (a me ricorda Paul Roland), con melodie spinte in un intrigante déjà vu, che in alcuni casi rallentano in atmosfere rarefatte ed oniriche (un tema che sembra tanto caro agli artisti australiani più recenti). Album interessante, piacevole e denso di suggestioni, che non fa che dare ulteriore peso ad un carniere per noi tutto da scoprire. Brano killer: Long You Lie...

Bandcamp (parziale) - Recensione di Doug Wallen per Mess+Noise

Per me, 8.0/10


Caroline Keating - Silver Heart

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2012 (autoprodotto)

Caroline Keating - Silver Heart Album di debutto per una cantautrice e pianista di Montreal, impegnata anche sul fronte delle arti grafiche, che è stata da tante parti paragonata a Regina Spector e Feist. Il suo è un pop di classe, senza concessioni alle sdolcinature e, anzi, con qualche sfumatura soul a renderlo più sobrio. Il piano in evidenza dà all'insieme dei connotati chamber, supportato in questo anche dalla presenza degli archi, a cui pur si alternano sporadicamente strumenti elettrici, che però non spezzano l'incanto acustico. Tra i dieci brani non vi sono canzoni da singolo (anche se la title-track potrebbe diventarlo), ma, anche per questo, è, secondo me, un album destinato ad essere apprezzato nel suo complesso e a lungo termine. È certamente un'artista che farà parlare di sé: le premesse in questo debutto ci sono tutte...

Bandcamp

Per me, 7.5/10


Lonesome Sisters & Riley Baugus - Lonesome Scenes

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2012 (Tin Halo)

Lonesome Sisters & Riley Baugus Un mese fa, circa, vi parlai del riuscitissimo album delle Lonesome Sisters, Deep Water. Adesso le "sorelle" son tornate con un altro full-length, che vede la collaborazione con il virtuoso veterano del banjo Riley Baugus, il cui nome è legato ad artisti del calibro di Willie Nelson, Dirk Powell, Tim O'Brien e anche Robert Plant (sic). Questo connubio non è inedito; infatti, c'era un precedente lavoro già nel 2004: Going Home Shoes. L'album è esattamente quello che ci si potrebbe aspettare: dodici brani decisamente tradizionali, di un old time folk senza grilli per la testa, ottimamente interpretati dalla pluri-premiata grazia delle Lonesome e dalla indubbia perizia al banjo di Baugus, che interviene anche con la sua tipica voce. Per estimatori.

Per me, 7.5/10


Jay William Henderson – The Sun Will Burn Our Eyes

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2012 (autoprodotto)

Jay William Henderson – The Sun Will Burn Our Eyes Ci sono occasioni in cui, come ascolti un album in streaming per pochi minuti appena, il mouse sembra assumere vita propria, andando a cliccare sul pulsante "buy", senza neppure stare a controllare se in rete qualcuno l'abbia messo a disposizione. Recentemente, la cosa mi è successa alcune volte e questo è uno di qui casi. Letta casualmente la recensione della sempre attenta April Wolfe su Common Folk Music e ascoltati i primi due brani su Bandcamp, non ci ho pensato su due volte. Un'altra cosa, abbastanza rara, che mi è successa al primo impatto di questi brani, è che ho interrotto tutto ciò che stavo facendo per fermarmi ad ascoltare! Jay William Henderson è il frontman della Band of Annuals di Salt Lake City, che, per quel poco che ho sentito, è indirizzata più verso certo alt-country. Il suo album solista, autoprodotto e inciso in proprio, invece, è un esempio di come vada, secondo me, inteso il cantautorato folk: già dall'iniziale Lonely Man si rivela l'incanto del suo stile, che parte dai canoni di un folk lento e lirico, per esplorare suggestioni più profonde, a cui porta la sua voce eclettica ed espressiva, ricca di modulazioni, mentre un nutrito background di strumenti (fiati, archi, chitarre, tastiere...) contribuisce a creare un'atmosfera unica, come una sorta di sperimentale soundtrack per la sua interpretazione. A tratti, poi, si uniscono delle voci femminili ed è forse in quei momenti che l'album raggiunge vette di pura magia, che ti costringe veramente ad abbandonare tutto il resto. Le canzoni si susseguono sullo stesso tenore, ma portando pesi emotivi diversi; davvero intrigante la title-track, poi, col suo refrain in un quasi falsetto, che dimostra le grandi doti vocali di J.W. La conclusiva ripresa di Lonely Man, in un tempo differente, corona il perfetto ciclo delle emozioni. Album da non perdere.

Bandcamp

L'appassionato resoconto del co-produttore Blake Henderson

Articolo di April Wolfe per Common Folk Music

Per me, 8.5/10


Dark Dark Dark - Who Needs Who

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2012 (Supply and Demand)

Dark Dark Dark – Who Needs Who L'album uscirà il 2 ottobre, ma mi è capitato un advance ed ho pensato di anticipare le mie impressioni. La band di Minneapolis, con all'attivo già due album prima di questo e tre EP, ruota soprattutto alla figura di Nona Marie Invie (voce, piano e fisarmonica), il cui fondamentale apporto crea un'atmosfera tipica, che sa di tormento interiore e di pochi sprazzi di euforia misurata. A tratti, devo dire che mi solletica un po' l'accostamento con Soap&Skin, anche se Nona non raggiunge gli abissi di sconforto della giovane Anja, e sembra intravedere una luce alla fine del tunnel. Un altro paragone che mi sento di fare è con i Beach House, ma, in questo caso, non ritrovo quella gioia sopita che io sento trasudare dalla musica del duo di Baltimora. Calcando un po' la mano, porrei i Dark Dark Dark a metà strada, emotivamente parlando, fra le due realtà artistiche... I brani di questo album, comunque, sono tutti bellissimi, di un'intensità ai limiti dello struggimento e si susseguono senza un attimo di incertezza, con un filo melodico conduttore e costante, che pur varia come le maree dell'anima. How It Went Down prenota un posto, fin da ora, tra le mie canzoni preferite dell'anno.

Su Soundcloud: How It Went Down - Tell Me

Per me, per ora, almeno 8.0/10 (ma credo che salirà) 8.5/10 (infatti...)


Lauren Mann And The Fairly Odd Folk - Over Land And Sea

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2012 (autoprodotto)

Lauren Mann And The Fairly Odd Folk - Over Land And Sea E' confortante e, in un certo senso, sorprendente, vedere come nel panorama indipendente vengano fuori delle stelle di prima grandezza, senza squilli di tromba e campagne indiavolate di marketing alle spalle. Lauren Mann, garbatissima cantautrice di Calgary, Alberta (Canada), forte di studi pianistici iniziati in tenera età, la cui esperienza discografica è nata nel 2008 come progetto solista e successivamente si è consolidata come realtà di gruppo, esplora il mondo dei rapporti umani e della comunicazione attraverso il mezzo musicale, non disdegnando gli argomenti religiosi. Questo è il suo secondo album (in effetti, il precedente, Stories from Home del 2010, non era altro che la fusione di due precedenti EP) ed è un insieme di canzoni dalle melodie raffinatissime ed accattivanti, sempre in bilico tra il folk ed il pop, gradevolissime già al primo ascolto e che poi, invece di stancare, conquistano in una misura sempre più evidente, in un crescendo quasi interminabile. La sua voce è limpida e passionale, mentre il piano, degno compagno, fa da contralatre, supportato dagli altri strumenti. Io lo consiglio caldamente: in ambito folk/pop, per ora, è una delle mie preferite uscite dell'anno.

Recensione di Cater Fraser per Indie Vision Music - Pagina CBCMusic con streaming

Per me, 8.5/10


The Durutti Column - Short Stories for Pauline

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2012 (Factory)

The Durutti Column - Short Stories for Pauline Ed ecco un altro tuffo nei mitici anni '80! Chi conosce, pur sommariamente, la storia di Vini Reilly, avrà certamente sentito parlare di un misterioso quarto album "perduto", Short Stories for Pauline. In effetti, l'abum, composto da materiale inciso nel 1983, non è stato mai pubblicato (finora), ma i brani non si sono perduti e, in maggioranza, sono stati spalmati su alcune compilation. Adesso, finalmente, la pubblicazione vede la luce in un'edizione limitata in vinile di mille copie (con incluso download delle versioni digitali). I 14 brani[1], molti dei quali strumentali, riportano a quella atmosfera delicata e sognante a cui Reilly ci aveva abituati, nella sua peculiare forma di rock, che, secondo me, si potrebbe consideare come antesignana del post-rock. Sono suoni che non sentono affatto il peso dell'età e che potrebbero benissimo essere scambiati per produzioni contemporanee, tanto sono fini, sobri e privi di rigide connotazioni temporali. L'album in sé esprime un corpo unico e sarebbe stato un peccato conoscerlo smembrato. Si tratta certamente di una graditissima iniziativa.

L'articolata recensione di angstinmypants

Per me, almeno 8.0/10

Note

[1] Ma pare sia in giro anche una versione doppia con ulteriori 11 brani...


Spear of Destiny - The Singles 1983-1988

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2012 (Cherry Red)

Spear of Destiny - The Singles 1983-1988 Quando, nel lontano 1984, mi prestarono il loro One Eyed Jacks e cominciai ad ascoltarlo, mi dissi: "ma è un gruppo heavy metal?" e stavo per toglierlo dal giradischi (non ho mai amato l'heavy metal...). La cosa che mi portava fuori strada era la timbrica particolarissima e la potenza della voce di Kirk Brandon; poi, invece continuai ad ascoltarlo e non smisi per settimane. Questa, come dice esplicitamente il titolo, è una collection di singoli dal 1983 al 1988: trattandosi, appunto, di singoli, è ovvio che siano i brani più radiofonici e da larga platea; ma anche la canzone più convenzionale, interpretata da loro, diventa un evento. E poi contiene pezzi da novanta, come, ad esempio, Prisoner of Love e Liberator, che, secondo me, è uno dei brani più esaltanti della storia del rock tutto; tra l'altro, ne è presente anche una versione dub. Io, naturalmente, consiglierei i primi album, soprattutto Grapes of Wrath e lo stesso One Eyed Jacks, ma anche questa compilation, per godere di una full immersion degli Spear of Destiny, non è affatto da scartare.

E questa è la versione estesa

Recensione di Ged Babey per Louder than War

Per me, 8.0/10


In Sintesi (9-2012)

dans la catégorie playlist

... David Byrne & St. Vincent - Love This Giant (2012 - 4AD)

Streaming - Recensione di Stefano Solventi per SentireAscoltare

Per me, 7.5/10


Guano Padano - 2 Guano Padano - 2 (2012 - Tremoloa)

Recensione di Gianni Avella per Ondarock

Per me, 7.5/10


Portfolio - The Standing Babas

dans la catégorie album

2012 (Tremoloa)

Portfolio - The Standing Babas È un fatto che in questo blog parli poco di artisti italiani: non significa che sono prevenuto ma che, semplicemente, a riguardo dei generi che ascolto prevalentemente, di recente mi sta capitando raramente di incontrare pubblicazioni che incontrino il mio gusto. Diverso è il caso dei reggiani Portfolio, che ho conosciuto grazie a questo album. Loro sono Tiziano Bianchi (tromba, tastiere), Bojan Fazlagic (chitarra, tastiere), Emilio Marconi (chitarra), Laura Loriga (voce), Marco Rossi (basso ed elettroniche), Marco Bigazzi (basso ed elettroniche) e Stefano Bizzarri (batteria, metallofono e tastiere). Ci sarebbe da dire che cantano in inglese (tranne il parlato in un brano) e che il loro genere non è tra quelli che io ascolto di più; in effetti, il loro non è un genere ben definito: con un po' di fantasia, potremmo definirlo un rock alternativo, con incedere post-rock, condimento shoegaze e sapori jazz (indotti anche dalla fantastica tromba di Tiziano Bianchi). Bella e, secondo me, perfetta nel contesto la voce di Laura Loriga. Comunque sia, il loro è un album intenso, convincente e ben equilibrato tra le parti: un ascolto che non deluderà le aspettative.

Bandcamp (con alcuni brani in free-download)

Per me, 8.0/10