Pensieri e-Motivi

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Agosto 2012

The Mountain Goats - Transcendental Youth

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2012 (Merge/Tomlab)

The Mountain Goats - Transcendental Youth Ho sentito l'advance del 14° album da studio di John Darnielle e soci, previsto ufficialmente per il 2 ottobre prossimo. Molti brani sono già stati interpretati nel tour live che hanno organizzato per la presentazione, durante il quale si sono avvalsi della collaborazione di Owen Pallet e del gruppo a cappella Anonymous 4; entrambi gli apporti, però, non si ripetono nelle versioni da studio. L'album è bello, così come ci si può aspettare; Darnielle ha una dote molto peculiare: riesce a piacere sempre, pur rimanendo, di fatto, sempre uguale. Veramente una novità in questo lavoro c'è: è stata introdotta un'inedita sezione fiati; ma c'è da dire che non è molto invadente. La parte del leone la fa sempre lui, con la sua voce unica e i suoi testi, sempre raffinatissimi. Non per nulla è stato definito, dal New Yorker, "miglior paroliere non hip-hop d'America". Non ho sentito tutte le pubblicazioni del gruppo, ma, per quanto mi riguarda, credo che quest'ultimo album si ponga nella media qualitativa a cui ci ha abituati. Certo, il mio preferito rimane sempre quello stupendo Tallahassee del 2002!

Per me, almeno 7.5/10


Kathryn Roberts & Sean Lakeman - Hidden People

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2012 (Navigator)

Sean Lakeman and Kathryn Roberts – Hidden People Riferendomi alla convinzione che mi sto costruendo a riguardo di un'eventuale rinascita in grande stile del folk celtico, nutrivo una certa aspettativa verso questo album dei coniugi di Barnsley. Kathryn Roberts è attiva sulla scena musicale inglese già da un ventennio, durante il quale ha soprattutto collaborato con Kate Rusby, formando tra l'altro il gruppo degli Equation, in cui sono anche confluite le forze dei fratelli Lakeman. Il connubio artistico esclusivo con Sean è invece abbastanza recente e questo ne dovrebbe costituire il debutto in quanto a full-length. In effetti, anche in questo caso è presente la collaborazione degli altri fratelli Lakeman e di altri artisti. L'album è più o meno corrispondente alle aspettative di cui dicevo, ma, personalmente, avrei forse preferito che fossero un po' usciti dai binari canonici del folk anglosassone, osando con qualche spunto di innovazione in più. Si tratta, comunque, di un lavoro più che decoroso, ben prodotto ed interpretato, che non deluderà gli estimatori del genere.

Recensione di Kuang per The Jitty

Per me, almeno 7.0/10


Black Prairie - The Storm in the Barn

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2012 (autoprodotto)

Black Prairie - The Storm in the Barn Anche in questo caso, facendo riferimento ad un precedente album (lo stupendo Feast of The Hunters' Moon del 2010), sono rimasto un tantino perplesso, soprattutto in un primo momento, ascoltando quest'ultimo lavoro del gruppo, solitamente bluegrass, di Portland. La cosa che mi ha subito sorpreso, nel confronto con il precedente, è che, in questo caso, si tratta di ben diciassette brani, ma di breve durata (tranne l'ultimo), abbastanza strani e soprattutto strumentali. Poi ho capito il motivo: si tratta della colonna sonora di una piece teatrale per ragazzi, commissionata dall'Oregon Children's Theater. Ecco spiegato anche il tono narrativo e tendenzialmente sperimentale di molti brani! Nonostante la fascia d'età cui si rivolge, le atmosfere sono cupe e drammatiche e non mancano le emozioni forti. In attesa del nuovo album, previsto per il 18 settembre, non facciamoci mancare il raffinato sound dei Black Prairie!

Sampler su Last.fm

Per me, almeno 7.5/10


Haroula Rose - So Easy

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2012 (autoprodotto)

Haroula Rose - So Easy L'album These Open Roads del 2011 mi aveva fatto conoscere questa bellissima cantautrice e chitarrista di Chicago, dalla voce limpida come un lago montano. Ora è in preparazione un nuovo album e questo EP dovrebbe costituirne un acconto. Il titolo è tutto un programma: ho l'impressione che le cinque canzoni segnino una chiara svolta pop e l'intenzione di sfondare nel circuito mainstream; sono brani comunque vivaci e interessanti, interpretati magnificamente, così come stupenda è sempre la sua voce. Rispetto al primo lavoro, però, io trovo più convenzionalità e un po' meno ispirazione. Sono comunque scelte e, in quanto tali, più che legittime.

Sito ufficiale

Per me, 7.0/10


Linnea Olsson - Ah!

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2012 (Götterfunk Productions/V2)

Linnea Olsson - Ah! Dopo l'arpa di Mikaela, il violoncello di un'altra giovanissima: Linnea Olsson! Anche in questo caso, parliamo di uno strumento raro, in ambito pop/folk, ma certamente non esclusivo. L'artista svedese (che, a quanto si può vedere sul sito ufficiale, sembrerebbe anche molto appassionata di fotografia), nata come violoncellista, ma rivelatasi casualmente anche come valente cantante, presenta, in questo album solista d'esordio, undici canzoni di un sognante e raffinatissimo pop, cantate in inglese, che, anche grazie allo strumento usato, assurgono ad una solennità tutta classica. Anche in questo caso, siamo al cospetto di un album di tutto rispetto, molto maturo rispetto all'età dell'artista; sarebbe un peccato relegarlo in fondo alle pieghe della notorietà, magari a tenere compagnia a tante uscite poco interessanti...

Sito ufficiale con streaming

Per me, 8.0/10


Mikaela Davis - Mikaela Davis

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2012 (autoprodotto)

Mikaela Davis – Mikaela Davis "My father gave me ice, my mother gave me fire...", così comincia l'album d'esordio di questa giovanissima arpista e cantautrice di Rochester, NY, dichiaratamente ispiratasi a Sufjan Stevens e Elliott Smith. C'è da dire che il ghiaccio si sente ben poco, se non un po' nei toni alti della voce (che, a tratti a me fanno venire i brividi, perché ricordano alla lontana l'immensa Jenny Hval), mentre, insieme ad un fuoco latente, io ci trovo parecchio miele ed un pizzico di peperoncino. Tempo fa, in occasione dell'articoletto per Emma Gatrill, dicevo che l'arpa (escludendo la celtica) è uno strumento abbastanza raro in ambito pop/folk (e facevo riferimento alla Newsom, a Lhasa...); questo album è una bella smentita. Mikaela la suona divinamente e mi pare che riesca ad essere piuttosto originale nell'approccio ad uno strumento classico per eccellenza. L'album, autoprodotto con l'ausilio del servizio kickstarter, è composto da tredici belle canzoni, forse non immediatamente accattivanti (ad eccezione, forse di Dreaming), ma di una delicata finezza. Alcuni brani, poi (ad esempio Untitled), hanno una profondità lirica, che dimostra come sia ben in grado di andare oltre alla forma-canzone... Esordio molto, molto promettente.

Bandcamp - Articolo/intervista di Chris McGovern

Per me, 8.0/10


The Reverend Peyton’s Big Damn Band - Between the Ditches

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2012 (SideOneDummy)

Reverend Peyton’s Big Damn B. – Between the Ditches Le 250 serate almeno all'anno di questo gruppo sanguigno di Brown County, Indiana, significheranno qualcosa, no? Siamo nel campo del cosiddetto hillibilly country- rock, un genere che fa delle esibizioni dal vivo maggiore punto di forza, con platee che diventano indiavolate peggio che ad concerto punk o metal. E, in effetti, una certa dose di punk, almeno nella carica, io in questo gruppo ce la vedo. Il Reverendo Peyton (i cui testi mi sembrano, però, non troppo pii...) sfoggia una voce potente (un po' una versione baritonale di Les Claypool), che sembra essere cucita addosso al genere e dimostra una perizia alla chitarra più unica che rara: oltre ad essere un attento collezionista di chitarre d'epoca, è un maestro del fingerstyle (come si legge su Wikipedia, riesce con naturalezza incredibile a suonare le note basse col pollice, mentre con le altre dita si occupa della melodia). Questo è il quinto album da studio e, a quanto dicono gli esperti, è forse più curato (anche se meno irruente) dei precedenti. Ma per una descrizione più dettagliata rimando alla bella recensione di cui pongo il link.

Recensione di Enzo Curelli

Per me, 7.5/10


Eliza Shaddad - January ~ March

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2012 (autoprodotto)

Eliza Shaddad - January ~ March Breve debutto di una giovane cantautrice scoto-sudanese e la sua chitarra: quattro brani che hanno la loro forza nella semplicità e nella grande dote espressiva dell'autrice ed interprete. L'apporto dello strumento è minimale (unitamente a delle percussioni, appena accennate, affidate a Jack Patterson), fino a mancare del tutto nella seconda parte della lunga Brackets (in effetti una "ghost-track", una pratica che personalmente odio, ma che, in questo caso, ben venga...). La sua voce è bellissima, seta e velluto combinati insieme; la sua dolcezza espressiva difficilmente farebbe pensare di essere al cospetto di un esordio, tanto è sentita, curata e avvolgente. Io aspetto con impazienza un full-lenght e voi?

Bandcamp - Articolo su For Folk's Sake

Per me, 8.0/10


The Unthanks with Brighouse & Rastrick Brass Band - Diversions Vol. 2

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2012 (RabbleRouser)

The Unthanks with Brighouse & Rastrick Brass Band Intuendo in un certo qual modo i miei gusti musicali, può essere abbastanza chiaro perché io ami le sorelle Unthank (e il loro seguito). Ed è anche perché le amo tanto, che guardavo con una certa diffidenza a questo Diversions Vol. 2 (seguito al Vol. 1 dell'anno scorso, a titolo The Songs of Robert Wyatt and Antony & The Johnsons): il fatto di riproporre un certo numero di brani dal vivo con la variante dell'accompagnamento di una delle più prestigiose fanfare del mondo, che altro può far pensare se non ad un'operazione meramente commerciale? Fatto sta che ad ascoltare il live, già subito dopo alcuni brani ho dimenticato la diffidenza, ricadendo nella mia solita adorazione, per nulla distratto dalle note sublimi degli ottoni. Io, in genere, non impazzisco per i live (salvo rare eccezioni), ma questo, per gli appassionati del gruppo, è certamente da non trascurare. L'uno-due Queen of Hearts (cantata da Chris Price) e Gan to the Kye è da colpo al cuore!

Articolo su For Folk's Sake

Per me, 7.5/10


Magic Magic Roses - Valley

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2012 (autoprodotto)

Magic Magic Roses - Valley Il nucleo originario di questo gruppo di San Francisco, qui al secondo album (patrocinato da John Vanderslice), è composto da un trio di amici, Sarah Simon (chitarra e voce), Kate Sweeney (chitarra e voce) e Sam Berman (percussioni), qui però integrati dal produttore Jason Lader in qualità di tastierista e da un paio di componenti aggiuntivi, che intervengono in un brano. La loro musica è un folk delicato, sognante e malinconico, la cui principale peculiarità sta nel binomio vocale delle due ragazze. Sbaglierò, ma a me sorge subito il confronto con le First Aid Kit, soprattutto nei toni corali; ma Sarah e Kate sono molto più timide rispetto alle sorelle Söderberg e, inoltre, in questo album non troverete l'irruenza espressiva di molte canzoni delle svedesi. L'unico brano forse destinato a lasciare un certo segno è l'iniziale Good Luck; per il resto, l'album scorre senza particolari scossoni. Sono sicuro, però, che il gruppo nasconda delle grandi potenzialità, che non è detto non saltino fuori in qualcuna delle loro future pubblicazioni. Fermo restando che Valley è comunque un album bello, che sicuramente incontrerà il gradimento di molti.

Bandcamp

Per me, 7.5/10


Rebecca Zapen - Nest

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2011 (Bashert)

Rebecca Zapen – Nest Violinista, autrice, ma soprattutto cantante, dalla voce dolce e sensuale, nativa della Florida, con ascendenti ebrei, ma residente da molto tempo a San Pietroburgo, Rebecca Zapen è una cantautrice pluri-premiata, che, nello scorso 2011, ha pubblicato questo gioiellino, purtroppo da noi passato inosservato. La sua vena si rivela in un ampio raggio di generi, passando in tutta naturalezza dal folk, al jazz, al pop, alla bossanova, non disdegnando alcun tempo (c'è anche un valzer) e attingendo anche dalla cultura musicale yiddish (Grandfather's Song, in particolare). Sono tredici brani generosi, sensuali e avvincenti, seppur conditi da una sobria finezza e da un contegno che richiama lo stile delle grandi interpreti del jazz. Grazie alla sua "omogenea varietà", è un album secondo me destinato ad incontrare la sensibilità di parecchie persone. Consigliato.

Sito ufficiale con streaming

Recensione di Jeremy Woods per Innocent Words

Per me, 8.0/10


Freeman Dre And The Kitchen Party - Old Town

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2012 (autoprodotto)

Freeman Dre And The Kitchen Party - Old Town Freeman Dre, di Toronto, può essere definito come uno degli ultimi cantastorie americani. La sua indole narrativa, infatti, traspare dal corpo stesso delle canzoni, che sembrano essere fatte per catalizzare l'attenzione dell'ascoltatore. Con un uso quasi smodato del déjà vu, coi riferimenti ai grandi cantautori e interpreti country folk del passato (soprattutto Dylan, ma anche Cash e, in alcuni tratti, Tom Waits...), con un easy listening furbetto dai motivi orecchiabili e accattivanti (ma non per questo banali), coi testi azzeccatissimi, riesce veramente a imprigionarti in un vortice di spensierato piacere. Questo è il suo secondo album (in cui, come nel primo, è accompagnato dal gruppo de The Kitchen Party, il cui nome fa riferimento al fatto che si riunivano per suonare proprio in una cucina...): con il debutto, era stato nominato "miglior autore del 2010" dalla Now Magazine. Ascoltatelo: io lo trovo fresco e divertente!

Bandcamp (download ad offerta libera) - Sito del gruppo

Per me, 8.0/10


Rachel Newton - The Shadow Side

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2012 (Shee)

Rachel Newton - The Shadow Side Questo album costituiva un passaggio obbligato per me, visto che Rachel Newton è l'arpista che ha così ben figurato in The Hatchling di Emily Portman (ne ho parlato qui). Ma, a quanto pare, la timida Rachel, qui al suo debutto da solista, ha tante altre doti nascoste: oltre che suonare divinamente l'arpa celtica, dimostra di non essere da meno con diversi strumenti (gli archi, in particolar modo, ma anche la chitarra, l'harmonium...), ma, soprattutto, sfoggia una voce bellissima, ideale per il genere di musica che propone. È un incontaminato folk celtico, infatti, la materia prima di questo album, ma questo non significa che sia "soltanto un altro album di folk celtico"! L'artista, infatti, dimostra una grande accortezza, in quanto, alternando brani cantati e strumentali, variando i tempi e le intonazioni, ricorrendo anche alla lingua gaelica, ospitando una voce maschile molto tipica in un brano (Kris Drever, che contribuisce anche con chitarra e mandolino, mentre le percussioni sono affidate a Mattie Foulds)..., riesce a rendere universalmente appetibile un genere altrimenti considerato da "addetti ai lavori". C'è da dire che questo tipo di folk non ha mai visto cadute di popolarità, ma credo che, in questo 2012, grazie alla Portman, a Fay Hield, a Kathryn Roberts & Sean Lakeman (spero di parlarne in seguito) e a Rachel Newton (tra gli artisti che ho sentito finora...), stia vivendo davvero una nuova primavera...

Bandcamp (streaming parziale)

La bella recensione di Mike Wilson per Folking

Per me, 8.0/10


Yair Yona - World Behind Curtains

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2012 (Strange Attractors Audio House)

Yair Yona - World Behind Curtains Quando si è al cospetto di un album solista di un virtuoso della chitarra, può spesso venire in mente un pensiero del genere: "Sì, sarà pieno di virtuosismi; che bravo, ma anche che O O...!". Bene, se questo è quello che pensate di questo secondo album del chitarrista israeliano Yair Yona, siete proprio fuori strada! Innanzitutto, qui non parliamo di sola chitarra, in quanto i brani sono ben zeppi di arrangiamenti orchestrali, ma poi, ciò che colpisce in particolar modo è l'estrema varietà delle idee, tale da poter affermare, senza ombra di dubbio, che siamo alla presenza di un compositore a tutto tondo. Già il breve Expatriates sembra volerci avvisare della varietà compositiva e del fatto che l'album non sarà quello che ci si aspetta: il fingerpicking meditativo improvvisamente acquista un "sostrato"' elettronico, che, ad un volume sostenuto, si rende letteralmente impressionante; poi, negli altri brani, il fingerpicking alterna toni tra il narrativo, il sognante e il travolgente (ascoltate, ad esempio, Mad About You: non avrei mai pensato di non riuscire a star fermo per un assolo di chitarra!), mentre il protagonismo del suo strumento si trova frequentemente a duellare con altri: ora il piano, ora la tromba, il sax, gli archi, se non un'intera orchestra... E il genere? Non c'è un genere che predomina; vedrete molte recensioni in ambito jazz in giro per la rete: ma la sua presenza è davvero marginale, come quella del folk, del resto o della classica! Yona è come un grande cuoco che cucina manicaretti, ma senza far trasparire gli ingredienti...

Bandcamp

Per me, 8.5/10


Two Wings – Love’s Spring

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2012 (Tin Angel)

Two Wings – Love’s Spring Sorprendente album di debutto per questo gruppo di Glasgow, composto però da artisti già abbastanza noti sulla scena folk britannica. Il personaggio di spicco è indubbiamente Hanna Tuulikki, di chiare origini finniche, musicista, disegnatrice, ma soprattutto cantante dalla voce incredibile: immaginate una Joanna Newsom con la potenza espressiva di una Kate Bush, dolce i infantile nei toni, ma, nello stesso tempo, tagliente e glaciale come una Bjork! Poi considerate il talento di Ben Reynolds, chitarrista (ex Trembling Bells) spesso paragonato a Clapton, che interviene anche con la sua voce, quasi a stemperare l'incanto evocato dalla voce di Hanna, aggiungeteci altri tre valenti musicisti ed ecco confezionato un altro piccolo gioiello. L'album, ricco e lussureggiante, variegato come una viennetta, affonda sì le sue radici nel folk celtico tradizionale, ma non disdegna le sperimentazioni, rivolgendo alcuni cenni al progressive e spiccando il volo oltreoceano per prendere in prestito anche certi temi della psichedelia acida. Il risultato è pregevole: un'ulteriore conferma che c'è tanta bella musica in giro; basta cercare con attenzione!

Bandcamp (streaming parziale)

Recensione di David Price per Folk Radio UK

Per me, almeno 8.0/10