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Luglio 2012

Jeff Zentner – A Season Lost

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2012 (Cities of the Plain)

Jeff Zentner – A Season Lost Questo album è un piccolo capolavoro. E lo rivela in fasi diverse: al primo ascolto, non si può non essere rapiti dalla sua atmosfera sognante e vagamente psichedelica; successivamente, è l'intima poesia che trasuda a prendere il sopravvento e il rapimento diventa incontrollabile. Non conoscevo questo artista e ne sono venuto in contatto per puro caso, ma so già che costituirà un punto fermo nei miei riferimenti d'ora in poi; e quest'album lo pongo già tra i miei preferiti del 2012. Come dice April Wolfe nella recensione a cui faccio riferimento, la musica di Jeff Zentner è oscura e triste, ma non deprimente; è di quella tristezza struggente, che può divenire più dolce e appagante della gioia. I brani sono quasi completamente frutto della sua vena artistica e l'album (che come dice l'autore, è stato completamente finanziato in proprio) vede la collaborazione di artisti del calibro di Arborea, Matt Bauer, Sumie Nagano, Josie Little ed altri, i quali prestano anche le loro voci, mai invadenti, a supporto di quella, profonda, di Jeff. Se vogliamo parlare di generi, l'ingrediente principale è un folk in chiave alternativa, ma non manca una psichedelia proto-sperimentale che, forse solo nella mia fantasia, rimanda ai Quicksilver (con la mediazione, magari, di Matt Elliott). Undici brani stupendi, posti in una sequenza mozzafiato, arricchiti da una strumentazione opulenta e variegata. Per ora, ascoltatelo in streaming, ma poi, anche in questo caso, fateci un pensierino, perché ne vale la pena (oltretutto, mi sa che non si trova in giro per la rete). Consigliatissimo.

Bandcamp / Recensione di April Wolfe per Common Folk Music

Per me, almeno 8.5/10


Lonesome Sisters – Deep Water

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2012 (Tin Halo)

The Lonesome Sisters – Deep Water Le Lonesome Sisters sono essenzialmente Sarah Hawker (voce solista, chitarra. harmonium e banjo) e Debra Clifford (voce, chitarra, banjo, mandolino) e la loro musica (sei delle canzoni sono loro originali e quattro tradizionali...) è quanto di più tradizionale si possa pretendere da un duo folk americano (Massachusets, per la precisione). Ma ciò che le rende uniche, è la grande personalità che infondono nei brani, trattando la materia antica con una disinvoltura tutta contemporanea. Grande protagonista è la voce, sensuale e un po' nasale, di Sarah, mentre la strumentazione è decisamente ridotta all'osso, come in una ricerca intenzionale di un minimalismo perfetto. Ascoltate, per esempio, Peachtree (una delle mie preferite), in cui fa compagnia alla voce soltanto un banjo abbastanza sordo (probabilmente barrato, non so...), mentre il tempo è battuto solo dalle bacchette di una batteria; oppure Hungry, Faint and Poor, di stampo europeo, praticamente a cappella. Ma dei dieci brani, non ce n'è uno che si possa definire "minore". Deep Water è proprio un gioiellino, uno di quegli album che dovevano essere fatti così e basta, Consigliato.

Sampler / Recensione di American Roots

Per me, 8.0/10


The Toy Hearts - Whiskey

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2012 (Wood Ville)

The Toy Hearts - Whiskey Le due deliziose ragazze e l'attempato signore in copertina, il titolo (Whiskey con la "e"), insieme al tag "bluegrass", associato spesso in rete al loro nome, non ci aiutano molto sulla provenienza di questo gruppo: contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, infatti, The Toy Hearts non sono americani, ma inglesi, di Birmingham. Le ragazze sono sorelle e l'uomo è il padre (Hannah, Sophie e Stewart Johnson): il trio costituisce il nucleo originario del gruppo, ma, in questo loro quarto album, sono coadiuvati da una serie di altri valenti musicisti. Ma veniamo alla musica: il bluegrass, qui, è più che altro un veicolo per tornare indietro nel tempo e immergersi negli anni dello swing più ispirato; in effetti, è questo il genere più evidente del disco, che, nel complesso, si rivela fresco e divertente, seppur un tantino patinato e ammiccante, a mio vedere, al palcoscenico commerciale.

Sampler

Per me, 7.0/10


Geoff Farina – The Wishes of the Dead

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2012 (Damnably)

Geoff Farina – The Wishes of the Dead Il professore (insegna storia della musica alla De Paul University di Chicago) Geoff Farina, il cui nome è intimamente legato a gruppi come Karate e The Secret Stars, nei suoi lavori solisti ci ha abituati a sentieri sonori estremamente diversi dalle sue esperienze di gruppo, sentieri però sempre ruotanti attorno al suo impeccabile stile chitarristico. Dopo sei anni dalla sua precedente pubblicazione, presenta un album di una semplicità e di una scorrevolezza disarmanti. Il genere è soprattutto quel pre-war folk, a cui si sono ispirati decine e decine di cantautori (anche nostrani). Dieci canzoni che sanno parecchio di "già sentito", ma che, anche per questo, avvolgono in un caldo abbraccio a cui non si riesce a resistere. E anche la sua chitarra sembra più rilassata del solito, quasi come se non volesse disturbare con l'indubbia perizia a cui ci ha abituati. Consigliato a chi intenda rilassarsi con del buon folk senza troppi grilli per la testa e non ha voglia di pensarci troppo...

Recensione di Marcello Ferri per Sodapop

Per me, 7.0/10


Family Band – Grace & Lies

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2012 (No Quarter)

Family Band – Grace & Lies A guardare la copertina di questo album, non ci si aspetterebbe di trovarci del folk. E, in effetti, se del folk c'è, è ben mascherato sotto una patina oscura e sfocata, visto come attraverso un vetro affumicato per osservare un'eclissi. La coppia newyorkese (moglie e marito) Kim Krans e Jonny Ollsin, cantante e artista visuale lei, chitarrista ex heavy-metal lui, esprime in questo secondo album una passione che sa di drammi contenuti e dominati, una sorta di sensazione di battaglia vinta, dopo di che, però, rimane la spossatezza della lotta. E così si alternano grazia e bugie, come sprazzi di luce in un'oscurità profonda, con brani che, da uno slow viscerale, si impennano in esplosioni emotive sorde, come se fossero poste sotto una campana di vetro, sfoghi di una belva muta legata ad una catena troppo corta...

Articolo su Aquarium Drunkard e streaming

Per me, 7.5/10


In Sintesi (8-2012)

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Mary Epworth - Dream Life

Mary Epworth - Dream Life (2012 - Hand of Glory)

Streaming

Per me, 6.5/10 (forse un po' troppo fumo...)


Unto Ashes - Burials Foretold

Unto Ashes - Burials Foretold (2012 - Projekt)

Recensione di Matteo Meda per Ondarock

Per me, 7.5/10 (Night is Coming Soon è di un onirismo micidiale).


Emily Portman - Hatchling

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2012 (Furrow)

Emily Portman - Hatchling Dove eravamo rimasti (prima della sfornata bluegrass)? Ah, sì alle cantautrici folk inglesi... Emily Portman, di Glastonbury, l'avevo notata, soprattutto per la sua voce mozzafiato, ma non solo, in quella collection di cui ho parlato giorni fa (Weirdlore: etc...) e, quindi, aspettavo con una certa impazienza l'uscita, prevista per il 16 luglio, di questo suo secondo album. E l'impazienza aveva ben ragione d'essere! Hatchling (che significa, più o meno, "pulcino", "uccellino appena nato"...) è di una bellezza disarmante! La dolcezza di Emily è sempre ai limiti dell'esagerato, ma riesce sempre a tenersi un filo sotto dal mellifluo, come se fosse conscia di un limite da non superare. Ma appunto questo equilibrio incerto contribuisce a rendere ancora più struggente l'impatto con la sua grazia assassina. Le tredici canzoni (tra cui non riesco a scegliere la mia preferita), in maggioranza nate dalla sua vena creativa, ma che sembrano tutte attingere alla tradizione britannica più ancestrale, parlano di miti, personaggi leggendari e racconti fiabeschi; si alternano tra brani a cappella ad altri accompagnati da vari strumenti (la sua concertina, la viola di Lucy Farrell, l'arpa di Rachel Newton..., pregevoli, ma che sembrano costituire quasi un orpello evitabile alla sua prepotente personalità vocale...). Godetevelo in streaming per ora, ma poi fateci un pensierino, perché un album folk come questo non esce tutti i giorni...! Pregevole anche l'artwork di Olivia Lomenech Gill.

Bandcamp

Per me, 8.5/10


Old Crow Medicine Show – Carry Me Back

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2012 (Ato)

Old Crow Medicine Show – Carry Me Back E qui vale un po' il discorso fatto per i Leftover Salmon: parlare solo di bluegrass sarebbe fortemente riduttivo. Ho l'impressione che questo gruppo, oltre ad ispirarsi dichiaratamente agli ottocenteschi medicine shows (spettacoli itineranti fatti di teatro e musica, durante il quale venivano propinati al pubblico intrugli terribili, spacciati per farmaci miracolosi...), sia innamorato di un periodo musicale, che fa letteralmente impazzire anche me: quello dei cosiddetti anni ruggenti! Il bluegrass, infatti, si combina con estrema naturalezza con il charleston, il dixieland... Ma poi non mancano le struggenti ballate country-folk, in cui trovano spazio anche altri ritmi insoliti (evidente il valzer nella conclusiva Ways of Men). E, in questo Carry Me Back, ottavo album ufficiale, della band, i brani che ti fanno saltare dalla sedia ci sono e come: l'iniziale title-track, Sewanee Mountain Catfight, ma soprattutto Mississippi Saturday Night, dal ritmo scandito da un'armonica indiavolata! E niente good old men stavolta: il gruppo di Nashville è composto in maggioranza da giovani talenti, che apportano un incontenibile entusiasmo ai brani della tradizione...

L'interessantissima recensione di Enzo Curelli

Per me, 8.0/10


Del and Dawg - Hardcore Bluegrass in the Dawg House

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2012 (Acoustic Oasis)

Del and Dawg - Hardcore Bluegrass in the Dawg House Questo album, invece, costituisce un'ulteriore celebrazione di un riuscitissimo connubio tra due interpreti leggendari del bluegrass più classico: Del McCoury (banjo, soprattutto) e David Grisman (forse il mandolinista più famoso sulla scena americana); le loro session esplosive risalgono già alla fine degli anni '60 e adesso questo album raccoglie 16 brani (di cui 11 nuovi), scaturiti dalle loro esibizioni più recenti. Quando ho letto la parola hardcore, naturalmente, mi ci sono fiondato: forse il termine è un po' eccessivo, ma, comunque, se quello che cercate è bluegrass con tutti i crismi, interpretato in modo magistrale (davvero impressionante il mandolino di Grisman!), questo album fa per voi!

Streaming di alcuni brani

Articolo su Mandolin Cafe

Per me, 7.0/10


Leftover Salmon – Aquatic Hitchhiker

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2012 (Los)

E adesso un'infilata di album che ruotano attorno un genere a cui non so resistere: il bluegrass! Continua la mia costante ricerca della musica più scatenata... :)

Leftover Salmon – Aquatic Hitchhiker Qui, piuttosto, dovremmo parlare, secondo la loro stessa definizione, di '"Polyethnic Cajun Slamgrass": infatti, si tratta di un mix, più unico che raro, di bluegrass, cajun, zydeco e country-rock (Wikipedia docet), con delle sonorità molto peculiari. Siamo dalle parti di Boulder, Colorado e la band è attiva fin dal 1989, riscuotendo costanti successi sulla scena folk statunitense. Questo Aquatic Hitchhiker, arrivato dopo otto anni di silenzio (in effetti la band si era sciolta...) e composto interamente di loro musica originale, non sarà forse l'album che fa saltare dalla sedia, ma è ricco di sfaccettature davvero singolari, che meritano di essere acquisite con attenzione.

Articolo di David Morris per Bluegrass Today

Per me, 7.5/10


Jenny McCormick – Sweet Demon

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2012 (Square Peg)

Jenny McCormick – Sweet Demon Ancora una dolcissima cantautrice inglese! Lei è molto diversa rispetto alla Bethany del precedente articolo: io, nonostante siano entrambe britanniche (lei è di Manchester, ma il cognome lascerebbe supporre origini poste più a nord...), non soffermandomi sulla pronuncia, sono stato per un bel po' fermamente convinto che fosse statunitense! Infatti, per sua stessa ammissione, Jenny McCormick è un avida ascoltatrice di country e musica americana; il folk qui non sembra attingere affatto dalla tradizione del suo paese e rammenta certe interpreti storiche di oltreoceano: in un paio di brani, per esempio, mi sembra di sentire gli echi di una Joni Mitchell del periodo Ladies of the Canyon (voce a parte). Anche la voce, a proposito, è completamente diversa: meno versatile, rispetto a quella della Weimars, è più dolce e infantile, più sobria e meno orientata alla drammatizzazione. I brani di questo suo terzo album (ma vanta diverse collaborazioni con alcuni gruppi accreditati...), sono, anche in questo caso, di grande omogeneità qualitativa e si alternano tra tradizione e produzione propria; ma la differenza tra le due categorie non si avverte...

Alcuni brani su Soundcloud

Per me, anche in questo caso, almeno 8.0/10


Bethany Weimers – Harpsichord Row

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2012 (bethanyweimers.bandcamp.com)

Bethany Weimers – Harpsichord Row Ecco un altro stupendo esordio! Bethany Weimers è una cantautrice di Oxford, che, nell'ambiente, è già nota da diversi anni per le sue apprezzatissime performance live; adesso ha finalmente inciso questo suo primo album e l'ha fatto praticamente a casa, ottenendo una qualità tecnica comunque ammirevole. La sua musica parte da un folk di evidente stampo britannico, percorrendo a ritroso gli stili fino a toccare elementi medievali, ma poi contamina il tutto con un pop raffinatissimo e contemporaneo, per un risultato colto e ammiccante al tempo stesso. La sua voce è molto versatile, capace di '"scendere e salire" con grande naturalezza ed un temperamento drammatico; e, quando sale, sa veramente emozionare. Vero gioiellino quest'album: dieci canzoni di una delicatezza sublime, senza alcun momento di incertezza (molto bello anche il carboncino/acquerello della copertina: Eagle and Girl di Annika Olesen).

Bandcamp

Per me, almeno 8.0/10


Ember Schrag – The Sewing Room

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2012 (Single Girl Married Girl / Edible Onion)

Ember Schrag – The Sewing Room Ember Schrag, cantautrice e chitarrista nativa del Nebraska, ma residente nello Iowa, anch'essa dichiaratamente ispiratasi, almeno agli esordi, a Leonard Cohen, è ciò che si dice un'interprete folk genuina e coerente. La sua musica, forse, non brilla per eccessiva originalità né per peculiarità che la rendano inconfondibile o almeno facilmente riconoscibile. Ciò nonostante, molte interpreti del folk contemporaneo avrebbero, secondo me, da imparare dal suo contegno, sobrio ed emozionante al tempo stesso, dalla sua dolcezza temperata, che coinvolge senza stuccare. E anche la strumentazione, pur ricca di corde pizzicate, di archi e di fiati, mantiene una grande discrezione. E il suo folk leva la camiciola a quadrettoni per vestire l'abito da sera, assumendo flessuose movenze swing ed uno spirito notturno...

Alcuni brani in streaming

In concerto

Per me, almeno 7.5/10


Trupa Trupa - LP

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2011 (autoprodotto)

Trupa Trupa - LP Dopo gli Enchanted Hunters, sono venuto in contatto con un altro interessantissimo gruppo polacco, che si muove, però, su generi completamente diversi. I Trupa Trupa, qui al loro album d'esordio (ma avevano già pubblicato un EP, che, guarda caso, si chiamava giusto EP), sono Grzegorz Kwiatkowski (voce, chitarra), Tomek Pawluczuk (batteria), Wojtek Juchniewicz (basso), Rafał Wojczal (tastiere) ed hanno sede nella stessa Danzica, che ha visto sorgere il movimento di Solidarność; e, secondo quanto leggo nell'articolo che linko in calce, la città industriale ha avuto una grande influenza sulla musica del gruppo. Il loro è un rock alternativo, cantato in inglese, vibrante e drammatico, che affonda le sue radici nella psichedelia degli anni 60, passando per i Doors (evidenti, a tratti, i brividi morrisoniani), assumendo toni garage, surf e punk e approdando infine a cupe atmosfere noise e industriali contemporanee. Ma questo non significa che siano derivativi! La musica veramente e propriamente urbana non può non riferirsi a queste influenze: sono una sorta di passaggio obbligato. Bravi i Trupa Trupa: ci insegnano ancora una volta che bisogna guardarsi attorno per godere della buona musica, senza limitarsi alle solite consuete direzioni.

Bandcamp con free download di alcuni brani

Articolo su Indie Bands Blog

Per me, 8.0/10


Diana Darby - IV (Intravenous)

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2012 (Delmore)

Diana Darby - IV Il sussurro di Diana Darby è prepotente come un urlo alle mie orecchie. Il suo dark folk, pregevolmente arrangiato, rimanda a suggestioni quasi psichedeliche, forse mediate da passaggi alternati dalle parti ora di Patti Smith ora di Lisa Germano. Diana Darby, texana di nascita, si sposta frequentemente tra Nashville e New York e, di fatto, sembrerebbe acquisire le influenze dei due ambienti così diversi, combinandole: il folk cantautorale che si sporca di caligine urbana... La sua carriera artistica è ufficialmente nata nel 2000, con un album dichiaratamente influenzato da Leonard Cohen e Bob Dylan e non è che sia stata molto prolifica: infatti mancava all'appello con il full length da ben 7 anni. L'album è estremamente suggestivo, intimo fino all'ipnosi (per citare: ...ballate che vogliono essere cantate dagli angoli bui della stanza...), molto curato nei suoni (oltre alla chitarra, trovo veramente notevole il contrabbasso; ma tutto l'insieme è tutt'altro che trascurabile). Io ve lo consiglio.

Bandcamp

Per me, 8.0/10


Bowerbirds: ricami folk sui battiti del cuore

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Bowerbirds Così come dicevo per Cass McCombs, i Bowerbirds costituiscono un altro caso di artisti per cui io sono dichiaratamente "positivamente prevenuto"' o, almeno, così credo, visto che spesso il mio entusiasmo nei loro confronti viene a cozzare con le stroncature di validi recensori. Loro sono un trio di Raleigh, North Carolina, composto dalla coppia Philip Moore (voce e chitarra), Beth Tacular (voce, fisarmonica; una delle donne più belle, secondo me, del panorama musicale internazionale...) con l'aggiunta di Mark Paulson (voce, violino). Per giustificare un po' il titolo di questo articoletto, ripeto ciò che dicevo tempo fa, in occasione dell'ultimo album: "...lo stile Bowerbirds si può sintetizzare con le improvvise impennate vocali, con le percussioni che quasi scandiscono i battiti del cuore, con il violino e la fisarmonica a ricamare, mentre la chitarra di Philip imbastisce il tutto...". Nell'ambito del folk alternativo, io li pongo tra i miei artisti di riferimento: sembra che sappiamo esattamente cos'è che cerco dalla musica e, per questo, non posso che amarli. Ma adesso parliamo un po' dei loro lavori...


Bowerbirds - Danger at Sea

Danger At Sea (2006 - autoprodotto)

L'esordio dei Bowerbirds è un EP di cinque brani, per 25 minuti circa, che rappresenta un compendio di quel che sarà il loro album successivo. Infatti. quattro dei cinque brani saranno riproposti, seppur in versioni leggermente diverse, in quel Hymns for a Dark Horse del 2007 (La Denigracion, in effetti, è presente in Hymns sono quale bonus track e manca nell'edizione standard). Il quinto brano, Knives, Snakes & Mesquite, che non si ripeterà, è abbastanza simile, nella struttura, a Bur Oak. Esordio comunque folgorante, che ha riscosso un certo successo negli ambienti indie (ma non in Italia, naturalmente). Per me, 8.0/10.

Recensione di Jesus Chigley per Drowned in Sound


Bowerbirds - Hymns for a Dark Horse

Hymns for a Dark Horse (2007 - Dead Oceans)

E questo costituisce per me il punto di riferimento per il folk alternativo anni 2000 (insieme forse a YS di Joanna Newsom), quello in cui lo stile Bowerbirds si esprime in tutta la sua prepotente carica evocativa. Una serie ininterrotta di brani stupendi, nei quali gli apporti dei tre componenti si integrano con un efficacia micidiale, inducendo in una sorta di dolce ipnosi, cullante e irresistibile. Non saprei dire quali siano le mie canzoni preferite, perché mi sembrerebbe di far torto alle altre. Se proprio devo fare qualche nome, trovo irrinunciabili Hooves, In Our Talons, Dark Horse, Bur Oak, The Marbled Godwit... Per me, 9.0/10!

Recensione di Fabio Codias per Storia della Musica


Bowerbirds – Upper Air

Upper Air (2009 - Dead Oceans)

Dopo la tempesta emotiva di Hymns, ecco la quiete. I toni di Upper Air sono più rilassati ed intimisti, come in una presa di coscienza di aver osato troppo col precedente lavoro. La chitarra è molto più in evidenza che negli altri album e dà all'insieme un taglio più cantautorale. Non mancano, comunque, certe piccole perle, come Beneath Your Tree, in cui Beth Tacular dimostra, come forse ancora non aveva fatto, di avere una voce che ben si addice al suo volto angelico o come Crooked Lust. Per me, 8.0/10

Recensione di Gianfranco Marmoro per Ondarock


Bowerbirds - The Clearing

The Clearing (2012 - Dead Oceans)

Nell'album del 2012 (di cui ho già parlato qui), i Bowerbirds tornano alla potenza suggestiva di Hymns e lo fanno esplorando coraggiosamente generi per loro nuovi. In particolare, qui viene dato più spazio alla personalità di Beth, che si esprime soprattutto in due brani (In the Yard e Hush, dagli inediti risvolti soul). Anche in questo caso, scegliere delle canzoni significa far torto alle altre. Le mie preferite, comunque, rimangono le haunting Walk the Furrows, Brave World e la stessa Hush. Nuova versione anche per Beneath Your Tree. Per me, almeno 8.5/10.

Recensione di Sam Cleeve per Drowned in Sound (con le recensioni italiane più accreditate non mi trovo molto d'accordo).


Deep Time - Deep Time

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2012 (Sub Pop)

Deep Time - Deep Time Alcuni mesi fa avevo sentito il singolo Clouds (in seguito ad un intervento di Tyvek sul forum di Ondarock) e mi aveva intrigato parecchio, anche perché mi sembrava un personalissimo tentativo di ripescaggio di un certo filone della new-wave, mai troppo sfruttato. Adesso, finalmente, ho avuto modo di sentire l'intero album e devo dire di non essere rimasto deluso. Certo, Clouds rimane forse unico brano killer (che non mi sorprenderebbe di sentire presto in radio), ma il resto, seppur meno immediato, delle canzoni riveste ancora quella caratteristica di cui parlavo sopra: una rilettura in chiave personale di quel filone della new wave, orientato al pop, che probabilmente ha visto in 77 dei Talking Heads il capo-fila. Ciò che risalta in questo disco è il brio, ma non un brio scatenato a scanzonato: si tratta, piuttosto, di una vivacità misurata, che malcela un sostrato amarognolo, come di un profondo e misterioso dolore (lo so, queste cose probabilmente me le sogno, ma è proprio quella la sensazione che provo...!) . E la voce di Jennifer More, dolce e sofferente al tempo stesso, sembra confermarmi l'impressione ricevuta; il suo apporto non si limita al cantato: è infatti anche tastierista e chitarrista pregevole (belli i riff in stile anni '80). L'altra metà del gruppo è costituita dal batterista Adam Jones. Se non contiamo un album pubblicato dal duo texano, nel 2010, sotto il nome Yellow Fever (allora, però, erano in quattro), possiamo considerare questo omonimo come loro album d'esordio.

Recensione su Pitchfork

Per me, 8.0/10


The Nikki Grace Experience - Rest

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2012 (Webbed Hand)

The Nikki Grace Experience - Rest Dalla Germania, un toccante e prolifico progetto uninominale, che combina ambient, mod-classical e post-rock in proporzioni veramente ben calibrate, facendo della nostalgia principale fonte di ispirazione. Il nome del progetto nasce dalla protagonista (Nikki Grace, appunto) del film di David Lynch Inland Empire, mentre l'idea stessa pare sia nata da un racconto, Eta Carinae, scritto dallo stesso genitore del progetto (non sono riuscito a trovare molte notizie né dell'autore né del racconto). Dicevo "prolifico" perché, solo nel 2012, a quanto ne sappia io, ha sfornato ben sette dischi (tra album e ep, che poi, di fatto, sono mini-lp)! E se pensate ad una bramosia commerciale siete fuori strada, perché sono tutti resi liberamente scaricabili dalla stessa etichetta Webbed Hand. Ne ho sentiti diversi, ma ho preferito questo, perché è quello in cui la suddetta fusione dei tre generi (con l'aggiunta di qualche pizzico di field-recording) mi sembra più equilibrata e convincente. Struggente, rilassante, evocativo, l'album (che, tra l'altro, è stato inciso in proprio) costituisce un altro ottimo esempio di ciò che personalmente intendo per arte disinteressata.

Streaming & free download

Per me, 8.0/10


Seamus Cater & Viljam Nybacka - The Anecdotes

dans la catégorie album

2012 (Anecdotal)

Seamus Cater & Viljam Nybacka - The Anecdotes Sarà un'impresa memorizzare il nome di questo duo olandese! La loro musica, invece, rimane ben impressa, ma non perché sia di immediata assimilazione: tutt'altro. Seamus Cater (voce, tastiere, concertina, armonica) e Viljam Nybacka (batteria, voce, ukulele, chitarra, percussioni) non hanno alcuna intenzione di creare musica dal facile ascolto o dall'impatto commerciale: il loro è un folk acustico in chiave slow e sperimentale, la cui forza sta nei tempi e nelle atmosfere, che sono sì rarefatte, ma che, nello stesso tempo, danno l'idea di essere pregne di un vigore sopito, pronto a balzare addosso all'ascoltatore da un momento all'altro. Poi, alcuni interventi apparentemente avulsi contribuiscono a rendere più intrigante l'insieme: sarei curioso, ad esempio, di scoprire cosa dicono i messaggi morse dell'iniziale Bas Jan Ader. Album raffinatissimo e ricercato, che, nell'immediato, forse non vi conquisterà; ma dategli il tempo che merita e non ve ne pentirete.

Bandcamp

Per me, almeno 7.5/10


Enchanted Hunters - Peoria

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2012 (Antena Krzyku)

Enchanted Hunters - Peoria Una cosa che sto recentemente notando è che, mentre nei paesi più tradizionalmente legati alla musica folk e pop (almeno per quel che riguarda la diffusione internazionale) si tende sempre più al minimalismo e a certa lo-fi, in paesi a cui siamo meno avvezzi (tipo quelli dell'Europa dell'Est), assistiamo ad una netta inversione di tendenza. È questo il caso dei polacchi Enchanted Hunters, che, in questo Peoria, loro album d'esordio, dimostrano la ricerca di una cura quasi maniacale dei suoni e del mixaggio, con un risultato decisamente pregevole. Il gruppo è formato da Gosia Penkalla (voce, chitarra e violino), Magda Gajdzica (flauto, xilofono e voce) e Patryk Zieliniewicz (percussioni e chitarra), tre ragazzi che dimostrano una perizia inaspettata per la loro età. La cosa che colpisce subito è, come dicevo, la cura dei suoni; in particolare evidenza è il flauto di Magda, veramente incantevole. La voce di Gosia, da parte sua, rivela un'evidente estrazione jazz, che contribuisce a rendere il loro sound più raffinato, ma forse meno immediato (e questo, a mio vedere, non è un difetto). Comunque sia, siamo ancora una volta al cospetto di un album da ascoltare con attenzione e di gruppo da tenere d'occhio!

Interessante articolo su Easterndaze

Per me, almeno 8.0/10


Emma Gatrill - Chapter I

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2012 (Willkommen)

Emma Gatrill - Chapter I Qui, di dolcezza, invece, ce n'è a volontà. E, se non bastasse la voce soave di Emma Gatrill, a ciò contribuirebbe l'evidenza dello strumento che i puristi considerano strumento leggiadro per antonomasia, quello che produce un'onda quasi perfettamente sinusoidale: l'arpa. È uno strumento non molto diffuso nell'ambito della musica leggera, con qualche pregevole eccezione: Joanna Newsom, l'indimenticata Lhasa de Sela (senza contare le varianti popolari dello strumento, la celtica in primis...). Qui costituisce principale elemento di spicco e valore aggiunto ad un folk a tinte soffuse, ispirato, ma, tutto sommato, convenzionale. Emma è già membro dell'alacre Willkommen Collective di Brighton; qui è al suo debutto con un album solista. Consigliato a chi desidera un po' di serenità bucolica dopo tanto stress.

Bandcamp

Per me, 7.5/10


Sarah McQuaid – The Plum Tree and the Rose

dans la catégorie album

2012 (Waterbug)

Sarah McQuaid – The Plum Tree and the Rose La copertina non vi tragga in inganno: di dolcezza ce n'è, ma non tanta quanto quell'immagine mielosa potrebbe far supporre! Sarah McQuaid è nata in Spagna, è cresciuta a Chicago, ha studiato in Francia e infine si è stabilita in Irlanda, dove, oltre a farsi notare come interprete e ricercatrice di musica folk, è diventa un'accreditata giornalista musicale. La sua voce è bassa e setosa ed è stata paragonata a quelle di Sandy Danny, June Tabor e Maddy Prior; ci aggiungo, di mio, che potrebbe essere una via di mezzo tra Nico ed una matura Gigliola Cinquetti (di cui ricorda certe modulazioni). I brani, scelti in maggioranza in un repertorio britannico tradizionale, tornano indietro in tempi anche remoti, ma lei li interpreta con un rigore tutto contemporaneo, che assume, a tratti, toni anche jazzati. Un album finissimo, da ascoltare con attenzione e da assimilare dandogli il tempo che merita.

Bandcamp

Per me, 8.0/10


Various Artists – Weirdlore: Notes from the Folk Underground

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2012 (Folk Police)

Various Artists – Weirdlore: Notes from the Folk Underground Solitamente, io tendo a trascurare le compilation, anche perché sono fissato sull'album, sul suo messaggio integrale e blabla... Probabilmente sbaglierò... Di sicuro avrei sbagliato stavolta: ho fatto bene a soffermarmi ad ascoltare questa di compilation! Essa nasce da una recente serata evento, che ha cercato di raccogliere una serie di artisti col denominatore comune di praticare un folk tradizionale, prevalentemente anglosassone, ma riproposto in chiave weird (come paternità spirituale viene infatti citato Lord Buckley). Tra gli artisti impegnati, figurano Emily Portman, Katie Rose, Alasdair Roberts ed un nutrito gruppo di altri nomi, più o meno famosi. I brani sono eterogenei, ma sono scelti con una grande cura, in modo da seguire, a livello di suggestione, un filo conduttore comune. È un'occasione ghiottissima per conoscere artisti che, magari, non avremmo mai sentito: uno scrigno da cui attingere gioielli piccoli e rari.

Sito della label con streaming di alcuni brani

Per me, 8.0/10