Pensieri e-Motivi

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Marzo 2012

πEnsemble - Padurea de Aur

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2011 (Yojik ConCon)

πEnsemble - Padurea de Aur Torno a condividere le mie impressioni, dopo una pausa dovuta a vari motivi personali. Avrei una piccola serie di album recentemente usciti di cui parlare, ma voglio ricominciare con un EP dell'anno scorso, il capitolo conclusivo della trilogia delle foreste (Foresta d'Argento, Foresta di Bronzo e questo, Foresta d'Oro) di Petre Inspirescu, l'ispirato (nomen omen) compositore rumeno che rivisita la musica classica, rispettando quasi ossequiosamente la tradizione del passato, ma non disdegnando qualche accenno di space e industrial music. Il risultato è etereo: ascoltandolo, è quasi naturale smettere tutto ciò che si stava facendo e fermarsi ad assorbire le onde di rapimento che emanano da queste note sublimi... Solo quattro brani, ma che sfiorano veramente la perfezione.

Per me, almeno 8.0/10


Garfunkel And Oates - Slippery When Moist

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2012 (No One Buys)

Garfunkel And Oates - Slippery When Moist No, non sono figlie d'arte: il nome di questo spiritosissimo duo di Los Angeles nasce da una forzatissima somiglianza fisica tra le due ragazze (Kate Micucci e Riki Lindhome) e i due big names. La loro simpatia è prorompente ed il loro stile è assolutamente unico (da tante parti viene definito comedy folk). Sono canzoni semplici come struttura e la loro forza si basa quasi interamente nella forte carica espressiva delle due interpreti (infatti dal vivo i brani sono praticamente identici). I testi sono divertenti e graffianti, toccando con piglio sarcastico tante piccole ipocrisie di costume. Venendo all'album in sé, devo dire che il loro precedente mi era piaciuto molto di più. Ma dipenderà esclusivamente da me: infatti, non essendo un genere che ascolto molto (probabilmente si tratta della musica più allegra che vi capiterà di incontrare su questo blog LOL ), sarà dovuto al fatto che il primo che ho ascoltato mi ha colpito per la sua freschezza, mentre, a lungo andare... Inoltre, pur essendo composto da ben 13 canzoni, è piuttosto breve come album: solo 24 minuti.

Per me, 6.5/10


Mina Tindle - Taranta

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2012 (Believe)

Mina Tindle - Taranta Brillante! E' questo il termine che spontaneamente vien fuori ascoltando questo album di debutto. Un folk variegato, che passa da toni vivaci e tropicali ad altri più quieti, di sapore pop. La voce di Mina è molto bella, mentre si esprime alternando liriche in inglese e nel suo nativo francese. Anche la parte strumentale, soprattutto acustica, è curata e coinvolgente. Opera ricca e appassionata, divertente e trasognata al tempo stesso, che non annoierà di sicuro e vi ripagherà del tempo speso. Qualche brano (soprattutto quello nel video) non mi stupirebbe se sfondasse nel mainstream... Ah, la taranta c'entra ben poco.

Per me, almeno 7.5/10


Erland Dahlen - Rolling Bomber

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2012 (Hubro)

Erland Dahlen - Rolling Bomber Uno sperimentalismo trans-genere per questo album di debutto del percussionista norvegese Erland Dahlen, collaboratore, tra gli altri, di Nils Petter Molvaer. Non è facile identificare l'ambito in cui si muove: guarda sì al jazz ed anche alla musica etnica, ma, in effetti, si tratta piuttosto di sperimentalismo "all'impronta", fatto soprattutto di sensazioni. Non fate però l'errore di considerarlo mattone a priori: certo, come tutti i prodotti sperimentali, necessita di un certo tempo di assimilazione (non nascondo di averlo sentito almeno una decina di volte, prima di riuscire a scrivere queste poche righe...), ma ogni volta è una sorpresa. E' un album polivalente: si riesce ad ascoltarlo in relax, quasi fosse ambient, ma, applicando un po' di attenzione, si può benissimo essere coinvolti ed emozionati in modo raro dalle sue atmosfere oscure ed esotiche. Ascoltatelo.

Recensione di Marco Scolesi per Mellophonium

Per me, 8.0/10


Dead Fingers - Dead Fingers

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2012 (Fat Possum)

Dead Fingers - Dead Fingers Ancora un interessante album di debutto, stavolta all'insegna della semplicità, che prende corpo in un folk cantautorale di taglio classico (con qualche spunto di rock-blues). Si tratta di una coppia dell'Alabama, Taylor Hollingsworth e Kate Taylor, entrambi con precedenti esperienze sul campo country-folk, tanto da solisti quanto da collaboratori di vari gruppi. A tipicizzare un po' ci pensa la voce sgraziata del cantante (un po' Jagger, un po' una versione acerba del vocalist dei Violent Femmes...), ben compensata dai frequenti interventi da quella certamente più bella (ma anche più comune) di Kate. Nel complesso, lo trovo un album forse non strepitoso, ma indubbiamente piacevole.

Streaming parziale

Per me, 7.0/10


Kishi Bashi - 151a

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2012 (Joyful Noise)

Kishi Bashi - 151a E' un po' che medito su questo album, anche perché ha delle sonorità per me insolite, rendendomi indeciso sull'effettiva presa sul mio gradimento. Dietro questo debutto con un LP (è uscito un EP a suo nome l'anno scorso), a questo pseudonimo ed alla copertina di sapore orientale, si cela un nome noto, K Ishibashi, pluristrumentista fondatore di Jupiter One, componente di Of Montreal e collaboratore di diversi artisti e gruppi accreditati, quali Regina Spektor, Sondre Lerche... Ho notato, su Wikipedia, che viene accostato a Andrew Bird e Owen Pallet: in effetti, come tecniche e atmosfere ricorda entrambi, come sonorità più il primo, come genere forse più il secondo, dato che la sua musica si muove più in ambito pop che folk. Il suo è un pop evidentemente alternativo, con elaborate finiture ed arrangiamenti strumentali di piglio barocco. La voce è molto articolata ed è netta la sensazione che ci sia dietro un grande impegno di lima; non mancano poi alcune suggestioni ethno-world, soprattutto nei ritmi. In ogni caso, si tratta di un debutto molto interessante...

Streaming

Per me, 7.5/10


Kejnu - Bend Your Knee (ep)

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2012 (Kejnu.com)

Kejnu - Bend Your Knee I Kejnu sono un gruppo svizzero indipendente e autoprodotto, che sfoggiano uno stile personale e molto convincente. Come base sarebbe post-rock, ma, a differenza del post-rock più uso, guardano decisamente al pop ed alla forma-canzone. Il brano live in chiusura, poi, si accosta anche a certo rock-jazz. La base ritmica è eccellente e l'uso delle chitarre ricorda gruppi molto più quotati. Mi piace molto anche la voce del cantante, misurata e adeguata al genere. Approfittate del download gratuito di questo EP e tenete d'occhio questo gruppo (che comunque ha già all'attivo alcuni album): secondo me merita.

Streaming & free download

Per me, 8.0/10


Melodium - The Island

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2012 (Audio Dregs)

Melodium - The Island Da tante parti, trattando i Melodium (che poi, di fatto, si tratta di un singolo artista: il cantautore francese Laurent Girard ...), con riferimento al genere, si parla spesso di folktronic. Io non credo che un mezzo (in questo caso l'elettronica) possa definire compiutamente un genere, anche perché, almeno in questo disco, non mancano i brani prevalentemente acustici. Comunque sia, è un artista che segue una sua propria corrente, guardando prevalentemente al folk, ma assumendo anche atmosfere ambient e post-rock. Nel complesso, The Island è un album estremamente rilassante, pur essendo variegato e tutt'altro che noioso...

Recensione su A Closer Listen

Per me, 7.0/10


Ilya - Fathoms Deep

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2012 (ilyasounds.com)

Ilya - Fathoms Deep L'album inizia con un valzer (sic), poi alterna tra delicati brani jazzati in stile lounge, altri più blues, alcuni movimentati da salse ed altri ritmi latini, pur non discostandosi troppo da una chiave pop romantica e leggermente barocca. Il gruppo inglese, attivo dal 2004, sembra fare dell'intrattenimento raffinato suo obiettivo primario e lo fa con classe e sobrietà. La cantante Joanna Swan potrebbe figurare nel novero delle grandi interpreti del passato. Un album destinato a non stancare...

Streaming

Per me, 8.0/10


Julia Holter - Ekstasis

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2012 (RVNG International)

Julia Holter - Ekstasis Ci sono album che si fa prima ad ascoltare che a descrivere, perché sfuggono dai soliti criteri e non possono essere limitati all'uno o all'altro genere. Di solito, sono questi gli album che preferisco. E questo Ekstatis di Julia Holter (nome completo Julia Shammas Holter) può essere fatto rientrare in questa indistinta categoria. C'è chi parla di avanguardia, chi di folk alternativo, chi di avant-pop. Mi ci aggiungo io, a dire una sciocchezza che forse però rende l'idea: ascoltando questo disco, mi viene in mente una Laurie Anderson che guardi a certo dream/chamber-pop. Ma di calcoli, citazioni o derivazioni non ce n'è in questa autrice; anzi, nonostante la sua musica sia ricercatissima, è fortissima l'impressione di una genuinità compositiva esemplare: tutto sembra creato all'impronta e, paradossalmente, almeno per quanto mi riguarda, trovo la sua musica di un'immediatezza rara. Avevo sentito sue cose sporadiche, ma che non mia avevano particolarmente colpito; credo che questo album segni una perfetta maturazione, in cui i tanti generi toccati si amalgamano con estrema naturalezza, dando alla luce un piccolo capolavoro. Questo, già da ora, si prefigura come uno dei miei album dell'anno. Assolutamente consigliato!

Recensione di Mark Richardson per Pitchfork

Per me, almeno 8.5/10


Dead Can Dance - Live Happenings Part III

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2012 (deadcandance.com)

Dead Can Dance - Live Happenings Part III Tra le tante reunion degli utlimi tempi spicca certamente quella di uno dei gruppi più rappresentativi degli anni '80 (e, secondo me, uno dei più importanti degli ultimi 40 anni...): i Dead Can Dance! Una reunion che segna anche un tour mondiale, che vedrà anche un'unica data italiana, il 19 ottobre prossimo, al Teatro degli Arcimboldi di Milano. L'EP (che segue gli episodi I e II), liberamente scaricabile dal loro sito, è composto da soli quattro brani, interpretati, appunto, dal vivo; forse non saranno i più belli della loro carriera, ma anche il brano più brutto dei DCD (che non saprei identificare) sarebbe comunque notevole. Si tratta di Saltarello, The Wind That Shakes The Barley, How Fortunate The Man With None e Dreams Made Flesh. Io nutro una grande aspettativa sull'album che dovrebbe vedere la luce a breve. E voi?

Free download

Per me, 8.0/10


Barna Howard - Barna Howard

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2012 (Mama Bird)

Barna Howard - Barna Howard Se affermassi che ascoltando quest'album ho avuto la netta sensazione di un tuffo nel passato, potrebbe sembrare una banalità, ma in effetti è proprio ciò che ho provato. Il folk di questo giovane cantautore di Portland (ma originario del Missouri), voce e chitarra, è un'espressione genuina di altri tempi, un tributo ai grandi cantautori degli anni 60 e 70, interpretato con lo stesso ardore e la stessa semplice perizia di allora. Dieci ballate per 33 minuti, da mettere in loop continuo, specialmente viaggiando in macchina, mentre fuori il mondo si affanna inutilmente, non conoscendo la musica di Barna Howard.

Bandcamp

L'appassionata recensione di April Wolfe per Common Folk

Per me, almeno 8.0/10


Lydia Cole - Me & Moon

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2012 (lydiacole.bandcamp.com)

Lydia Cole - Me & MoonUna giovane cantautrice neozelandese al suo album di debutto (aveva pubblicato già un ep nel 2009, Love Will Find A Way, molto bello...). Mentre l'iniziale Blind Boy può dare l'impressione di un certo ammiccamento verso il mondo mainstream, la perplessità lascia subito il posto ad un leggero rapimento: la musica di Lydia è delicata, intimista, sognante..., insomma, come piace a me. Le canzoni si succedono con garbo e, se non ce n'è nessuna che spicca particolarmente, allo stesso modo nessuna stride. È uno di quegli album corposi, da ascoltare tutto senza troppo soffermarsi sull'una o l'altra melodia. Una gradevole sorpresa.

Bandcamp

Per me, 7.5/10


Carolina Chocolate Drops - Leaving Eden

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2012 (Nonesuch)

Carolina Chocolate Drops - Leaving Eden Se c'è un genere su cui io mi fiondo senza pensarci minimamente, quello è il bluegrass! Quelle esplosioni di chitarre, violini, mandolini, banjo sono per me irresistibili; quando poi sono addirittura scatenate, letteralmente non riesco a stare fermo e mi metto a saltare come uno scemo! LOL Nel caso di questo delizioso gruppo della (appunto) North Carolina, forse parlare semplicemente di bluegrass è improprio: nonostante che siano attivi da pochi anni, la loro musica sembra attingere in un passato remoto, rivolgendosi soprattutto alla musica nera degli schiavi, in cui anche il blues delle origini ha un suo ruolo importante. In effetti, alcuni brani mi ricordano da vicino un vecchio vinile che contiene registrazioni sul campo di anziani bluesmen (e women) neri. Fatto sta che questo Leaving Eden, alternando brani allegrissimi ad altri tipicamente blue, è gustosissimo, uno di quegli album che già da subito può essere considerato un classico, dimostrando che, pur essendo nel 2012 ed essendo sopraffatti da miriadi di generi musicali più o meno nuovi, ce ne sono alcuni che rimarranno radicati nel gusto degli ascoltatori più sensibili e non passeranno mai di moda...

L'interessante recensione di Giampiero Di Carlo per Rockol

Per me, 8.0/10


June Tabor - Ashore

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2011 (Topic)

June Tabor - Ashore Ecco un'altra perla che mi sono lasciato sfuggire lo scorso anno. June Tabor (classe 1947) in rete viene spesso definita la più grande cantante folk britannica; attiva dal 1976, in trentasei anni ha inciso una ventina di album a suo nome ed ha collaborato ad almeno altrettanti, in compagnia di diversi artisti. Seguendo un po' la storia della sua carriera artistica, non si può fare a meno di notare una costante maturazione stilistica, che sembra andare di pari passo con l'età e che si riscontra con forte evidenza anche nella sua voce: dalla giovanile intonazione mielata, essa è andata assumendo toni sempre più scuri, fino a diventare bassa, quasi maschile e a ricordare abbastanza quella di Nico. Lo stile invece, venendo dal folk tradizionale anglosassone, ha subito diverse contaminazioni, attraversando anche la Manica e tingendosi tenuemente di jazz. Ashore è di fatto un concept, sul tema dell'uomo e il mare; un'opera densa di un pathos fiero e solenne. Le canzoni sono sempre sul filo dell'a cappella (alcune lo sono decisamente), con la sua voce come protagonista indiscussa; passano da brani tradizionali folk inglesi ad altri francesi, più allegri, con tanto di fisarmoniche, ad un soffuso e affascinante folk-jazz (bellissima, in tal senso, la lunga finale Across The Wide Ocean). Ashore è un album da avere, da ascoltare e apprezzare molto a lungo, così come è da approfondire la conoscenza col resto della sua discografia.

Recensione di di Gianni Zuretti per mescalina.it

Per me, almeno 8.0/10


Inti Rowland - Eyes of A Starling

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2012 (Record Union)

Inti Rowland - Eyes of A Starling Io ho un temperamento malinconico (e credo si capisca dalla musica che ascolto...), ma, quando leggo tra i generi di un disco la voce sadcore, in genere skippo, perché, per quanto mi riguarda, la malinconia dev'essere un risultato incidentale e non intenzionale. Stavo per fare la stessa cosa con con questo mini-album del giovanissimo cantautore londinese, ma poi ho preferito ascoltarlo attentamente e penso di aver fatto bene. L'incedere volutamente strappalacrime dei motivi e, soprattutto, del cantato, se può infastidire lievemente a primo acchito, si fa subito perdonare per l'intensa carica emotiva e acquista nuovo vigore espressivo nel momento in cui interviene la voce femminile. Alla fine, è un lavoro decisamente sentito ed ha un solo difetto, a mio vedere: un album che induce una così forte suggestione non può esaurirsi dopo soli 22 minuti...

Bandcamp

Per me, 7.5/10