Pensieri e-Motivi

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Febbraio 2012

A Whisper in the Noise - To Forget

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2012 (Mainstream)

A Whisper in the Noise - To Forget A Whisper in the Noise è un duo di Minneapolis (West Thordson e Sonja Larson) attivo già da una decina d'anni, ma poco noto nel nostro paese. La loro musica è un mix ben amalgamato di post-rock e dream-pop tendente al sadcore. E' un po' che ci giro attorno, perché in un primo momento mi lasciava un tantino perplesso; piano piano, però, mi sta conquistando con le sue note struggenti, meditabonde e coinvolgenti. Alcuni brani sono veramente deliziosi: i miei preferiti sono quelli dove il piano o il violino sono in evidenza.

All My su Youtube

Black Shroud su Youtube

La bella recensione di Fuzz per Dearwaves

Per me, 8.0/10


Jenny Hval / Havard Volda – Nude On Sand

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2012 (Sofa)

Jenny Hval / Havard Volda – Nude On Sand L'anno scorso, parlando su di un forum di Viscera (per me uno degli album top del 2011...), in risposta a qualcuno che criticava l'eccessivo minimalismo di alcuni brani, dissi che, per quanto mi riguarda, Jenny Hval basta che apra bocca per emozionarmi. Bene, sembra avermi sentito e preso alla lettera! LOL Questo nuovo progetto con Havard Volda (che in effetti era già presenza importante in Viscera), infatti, è improntato su di un folk sperimentale e ridotto all'osso, che sembra guardare alla struttura di certo free-jazz. Sono solo sette brani, per una mezzora di durata complessiva, ma sinceramente sembra non finire mai, tanto è peso e monocorde. La voce di Jenny è unica (per me sublime), ma questo non basta perché un disco debba piacere a forza. Un disagio simile l'ho riscontrato all'uscita di Manafon di David Sylvian (altro artista che adoro). Insomma, io questo album lo consiglierei agli appassionati di certe sperimentazioni, ma non certo agli amanti del folk e, probabilmente, neanche ai fan di Jenny Hval. Comunque sia, è meglio che sentiate con le vostre orecchie...

Sampler su Soundcloud

Per me, 6.5/10


Andrew Bird - Break It Yourself

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2012 (Mom & Pop Music)

Andrew Bird - Break It Yourself A tre anni di distanza dal bellissimo Noble Beast (e anche dall'altrettanto bello bonus strumentale Useless Creatures), il prossimo 6 marzo uscirà ufficialmente l'attesissimo Break It Yourself, che, almeno in un primo momento, avrà la forma di un curatissimo (e caro) cofanetto, comprensivo di vinile, cd, dvd, libri, poster, francobolli etc. etc. I fan certamente gradiranno... Io per ora ho sentito il solito advance (di qualità tecnica non eccelsa...) e devo dire che sono rimasto un po' deluso, ma solo un po'. Noble Beast mi era piaciuto veramente tanto e anche i suoi precedenti album, che avevo sentito a ritroso. Questo mi sembra troppo freddo, quasi di mestiere: l'anima che avevo sentito nel precedente, qui non l'avverto. Rimane il fatto che si tratta di un lavoro veramente ricco (il violino di Andrew è un sogno...), notevole sotto tutti i punti di vista, ma il mio personale gradimento stenta un po' a decollare...

Break It Yourself su Vimeo

Per me, 7.5/10


In Sintesi (4/2012)

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music dog In questi giorni ho anche sentito:

Field Music - Plumb (2012- Memphis Industries) 7.0/10

Recensione di Davide Sechi per Ondarock


The Soft Hills - The Bird Is Coming Down To Earth (2012 - Tapete) 6.5/10

Recensione di Freeden Oeur per PopMatters


Anaïs Mitchell - Young Man in America

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2012 (Wilderland)

Anaïs Mitchell - Young Man in America Un bravo recensore direbbe... "Dopo la ponderosa opera folk di Hadestown, l'intenzione di Anaïs Mitchell sembrerebbe quella di tornare alla semplicità di album folk quasi tradizionale..." e potrebbe benissimo essere così, senonché io Hadestown per ora non l'ho sentito (anzi, ho conosciuto questa valente cantautrice proprio con quest'ultimo album) e quindi, se lo dicessi, pur facendo magari una bella figura, non sarei sincero. Tornando ai fatti, Young Man in America è un album folk con tutti i crismi, originale quanto basta, ma denso e corposo come un classico del genere. Forse manca il brano immediatamente coinvolgente e le melodie non spiccano per singolarità, ma nel complesso è un lavoro che non deluderà gli appassionati e, proprio perché sobrio e misurato, resterà a lungo nei nostri cuori.

Recensione di Max Sannella per Rockambula

Per me 8.0/10


Petra Jean Phillipson - Notes On: Death

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2012 (Montpatry Press)

Petra Jean Phillipson - Notes On: Death Ascoltando per la prima volta questo doppio album di Petra Jean Phillipson, conoscendo magari i suoi trascorsi folk-blues (anche se abbastanza oscuri), soprattutto all'impatto con l'iniziale, lunga e sperimentale Underworld Tubeophany (interpretata soprattutto da ottoni in zona bassa...), si può correre il rischio di essere indecisi tra il mattone e il disco pretenzioso. È un errore da non commettere: questa è un'opera importante, che si apprezza in pieno dopo una serie più o meno lunga di ascolti, durante il quale si sperimenta un progressivo incremento di sensazioni e suggestioni. Il concept, che segue a sette anni di distanza Notes On: Love, è composto quindi da due cd, denominati Noir e Blanc, che dovrebbero segnare, rispettivamente, una sorta di discesa agli inferi (è dichiarata l'influenza dantesca) ed una successiva rinascita; l'autrice stessa dichiara che è nato in seguito alla morte di una persona cara ed alle domande che usualmente ci si pone in questi frangenti. Musicalmente parlando, si tratta di un'opera impegnata e impegnativa, che non può lasciare indifferenti e che, superata l'iniziale perplessità, sa premiare l'ascoltatore attento con momenti di intensa emozione.

Ice in June su Soundcloud

Per me, 8.0/10


Camille O'Sullivan - Changeling

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2012 (Tower)

Camille O'Sullivan - Changeling Album formato quasi completamente da cover, o, meglio, reintrepretazioni di brani più o meno famosi. Tra i nomi degli autori, leggiamo Nick Cave, Tom Waits, Trent Reznor, Gillian Welch, David Bowie, Radiohead, Arcade Fire... L'irlandese Camille O'Sullivan, oltre che cantante, è anche attrice e show-girl e questo si nota assolutamente nelle sue eccellenti interpretazioni, sempre improntate ad una certa teatralità (misurata, comunque); significativo anche il fatto che i precedenti lavori erano quasi totalmente dal vivo... Il mio personale gradimento nei confronti di questo album è un tantino altalenante: alcune canzoni sono veramente belle, ma, non conoscendole tutte, non saprei dire se siano migliori delle originali (magari è un discorso da approfondire...).

Per me, 7.5/10


Ulf Wakenius - Vagabond

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2012 (Act Music)

Ulf Wakenius - Vagabond Il Jazz non è un genere che conosca abbastanza, quindi ne parlerò raramente, per evitare di dire più castronerie del mio solito. In ogni caso, di jazz tout court io ne ascolto ben poco, orientandomi, in genere, su contaminazioni e convivenze. È questo il caso di Ulf Wakenius, chitarrista svedese, che in quest'album (che vede la collaborazione di Lars Danielsson, Vincent Peirani e Youn Sun Nah) fonde un jazz abbastanza leggero a della indistinta musica etnica, adoperando un alternarsi tra strumenti acustici ed elettrici, tipici del jazz e tradizionali del folk. Il disco è quasi totalmente strumentale, fatta eccezione per la lenta e suggestiva cover di Message in a Bottle, stupendamente interpretata da Youn Sun Nah (e sì, anche il cantato in stile nativo-americano di Witchi-tai-to).

Il brano del video è molto bello, ma può portare fuori strada, in quanto il resto dell'album è totalmente diverso. Ecco, comunque, un Sampler.

Per me, 7.0/10


Royal Baths - Better Luck Next Life

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2012 (Kanine)

Royal Baths - Better Luck Next Life Un garage-rock rallentato e fatto di suoni surf e psichedelia acida di stampo sessantottino. Un'atmosfera fumosa e straniante, con le chitarre liquide che entrano nel cervello, mentre una voce trascinata ti porta su sentieri tra il dark ed il blues. Jeremy Cox e Jigmae Baer, con il trasferimento da San Francisco a New York, sembrano aver intrapreso un nuovo corso nella loro ispirazione, dando alla luce un album denso e corposo, fuori dal tempo, da ascoltare e godersi a lungo, senza crearsi troppi problemi...

Recensione su Consequence of Sound

Per me, 7.5/10


Low Roar - Low Roar

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2011 (Tonequake)

Low Roar - Low Roar La bravura e l'ispirazione si vedono nel piccolo. Ryan Karazija, che precedentemente era cantante e chitarrista del gruppo indie californiano Audrye Sessions, trasferitosi in Islanda, ha formato un nuovo progetto a nome Low Roar, cercando di integrare il calore del sud con i ghiacci islandesi. Il risultato è eccellente. Melodie coinvolgenti come poche, che conquistano subito ma non deludono, facendosi apprezzare a lungo, nate su poche note, per poi indugiare su piani infiniti, esplorando anche generi estranei al cantautorato più atteso. Guardate (soprattutto sentite) che sensazioni sa dare questo ragazzo, nell'intimità della sua casa, con la voce bellissima e poche note alla chitarra:

La bella recensione di Diego Roma per Stilographics.

Per me, 8.0/10


Lilacs & Champagne - Lilacs & Champagne

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2012 (Mexican Summer)

Lilacs & Champagne - Lilacs & Champagne Lilacs & Champagne è un progetto parallelo di Alex Hall e Emil Amos, due componenti dei Grails. I Grails, sinceramente, non mi hanno mai fatto impazzire (non escludo di non aver ascoltato le cose giuste...), mentre questo album, che si discosta abbastanza dai loro canoni, mi sembra tutt'altro che brutto. Oscuro e cinematico (in effetti potrebbe ben figurare come soundtrack da film horror), vagamente jazzato, è sicuramente efficace nell'evocare atmosfere gotiche e opprimenti (senza però esagerare). La qualità tecnica dei file che ho ascoltato io non è eccelsa (possiamo parlare di lo-fi), ma questo non significa che nel cd o nel vinile ci sia la stessa situazione. Non so se sia un progetto destinato a durare; nel caso, è da tenere d'occhio...

Info su Allmusic

Per me, 7.0/10


In sintesi (3/2012)

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Soap&Skin - Narrow Soap&Skin - Narrow (2012 - Pias)

Ho sentito il nuovo mini-lp di Anja. Bellissimo e struggente, ma c'è veramente da preoccuparsi: una ventenne non deve fare questa musica...! Per me, 8.0/10

Recensione di Giuliano Delli Paoli per Ondarock


Oddfellow's Casino - The Raven's Empire

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2012 (Nightjar)

Oddfellow's Casino - The Raven's Empire Il 2012 promette veramente bene. Ancora un bellissimo album in ambito folk! Oddfellow's Casino è il gruppo inglese, con all'attivo già tre album, sorto attorno al cantautore David Bramwell. Ascoltando quest'ultimo lavoro, nato a tre anni di distanza dal precedente, viene da pensare "andava fatto così e in nessun altro modo". Sarà per il giusto mix di dolcezza, malinconia e incanto, oppure per quella peculiare "rotondità" del suono, non alterata dalla ricchezza strumentale (piano, fiati, archi, fisarmoniche, strumenti a corda di vario tipo...), sarà per la generale coerenza suggestiva, per il saltuario ricorso a qualche ammiccante déjà vu..., fatto sta che se ne ricava come un senso di perfezione, di compiutezza. Branwell è stato definito il Sufjan Stevens inglese, ma, a quanto possa vedere io, il grande cantautore di Detroit è molto più sfaccettato (oserei dire quasi "dispersivo"), mentre qui trovo linearità e coerenza maggiori, che poi si traducono in un costante trasporto emotivo. Ammetto di non conoscere le uscite precedenti, ma è una lacuna che conto di colmare presto...

Per me, 8.5/10


Fucked Up - Year of the Tiger

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2012 (Matador)

Fucked Up - Year of the Tiger Dopo il corposo David Comes to Life dell'anno scorso, che segnava una sentita e coerente celebrazione del genere hardcore-punk, il sanguigno gruppo canadese torna alla cosiddetta serie dello Zodiaco, che, riprendendo gli animali dell'oroscopo cinese, è costituita da mini-album (di durata comunque non irrisoria: questo, ad esempio, dato per singolo, dura 37', praticamente un album), in cui il punk si espande a generi diversissimi, nella coscienza che sfornare decine di dischi tutti in chiave hardcore potrebbe, alla lunga, risultare un tantino monotono... Stavolta tocca alla Tigre (anche se il 2012 dovrebbe essere del Drago...) e pare già sia in circolazione la Lepre. Si tratta di due lunghi brani, il primo pluri-cantato (si alternano la tipica voce hardcore di Damian Abraham, che a me ricorda tanto Darby Crash, il parlato dell'ospite Jim Jarmush ed una femminile, che dovrebbe appartenere, se non ho capito male, all'altra ospite Annie-Claude Deschênes dei Duchess Says), il secondo strumentale e dilatato, tanto da ricordare certo massimalismo... Devo dire che l'iniziale entusiamo mi è un po' scemato ai riascolti, perché ho trovato questo lavoro meno "sorprendente" del solito e, come accennavo, un po' troppo diluito: i due brani, ridimensionati e inseriti in un album, avrebbero certo avuto il loro perché... Comunque sia, è un'uscita interessante, che non dispiacerà agli appassionati del gruppo.

Per me. 7.5/10


Bowerbirds - The Clearing

dans la catégorie album

2012 (Dead Oceans)

Bowerbirds - The Clearing Questo album, che uscirà ufficialmente il 5 o il 6 marzo (io ho sentito un advance), è uno di quei dischi da prendere a scatola chiusa. I Bowerbirds sono un gruppo della North Carolina, composto principalmente dalla coppia Philip Moore (voce e chitarra) e la bellissima Beth Tacular (fisarmonica e voce), con l'aggiunta in pianta stabile di Mark Paulson (violino e voce) e altri musicisti ruotanti. Il loro Hymns for a Dark Horse del 2007 è, secondo me, uno dei capolavori del folk alternativo di tutti i tempi. Anche il successivo Upper Air del 2009 era notevole, una variazione in chiave minimale del tema del primo. Con questo The Clearing, mi pare abbiano raggiunto il disco della maturità, molto più ricco negli arrangiamenti rispetto al secondo e anche più curato e sfaccettato rispetto al primo (che per me rimane comunque insuperato). Il fattore di novità, qui, consiste nel muoversi su terreni a loro poco soliti: i primi due album, infatti, seguivano la loro particolarissima maniera di fare folk; adesso, lo stile Bowerbirds (con le improvvise impennate vocali, le percussioni che quasi scandiscono i battiti del cuore, il violino e la fisarmonica a ricamare, mentre la chitarra di Philip imbastisce il tutto) è mantenuto soprattutto nei brani cantati dall'uomo. mentre quelli cantati da Beth sembra vogliano esplorare territori a tratti più eterei, a tratti più soul. Un evento prezioso questa uscita: vi consiglio di non trascurarla...

Per me, 8.5/10[1]

Note

[1] Voto provvisorio: non mi fido molto degli advance.


Hospitality - Hospitality

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2012 (Merge)

Hospitality - Hospitality Album di debutto di una band newyorkese che, secondo me, farà parlare di sé. Qualcuno, un po' di tempo fa, mi ha fatto notare come io ascolti soprattutto musica malinconica: non posso dargli torto, ma, almeno ogni tanto, compenso con qualcosa di più fresco e allegro. Questo album fa parte di queste eccezioni: il pop degli Hospitality è sì raffinato e curatissimo, ma anche, appunto, fresco e spensierato, con melodie subito assimilabili e accattivanti, guidate dalla bella voce di Amber Papini e sostenute da intrecci strumentali tutt'altro che banali. Devo dire che ai primi ascolti mi aveva entusiasmato di più e, successivamente, è un po' calato nel mio gradimento. Comunque sia, è un debutto (come album, ma hanno già degli EP all'attivo...) che piacerà a molti e che presuppone una futura e promettente carriera, anche nella direzione commerciale.

''Friends of Friends'' su Vimeo (ho notato che l'embed su Vimeo rallenta parecchio il blog, per cui d'ora in avanti mi limiterò ai link)

Recensione su Pitchfork

Per me, 7.0 7.5/10 (Cresce... ;) )


mmpsuf - Expeditors

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2011 (Audiomastering.lt)

mmpsuf - Expeditors Altro piccolo gioiello! Rispetto a Retina, qui forse c'era un ricorso più accentuato ai ritmi elettronici, ma, come nel successivo, ci pensa la suadente voce di Eglė a conferire quell'atmosfera soul gelida e calda allo stesso tempo (notavo adesso che un po' mi ricorda Sade...). Entrambi i mini-album, insieme, costituiscono un'ora di fuga nell'incanto. Credo che non ascolterò altro per le prossime settimane. I file digitali, inoltre, sono di ottima qualità e sono messi a disposizione dagli stessi autori per il free download: che volete di più? Se qualcuno poi volesse acquistare i cd (con tanto di custodia fatta a mano), non credo che farebbe loro dispiacere (ci sto facendo un pensierino).

"Human-un-kind" su Vimeo

Streaming & free download

Per me, 8.5/10


mmpsuf - Retina

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2012 (Audiomastering.lt)

mmpsuf - Retina Ecco un altro splendido esempio di arte completamente disinteressata! Mmpsuf è un duo lituano (Eglė Sirvydytė: voce, piano, basso, composizione, testi - Aivaras Ruzgas: elettroniche, composizione, testi), con all'attivo due mini-album (questo e Expeditors del 2011, che conto di ascoltare a breve), entrambi ascoltabili e scaricabili liberamente dal loro sito (mmpsuf.lt). Essi stessi, riferendosi al genere praticato, parlano di electro-acoustic, ma non aspettatevi un canonico album di electro-acoustic (spesso si nascondono degli episodi di pura noia dietro questa definizione, vero?). Non so, a me viene di chiamare il loro genere ambient-soul, esiste? Quello che conta è che sono cinque brani che rasentano il sublime, con sonorità veramente insolite, fini, solenni, ma densi come muri di suono... Non saprei a chi paragonarli... Come sensazioni, mi ricordano quelle provate l'anno scorso con l'ascolto di Jenny Hval, ma siamo ben lontani... Comunque, bando alle chiacchiere, godeteveli!

"The Rooms" su Vimeo

Streaming & free download

Per me, 8.5/10


Oren Ambarchi - Audience of One

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2012 (Touch)

Oren Ambarchi - Audience of One Il chitarrista e polistrumentista australiano Oren Ambarchi è noto per il suo muoversi sul limite dello sperimentalismo più agguerrito, come possono suggerire le sue frequentazioni con entità del calibro di Sunn o))), Christian Fennesz, John Zorn, Keiji Haino... Però questo album, in effetti, è tutt'altro che estremista; rende bene l'idea un'affermazione letta su Boomkat: "...Oren Ambarchi is about as close as we get to a rock star in experimental music...". Solo quattro brani, ma l'album ruota soprattutto attorno al lungo (ben 33') e vagamente droneggiante Knots, preceduto dalla suggestiva canzone (sic) Salt, seguito dall'evanescente Passage e, per finire, dall'intenso Fractured Mirror, quasi in sentore di post-rock. Ad essere sincero, io conosco ben poco della sua passata produzione (conto di approfondire), ma questo album mi ha reso l'idea di un artista a tutto tondo, che sa plasmare suoni ed emozioni con sapiente perizia, osando quanto basta... Per info più dettagliate: touchmusic.org

Sampler

Per me, 7.5/10